Dubbi sulla diagnosi depressione: esiste base biochimica?

Salve, alcuni mesi fa dopo visita psichiatrica ho avuto conferma di avere sintomi depressivi, e ho iniziato ad assumere un farmaco SSRI su prescrizione, che assumo tuttora (senza risultati).

Da due giorni, quasi casualmente, mi è venuto un dubbio: la mia diagnosi è stata fatta solo sulle mie parole iniziali.
Da lì mi sono chiesto: e se il problema non fosse legato alla serotonina?


Per questo volevo fare a voi alcune domande.


1) Esiste una correlazione, certificata da studi, tra squilibri chimici del cervello e depressione?

2) Esiste un esame medico oggettivo per accertare e controllare l'entita' di eventuali problemi biochimici nel cervello, nel caso di depressione?

3) Se esiste, perche' non vengono fatti tali accertamenti sui pazienti?


Sono abbastanza impanicato da quando mi è venuto questo dubbio, ringrazio in anticipo per chi lascia una risposta.
Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico igienista 45.1k 1.1k
La diagnosi di depressione si basa primariamente su criteri clinici, come quelli definiti nel DSM-5 o nell'ICD-11, che valutano sintomi, durata e impatto funzionale.

Esistono studi che suggeriscono una correlazione tra alterazioni in specifici neurotrasmettitori e i sintomi depressivi.

La depressione è vista come un disturbo multifattoriale, con componenti biologiche, psicologiche e sociali.

Attualmente, non esistono esami medici oggettivi che possano diagnosticare definitivamente la depressione o misurare con precisione gli squilibri biochimici nel cervello in modo affidabile per la diagnosi clinica.

Poiché gli esami oggettivi per la depressione non sono disponibili, la diagnosi si basa sulla valutazione clinica del quadro sintomatico e sulla storia dell'utente. L'assenza di tali accertamenti non invalida la diagnosi clinica, ma sottolinea la necessità di una valutazione completa e individualizzata.

È importante discutere queste preoccupazioni con il suo psichiatra, che potrà fornirle ulteriori chiarimenti sulla base della sua situazione specifica e delle attuali evidenze scientifiche. L'inefficacia percepita del farmaco è un motivo valido per rivalutare la diagnosi e il trattamento, ma non implica necessariamente che la diagnosi iniziale sia errata o che la base biologica non esista.

Non ha in ogni caso specificato il farmaco che assume ed il dosaggio di trattamento nonché se si é sottoposto a controlli periodici, che sono elementi essenziali per stabilire o meno l’inefficacia della terapia.

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Utente
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Buongiorno dottore, la ringrazio molto per la sua risposta.
Io assumo sertralina dopo aver iniziato a 50mg/gg (primi 7 gg a 25mg), sono arrivato dopo visite di controllo agli attuali 150mg/gg.

Riguardo la sua risposta, posso trovare da qualche parte questi studi che suggeriscono la correlazione chimica?

Perché io cercando da ieri ho trovato questo studio https://www.nature.com/articles/s41380-022-01661-0 pubblicato su Nature che dice che non ci sono prove scientifiche esaustive a sostegno della tesi dello squilibrio chimico..
In più ho scoperto che il mio dosaggio attuale è abbastanza alto e sto andando in crisi però non so se posso smettere improvvisamente
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico igienista 45.1k 1.1k
Il suo dosaggi attuale è alto ma non massimo ed in ogni caso la questione va rivista se non sortisce effetti terapeutici.

Cercare documentazione riguardo a ciò che chiede non ha alcuna utilità, serve solo a cercare di confutare delle tesi per rendere giustificabile la sua condizione.

Non serve giustificare ma serve trattare in modo efficace

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Buongiorno, cercare in questo caso non mi serve a confutare niente, voglio solo sapere su che base scientifica sto prendendo un farmaco che mi agisce sul cervello, credo sia giusto saperlo per un paziente..
Nell'articolo che ho messo, ci sono studiosi che affermano quelle cose, posso sapere da cosa invece la tesi dello squilibrio biochimico è supportata?
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico igienista 45.1k 1.1k
Il farmaco agisce nelle modalità previste attraverso la inibizione del reuptake della serotonina, da cui il farmaco stesso prende il nome e rientra in quella classe.

Questo processo implica delle azioni a livello recettoriale che inducono al miglioramento della sintomatologia per cui il farmaco è prescritto.

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