Utente 319XXX
Buongiorno, oggi prendo coraggio e decido di scrivere la mia storia perché ho davvero bisogno di aiuto o quanto meno di consigli.
Sono fidanzata da anni con un ragazzo che ritenevo stupendo, un po' timido, ma non potevo immaginare cosa si celasse dietro tanta riservatezza.
Nel nostro rapporto tutti gli aspetti andavano bene (dalla sessualità, alla complicità intellettuale, grande rispetto reciproco per i propri spazi e interessi, molta fiducia visto che abbiamo un rapporto a distanza, ma ci vediamo spesso.)

Da un anno circa però ho cominciato a notare cambiamenti del suo umore, molta stanchezza (a detta sua per problemi sul lavoro) e spesso vedevo il suo sguardo assente.
Dopo diverse discussioni in cui l'ho sollecitato e un mio attacco di gelosia (fatto senza prove giusto per vedere le sue reazioni) è esploso confessandomi di avere commesso degli errori nei miei confronti, di avermi tradita (rapporti tutti occasionali in cui ha sperimentato la sua sessualità) ripetutamente per alcuni anni durante la nostra relazione, ma ormai da tempo finiti. Ha definito questo suo atteggiamento un'ossessione per il sesso, dal quale usciva profondamente schifato di se stesso ma non riusciva a smettere, e così continuava a stare con me perché comunque mi ama (ora più che mai!) e io lo rendevo migliore rispetto a tutto quello che poi faceva.
Se tutto si fosse fermato a questo lo avrei mollato e sarei andata dolorante per la mia strada. Ma il problema è che dopo la sua confessione, ha cominciato a manifestare una serie di problemi, creandosi una sua realtà di persecuzioni e alla fine ha tentato più volte di suicidarsi.

Alla fine, io spaventata da tutto ciò non sono riuscita più ad allontanarmi, anzi ho rimosso la confessione, concentrandomi solo sul bisogno di salvarlo da se stesso. E' stato ricoverato e sottoposto a cure con farmaci antidepressivi e antipsicotici. Adesso sembra un altro ed in questi giorni ci siamo legati più che mai. Siamo diventati, oserei dire, dipendenti e insostituibili l'uno per l'altro. Io non provo schifo né rabbia per quello che mi ha fatto, ma mi chiedo adesso che dovremo separarci come devo fare? Come posso prendermi del tempo per capire se basta perdonare per ricominciare? Io non ho realizzato quello che mi ha fatto.

Ho paura che mi sto illudendo e che ho ulteriormente alimentato la dipendenza affettiva che avevo nei suoi confronti. Lui adesso mi ha detto chiaramente che vuole stare con me, avere una vita normale con me, quella vita che abbiamo sempre sognato e progettato insieme. Ma io non so cosa fare, mi sento impantanata. La cosa che mi fa più paura è che sto male non per quello che mi ha fatto, ma perché ho paura di separarmi da lui. Vorrei riuscire a razionalizzare la situazione.
Grazie

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Sembrerebbe la manifestazione di un disturbo bipolare attenuato, con una fase ipersessuale in comcomitanza con una relazione che peraltro funzionava bene e una successiva di pentimento e disperazione, e considerando anche la cura data.

Il perdono non è questione medica, diciamo che il fenomeno in sé poteva anche non comportare per lui sofferenza, soltanto fastidio e dispiacere perchè lei lo aveva scoperto, mentre invece da come lo racconta è stata una confessione sofferta. La descrizione del comportamento come una "ossessione" può anche essere un modo di farla digerire a Lei, bisognerebbe per questo sapere cosa lui pensa indipendentemente dalle reazioni che suscita negli altri raccontandolo.

"(rapporti tutti occasionali in cui ha sperimentato la sua sessualità e lascio a voi immaginare, perché non credo sia questa la sede adatta per descrivere"

Qui non è però chiaro se fosse una sessualità molto diversa da quella tra di voi (e che andava bene) oppure semplicemente una spinta a fare sesso anche con altre persone.
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente 319XXX

Gentile dottore, io non l'ho scoperto mi ha confessato tutto lui perché non ha mai lasciato tracce dei tradimenti, e semmai ho avuto sospetto di qualcosa, non sarei arrivata a quel tipo di tradimenti. I rapporti di cui parla sono tutti rapporti normali, niente di estremo a sua detta, ma comunque ripetuti.
Ha accettato i farmaci e il riposo solo grazie alla mia presenza costante.

Adesso che lui sembra stare meglio, i miei dubbi sono di due ordini:
1) da una parte ho paura che i soli farmaci abbiano tamponato i suoi disturbi, calmando le intenzioni di suicidio, ma che non abbiano svelato (come forse avrebbe fatto una terapia con colloqui) perché ha sentito l'esigenza di sperimentare queste situazioni sessuali visto che era appagato dal nostro rapporto?;
2) dall'altra parte ho paura per me stessa, perché non riesco a capire come comportarmi, o meglio perché mi comporto così "normalmente", senza pena, schifo, rabbia.

Questa paura che provo nel distaccarmi da lui è più grande della paura di quello che mi ha fatto, di quello che potrebbe farmi se non è veramente guarito. Sono sempre stata una persona razionale, capace di autoanalisi. Ma adesso mi sento senza energia, svuotata. Gli ho chiesto del tempo per capire, ma a volte sento troppa pressione da parte sua. Ho paura che siamo troppo dipendenti l'uno dall'altro. Come posso agire per non disturbare il suo equilibrio così precario?

[#3] dopo  
Utente 319XXX

Le vorrei chiedere una spiegazione (se possibile). Lei ha parlato di disturbo bipolare attenuato. In cosa consiste? Ed è una patologia dalla quale obiettivamente si può guarire o una volta manifestatasi con questo episodio più eclatante rimane poi latente fino al prossimo episodio? Lo psichiatra che lo segue ha detto che al momento dei tentativi di suicidio soffriva di depressione con psicosi. Dopo la cura con i farmaci è stato rispedito a casa, dicendo che ha risposto bene ed è fuori pericolo, anche se deve continuare con altri farmaci (di cui non so).

La sua famiglia tende a normalizzare la situazione. Ho suggerito così di ricercare qualcuno che lo segua con una terapia oltre quella farmaceutica. Credo che debba parlare, buttare fuori tutto quello che ha dentro per ricercare i motivi dei suoi comportamenti, non tanto per me, quanto per lui per intraprendere un percorso che lo faccia uscire veramente (se possibile) da questa situazione. In questi giorni sono stata io la sua terapeuta, ascoltando (sono l'unica con cui parla apertamente di tutto), ma quanto è giusto?

Ora però sento addosso tutto il peso di quanto è successo e mi ritrovo incapace di fare le mie cose, non dormo bene e ho sempre dolore al petto

[#4]  
Dr. Matteo Pacini

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E' un'ipotesi basata sul tipo di problema e sulla cura data.


" Credo che debba parlare, buttare fuori tutto quello che ha dentro per ricercare i motivi dei suoi comportamenti,"

Questa è convinzione della maggior parte delle persone, che ci sia da "buttare" fuori chissà quale motivo o spiegazione, in realtà è la speranza che questo aspetto negativo sia legato ad un "rospo" che può essere sputato dopo di che la persona "guarisce" nell'anima.

Non è detto che ci sia altro da spiegare. Se è un disturbo dell'umore si alternano fasi di disinibizione ad altre di depressione. Dire che gli eccessi sessuali sono legati all'euforia può avere un senso, ma allora può averlo anche dire che la colpa e la confessione sono legati allo stato depressivo che viene dopo. Questo può ripetersi ciclicamente. Il fatto stesso che lui si senta in colpa e tenda quasi ad amplificare le sue colpe farebbe pensare a uno stato depressivo.
Dr.Matteo Pacini
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[#5] dopo  
Utente 319XXX

Quindi, a me non restano che due soluzioni:

1) troncare di netto e lasciare che si occupi di lui la sua famiglia e i medici che lo seguiranno

oppure

2) prendermi del tempo per capire se effettivamente è stato solo un momento e non c'è rischio che si ripresenti, quindi, magari potremo di nuovo stare insieme come una coppia normale.

Ciò che mi lascia perplessa sono tutti questi se citando "se è un disturbo dell'umore" o come ha detto il suo medico "sembra che reagisce bene, vedremo".
In sostanza non si può affermare con certezza di quale disturbo soffre e se e quando finirà o ho capito male?

Mi scusi se le faccio queste domande, ma sto cercando di capire. Non so nemmeno come comportarmi nei suoi confronti se allontanarmi di netto o mantenere una presenza costante (se non fisica almeno telefonica) per un periodo finché non mi sarò chiarita le idee pure io. Lui si appoggia tantissimo su di me, sembra quasi dipendente da me per un sorriso, mentre ha un rifiuto per i suoi. Io sono felice di stargli vicina, ma mi rendo conto che non sto affrontando la realtà dei fatti, ovvero ciò che ha fatto (tradimenti) e le sue reali condizioni di salute mentale.
Non so se quanto dice è frutto ora della convinzione di stare bene, lui dice di sentirsi "guarito" da un male che lo tormentava oppure questa sua ritrovata calma è solo apparente grazie ai farmaci. La sua famiglia mi chiede consigli sul da farsi perché sono stata io ad accorgermi per prima che c'era qualcosa che non andava in lui, ma a questo punto forse è meglio che io mi dimetta da sua ancora di salvezza.