Utente
Salve dottori,

sono un uomo di 30 anni e da sempre ho sofferto di vari disturbi di ansia che negli anni, forse perché da me sottovalutati, o meglio, perché temevo quasi di essere l'unico a soffrire di certi sintomi, si sono evoluti e talvolta aggravati. La prima vera diagnosi di ansia l'ho avuta cinque anni fa dal mio cardiologo: dopo un forte periodo di stress avevo iniziato a soffrire di frequenti extrasistoli, sebbene tutti gli esami risultassero negativi. Vagliando anche la mia storia clinica, il medico diagnosticò un disturbo di ansia generalizzata. Le prime manifestazioni, che io ricordi, sono avvenute in concomitanza con un brutto esaurimento nervoso di mia madre: avevo intorno ai 12 anni, e cominciai a soffrire di paure irrazionali, come quella di soffocare mangiando, di non riuscire più a ingoiare, ecc. Quando mia madre si riprese, i problemi sparirono, e per qualche anno non ho avuto altri problemi, se non alcune piccole fissazioni, variabili di anno in anno. All'università ho cominciato ad avere le famose extrasistoli, risoltesi spontaneamente nel giro di pochi mesi. In seguito, una nuova crisi quattro anni fa: due settimane di di forte atonia muscolare, dolori a braccia e gambe, tremori, tic, crisi di pianto per il panico di avere qualcosa di mortale. Terminato quel periodo si fa avanti la dispnea sospirosa, per un buon periodo di tempo. Tutt'ora appare ad andamento ciclico. Inutile dire che anche in questo caso la visita da uno pneumologo si è risolta con un nulla di fatto. Dopo un periodo di relativa calma, sono iniziati i problemi col sonno: notti in bianco, sensanzione di soprassalto che giunge nel dormiveglia, più volte nella stessa notte, oppure sensazione di non poter respirare che mi desta d'improvviso mentre sto cercando di addormentarmi. Anche in questo caso, i sintomi sono ciclici: notti serene, di sonno filato, alternate con notti d'inferno. Il problema è che sto cominciando a vivere con più angoscia il ripresentarsi dei sintomi, specie quelli legati al sonno, aggravando ulteriormente i sintomi che si autoalimentano del mio stato di prostrazione: per giornate intere penso solo a come sto male, senza riuscire a distrarmi, talvolta compare la sensazione di non essere dentro il mio corpo e di avere le vertigini. Non ho mai preso farmaci per il timore di diventarne dipendente, sebbene il cardiologo mi avesse consigliato una breve terapia con Lexotan. Ciò che vi chiedo è se il corteo di sintomi presentato, soprattutto quelli nuovi, legati al sonno e alla dispnea notturna, sono effettivamente compatibili con un quadro ansioso così variegato e se sono ancora in tempo a cercare di combattere questa ingombrante compagna con una terapia comportamentale o è tempo di rivolgersi ad una cura farmacologica.
Grazie, e buon Natale.

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Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Non ha mai effettuato una cura per il tipo di disturbo che le è stato diagnosticato.
Il "timore di diventare dipendente" è sintomatico dei disturbi d'ansia, una fobia come molte altre, specialmente perché quasi sempre non è da interpretarsi come una valutazione del rischio di assuefarsi ad una medicina (che non è il concetto di "dipendenza" di cui le persone hanno timore), ma in generale il pensiero di rimanere legati non si sa come ad una medicina. Questo tipo di immagine della medicina come qualcosa di malefico che lega, o di qualcosa che è utile ma impedisce di venirne fuori da solo, è un'immagine fasulla e controproducente, cioè spinge a non curarsi.
Al momento è "dipendente" da questo disturbo, su cui esistono terapie efficaci. Non usi il timore come guida, anche perché è l'oggetto del timore è un prodotto del timore stesso, nel senso che avendo paura si immaginano cose di cui aver paura.

Vada da uno psichiatra e si faccia indicare la cura da seguire.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente
La ringrazio Dr. Pacini.