Dipendenze

Gentile dottore,
Premettendo che ho letto con molto interesse i suoi articoli, (avevo anche pensato di prenotare una visita con lei se possibile) vorrei chiedere se per caso mi sa indicare una clinica per la disintossicazione da metadone. Vorrei precisare che il mio problema è sempre stato solo questo, e che ora non riesco più ad andare avanti così perchè tra l'altro ho dolori tutti i giorni e davvero non ne posso più,Vorrei tornare ad una vita normale e libera e sana. Me l'hanno consigliato in molti, di rivolgermi ad una clinica, ma nessuno mi ha saputo dare un nome. Ne ho trovata una però che però costa addirittura 21.000 euro! E' affidabile, o è una presa in giro secondo lei?
Comunque vorrei davvero uscire da questo problema, anche perchè a Settembre ricomincia l'università e vorrei ritornare a frequentare le lezioni libera da questo problema in cui mi sono cacciata, che è più grande di me.
Grazie,
[#1]
Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.1k 979 248
Gentile utente,

La disintossicazione da metadone non esiste, trattandosi una terapia. Togliere la cura significa riesporsi al decorso naturale della malattia per cui è in terapia, ovvero la dipendenza d aoppiacei.

Non solo non occorre alcuna spesa per togliere un medicinale, cosa che teoricamente si può fare gradualmente a casa propria sotto guida medica, ma la cosa in sé è, se non indicata da un medico al termine di una cura a lungo termine, totamente sbagliata e rischiosa.

Il problema in cui si è cacciata non è il metadone, è la dipendenza da oppiacei, la cura, se sta funzionando è stata ed è la soluzione a tale problema, che altrimenti procede per ricadute con conseguenze decisamente serie.

Sarebbe come se un malato di cuore cercasse una clinica per togliersi la terapia per il cuore, a cui si sente ingiustamente legato.

Detto questo, sarebbe bene che si informasse meglio, da uno specialista, sulla cura che sta facendo, in cosa consiste, perchè è giusto che duri, a cosa serve continuarla anche se si sta bene e non si è più fatto uso di eroina, etc.

Da noi, così come in altri paesi, molte delle ricadute, delle overdose e dei riaggravamenti con complicazioni che prima non c'erano derivano proprio da persone che avevano risolto con una cura metadonica e che poi si sono "levate" il metadone come se il problema fosse la cura e dando per scontato, in maniera assurda, che la malattia naturalmente non c'era più e che quindi l'unico problema rimaneva come togliersi il metadone. Non ne è uscita con le sue forze e con l'aiuto della terapia metadonica, se mai con la forza della terapia metadonica e con il coraggio di curarsi, che poi in gran parte non è neanche coraggio ma disperazione, oppure quella funzione di sopravvivenza che ancora non è intaccata dalla malattia.

Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it
Libri: https://www.amazon.it/s?k=matteo+pacini

[#2]
dopo
Utente
Utente
certamente non ho le qualifiche per contraddirla, ma le vorrei solo dire che secondo me questa è un'istituzionalizzazione. Cioè far rimanere la gente all'interno di un vortice, all'interno del quale, è vero, è entrata da sola,(magari per una leggerezza?) ma dal quale diventa così sempre più difficile uscire. Perchè far diventare una persona cronica quando non lo è ancora? Soprattutto se si tratta di una persona giovane, di 20 anni...si deve dare una possibilità di riscatto o no? Oppure bisogna consigliare di rassegnarsi? Il merito della maturità e della presa di coscienza non è certo per il metadone( infatti conosco molto persone che pur assumendolo, anche in grandi quantità, continuano con comportamenti "devianti"), ma per la propria crescita interiore, che può anche essere il frutto positivo della disperazione. Secondo me certe questioni andrebbero valutate caso per caso, perchè se questa sua risposta è valida per la maggioranza dei pazienti in cura, potrebbe non essere valida per una minoranza. Io non credo che se riesco a liberarmi di queste catene, torno ad avere comportamenti sbagliati (durati in fondo si e no due mesi!!!). Fra l'altro la dipendenza è cominciata proprio con il metadone. Non mi sembra giusto che per una pazzia fatta da ragazzina, ne devi pagare le conseguenze per tutta la vita. C'è gente che sta anni e anni nei SerT, e non penso che questa si possa chiamare vita. Si dovrebbe incoraggiare la gente ad uscire dal metadone, tranne forse certi casi molto gravi, cronici. Vorrei andare in una clinica per tornare ad essere una persona sana, come tutti gli altri. Non è giusto cercare di consolidare e rafforzare un certo ruolo nelle persone, che, sentendoselo ripetere, finiranno anche per crederci. Sei stato un tossicodipendente per un mese, bene, allora devi esserlo per tutta la vita, ecco cosa mi sento in fondo ripetere da tutti. Questa sua risposta mi ha ferito profondamente e mi ha lasciato un forte senso di malinconia.
La ringrazio lo stesso
A
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Dr. Matteo Pacini Psichiatra, Psicoterapeuta, Medico delle dipendenze 43.1k 979 248
"Perchè far diventare una persona cronica quando non lo è ancora?"

Ecco appunto, perché invece lo è. Perché significa che non si ha ben chiaro cosa sia la dipendenza da oppiacei, se si afferma che può "non essere cronica". Questo è far finta di non avere la malattia. E' lo stesso esempio di prima: uno ha un infarto, o stava per averlo, gli si scopre il problema al cuore, e si fa finta che potrebbe anche finir lì'. Non lo si fa, si sa benissimo che non va avanti così, dopo di che ognuno faccia come vuole, ma non esiste che la malattia non sia cronica.

"Si dovrebbe incoraggiare la gente ad uscire dal metadone, tranne forse certi casi molto gravi, cronici."


No, totalmente il contrario, scoraggiare. E' criminale spingere le persone a mettersi nella condizione di perdere tutto quello che avevano ricostruito, morire di overdose, ammalarsi di una dipendenza sostitutiva come l'alcolismo etc- Queste sono le cose che capitano quando va male a chi "è uscita" dal metadone.
Molti smettono la cura dopo un lungo periodo e stanno bene per anni, c'è chi poi la deve reiniziare e chi non più. Ma questo è diverso da dire che si deve cercare di "uscirne". Uscire da una cura salvavita ? Sulla base del fatto che scoccia continuarla ? Non mi sembra un gran ragionamento medico.

"Vorrei andare in una clinica per tornare ad essere una persona sana, come tutti gli altri."

Togliendo la cura (la clinica è una scusa) torna ad essere un soggetto con una dipendenza ma non curata.

"Sei stato un tossicodipendente per un mese, bene, allora devi esserlo per tutta la vita,"
E' una frase priva di senso, perché tossicodipente non significa aver usato droghe, significa che una parte del cervello è cambiata, e non torna a posto così come se niente fosse. Non torna a posto neanche dopo anni di cura, il che non signfiica non poter vivere felici, ma che non c'è più un controllo sul rischio di ricaduta. A volte si riesce a tenerla spenta e anche a cessare le cure, con lunghi periodi di assenza di sintomi. E' un gran risultato ma bisogna evitare di annullare tutto con queste campagne contro se stessi, quale quella che sta conducendo.

"Questa sua risposta mi ha ferito profondamente e mi ha lasciato un forte senso di malinconia. "

Non è questo il problema, non fornisco risposte sbagliate per far piacere a chi legge e indurlo in errore. Questo è il ragionamento che tutti i tossicodipendenti che si curano presto (per fortuna) fanno, con il risultato immancabile di ricadere, o di morire di questa assurda decisione di non curare la propria malattia facendo finta che non esista più.

Sinceramente, le questioni sono due. Capire in cosa consiste la malattia, ed evitare anche di farne un problema più grande, perché alla fine se Lei si fosse ammalato di diabete da giovane, di epilessia, di cuore, di asma, non avrebbe deciso che solo perché ha avuto solo una o due crisi è tutto finito e non deve considerarsi malato, che è una violenza, una istituzionalizzazione etc.

Chi si cura spesso cerca di togliersi le cure, e sta male mentre lo fa, e non c'entra niente l'astinenza, c'entra che il cervello dà segnali importanti per far capire che trae beneficio dalla presenza della cura. Alla fine, tolto questo, la cura non è complicata, e invece la malattia lo è.

Aiutare una persona a togliersi una terapia salvavita dietro ad un ragionamento che è la negazione stessa della diagnosi: malattia cronica recidivante, non perché deve essere durata secoli prima di essere una diagnosi, "cronico recidivante" è una prognosi che serve a prevenire l'aggravamento e le complicazioni.

Personalmente ho conosciuto e seguito pazienti che dopo essersi tolta la cura non sono ricaduti fino ad ora, altri che sono ricaduti dopo anni di benessere, e si sono curati di nuovo. Quelli che invece si sono voluti togliere la cura con la sua convinzione non hanno mai avuto un buon esito. E' noto che togliersi una cura metadonica in poco tempo oltretutto espone anche ad un rischio elevato di overdose.

Cerchi invece di documentarsi meglio su come si gestisce questa cura, ne otterrà i risultati migliori e uscirà (da questo sì deve uscire) dal tunnel della negazione della dipendenza, che è quello che spinge verso le ricadute anche se si poteva evitarle.

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