Utente 370XXX
Salve, ho un grave problema da qualche mese.
A ottobre ho iniziato a scrivere a tesi di laurea, ho avuto parecchi problemi nell'inquadrare l'oggetto della tesi, il correlatore era poco chiaro ed ogni volta che andavo a parlarci mi dava indicazioni diverse. Premetto che solitamente sono sempre stato uno studente brillante e ho passato tutti gli esami con una votazione discreta. Ma con la tesi è stata tutta un'altra storia, non riuscivo proprio a concentrarmi e inizialmente ho perso parecchio tempo, posticipando continuamente l'inizio della stesura, anche per la difficoltà nel capire cosa effettivamente scriverci. Durante quel periodo non facevo nulla, ma in ogni caso ero continuamente sotto pressione e la tesi era sempre al centro dei miei pensieri. Poi quando mancavano poco meno di due settimane al momento della consegna, ho iniziato a scriverla, ma passavo le ore davanti al pc, riguardandola e riguardandola, consapevole che fosse uno schifo, aggiungendo pochissime righe al giorno. Avrei dovuto laurearmi a dicembre, ma ho dovuto rimandare, perchè non riuscivo a scrivere questa tesi, eppure erano solo poche pagine e i miei compagni di corso l'hanno affrontata senza problemi. Durante questo periodo ho iniziato a dormire male, pensando alla tesi in ogni momento e chiudendomi in casa tutto il giorno per fare questa tesi, che però non riuscivo a fare. Oltre a questo ho in casa mia sorella che, dopo essersi lasciata a giugno scorso, ha avuto un periodo nero e se ne sta tutto il giorno accasciata sul divano, tormentandosi sulle proprie colpe per la fine della relazione e dicendo continuamente che non vuole più vivere.
Non so come alla fine sono riuscito a scrivere tutte le pagine per metà dicembre, potendo così laurearmi a gennaio. Da quel momento però ho iniziato a pensare e ripensare al mio stato mentale. Perchè mi sono ridotto così? Non riesco più a pensare normalmente, non riesco più a dormire come prima, non voglio più uscire di casa e sto tutto il giorno sul divano a pensare e a tormentarmi. Penso di essermi bruciato il cervello, e che ormai non ci sia più niente da fare. Faccio continue ricerche su internet per capire cosa possa essere successo.
Alla fine su pressione dei miei amici ho consegnato una tesi orribile, senza nessuna speranza che fosse accettata. Due settimane fa, il giorno della laurea, non volevo neanche presentarmi, ma su pressione dei miei genitori sono andato e incredibilmente sono passato con una buona votazione. Ma anche se ormai mi sono laureato, il problema peggiore è rimasto, ho il cervello bruciato. Io quattro mesi fa stavo bene, adesso sto malissimo e non riesco a tornare come prima.
Ieri i miei genitori hanno portato me e mia sorella da uno psichiatra che in solo mezz'ora di colloquio mi ha diagnosticato una depressione minore. E mi ha prescritto i seguenti farmaci: al mattino Sereupin 20mg e Anafranil 25mg, alla sera Mirtazapina 30mg e Depakin 200mg, in più Xanax 0,5mg da prendere quando voglio. Non sono troppi?

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Dr. Vassilis Martiadis

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In effetti per una depressione "cosiddetta minore" l'associazione di tre antidepressivi diversi potrebbe apparire eccessiva, soprattutto per un primo episodio. Potrebbe essere opportuno chiedere un secondo parere per rivalutare diagnosi e terapia.
Cordiali saluti
Dott. Vassilis Martiadis
Psichiatra e Psicoterapeuta
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[#2]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
aggiungo anche un mio commento.

Premetto che sono d'accordo con il mio collega, il quale si è appena espresso in modo breve ma sostanziale.

Con i limiti di una consultazione a distanza,
mi pare che il Suo problema sia stato affrontato in maniera sommaria:

la Sua sofferenza può essere effettivamente spiegata dallo stato Depressivo, ma esistono anche le depressioni "reattive" (in reazione agli eventi e alle circostanze della vita), e in tali casi di prima battuta non è la cura farmacologica, ma piuttosto l'osservazione per qualche mese (nel caso della depressione "reattiva", questa spesso va via dopo un certo tempo dalla rimozione dei fattori che l'hanno provocata - quei fattori ai quali si è manifestata questa "reazione" depressiva). Possono essere necessari anche alcuni mesi per riprendersi, ma la cura farmacologica non è indicata in prima battuta; inoltre, potrebbe essere più utile un intervento "relazionale", ovvero di valenza psicoterapeutica, visto che le influenze altrui - degli amici, dei genitori - hanno qualche effetto - vuol dire che la persona è passibile ad un intervento relazionale, e che si può lavorare tramite la comunicazione).

Tornando ai fattori che avrebbero potuto provocare tale Suo stato depressivo, fra questi potrebbe essere il tipo di impegno (la tesi) che ha le caratteristiche diverse rispetto al materiale da preparare per gli esami (il lavoro su una tesi presume una maggiore capacità decisionale autonoma: e forse questi sono i Suoi tratti ancora non abbastanza forti, ancora in via di sviluppo, ma Lei ci è riuscito comunque);

l'altro fattore poteva essere "l'accompagnamento" non del tutto ottimale da parte del correlatore (magari in futuro Lei potrà avere più libertà e più iniziativa propria nello scegliere le persone con le quali lavorare);

l'altro fattore ancora - lo stato della Sua sorella (in realtà, il malessere della sorella poteva essere ed è un'occasione per Lei di mobilizzarsi nel sostenerla, mettendo al secondo piano le proprie difficoltà, le quali ultime allora potevano e possono essere viste come meno tremende - di fronte ad una sofferenza altrui - e dunque, un po' paradossalmente (ma in realtà, del tutto logicamente) i propri problemi sono allora più superabili. Tuttavia, è andato così che la situazione della Sua sorella ha peggiorato la Sua, e questo può significare che nelle strategie di voi due di come affrontare lo stress e le difficoltà possono esserci degli elementi in comune... anche se siete diversi. Questi elementi in comune (i quali la Sua sorella manifesta più apertamente, e Lei - magari cerca di dominarli di più) - potrebbero avere a che fare più con l'assetto psicologico in tutta la famiglia, e l'approccio più indicato a questo aspetto specifico (del come si affrontano le difficoltà, l'abbandono ecc.) è più a livello psicoterapeutico.

Potevano e possono esserci anche gli altri fattori scatenanti la depressione, la ricerca dei quali è importante per neutralizzarli e per poter riprendersi.

Inoltre, spesso succede che lo stato Depressivo riattiva i vecchi problemi psichici, i quali sono stati dimenticati ma potevano essere latenti, come dei punti "suscettibili" (i quali non fanno male finché non vengono toccati). Non in tutti i casi per queste "problematiche latenti" la farmacoterapia è l'approccio di prima scelta. In alcuni casi - sì (ad esempio, nei casi degli episodi depressivi anche pregressi o dei disturbi d'ansia preesistenti ma sotto un apparente controllo), in alcuni casi - no.

Tutto questo richiede appunto qualche colloquio in più e un certo periodo di osservazione. Lo psichiatra può essere affiancato in questo lavoro da uno psicologo-psicoterapeuta. Anzi, forse lo psicoterapeuta poteva essere la prima figura alla quale rivolgersi.

Ovviamente, pur esprimendomi in maniera critica rispetto all'approccio dello specialista che L'ha visitato, non posso essere obbiettivo quanto lui, perché lui L'ha visitato dal vivo (e benché si è trattato di mezz'ora, è sempre mezz'ora dal vivo e non a distanza, non via internet). Dunque, non posso escludere che la gravità della Sua situazione richiede anche le cure farmacologiche. Tuttavia, come ho scritto sopra, probabilmente non solo le cure farmacologiche !

Ora, rispetto alla cura farmacologica, effettivamente mi suscita un certo dubbio la sua composizione: vedo l'abbondanza dei farmaci Antidepressivi (tre farmaci antidepressivi, uno stabilizzatore di umore e un ansiolitico). Mi sembra purtroppo un approccio non corretto.. Penso che sarebbe stato più ottimale vedere prima se è sufficiente solo un Antidepressivo (come in molti casi), e solo se quello non sarà sufficiente, pensare ad una terapia "composta" con più di un antidepressivo.

Chiederei un parere alternativo e mi rivolgerei anche ad uno psicoterapeuta.
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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L'utilizzo di tre antidepressivi contemporaneamente non ha alcuna indicazione in nessun tipo di trattamento.

L'aggiunta di altri farmaci fa considerare che la diagnosi non sia esclusivamente quella indicata, sebbene il primo passaggio sarebbe stato preferibile in mono terapia.

Sarebbe utile sentire un altro parere.
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[#4] dopo  
Utente 370XXX

Vi ringrazio molto per l'aiuto. Il problema principale è che da un mese e mezzo a questa parte non sono più riuscito a dormire come prima. Prima dormivo 7 ore e mezza ogni notte, adesso è già tanto se riesco a dormirne 4, nonostante il mio sforzo di rimanere a letto per tutte le ore di sonno di cui avrei bisogno. Ho paura che la sola psicoterapia non possa essermi molto utile, proprio perchè il mio problema principale sembra essere il sonno. La mia preoccupazione è che, siccome non sono più riuscito a dormire, ormai sia nato un danno irreparabile e non credo di poter ritornare a dormire come prima. Soprattutto per questo sono dell'idea che non mi rimanga altra speranza che provare dei farmaci, almeno per il sonno. Passo le giornate stordito per la mancanza di sonno e quando viene il momento di dormire non ci riesco. Pensate che prima o poi possa tornare come prima? O si è venuto a creare un danno irreparabile? E come potrei ritrovare il ritmo? Vorrei provare uno dei farmaci che mi sono stati prescritti, qual è quello più indicato per riuscire a dormire? Scusate la confusione, ma non riesco a ragionare lucidamente.

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Il consiglio di un secondo parere dovrebbe condurre ad assestare la terapia almeno in monoterapia per gli antidepressivi e l'aggiunta di un aiuto per dormire.

La situazione è gestibile e può tornare a dormire come prima, l'importante è trovare il trattamento corretto.
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[#6]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,

non bisogna fraintendere il servizio del nostro sito: qui non è possibile indicare a Lei il farmaco da prendere come se fosse una visita dal medico dal vivo. Per questo Lei ha già fatto la visita, e Le sono stati prescritti i farmaci. Se fosse una terapia che, a grandi linee fosse condivisibile, L'avrei rassicurato, scrivendo di seguire la prescrizione così come è fatta; ma siccome ci sono dei dubbi (espressi anche dai miei colleghi, i quali Le hanno risposto qui), allora le soluzioni che vedo sono due:

1) tornare dallo psichiatra il quale L'ha visitato o/e richiamarlo ed esprimere a lui i propri dubbi, e che i farmaci Le sembrano troppi. Effettivamente, nella Sua terapia ci sono i farmaci che possono contemporaneamente servire sia come antidepressivi, sia dare l'aiuto al sonno, ma ci sono anche diversi farmaci in più...

2) consultare (dal vivo) un'altro psichiatra.

Invece ricevere la prescrizione da un medico che L'ha visitato dal vivo, ma seguire una terapia così come dice un altro medico tramite internet - questo non si può fare.

Rispetto alla psicoterapia, vorrei chiarirmi: intendevo soprattutto una valutazione diagnostica più approfondita, la quale sarebbe agevole nel contesto degli incontri successivi con lo psichiatra (o anche con uno psicologo che collabora con lo psichiatra), ed i quali potrebbero avere anche le finalità di sostegno psicologico in questa Sua situazione.

Se Lei invece pensa che la situazione è chiara, che ci vuole solo l'aiuto per il sonno e che una valutazione diagnostica più approfondita non serve, allora non posso essere d'accordo con Lei.

un saluto
Dr. Alex Aleksey Gukov