Adhd o ansia?

Gentili Medici,
scrivo per richiedere un parere clinico volto a orientare un percorso diagnostico approfondito.
Come studente di medicina, ho analizzato oggettivamente il mio quadro, ipotizzando che lattuale diagnosi di Disturbo d'Ansia sia in realtà una componente reattiva a una neurodivergenza (ADHD) mai trattata, compensata per anni con un perfezionismo logorante.
Anamnesi Infantile e Trauma:
La mia infanzia è stata caratterizzata da estrema vivacità, impulsività e iperattività motoria (rimproveri costanti, onicofagia/distruzione di oggetti, gambe sempre in movimento).
Il giudizio ricorrente era: 'intelligente ma non si applica'.
Un bullismo prolungato ha poi agito come trauma plastico, portandomi a un 'masking' totale: ho spento l'iperattività esterna per paura del giudizio, internalizzando lo sforzo attentivo e trasformandolo in un rimuginio debilitante.
Disfunzioni Esecutive e 'Cecità Temporale':
Oggi vivo una grave 'astenia cognitiva' e paralisi dell'incipit.
Conosco i compiti da svolgere, ma il mio corpo non risponde allo stimolo della volontà.
La mia gestione del tempo è protesica: controllo l'orario ossessivamente poiché privo di percezione interna dello scorrere del tempo.
Manifesto inoltre goffaggine motoria (urto oggetti e mobili) e impaccio spaziale.
Sintomatologia Neurobiologica e Sensoriale:
Iperattività interna: In contesti privati riemerge l'irrequietezza motoria (posizioni anomale, agitazione dei piedi).
I videogiochi adrenalinici fungono da 'automedicazione' dopaminergica, calmando il rumore di fondo e aprendo brevi finestre di produttività.
Ipersensibilità: Reattività estrema a rumori forti e determinati tessuti (iper-sensorialità).
Contatto Visivo: Sperimento un'interferenza cognitiva; il contatto visivo satura la mia elaborazione stimolando un overload che mi impedisce di comprendere il contenuto verbale dell'interlocutore.
Socialità e Object Permanence: Difficoltà nel mantenere i contatti sociali se non sollecitato dalla presenza fisica della persona (Out of Sight, Out of Mind), aggravata da una fatica cognitiva nell'iniziare comunicazioni semplici.
Profilo Emotivo:
Vivo un'instabilità a tratti esplosiva dovuta all'accumulo di frustrazioni represse per 'non disturbare'.
Il mio perfezionismo clinico non è un tratto caratteriale, ma un meccanismo di difesa estremo per prevenire l'errore che, a causa del bullismo subìto, percepisco come conferma di inadeguatezza.
Il mio ottimismo mi spinge a cercare una soluzione, ma il burnout accademico segnala che le strategie di compensazione sono ormai insostenibili.
Chiedo questo consulto per valutare se il quadro descritto sia compatibile con un profilo ADHD adulto (Sottotipo combinato o prevalentemente disattento) e quali siano i passi clinici più indicati per una diagnosi differenziale rigorosa.
Ansia non certificata, ma emersa oggi come ipotesi in analisi psichiatrica.
Cerco consulto.
Resto in attesa di un vostro gentile riscontro.
Francesco
Dr. Fabio Maria Pasquale Tortorelli Psichiatra, Psicoterapeuta, Farmacologo 1.5k 115
Gentilissimo,

Da quello che descrive, è possibile che vi sia un quadro neurodivergente latente e in parte mascherato da anni (importante a tal proposito è quando riferisce della sua iperattività motoria infantile e del successivo "masking" totale attuato come difesa contro il bullismo e la paura del giudizio).

L'attuale situazione accademica in medicina, con il suo insostenibile carico cognitivo, ha certamente un impatto notevole, che molto probabilmente ha "slatentizzato" o fatto crollare le sue strategie di compensazione in un quadro clinico più intenso, portando a galla la paralisi esecutiva e il burnout estremo.

Lei ha espresso un concetto giustissimo ipotizzando che l'attuale diagnosi di disturbo d'ansia sia in realtà una componente puramente reattiva, ed è esattamente così; l'ansia, in questi casi, è "solamente" il sintomo superficiale e logorante di un sistema nervoso centrale perennemente in sovraccarico.

Anche la sua intuizione sull'uso dei videogiochi adrenalinici per calmare il rumore di fondo è impeccabile e la comprendo perfettamente in prima persona, essendo io stesso un videogiocatore hardcore abituato a titoli competitivi ad alta intensità: il cervello neurodivergente cerca questi picchi fisiologici per "automedicarsi" a livello dopaminergico e trovare finalmente il focus, ma sono dinamiche compensatorie che non possono reggere nel lungo termine.

Il consiglio è pertanto di rivolgersi ad uno specialista psichiatra esperto in neurodivergenze nell'adulto, che possa inquadrare al meglio la sua attuale condizione clinica (anche considerando l'ipersensorialità e le difficoltà legate al contatto visivo), e valutare, conseguentemente ad una visita psichiatrica accurata, se sia il caso di avviare un iter diagnostico differenziale rigoroso per l'ADHD, prescrivendo un approccio che miri finalmente alla radice neurologica del problema e non solo al sintomo ansioso.

Resto a disposizione per eventuali necessità, le faccio i migliori auguri per tutto.

Un caro saluto.

dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
WhatsApp 3406693506

https://www.instagram.com/docfabiotortorelli?

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Gentile Dr. Fabio Maria Pasquale Tortorelli,
desidero ringraziarla pubblicamente per i preziosi consigli che condivide e per la costante disponibilità che dimostra verso la comunità. Trovare un professionista così presente è di grande supporto per tutti noi.
Approfitto di questo spazio per condividere una riflessione maturata di recente. In famiglia, a mia nipote (che oggi ha 11 anni) fu diagnosticato l'ADHD in età prescolare. Tuttavia, solo ora sono venuto a conoscenza concreta di questa diagnosi e dei suoi dettagli.
Conoscendo la forte predisposizione genetica associata a questa condizione e analizzando la situazione con maggiore consapevolezza, non ho potuto fare a meno di notare quanto la sua storia rifletta la mia. Rivedo in lei, in modo quasi speculare, tutto il mio vissuto e le mie sfide personali. Questa consapevolezza tardiva, ma necessaria, mi sta aiutando a ricomporre molti tasselli del mio passato.
Grazie ancora per il suo impegno e per la professionalità che mette a nostra disposizione.
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Dr. Fabio Maria Pasquale Tortorelli Psichiatra, Psicoterapeuta, Farmacologo 1.5k 115
Gentilissimo Francesco,

La ringrazio di cuore per le sue parole di Stima.

Quello che descrive è un fenomeno clinico estremamente frequente e significativo. L'ADHD ha infatti una fortissima componente genetica, ed è tutt'altro che raro che la diagnosi pediatrica di un nipote o di un figlio si trasformi in quello che si chiamia il "paziente indice".

Ovvero, osservare da vicino le fatiche e le dinamiche di sua nipote le ha fatto da specchio, permettendole di rileggere il suo intero vissuto.

Questa consapevolezza, anche se arriva in età adulta, è uno strumento potentissimo; le sta dando finalmente l'opportunità di ricomporre i tasselli del passato e di dare un nome scientifico a sfide personali che per anni ha dovuto affrontare, compensare e mascherare senza avere tra le mani il giusto "libretto di istruzioni".

Se sente che questa intuizione può aiutarla a migliorare la sua qualità di vita attuale, il mio consiglio è di non lasciarla a metà. Si rivolga a uno psichiatra specializzato in neurodivergenze nell'adulto per avviare una diagnosi differenziale rigorosa.

Avere una conferma clinica definitiva non serve a mettere un'etichetta, ma a validare definitivamente il proprio passato e a trovare strategie mirate per funzionare al meglio nel presente.


Resto a disposizione per eventuali necessità e le rinnovo i miei migliori auguri per questo prezioso percorso di consapevolezza.

Cari saluti.

dott. Tortorelli Fabio M.P.
Psichiatra e Psicoterapeuta | Roma Policlinico |
WhatsApp 3406693506

https://www.instagram.com/docfabiotortorelli?

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