Utente
Buon giorno,
Vi scrivo per un problema che ho riscontrato nella mia ragazza (22 anni).
Stiamo insieme da molto tempo, anche se siamo molto altalenanti (spesso a causa sua) ma è da diverso tempo che mi sono reso conto che secondo me ha qualche piccolo disturbo.
Ho riscontrato sbalzi d'umore fortissimi, da un momento all'altro, scatenati da cose insignificanti per me (ma evidentemente non per lei).
Ho notato che è sociofobica. Ha due amiche con cui esce, ma si rifiuta categoricamente di entrare in situazioni dove potrebbe conoscere nuove persone (esempio una pizza con i miei amici e cose del genere) arrivando addirittura ad arrabbiarsi se le propongo una cosa del genere. Ho parlato con i miei amici dicendo di fare i simpatici con lei e di metterla a suo agio quella volta che sono riuscita a convincerla a venire ad una festa, ma ha passato la serata sulle sue, ipertesa, chiedendomi costantemente quando potevamo andare via.
Parlando chiaro: io le voglio molto bene e ho fatto praticamente tutto il possibile per lei ma la cosa che più mi spaventa è che vive come se io dovessi costantemente darle delle prove di "fiducia" o cose del genere. ne è ossessionata. Basta che infranga una della sue assurde richieste per fare cadere il mondo.
Io ho sbagliato e l'ho praticamente sempre assecondata (anche per paura) e mi sono reso conto di averla "accompagnata" fuori da qualunque schema logico o ragionevole di vita. Nella sua vita è molto regolare, studia ed è intelligente, ma è completamente ossessionata da me. Per lei non la amo, la tratto male, non la considero e tutte cose del genere, quando in realtà cerco di essere sempre il più possibile vicino a lei. E' convintissima che io sia una persona strana e che tutto il mondo sia contro di lei.
Le ho già proposto nel modo più delicato possibile di parlare con qualcuno, ma naturalmente si è arrabbiata molto.
Mi chiedevo cosa devo fare con lei. Non la voglio abbandonare in questo stato (psicologicamente la distruggerei del tutto) e quindi vorrei sapere se in qualche modo potrebbe uscire da sola da questa fase o se è necessario uno psicologo.
(In ogni caso penso di non avere reso bene l'idea, ma quando parlo di "ossessione", intendo la parola nel suo vero senso)

Grazie mille della vostra disponibilità. E' molto gradito un consiglio su come agire.

Grazie ancora se rispondete a questa domanda un po' particolare!

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

A parte le impressioni che può aver avuto, per ragionare sulle soluzioni e sulle dinamiche e necessaria una diagnosi. La persona si può arrabbiare all'idea semplicemente di fare una visita perché si è abituata alla propria condizione e la "difende", non immaginando sia possibile una soluzione alternativa.

Perché il consulto è intitolato disturbo ossessivo-compulsivo ?
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[#2] dopo  
Utente
E' l'unica cosa che mi è venuta in mente (il titolo intendo), visto che il problema si basa su "ossessioni". Probabilmente l'ho usato come titolo improprio!

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Un colloquio psichiatrico, che può anche essere condotto alla presenza di una persona di cui l'altro si fida, ad esempio Lei stesso, ha i caratteri di una visita e richiesta di consulto, e quindi non ha niente di "morale" e di relativo ad un giudizio sulla bontà della persona.

Se ci sono aspetti della propria personalità con cui si fanno i conti da tempo, e che non si vogliono mettere in discussione, è anche giusto sapere che lo psichiatra non mette in discussinoe la bontà dell'ansia sociale e dell'umore, semplicemente esamina e espone eventuali soluzioni percorribili. Queste soluzioni non comportano che la persona debba "sforzarsi di cambiare", semplicemente diciamo così può evitare di sforzarsi per effetto della cura (cioè divenire più libera sulle proprie reazioni), e quindi può cambiare poi se lo vuole così come non cambiare se si piace così.
Dr.Matteo Pacini
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