Burn out e pronto soccorso
Salve, sono un internista che fa 7 anni lavora in pronto soccorso e medicina d’urgenza con elevatissimo carico in un grandissimo ospedale italiano.
Il pronto soccorso non è mai stato la mia prima scelta, ma l ho sempre sopportato per potermi dedicare al reparto d urgenza e semintensiva, cosa che ho sempre amato e in cui mi sono formata.
Speravo col tempo che dopo qualche anno sarei riuscita a fare solo quello, ma la realtà de fatti è che faccio principalmente solo ps, e raramente una settimana su, e mi è stato detto che questo non cambierà mai.
Sono due anni che aspetto concorsi e provo a cambiare senza successo.
Faccio un numero di 5 notti al mese se non sei, completamente in piedi fini alle 08 a visitare, spesso tre volte al mese turni di 12 ore, ogni turno e ricco di almeno una aggressione verbale, indisponendo, rabbia degli utenti per l attesa, un anno fa mi sono state messe le mani addosso e sono stata spinta contro un muro, finita in questura.
Ne lavoro sono sempre stata capace appassionata, orgogliosa di reggere tali ritmi e iper controllata.
Ma adesso si è rotto qualcosa.
Non sento di crescere come professionista, mi sento un tappabuchi, L avere a che fare con L umanità nei suoi momenti più difficili con aggressioni, casi sociali ecc mi sta consumando come professionista.
Ho cominciato subdolamente: rabbia verso l utenza, frustrazione, pentimento di aver scelto medicina, sognare una vita fior dall’ospedale, scarso interesse verso pazienti e medicina, nausea prima dei turni, un attacco di panico durate un turno, pianti ogni volta che esce il prospetto mensile con intensa frustrazione, pianto prima di ogni notte con La paura di non farcela, pianti dopo il turno perché troppo devastata.
Tutto questo sta portando anche malessere nella mia vita privata.
sono due anni che non escono dalle mie parti concorsi in medicina interna.
Avevo visto la luce con mobilità chiesta mesi fa, prima confermata e ora per esigenze di reparto inviata a data da destinarsi.
Io temo di non farcela più a resistere.
La mia psicologa parla di burn out.
Non so quali possono essere le mie strade: licenziarmi anche senza un’alternativa, andare da uno psichiatra che si occupa di burn out, andare dal medico competente, ho anche pensato che forse non sono adatta o ho un carattere che non tollera la pressione e le frustrazioni e il mio é un capriccio.
Ho perso la mia identità di medico.
Ora vorrei solo tornare a 18 anni e salvarmi facendo altre scelte.
Scusate lo sfogo.
Il pronto soccorso non è mai stato la mia prima scelta, ma l ho sempre sopportato per potermi dedicare al reparto d urgenza e semintensiva, cosa che ho sempre amato e in cui mi sono formata.
Speravo col tempo che dopo qualche anno sarei riuscita a fare solo quello, ma la realtà de fatti è che faccio principalmente solo ps, e raramente una settimana su, e mi è stato detto che questo non cambierà mai.
Sono due anni che aspetto concorsi e provo a cambiare senza successo.
Faccio un numero di 5 notti al mese se non sei, completamente in piedi fini alle 08 a visitare, spesso tre volte al mese turni di 12 ore, ogni turno e ricco di almeno una aggressione verbale, indisponendo, rabbia degli utenti per l attesa, un anno fa mi sono state messe le mani addosso e sono stata spinta contro un muro, finita in questura.
Ne lavoro sono sempre stata capace appassionata, orgogliosa di reggere tali ritmi e iper controllata.
Ma adesso si è rotto qualcosa.
Non sento di crescere come professionista, mi sento un tappabuchi, L avere a che fare con L umanità nei suoi momenti più difficili con aggressioni, casi sociali ecc mi sta consumando come professionista.
Ho cominciato subdolamente: rabbia verso l utenza, frustrazione, pentimento di aver scelto medicina, sognare una vita fior dall’ospedale, scarso interesse verso pazienti e medicina, nausea prima dei turni, un attacco di panico durate un turno, pianti ogni volta che esce il prospetto mensile con intensa frustrazione, pianto prima di ogni notte con La paura di non farcela, pianti dopo il turno perché troppo devastata.
Tutto questo sta portando anche malessere nella mia vita privata.
sono due anni che non escono dalle mie parti concorsi in medicina interna.
Avevo visto la luce con mobilità chiesta mesi fa, prima confermata e ora per esigenze di reparto inviata a data da destinarsi.
Io temo di non farcela più a resistere.
La mia psicologa parla di burn out.
Non so quali possono essere le mie strade: licenziarmi anche senza un’alternativa, andare da uno psichiatra che si occupa di burn out, andare dal medico competente, ho anche pensato che forse non sono adatta o ho un carattere che non tollera la pressione e le frustrazioni e il mio é un capriccio.
Ho perso la mia identità di medico.
Ora vorrei solo tornare a 18 anni e salvarmi facendo altre scelte.
Scusate lo sfogo.
Innanzitutto, farsi valutare per un trattamento della situazione, comunque si chiami. Questo in genere mette in condizioni di predere decisioni più varie e graduate.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini
Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 3 visite dal 15/03/2026.
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