Utente 268XXX
Gen.mi Dottori,
Sono un uomo di 49 anni e soffro di distimia ed ansia dall’età di 23. Mi rivolgo a Voi non naturalmente per una valutazione diagnostica nello specifico come principio base del consulto on line, ma sul modo di gestire la mia malattia ovvero le scelte che possono rivelarsi, come è successo, peggiorative del mio stato E’ intuitivo per Voi immaginare il lunghissimo pergrinare di tutti questi anni fra terapie più o meno simili senza che vi siano mai state remissioni complete a parte alcuni temporanei miglioramenti com’è purtroppo nel decorso della distimia come disturbo cronico. Nel 1986 a 23 anni ho dovuto abbandonare gli studi universitari per l’esordio della malattia che m’impediva di concentrarmi e mi aveva causato un sensibile calo delle prestazioni intellettuali, e dopo pochi mesi vista la persistenza del disturbo ho iniziato a lavorare come informatore farmaceutico, attività che dato il mio stato reggevo con grande fatica psico fisica. Nel frattempo mi sono sposato ho avuto un figlio e dopo un anno mi sono separato, aggiungendo altro stress ad una condizione di malattia trattata solo con l’assunzione cronica (bassa) di BZD. Il sintomo prevalente, da me riferito a tutti gli psichiatri consultati (cattedratici e privati) era ed è quello di una “facile esauribilità”, che si traduce in una sorta di disabilità, un tempo facilmente recuperabile, adesso dopo 26 anni molto difficilmente, (dato il quadro generale peggiorato negli anni) in più la presenza una quota ansiosa (diagnosticata come GAD) facilmente elevabile davanti alle situazioni stressogene. Inoltre fin dall’esordio la patologia ha comportato la presenza di un persistente acufene bilaterale che lungi dall’essere una percezione soggettiva (tranne i casi di patologie acustiche) è nel mio caso una vera e propria somatizzazione dello stato ansioso (il Dr.Pacini ha bene spesso sottolineato l’organicità dei sintomi “psichici” in diversi suoi interventi, giustamente come se la psiche e le sue somatizzazioni non fossero una manifestazione biologica.) data la sua perfetta proporzionalità del “rumore”in funzione dello stato ansioso. Devo sottolineare che non ho mai avuto forme di Episodio Maggiore, né diagnosi Bipolare, né Attacchi di panico, e la mia forma depressiva, nonostante gli anni di vita “in frenata” non influisce sulla continua voglia di intraprendere, progettare, e…sperare. Gli abbattimenti e le disperazioni che vivo sono legate agli anni migliori della mia vita che vedo scorrere, alle attività interrotte, all’impossibilità di crearmi un mio nucleo familiare, ma oggi addirittura una semplice indipendenza, dalla rinuncia ai progetti a cui sono chiamato per le mie competenze acquisite, tutte rinunce a causa della MANCANZA DI ENERGIA PSICOFISICA e DI UN MALESSERE COSTANTE che si è aggravato con gli anni. Più tutto un corredo di sintomi tipici,da quelli sessuali, alla stipsi, alla scarsa qualità del sonno, all’ansia ecc.. Ho vissuto così come un’auto con il freno a mano innestato (quindi sopportando) per molti anni solo con BDZ, poi ho cominciato nel 1995 ad assumere TCA o SSRI più stabilizzatori dell’umore presso un noto Centro italiano all’avanguardia nell’approccio farmacologico alla depressione. Con i trattamenti farmacologici le uniche differenze di rilievo le ho notate in caso di “prostrazione da esaurimento psico fisico” soprattutto con i TCA. Erano già passati 10 anni dall’esordio della malattia, che non era invalidante come lo è ora, e sebbene il disturbo abbia compromesso la mia vita sul piano professionale e spesso affettivo, ho imparato a conviverci supportato da terapie farmacologiche discontinue, non per la mia adesione, ma nella natura della malattia che “reagisce” a periodi di particolare stress diretto o emotivo, abbinando anche terapie psicoterapiche. Purtroppo da una decina anni un circolo vizioso stabilitosi fra precarietà lavorativa e malattia (dopo aver lasciato l’informazione medica mi sono riconvertito con fatica, come agente di viaggio, formatore professionale, guida turistica),ha ulteriormente compromesso la mia capacità lavorativa e di funzionamento generale fino al suo arresto totale avvenuto nel 2010 per l’aggravarsi del mio stato .Mi sono isolato da amicizie e dalla vita sentimentale che prima comunque non mi era mai mancata, vivo tutt’ora a carico mia madre pensionata e ciò rende l'atmosfera per mè molto pesante. Nel 2011 pareva aprirsi uno spiraglio di speranza in quanto ho iniziato una relazione sentimentale molto sentita con una ragazza con cui sono andato a convivere subito in un’altra regione a me molto congeniale dove mi è sembrato di ritrovare me stesso, pur con tutta la mia situazione, ma con una forte motivazione a ricominciare. Purtroppo la relazione è naufragata dopo pochi mesi e tornato a casa mia ho iniziato la pessima idea di accollarmi un’agenzia di viaggi ma l'attività è andata male, a causa della scarsa valutazione delle mie forze a sostenerla psico fisicamente e la situazione è totalmente peggiorata.E' cominciato un incubo, il peggior anno che io abbia vissuto: l’ansia a 1000 per i debiti, una malattia di mia madre,e la delusione amorosa, 10 mesi d’inferno in cui mi sono aggrappato con le unghie a tutto, sorretto più che altro come punti di riferimento da uno psichiatra e una psicologa della ASL, perché mi sentivo cadere ogni giorno in un baratro. Non so dove abbia grattato le forze ma sono riuscito da solo a mettere in sicurezza la situazione economica familiare, ad aiutare mia madre nei suoi ricoveri. Poi stremato a giugno sono andato dallo specialista che mi segue da anni e che mi ha trovato male e mi ha aumentato la terapia che sostanzialmente seguo dal 2008 ormai: Depakin CHRONO 500 x 3, Efexor RP 150 x 1, Fevarin 100 x 1, Alprazolam 8-8-10 a scalare, questa terapia mi è stata data a giugno 2012. In effetti l’ansia si è ridotta notevolmente, e un certo sollievo, seppure in una condizione di “esaurimento” si è notato. Purtroppo non mi è stato detto come gestire questa fase di recupero, ed io pressato da necessità economiche, ho ripreso, sotto sforzo a lavorare in un’attività molto stressante per tutta l’estate: risultato, a settembre il crollo. Ho sospeso il lavoro, e pur con la stessa terapia sono stato male per 4 mesi in quasi totale inefficienza. Ora mi sto molto lentamente riprendendo, con la stessa terapia, ma vedo che appena cerco di intraprendere qualche attività mi sento male per qualche giorno, eppure ho voglia di fare, ho diversi progetti che mi aspettano, come devo comportarmi? Mi era venuta l’idea di ricoverarmi in una clinica, ma io non credo che sia tanto un problema di terapia (ma naturalmente è una mia idea) quanto tutti questi anni passati ad “esaurirmi” a causa di problemi oggettivi che ho affrontato e in parte risolto, e quelli emotivi che sto affrontando con la psicoterapia. Ma le mie energie biologiche “neuronali” come posso sapere quando e se si ricaricheranno? Io ho accettato attività che partiranno da maggio, ma non mi sento ancora al minimo sufficiente per affrontarle oggi. Cosa fare? Curarmi e restare fermo un anno intero? Farlo in una clinica specializzata? Vi chiedo quale possa essere la strategia migliore, perché la mia vita sta andando in pezzi, e posso fare affidamento solo su me stesso. Per recuperare tutti questi anni di stress, ora che molti problemi si sono risolti, io vorrei riprendermi la mia vita, la mia indipendenza, ricominciare a lavorare, ma non so qual è la strada giusta o almeno evitare quella sbagliata! Vi ringrazio di cuore.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Alcuni elementi della sua biografia, e anche l'affermazione "e la mia forma depressiva, nonostante gli anni di vita “in frenata” non influisce sulla continua voglia di intraprendere, progettare, e…sperare", non suggeriscono un problema di tipo depressivo come diagnosi di fondo. Peraltro le cure che poi ha iniziato comprendevano e comprendono farmaci antibipolari, come se chi l'avesse visitata avesse riscontrato questa forma di disturbo (che non significa avere avuto fasi maniacali, e d'altro canto l'idea che chi si documenta da sé ha delle fasi maniacali spesso è fasulla, specie per quanto concerne le forme attenuate).
Il ricovero può servire a inserire una cura nuova, ma per provarla è indispensabile giudicare nel medio-termine, per cui alla dimissione non avrebbe questo tipo di informazione sul funzionamento della cura.
Va chiarita la diagnosi. Inoltre se può enumeri le cure provate, a parte l'ultima, così si capisce meglio che strada è stata seguita.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 268XXX

Gent.mo Dr.Pacini, mi scuso del ritardo,ma per fornirle dati più precisi ho atteso l’arrivo di 2 cartelle cliniche relative a due day hospital effettuati in passato, per completare un po’ la storia terapeutica di questi 26 anni. Lei ha perfettamente ragione quando afferma che va chiarita la diagnosi, in quanto per anni io non ne ho ricevuta una con precisione se non generici riscontri di ansia e depressione, dove però né l’una ha mai assunto la natura di DAP né la seconda di Episodio Maggiore. Cerco di riassumere le terapie di cui ho ancora documentazione. Esordio ottobre 1986: bruschi risvegli notturni con sensazione di forte vertigine, e nel giro di qualche giorno l’instaurarsi di una netta diminuzione delle capacità di concentrazione, e di prestazioni intellettive in genere (il riscontro fu immediato in quanto ero studente universitario e fino a poche settimane prima non avevo nessun problema con l’applicazione allo studio);gli altri sintomi evidenti furono: la contemporanea percezione di un acufene bilaterale; sensazione di “testa fasciata” (in fase pre-morbosa 3 anni prima dell’insorgenza della patologia avevo cominciato a soffrire di cefalea a grappolo con clusters annuali di circa un mese); sentimenti di disperazione legati a questa sopraggiunta “disabilità” psichica; forte inquietudine, sensazione di “malessere psicologico” indefinibile. (nota: in maiuscolo i farmaci che si sono dimostrati efficaci, anche se in relazione alla fase della patologia )
1986: Prima visita neurologica: Lexotan 10 gt al bisogno / altro neurologo En gt / 1° psichiatra xanax 0,25 1987: Neurologo: Laroxil gtt (sospese per malessere) 1988 continuo auto-somministrazione Lexotan 10 gt x 2-3 / Primario neurologo Bari esecuzione EEG > PARMODALIN (qualche beneficio)(diagnosi= “scompenso ansioso-depressivo”) 1989 Primario Clinica psichiatrica Bari Limbitril 1990 Maneon psichiatra psicanalista Roma > nessun effetto (nessuna diagnosi) 1990 Roma neurologo per cefalea a grappolo: ANAFRANIL + LITIO (miglioramento sia cefalea che lievemente patologia) e soprattutto il primo vero consiglio (“Quando lei farà quello che sente starà meglio”) Dal 1991 comincio auto-somministrazione di TAVOR 1 al di 1991 Milano Cattedra di Psichiatria : visita rapidissima, diagnosi: disturbo di personalità, non ricordo terapia, ma nessun altro consiglio su ulteriori approfondimenti. (non seguo terapia) 1991 Psichiatra Bologna: Samyr endovena per 2 settimane ( non seguo terapia) 1992 – Bari Cattedra di Psicofarmacologia (“ Proviamo il Rubidio è una terapia sperimentale”) non iniziata per difficoltà dosaggi ematici ma non convinto sul percorso “sperimentale” senza una diagnosi formulata con chiarezza 1994 Clinica psichiatrica Roma : Tofranil mite – BDZ al bisogno (nessuna diagnosi)(aumento acufeni) 1995 Cattedra Clinica psichiatrica Pisa Tofranil mite / Tofranil 25 (diagnosi mai più confermata in seguito di DAP) Continuo con auto-somministrazione di Tavor 1 mg 1997 mia richiesta di day hospital S.Chiara Pisa Centro Dist. Depress: Zoloft – Depakin ( nessuna sost. differenza, anzi effetti collaterali, malessere generale) (stavo meglio solo col Tavor…) (nessuna diagnosi in cartella, solo referti anamnestici) 1997 S.Chiara Pisa controllo cambio solo con Elopram 20 + En (più tollerato della sertralina ma nessun beneficio evidente) 1998 Psichiatria Pisa Tofranil 25 x 3 << 50 x 3 (esacerbazione cefalea a grappolo e conseg. sospensione) 1998 “ “ controllo al posto del Tofranil > Surmontil > poca tollerabilità e nessun beneficio 1999 auto-somministrazione di TOFRANIL ,buona sensazione di miglioramento (lucidità, benessere, minore anedonia, miglioramento percezione sensazioni piacevoli, miglioramento prestazioni intellettuali, fisiche e sessuali) 2000 neurologo PAROXETINA 20mg: efficace sull’umore, sul benessere generale ed energia fisica ed intellettuale ma noti problemi sessuali portano all’abbandono 2001 Clinica Psichiatrica Pisa : Desipramina e Mirapexin (pesanti effetti collaterali di entrambi)
2001 Clinica Psichiatrica Pisa: prima diagnosi (non confermata in seguito) Disturbo bipolare di tipo II : gabapentin + SSRI + BDZ al bisogno (non ricordo particolari benefici) 2002 Clinica psicofarmacologia Bari : test di soppressione al Desametasone (“ Abbiamo la conferma clinica della sua depressione”) : prima terapia Mirtazapina (pesanti effetti collaterali) > cambio terapia : Efexor RP 75 x 2 > beneficio su energia ma poco su umore, effetto coll. Irrequietezza ma continuo la terapia fino al 2003 2004 Cl. Pisa CITALOPRAM 40 mg + BDZ , modicamente soddisfacente sull’umore e soprattutto senza effetti collaterali 2006 Osp.Sacco Milano LYRICA + Cymbalta (non seguo terapia Cymbalta per timore effetti campo visivo) 2007 solo Lyrica riduce ansia e sostengo esami abilitazione ma nessun effetto sull’energia psicofisica
2008 Clinica Psichiatrica Bari day hospital : DEPAKIN CHRONO 300 x 2 + BUPROPIONE 25mg (riduzione ansia miglioramento di prestazioni psico-fisiche al mattino)
2010 Clinica Psichiatrica Pisa : riscontrato una forte aumento della quota ansiosa : DEPAKIN CHRONO x 3 + EFEXOR RP 150 mg dose unica > notevole miglioramento ansia
2011 mantengo la cura , situazione generale, considerato il costante peggioramento delle condizioni generali di vita (disoccupazione protratta e problemi finanziari) considero la cura migliore per la mia situazione allo stato.
2012 gravi situazioni di stress di vita in seguito all’avvio di un’attività imprenditoriale non sostenibile con conseguenti problemi finanziari durate quasi un anno mi portano ad un crollo ed ad uno stato ansioso mai provato prima. In Clinica Psichiatrica Pisa giugno 2012 visita: Depakin Chrono 500 x 3 + 225 Efexor + Fevarin 100 + EN 10 x3 con notevole riduzione dell’ansia. Per far fronte ai debiti, commetto l’errore di trovare subito un impiego che si rivela stressante e cerco di “resistere” tutta l’estate, ma crollo a settembre. Per “sostenermi” richiedo appoggio psicoterapia, per la prima volta ne sento davvero la necessità .Mi sento “intrappolato” fra la marcata disabilità che non mi consente di assolvere a nuovi progetti lavorativi che mi sono creato, con conseguente “”intrappolamento” nell’insopportabile costrizione a non poter riprendere una vita normale come FORTEMENTE desidero : sociale, sentimentale,di perseguire i mie numerosi interessi, di non poter portare a termine ad. Es.la pubblicazione di una mia ricerca archeologica, di non poter disporre di forze psico-fisiche necessarie a guidare un’associazione creata da me anni fa, di non potermi impegnare in progetti imprenditoriali per i quali (a fatica) ho acquisito qualifiche in questi anni.
Prendo in considerazione l’idea, sempre sminuita dagli specialisti, di ricoverarmi in una clinica specializzata anche lontano o in struttura ospedaliera. Ero già in lista d’attesa sia per Clinica sia per l’Ospedale , ma proposte lavorative pur effettivamente non conducendo obiettivamente una vita attiva, mi disorientano sulla decisione. Ma so per certo che non reggerei, anche se di per sé esse rappresentano una soluzione ai miei problemi, credo che affrontare la situazione in maniera radicale rispetto a quanto ho fatto fino ad adesso, sarebbe la cosa migliore. Se le stesse proposte mi fossero giunte almeno fino al 2006.2007 da quando ho cominciato a peggiorare proprio per la mia situazione di precarietà e di conseguente isolamento, le avrei accettate pur nei limiti delle mie condizioni che allora erano migliori decisamente rispetto a oggi. Insomma la mia parabola in declino è dipesa molto da situazioni esterne. Sono motivato a rimettermi in piedi, ho voglia di fare, di tornare ad avere una vita, ho tanti progetti, ma non voglio più gettare il cuore oltre l’ostacolo.
Da notare:
gli attacchi di cefalea a grappolo annuali si sono arrestati da quando ho iniziato l’uso dei SSRI in modo continuativo dal 2000 in poi (ad eccezione del 2010 anno in cui in effetti la quota ansiosa si è cominciata ad innalzare in maniera notevole; da allora ad oggi per l’aumento delle terapie, ritengo, non si è verificato nessun altro attacco)
gli acufeni sono sempre aumentati in rapporto allo stress episodico, o di lungo periodo
nel 2012 per il fortissimo stato ansioso gli acufeni sono aumentati in volume e frequenza. La cura dal giugno 2012 li ha nuovamente ridotti ma non riportati allo stato precedente completamente.
La mia voglia di esprimermi diversamente dal lavoro che sono stato obbligato a fare sopportandolo male mi ha portato a trovare la mia vera natura espressiva, quella intellettuale, ho studiato archeologia da autodidatta consentendomi di acquisire crediti universitari, di effettuare scoperte, di fondare realtà associative,cooperativistiche, di lavorare (sebbene con i miei limiti) a progetti da me ideati, riscuotendo successi e apprezzamenti, ma contemporaneamente a vivere una realtà difficile fatta di ricollocamento, precarietà lavorativa ecc. In sostanza ora che ho acquisito i titoli, le competenze i contatti e un nome , la mia malattia che si è alimentata di tutto questo stress di questi anni è arrivata al punto di bloccarmi. Va anche detto che sia la mia autoanalisi, che la psicoterapia hanno messo in luce mie problematiche psicologiche fina dalla pubertà legate ad una menomazione che ho, non avendo l’uso del OD per via di una cataratta congenita. E ho vissuto male e in tensione con l’incubo di diventare cieco per tutta l’adolescenza pur vivendo con utanti interessi fra cui la musica che ho praticato attivamente. Dalla II media ho cominciato ad avere “preoccupazioni” ed avvertire senso di inferiorità e paura che mi hanno creato problemi scolastici, continuati al liceo. Non avevo infatti deciso di iscrivermi all’Università. L’ho fatto con un anno di ritardo con un senso di sfida ad una facoltà difficile Med Vet, e ho cominciato ad avere risultati brillanti: in 2 anni metà degli esami, poi è esplosa la “bomba” che si era caricata in tutti gli anni precedenti. Adesso che dopo anni di lavoro insoddisfacente, divorzio, e tanto altro mi riconverto e anche brillantemente, come una nemesi del destino mi trovo di fronte ad un nuovo “arresto forzato”.

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Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Nel complesso, si direbbe che a Pisa abbiano formulato una diagnosi più definita, e del resto coerente con il tipo di terapie, a meno che litio e depakin e gabapentin non fossero stati inseriti solo per la cefalea, ma in quel caso lo avrebbe fatto il neurologo in separata sede.

Esistono farmaci efficaci nel controllare le sindromi depressive ricorrenti di questo tipo che agiscono meglio quando i sintomi prevalenti sono di tipo depressivo, o ansioso, rispetto ai classici disturbi bipolari con sintomi prevalenti di tipo irritabile-espansivo o con alternanza ciclica di fasi.

Quindi direi che in termini di prove farmacologiche rimane qualcosa da provare (togliendo cose sperimentali, parlo di farmaci già consolidati). Di antidepressivi ha provato invece tutte le varianti, ma non è detto che nelle forme bipolari II serva un antidepressivo al di fuori delle fasi maggiori.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 268XXX

Gent.le Dottore,
grazie per la celere risposta. Le confermo che gli stabilizzatori a Pisa (Depakin in primis, Gabapentin ) e a Milano (Lyrica) sono stati inseriti in terapia esclusivamente per la patologia psichiatrica. Non c'è stata mai concomitanza di crisi in atto già, come riportavo, da diversi anni, ovvero dall'inizio costante di assunzione di SSRI.
L'ultima terapia in ordine di tempo (giugno 2012) a causa del forte innalzamento della quota ansiosa si è basata proprio sulla prescrizione di dosaggi alti di Depakin Chrono 500 x 3, con buoni risultati. Il parere che Le chiedo, al di là della terapia che sto continuando a seguire, è se a questo punto, dopo gli ultimi anni passati da un lato alla ricerca di una adeguata terapia, ma dall'altro sempre sotto pressione da eventi esterni, non sia il caso di "fermarmi" e delegare tutto per un certo periodo di tempo. Perchè se è vero che posso aver individuato cause e soluzioni alle problematiche "croniche" che hanno eroso le mie energie psico-fisiche negli ultimi anni, è anche vero che il mio cervello come dice Lei nel blog "La donna della tela" [..]La fuoriuscita dalla depressione deve pertanto cominciare dalla cura del cervello, perché ciò che è fuori, in questa malattia, è prima di tutto il prodotto dello stato del cervello. Anche quando c’è stata una apparente causa, le cose non cambiano[...]. Ed è ciò che sta accdendo a me. Secondo Lei, potrebbe giovarmi a questo punto, fare ciò che non ho mai fatto, ovvero ricoverarmi in una struttura adeguata non solo per approfondire l'uso monitorato di altre terapie a cui Lei faceva riferimento, ma soprattutto staccare completamente e allontanarmi anche dal mio ambiente che mi ricorda che ho compiti da assolvere e che vorrei assolvere ma che non essendo in grado di farlo, ciò innesca una spirale che mi mantiene in uno stato di "esaurimento" costante? La ringrazio anticipatamente. Cordiali saluti.

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Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

I ricoveri sono periodi di durata limitata (2-3 settimane), che possono servire a introdurre cure nuove, fare accertamenti, allontanare una persona da un ambiente che in quel momento è invivibile etc.
Se non ce n'è necessità medica, equivalgono a periodi di riposo che allora può organizzare in forma diversa da una degenza.
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente 268XXX

Gent.le Dottore,
l'opportunità di un ricovero è per avere una maggiore osservazione e approfondimento dello stadio della malattia, perchè non ritengo di averne mai avuta una. Non si tratta solo di riposo o meglio allontanamento perchè non mi chiuderei in ospedale per "evitare" la vita, ma voglio farlo per trovare la strategia migliore (e a questo credo risponda meglio una osservazione prolungata e accertamenti più approfonditi) per curare questa forma di "esaurimento" psico -fisico costante che mi invalida, (visto che a tutt'oggi non dispongo di una diagnosi univoca!) e mi rende un uomo "finito" mentre dentro di me non mi considero affatto tale!Ho un lavoro che mi aspetta e a 49 anni mi sento come un vecchio di 70, non per la mancanza di entusiasmo e prospettive, desideri di realizzazione, o timori di affrontare la vita e le responsabilità. Certo ho l'ansia, ma è un corredo sintomatologico, una reazione che si è evoluta per i timori per il presente e il futuro derivanti dal mio stesso stato di "disabilità energetica psico-fisica"
Moltissimi apprezzano le capacità intellettuali, per motivi professionali, (anche se le mie apparizioni in contesti in cui esprimerle si sono via via rarefatte ovviamente..) ma mi manca l"energia mentale": mi sento come quei cellulari con buone funzionalità e opzioni, ma con la batteria che col tempo ha cominciato a scaricarsi in sempre minor tempo.
Lei stesso ha affermato che esistono altre terapie oltre quelle che ho indicato, ad esempio l'uso sempre più diffuso di antipiscotici in determinati casi di disturbi dell'umore, tanto per fare un esempio.
Io ho pensato ad una permanenza in centro specializzato dove ritengo di poter avere maggiore possibilità di essere osservato e quindi avere maggiore opportunità per un orientamento diagnostico più certo senza il quale, Lei mi insegna, nessuna strategia terapeutica può avere maggiori probabilità di efficacia. A maggior ragione,come è prassi, sia necessario modulare dosaggi o cambiarla del tutto. Ma questo anche perchè mi si dica ad esempio di non assumere impegni professionali per un certo periodo di tempo. Allora sì che in quel caso con una maggiore tranquillità che sto affrontando la "cosa" nella maniera migliore, nell'ambito delle attuali possibilità della medicina, potrei organizzarmi un periodo sabbatico utile anche questo come "terapia complementare".
Lei che farebbe al posto mio?

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Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Capisco, però non vedo di preciso perché questi aspetti, sia relativi alla diagnosi che alla scelta di una cura nuova non possa essere risolti in un contesto normale.
In una clinica dovrebbero osservarla mentre fa cosa ?
Lasci valutare questo al medico che la segue. Le consiglierà lui nel caso un ricovero se ce n'è motivo, se è solo per chiarire una diagnosi non saprei se è il modo migliore o l'unico. Inoltre ne avrebbe solo un'altra diagnosi, o una conferma di una quelle avute.
Dr.Matteo Pacini
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