Disturbo psicotico da sostanze: è reversibile?

Buongiorno dottori,
vorrei chiedere un chiarimento riguardo al mio quadro clinico. Ho sviluppato un disturbo psicotico indotto dall’uso di sostanze (cannabis e alcol) e sono attualmente in cura con antipsicotici. Nonostante non stia manifestando importanti effetti collaterali, mi preoccupa l’idea di doverli assumere a vita.
Vorrei capire se questo disturbo può risolversi completamente dopo la sospensione delle sostanze e quali strategie terapeutiche possano aiutare a ridurre gradualmente la dipendenza dagli antipsicotici, se possibile, in sicurezza.
Grazie per la vostra disponibilità e per qualsiasi consiglio possiate fornirmi.
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Diabetologo, Medico delle dipendenze 47.2k 1k
La "dipendenza dagli antipsicotici" come la intende ?
La cosa curiosa è che delinea un decorso ma non è chiaro su quale base, nel senso che già sembra che dia per scontato che si può togliere la cura, però "in sicurezza", cioè il problema starebbe in una modalità di sottrazione della cura, non nel fatto di non averla più. E da dove deriva quest'idea però ?
La psicosi indotta da cannabis non è chiaro se sia semplicemente una psicosi che risente della cannabis come elemento che la anticipa, la plasma nel tipo di sintomi e ne condiziona le ricadute o la persistenza dei sintomi tra una crisi e l'altra. Non è escluso, cioè, che comunque sia una psicosi che sarebbe venuta dopo, in forma meno esplosiva o con un decorso migliore rispetto a quello indotto dal ripetersi del consumo.
Se il consumo non è in atto, e la psicosi è stata solo dopo il consumo che si è interrotto poi, biosgna anche vedere perché la cura non è mai stata ridotta o tolta, ci sarà un motivo. La diagnosi andrebbe meglio caratterizzata, anche per capire cosa aspettarsi.
Mi spiego: se uno riduce o toglie una medicina potrebbe vedere i sintomi che peggiorano subito, oppure no. Ma se la diagnosi fosse di psicosi bipolare, il fatto che non peggiorino subito non vorrebbe dire niente. Se invece si trattasse di altra psicosi, sarebbe diverso il ragionamento.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

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Avendo una diagnosi di disturbo psicotico esogeno, mi chiedo in che misura l’ipotesi di una dipendenza dagli antipsicotici vada intesa come adattamento neurobiologico al trattamento prolungato, e non come indicazione implicita di una necessità di terapia continuativa indipendentemente dalla causa iniziale della psicosi.
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Vorrei capire perché si dice che il problema non è smettere la terapia, ma come la si riduce. Visto che non uso più cannabis da tempo, le chiedo se continuo a prendere il farmaco perché c’è ancora un rischio che la psicosi torni di per sé, oppure soprattutto per evitare i disturbi che possono venire quando il farmaco viene tolto troppo velocemente.
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Diabetologo, Medico delle dipendenze 47.2k 1k
"Avendo una diagnosi di disturbo psicotico esogeno".... per fare questa diagnosi occorrono dei criteri, che di solito non sono definiti. Se Lei ha preso un antipsicotico durante la psicosi acuta e lo ha proseguito, non è definibile come esogena o endogena. Ma poi il concetto neanche così è chiaro, perché non è detto che se è esogena sia transitoria.
Il punto è che, ragionando così, si tendenva a sospendere le cure presto, e le ricadute erano la regola. Oltretutto, le ricadute avvenivano spesso per il ripetersi dell'uso di cannabis per esempio, il che rendeva oltremodo confusa la diagnosi.
Ad esempio la psicosi da alcol è veramente rara, se uno sviluppa una psicosi in un periodo che beve molto è probabile che abbia un disturbo indipendente che giustifica questo, e che vede nell'alcol un elemento catalizzatore, ma non "sul nulla".

"Vorrei capire perché si dice che il problema non è smettere la terapia, ma come la si riduce."

E chi lo dice, mi scusi ?

Dr.Matteo Pacini
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Gentile Dottore,
la ringrazio per la disponibilità e per la chiara spiegazione fornita.
Cordiali saluti,
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