Utente 350XXX
Buongiorno Dottori,
vi scrivo poiché le risposte che ho ottenuto fino ad adesso non sono state del tutto soddisfacenti.
Mia suocera, una donna di 53 anni, in buono stato di salute psico-fisico, grande lavoratrice e ahimè, grande fumatrice, nei primi giorni di luglio, in seguito ad una improvvisa crisi epilettica, è stata ricoverata in ospedale e dopo un lungo iter di accertamenti, sono state fatte diagnosi e prognosi. Le è stato diagnosticato un carcinoma polmonare a piccole cellule con metastasi a distanza, che si può così riassumere (credo):
- 2 cm con edema parieto-occipitale sin;
- LM 5x4 cm con stenosi del lobare medio e atelettasia lobare, linfoadenopatie mediastiniche 2-4-7-10 (omolaterali).
La scintigrafia ossea è risultata negativa.
Ad oggi ha effettuato trattamenti farmacologici con dedesametasone e keppra, radioterapia panencefalica 30 Gy in 10 frazioni e 3 cicli di chemioterapia con cisplatino ed etoposide.
Non ha riscontrato particolari e importanti effetti collaterali e le sue analisi sono comunque molto buone. Il suo stato di salute è molto buono. Adesso siamo in attesa della prima TC di controllo, fissata per la fine del mese, che verificherà l'andamento del tumore e la risposta ai farmaci.
So che il percorso è ancora relativamente lungo e che ogni caso è unico e irripetibile, ma le statistiche circa la sopravvivenza e l'aspettativa di vita, sono molto chiare.
Possibile che una persona così giovane e apparentemente in salute sia destinata nel 99% dei casi a morte certa entro 6-18 mesi dal termine della terapia?
Cosa permette a quell'1% di essere diverso dal 99%?
Qual è l'aspettativa di vita per mia suocera?
C'è qualcosa che si possa fare oltre alla terapia standard e un buono stile di vita (mia suocera ha smesso immediatamente di fumare, anche se ormai troppo tardi e ha modificato le sue già buone abitudini alimentari su consiglio di una dietologa oncologica)? Riconosco che se ci fosse un "rimedio" (concedetemi il termine) questo verrebbe messo in atto per tutti i pazienti, ma, nonostante i tanti consulti medici richiesti e le tante strutture visitate, non ho e non potrò mai avere piena conoscenza delle possibilità attuabili.
Nei casi di letteratura scientifica medica e nella Vostra personale esperienza, siete a conoscenza di casi clinicamente simili a quelli di mia suocera che sono progrediti in una "cronicizzazione" (so che non si può parlare di completa guarigione) della malattia per una tempistica abbastanza lunga e uno stile di vita dignitoso?
RingraziandoVi di cuore per il tempo che mi dedicherete, porgo cordiali saluti.

[#1]  
Dr. Mirco Bindi

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Gentile signora, Il microcitoma polmonare è una malattia che lei ha ben descritto riportando i dati della triste sopravvivenza. Il 99% dei pazienti, uno più uno meno, entro i due anni finisce al "Laterino". Non si preoccupi di quello che accade al "1%", è irrilevante. Dimentichi anche di colpevolizzare le sigarette, con il microcitoma non hanno niente a che fare.
Sua suocera sta effettuando un protocollo terapeutico che è in grado di intervenire in modo concreto sulla sopravvivenza della persona. La validità delle cure descritte è certificata da oltre 40 anni di pratica oncologica.
Lei chiede se esistono dati scientifici alternativi, la risposta è no, Esistono invece nuove teorie che si stanno diffondendo in Italia dal 2011, data di pubblicazione del "China Study". Lei troverà alcuni articoli su questa teoria nelle mie pagine di questo sito, ma le consiglio di leggere in modo approfondito il libro di Colin Campbell. Tra pochi giorni sarà pubblicato anche il libro "L'alimentazione nella prevenzione del Cancro". Sono teorie rifiutate dalla scienza medica ortodossa, ma le testimonianze sulla sua efficacia cominciano ad essere "troppe". Campbell suggerisce che “i carcinogeni chimici in genere non provocano il cancro a meno che non ci siano le giuste condizioni nutritive”.
Ecco, se vuole la chance dell'1%, la persona a Lei cara deve abbracciare la dieta vegetale, integrale e naturale. Cordiali saluti
Prof. Mirco Bindi, www.mircobindi.com
specialista in Oncologia, Radioterapia, Patologia generale

[#2] dopo  
Utente 350XXX

Gentilissimo Professor Bindi,
la ringrazio molto per il tempo dedicatomi e per le informazioni che gentilmente ha voluto concedermi. Cercherò i testi che ha citato e proverò a trarne qualche conclusione anche se, devo dirle in tutta franchezza, in questi poco più di due mesi dalla conoscenza della malattia, ogni volta che ho appreso informazioni utili alla lotta contro il tumore non confermate dalla medicina tradizionale, mi sono sentita estremamente combattuta. Le faccio un esempio che potrà chiarirle il mio stato d'animo: dopo aver consultato una dietologa oncologica e aver concordato una dieta molto diversa da quella tradizionale, mi sono recata per un consulto dal primario di uno dei centri più importanti d'Italia per la lotta al tumore e quando, come ultima domanda, ho chiesto se l'alimentazione influisse, la sua risposta è stata negativa. Certamente ha detto che uno stile di vita sano e corretto è alla base della prevenzione, ma ha specificato che l'introduzione di particolari vegetali e accortezze come quelle consigliatemi dalla dietologa, non hanno evidenze scientifiche nella lotta contro il cancro. La mia conclusione è stata che tentar non nuoce, soprattutto perché non ci sono controindicazioni. Una domanda devo farle: perché mi dice che il fumo di sigaretta non ha niente a che vedere con il microcitoma se in tutti i testi scientifici che ho letto fino ad adesso questo viene citato come il principale fattore di rischio?
Cordialità

[#3]  
Dr. Mirco Bindi

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Gentile Signora, nel corso di laurea per medicina non esiste l'insegnamento della nutrizione. Io stesso fino al 2011 ha sottovalutato questo fattore e davo gli stessi consigli sbagliati come il primario da cui è stata. La teoria della alimentazione è nuova ed è convalidata da tanti casi eclatanti che trova ampiamente su youtube. Non la trova nelle riviste scientifiche. In questi giorni una grande associazione italiana ha pubblicato sul suo sito la inconsistenza del China Study. Forse hanno ragione, ma con le cure ufficiali la probabilità che un microcitoma sia vivo dopo due anni è vera solo se si reca a Lourdes e ottiene il miracolo (cosa per altro non impossibile).
La difficoltà della dieta vegana e integrale consiste nella dipendenza che le generazioni del dopo guerra hanno sviluppato verso le proteine animali. Il gusto, il sapore, la vista liberano dopamina e funzionano come una droga da cui difficilmente ci si stacca. Nel suo caso la persona che dovrebbe decidere non è Lei, ma la persona ammalata. Sono scelte di vita che solo l'interessato può decidere. La tecnologia e le speranze iniziali offuscano la verità nei casi disperati. La speranza nella vita è tra i primi compiti del medico soprattutto quando la sfera di cristallo è chiara. Il cambiamento della dieta non è semplice ed è più difficile se non è condiviso dalle persone amate. Cordiali saluti
ps. Il fumo di sigaretta aumenta il rischio di tutti i tumori polmonari (squamocellulari, adenocarcinomi, etc) meno che il microcitoma. La causa di questo tumore è sconociuta. rientra nel 65% della "bad luck".
Prof. Mirco Bindi, www.mircobindi.com
specialista in Oncologia, Radioterapia, Patologia generale

[#4] dopo  
Utente 350XXX

Buongiorno Dottori,
sono nuovamente a disturbarvi.
In merito agli sviluppi dello stato di salute e di trattamento farmacologico, sono a contattarvi per chiedervi gentilmente un parere riguardo al percorso medico suggeritoci per il futuro. Dopo tre cicli di chemioterapia, è stata eseguita TC total body di controllo, il cui referto evidenzia:
- riduzione volumetrica del 35% della neoplasie segnalata al livello della regione ilare del lobo medio del diametro odierno di 37 mm;
- riduzione volumetrica del 70% dei linfonodi patologici mediastinici dove persistono residui con asse corto di 12 mm;
- comparsa di calcificazioni nei residui della malattia ilare e linfonodale da effetto del trattamento chemioterapico;
- riduzione volumetrica del 70% della secondarietà encefaliche SN di cui persiste residuo di 7 mm;
- assenza di nuove lesioni secondarie nei distretti esaminati;
- quadro TC di risposta parziale complessiva del 50%.
Giunti a questo momento, mia suocera ha iniziato il quarto ciclo di chemioterapia.
Tutti concordi nel continuare tale trattamento fino al sesto ciclo, tollerabilità permettendo, nella struttura sanitaria in cui è in cura ci hanno suggerito di associare, durante la chemioterapia, la radioterapia al torace. Tuttavia, in un consulto privato con un medico oncologo esterno, ci hanno sconsigliato tale strategia, affermando che andando a trattare contemporaneamente il paziente con chemioterapici e radioterapia, comporta la forte possibilità che si creino problemi di tossicità e che, inoltre, la radioterapia generalmente viene lasciata come trattamento di seconda linea, non potendo poi ritrattare la stessa zona due volte nel caso insorgano recidive.
Per quanto riguarda la metastasi encefalica invece, mentre in un centro ci hanno consigliato due applicazioni di radioterapia stereotassica da eseguire nella finestra tra quarto e quinto ciclo, il reparto di radioterapia della struttura sanitaria presso cui la paziente è in cura ci ha sconsigliato tale percorso, sostenendo che la metastasi regredirà fino a cicatrizzarsi senza necessità di ulteriori trattamenti.

In merito alle due problematiche (polmoni ed eventuale radioterapia, encefalo ed eventuale stereotassica) quale strada ritenete più consona e ci consigliate di intraprendere?
Ringraziando per l'attenzione e per il tempo che vorrete gentilmente dedicarmi porgo cordiali saluti e auguro buon lavoro.

[#5]  
Dr. Mirco Bindi

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Gentile Signnora, Non troverà mai due medici con due opinioni uguali. A complicare il quadro io stesso per esempio le rovescio le indicazioni che le hanno suggerito.
Ricapitolando, la risposta ottenuta con la terapia effettuata è ottima. Le cellule tumorali del microcitoma sono sensibili ai due farmaci utilizzati e giustamente la chemioterapia sarà proseguita solo per altri due cicli in quanto si sviluppano cloni di cellule resistenti. In altre parole i farmaci divengono inefficaci per il tumore, ma se continuati determinerebbero un aggravio degli effetti tossici.
Prima problematica. Radioterapia post chemioterapia. Il trattamento si chiama di consolidamento, viene effettuato dopo 30-45 giorni dalla chemioterapia e cerca di uccidere le cellule sopravvissute alla chemioterapia. E' un trattamento classico che stabilizza il tumore e spesso è in grado di allungare i tempi della recidiva. Concordo, lascerei la stereotassica (che delinea il tumore da trattare in modo più preciso, ma anche la radioterapia adronica potrebbe essere utile) al futuro.
Seconda problematica. La metastasi cerebrale è già stata trattata ed evolverà verso un consolidamento cicatriziale quantificabile in diversi mesi. Concordo per non aggiungere altri trattamenti in quanto non si conosce dove, come e quando le cellule sopravvissute e resistenti si manifesteranno.
Naturalmente queste mie valutazioni sono opinabili in quanto nonostante gli sforzi che vengono fatti, il microcitoma appartiene a quei tumori in cui la medicina è sempre in corsa, ma non arriva mai prima. Cordiali saluti
Prof. Mirco Bindi, www.mircobindi.com
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