Utente 770XXX
Gentili medici, innanzitutto un grazie di cuore da parte di chi, come me, sentendosi spaesato in un momento così brutto riceve delle risposte così esaurienti come quelle che date su questo sito, ed infatti se non avessi letto le tante risposte che date ora non saprei nemmeno cosa mi sta capitando, quindi innanzitutto grazie.
Provo a spiegare:
Circa 4 mesi fa mi sono svegliato all'improvviso di notte non riuscendo a deglutire, una paura folle e da lì sono cominciati i problemi: visite pneumologiche (sono un fumatore), gastroscopia, visite dall'otorinolaringoiatra. Mi è stata diagnosticata una esofagite di grado A e sono stato curato dapprima con esomeprazolo e poi con levobren. Quando sembrava tutto passato, per scongiurare una eventuale allergia (di cui ho già sofferto) mi reco dall'omeopata che però considerandomi sotto stress mi prescrive l72 lehning (che non sapevo assolutamente si trattasse di un ansiolitico omeopatico.) dalla prima somministrazione (5 luglio) è cominciata la mia odissea: stati d'ansia che mi hanno portato al pronto soccorso con le dita delle mani contorte e bloccate, poi la perdita di interesse verso tutto e tutti, fino all'idea di impazzire perchè è quasi come se non riuscissi a controllare i miei pensieri. Da ormai più di un mese vivo così (con alti e bassi) pur continuando a svolgere la mia vita ma con enormi sacrifici. Vi chiedo se potrebbe trattarsi di una reazione a quei 'medicinali' o se , secondo voi, è il caso di intraprendere una terapia farmacologica (naturalmente prescritta da un medico). E soprattutto: tornerò ad essere quello di una volta e ad avere il controllo su me stesso?
Grazie...di cuore

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,
inizierei la gestione della cosa da una diagnosi attuale, da far fare ad uno specialista. L'omeopata può intendersi dell'uso di alcuni prodotti, ma il problema è che la diagnosi non mi sembra sia stata fatta, poiché "ansia" è una diagnosi vaga e comune a diverse condizioni. Il prodotto che lei cita ha una composizione espressa in tipi di pianta, quindi non è semplice risalire a cosa c'è dentro in termini di molecole, almeno per me.
Può anche darsi che semplicemente non abbia fatto effetto e la sua condizione sia evoluta come sarebbe evoluta spontaneamente, senza che quel trattamento abbia avuto alcun impatto, né positivo né negativo.
In conclusione le consiglio una valutazione psichiatrica per mettere a punto diagnosi e terapia.
Dr.Matteo Pacini
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[#2]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Concordo col collega Pacini per quanto riguarda la necessità di un inquadramento diagnostico preciso, che permetterà di impostare una terapia.
In questi casi, oltre alla terapia farmacologica, possono essere utili colloqui per esaminare le possibili cause del disturbo:difficoltà lavorative, di studio, familiari, decisioni o scelte che non si riescono a prendere, lutti, ecc. Se questa sofferenza non è una "tegola" caduta da chissà dove, ma ha un'origine comprensibile spaventa un po' meno, no?
Altrettanto importante, anche se sembra banale dirlo, è che col terapeuta si instauri un rapporto di fiducia, non limitato alla prescrizione farmacologica:avere una "sponda" solida alla quale rivolgersi in caso di crisi o anche solo di dubbi è una parte, non piccola, della cura.
Cordiali saluti
Franca Scapellato

[#3] dopo  
Utente 770XXX

Innanzitutto grazie. Di certo i problemi (economici, università, morte di mio padre quando ero adolescente) ci sono tutti...ma sono sempre riuscito a superare con la fiducia nel futuro tutti i momenti bui. Ora mi sembra di vivere in un sogno, la mente ovattata e soprattutto il terrore di non riuscire mai più ad essere come prima.
I farmaci purtroppo mi spaventano per il semplice motivo che ho esperienze in famiglia di chi li prende da anni senza riuscire a smettere e continuando ad avere ciclicamente gli stessi problemi. Vorrei uscire da questo tunnel comprendendo le cause e provando a ricominciare come faccio ogni mattina. Di cert in alcuni giorni sembra tornare tutto come prima e mi sento 'guarito', ma poi il mattino seguente sono di nuovo punto e a capo...
Grazie ancora

[#4]  
Dr. Matteo Pacini

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Caro utente,
comprendere le cause e risolvere i problemi di ora sono due cose distinte. Diciamo che le cause conosciute dell'ansia sono svariate, mentre quelle dei disturbi d'ansia sono fondamentalmente una predisposizione genetica, che da sola non è sufficiente sempre a far venire il disturbo e soprattutto non sempre nella stessa età e con la stessa gravità. Poi ci sono stress ambientali che però non hanno sempre un senso, cioè non ricerchi tanto una interpretazione "storica" della sua ansia, ma parta dalla situazione attuale, cerchi di tamponarla e poi, se vi sono condizioni stressanti nella sua vita, cercherà di individuarle meglio con l'aiuto di uno psicoterapeuta. I farmaci sono qualcosa che è nelle sue mani, non producono alcuna condizione di dipendenza. Si è spesso dipendenti dal desiderio di NON AVERE IL DISTURBO, posizione che ci porta a ritenere la cura come sintomo della malattia, e non viceversa (la malattia come ragione per cui si assume una cura). I disturbi ciclici ricorrenti sono frequenti (più frequenti di quelli che vengono una volta sola e basta), quindi non è strano rispetto al disturbo. Il tunnel quindi è continuare a interrogarsi sui "perché" della malattia tenendosi lontani dal benessere.
Dr.Matteo Pacini
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[#5]  
Dr.ssa Franca Scapellato

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Le persone non sono tutte uguali, e la risposta ai farmaci è soggettiva: nel suo caso servirebbero a farle ritrovare un po' di serenità in un momento difficile, come succede a tante persone che assumono i famigerati "psicofarmaci" per un po' e poi smettono quando stanno bene.Naturalmente la chimica non è tutto, il farmaco permette di stare a galla, poi a nuotare ci deve pensare lei.
Comunque il primo passo è quello di una diagnosi precisa, se no continua a girare a vuoto e in più a sentirsi in colpa perché non riesce a "farcela da solo".
Saluti
Franca Scapellato

[#6] dopo  
Utente 770XXX

Nelle vostre parole rivedo tante cose che io stesso non riuscivo a vedere...la dipendenza dal desiderio di non avere il disturbo, sentirmi in colpa perchè non riesco a farcela da solo: sono 2 frasi che mi hanno colpito particolarmente perchè è proprio ciò che provo. Purtroppo la mia situazione economica mi impedisce di effettuare una psicoterapia (si parla di sedute da 70 euro in su) e all'asl le attese sono immense. Perciò qualora dovessi recarmi da uno psichiatra e questo dovesse prescrivermi dei farmaci, spero di riuscire poi da solo a ritrovare la serenità per poi non doverne più assumere. Ho deciso comunque di aspettare la fine di questo mese (per vedere se posso evitare di cominciare una cura) in quanto da settembre dovrei cominciare a lavorare e forse una vita più equilibrata e con qualche responsabilità in più mi servirà ad equilibrare il mio sistema nervoso. Ma se nonostante ciò questo malessere che non si tocca ma che mi consuma dovesse perdurare allora non esiterei a recarmi da uno specialista.
Che dire...speriamo bene - io ho fiducia e tanti progetti per il futuro e devo raggiungerli per me e per tutte le persone che giorno dopo giorno fanno sacrifici per me.
Grazie Dottori, non avete idea di quanto mi hanno tirato su le vostre parole; prima mi sembrava di avere un disturbo unico ed incurabile, ora sono più sereno.
Grazie ancora.

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Un ultimo consiglio
"spero di riuscire poi da solo a ritrovare la serenità per poi non doverne più assumere"
Non si concentri su questo pensiero, ma su quello che può star bene. Ci sono persone che passano anni a arrovellarsi su come smettere i farmaci, e per questo non prendono dalle terapie "il meglio" nel tempo. La serenità la usi per curarsi.
Dr.Matteo Pacini
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