Utente 178XXX
Salve gentili medici,
so benissimo che la questione è stata toccata più volte ma non ho riscontrato risultati soddisfacenti leggendo risposte ad altri consulti. Gli antidepressivi, sia di tipo SSRI che triciclici, che effetto hanno a lungo termine (trattamenti da 6 mesi fino a svariati anni) sul cervello e sulle sue funzionalità? Quando in passato ho assunto Ludiomil per 1 anno mi sentivo spesso con i riflessi non al massimo, seppure la medicina fosse richiesta per il mio disturbo. Recentemente mi è capitato di leggere un articolo del Dott. Francesco Ruggiero, nel quale si esplicava che la Fluoxetina aveva un atteggiamento vantaggioso nella neurogenesi. Gli antidepressivi agiscono sulla deviazione del pensiero a lungo termine? In rete, si leggono alcuni casi del genere... Perché gli antidepressivi provocano "intontimento", perdita di riflessi e della reattività? O questa cosa è vera solamente per i triciclici? La domanda definitiva quindi è: ci sono evidenze scientifiche dimostranti che gli antidepressivi non alterino il pensiero nè la capacità di svolgere alcune attività anche a distanza di anni da un'assunzione più o meno prolungata?

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Dr. Vassilis Martiadis

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Gentile utente,
Esistono molti studi che evidenziano come un trattamento antidepressivo, con ssri o snri, comporti un aumento dello sviluppo neuronale in alcune aree cerebrali, soprattutto attraverso un aumento della produzione di bdnf, ossia del fattore neurotrofico derivato dal cervello. Gli effetti che lei riferisce sono effetti collaterali, legati all'azione di alcune molecole su sistemi di neurotrasmettitori come quello dll'istamina, o altri ancora, che determinano un diverso grado di seduzione, con tutti i fastidi ad essa legati. Allo stato, anche dagli studi prospettici di lungo termine, non emergono dati rilevanti sui danni da lei paventati o temuti.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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Dr. Diego Corazza

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Concordo ed aggiungo, per rispondere ad un suo quesito specifico, che gli effetti negativi sulle performance mnesico-cognitive vale a dire sulle capacità di ricordare e pensare (correlati all'azione anticolinergica) e gli effetti sedativi che influiscono sul suo stato di veglia (secondari all'azione antiistaminergica) erano pressoché una costante degli antidepressivi triciclici. Con i nuovi antidepressivi (SSRI, SNRI...) questi effetti collaterali sono stati minimizzati, con differenze tra le varie molecole. Quelle più selettive in pratica non hanno effetti negativi sulla sfera cognitiva. D'altro canto, come chiarito dal collega, pare abbiano un effetto stimolante sulla neurogenesi, sulla nascita di nuovi neuroni anche nel cervello adulto, con implicazioni positive sulle prestazioni cognitive.
Infine confermo il profilo di sicurezza a lungo termine che emerge non soltanto dai lavori scientifici ma anche dalla pratica clinica: la seconda generazione degli antidepressivi sono in commercio da piu di 25 anni (il capostipite, la fluoxetina, ha avuto la autorizzazione della FDA nel 1987) e rientrano tra le classi di farmaci più prescritte al mondo anche per terapie a lungo termine.
Dr. Diego Corazza
Psichiatria - Psicoterapeuta
www.diegocorazza.it