Utente 395XXX
Salve,
Quanto segue riguarda mia mamma, 64 anni.

Maggio 2013: Diagnosi di carcinoma duttale infiltrante di 2 cm stadio g3.
2 mesi dopo è stata sottoposta ad una quadrantectomia. La biopsia ha mostrato:

"Carcinoma duttale infiltrante di 2cm stadio g3 con infiltrato immunocitario peritumorale e con focolaio flogitico riparativo da pregresa biopsia. Non evidenza di invsaione neoplastica vascolare peritumorale. Linfonodi ascellari (7) esenti da neoplasia. pT2, N1 (sn-mol).
IIC: ER 65%, PgR 35%, Ki 67 55%, HER 2/NEU nell'80% delle cellule neoplastiche (3+) "

E' stata poi sottoposta a trattamento chemioterapico CMF 1-8 q 28, Herceptin per 1 anno + inibitori dell'Aromatasi.

Maggio 2015: Isterectomia ed annessiectomia bilaterale per un ADK endometrioide, g1 dell'endometrio infiltrante la metà interna del miometrio (spessore miometrio libero 25 mm) con permeazione neoplastica vascolare.

Luglio 2015: Dalla TAC, confermata la presenza di pacchetto linfonodale aumentato di volume in sede anteriore di L3 e di L2 di 32.17x24.36 mm e mostra un aumento volum etrico rispetto ai precedenti controlli. Anche la PET fatta poco dopo mostra iperaccumolo patologico (SUV 6.2) in quella posizione. Markers Ca125: 65; Ca19-9:100

Purtroppo, a causa della posizione molto sensible del linfonodo, è difficile operare, tantomeno farne una biopsia. Nel dubbio, è sottoposta a 3 cicli da 3 settimanali secondo lo schema taxolo-avastin.

Novembre 2015: TAC total body, il linfonodo è diminuito a 7 mm. Niente metastasi ecc.. Inoltre il Ca125 è rientrato nei valori normali, il Ca19-9 appena oltre il limite di riferimento.

A causa di ipertensione non ben controllata, si è deciso di interrompere con l'Avastin e di continuare col taxolo.

Detto questo, avrei qualche domanda.
I 2 tumori (mammella ed endometrioide) possono essere indipendenti? Oppure uno conseguenza dell'altro?
Il linfonodo ingrossato è dovuto al carcinoma al seno o dell'endometrio? La cosa seccante è che, essendo in prossimità della vena cava inferiore, la biopsia sarebbe pericolosa. Questo però implica che non conosciamo la natura esatta dell'accumulo linfonodiale e quindi è preclusa una terapia che sarebbe stata magari più mirata.
Siete a conoscenza di qualche centro con magari macchinari abbastanza sofisticati da permettere una biopsia a rischio basso in quella zona così sensibile? O se ha una utilità, rimuovere chirurgicamente il linfonodo e quelli circostanti, magari ora che si è ridotto? Ho letto di questi robot Da Vinci capaci di operare con una gran accuratezza.
In ogni caso è stata responsiva a taxolo+avastin, ma preferisco volare basso e non illudermi troppo.
Esiste nel suo caso qualche terapia, magari immunologica, che possa affiancare il taxolo o sostituirlo nel caso non dovesse più bastare (e.g. pertuzumab)?

Chiedo scusa se le mie domande possono sembrarvi banali, purtroppo non si tratta di mal di gola, e visto che è la vita in gioco vorrei essere a conoscenza di qualunque possibilità.

Grazie

[#1]  
Dr. Chiara Lestuzzi

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Buon giorno.

Visto che nessun oncologo le ha ancora risposto, mi permetto di fare un paio di osservazioni in base alla mia esperienza con i pazienti oncologici.

I linfonodi coinvolti (sede lombare) fanno pensare a un' origine dall' apparo genitale piuttosto che dalla mammella (che di solito dà metastasi ai linfonodi sopra il diaframma).
Anche i marcatori fanno pensare lo stesso.
La terapia con Taxolo e Avastin (bevacizumab) comunque può servire per entrambi i tipi di tumore, e il fatto che ci sia stata una buona risposta è la cosa più importante.

La terapia con Avastin può dare ipertensione anche importante, ma si possono usare molti farmaci -anche in associazione- e di solito si può controllare. a me non è mai capitato di far interrompere una terapia a causa di un' ipertensione veramente intrattabile, a costo di associare anche 5 farmaci anti-ipertensivi diversi. Tutt' al più, nelle persone in cui la pressione sale progressivamente nei cicli successivi può essere utile allungare un po' i tempi del riciclo (cioè, invece che ogni 3 settimane fare l' infusione ogni 4 settimane, se l'oncologo è d'accordo), perché in alcune persone il farmaco è metabolizzato più lentamente (può avere un' emivita fino a 50 giorni). Questo è esattamente il mio campo di lavoro (terapia deglie ffetti cardiovascolari dei farmaci antineoplastici) e mi sento sicura di quello che scrivo.

Quanto alla richiesta sulla possibile biopsia, è da valutare dal chirurgo.
Dr. Chiara Lestuzzi
Cardiologia, Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS, Aviano (PN)

[#2] dopo  
Utente 395XXX

Gentile Dottoressa Lestuzzi,

La ringrazio per la risposta.

Un' origine genitale del linfonodo ingrossato dovrebbe probabilmente essere più rassicurante rispetto ad un'origine dalla mammella, visto che almeno per quanto ho letto, un tumore alla mammella che fa metastasi non è curabile.
Per fortuna ossa fegato e cervello stanno bene, e il marker Ca15-3 è sempre stato nei limiti.

Per quanto riguarda l'Avastin, per motivi di spazio non ho nominato i problemi di protenuria che si stavano sviluppando. Probabilmente ipertensione + proteinura hanno fatto decidere i medici di interrompere l'Avastin. Abbiamo chiesto qualche settimana fa se era possibile affiancare ancora l'Avastin al taxolo (visto che insieme sono stati efficaci), ma ci hanno detto di no, per evitare il rischio di ictus.
Lei cosa ne pensa?

La ringrazio ancora,
Buon anno nuovo!

[#3]  
Dr. Chiara Lestuzzi

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Innanzitutto vorrei chiarire che non è vero che un carcinoma della mammella metastatico non sia curabile.
Si può curare, e anche quando non si riesce a guarire può essere tenuto sotto controllo anche per anni. Io conosco molte pazienti con tumore metastatico da anni, che stanno anche discretamente bene e fanno una vita normale o quasi, seguendo le terapie prescritte dagli oncologi.

Nel caso di sua madre, poi, che ha recettori positivi, c'è la possibilità di utilizzare diversi farmaci, dalla terapia ormonale a quella target (di nuovo herceptin, o lapatinib).

Il rischio di ictus con l' Avastin esiste (anche quello di infarto, che anzi è maggiore), ma è ben noto e c' era anche prima, quindi non capisco dove sia il problema adesso. A meno che non sia successo qualcosa d' altro che io non so. O forse gli oncologi vogliono vedere se il tavolo da solo è efficace lo stesso con meno effetti collaterali, e non è un' idea sbagliata visto che in questo momento il tumore è in parziale regressione e quindi non c'è un' assoluta urgenza di aggredirlo.

Non so dove sia seguita sua madre, ma potreste considerare di chiedere un secondo parere in un ospedale oncologico specializzato (per valutare se sia possibile fare una biopsia di quel linfonodo e anche per le scelte terapeutiche). Il che non significa rompere i ponti con gli oncologi che già la seguono, ma sentire un consiglio e togliersi anche i dubbi.


Per restare in regione ci sono sia l' Oncologico di Bari che la Casa Sollievo della Sofferenza S. Giovanni Rotondo.
Dr. Chiara Lestuzzi
Cardiologia, Centro di Riferimento Oncologico (CRO), IRCCS, Aviano (PN)