Utente 364XXX
Ho letto di effetti placebo e nocebo circa gli antidepressivi, che sono faticosi da assumere e che invece a detta di alcuni medici non lo sono. Io sto prendendo da 20 giorni la sertralina e devo dire una cosa. Per ora gli unici effetti che sento sono: affaticamento e umore per niente allegro. Tanto che dopo aver assunto il dosaggio di 50 mg, spesso mi devo coricare per fare un sonnellino. L'ho detto allo specialista e mi ha risposto che e' normale e che bisogna attendere almeno un mese per avvertire i primi effetti positivi. Pur stimando tale medico mi riesce difficile immaginare che allo scadere de trentesimo giorno improvvisamente il farmaco manifesterà tutta la sua efficacia. Mi sono chiesto allora se non esistano alternative a parte la psicoterapia. Ho sentito parlare della rodiola come antidepressivo naturale ma non so se per il disturbo DOC può funzionare. So solo che faccio una fatica incredibile ad assumere il farmaco ogni giorno. Mi sembrava quasi di stare meglio prima, a parte dei momenti di picco che sono quelli che mi hanno spinto a chiedere aiuto allo specialista.

[#1] dopo  
Dr. Mario Savino

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La Sertralina è indicata per il DOC ma l'efficacia dipende dalla dose e dal periodo di assunzione. le prime settimane può stare peggio ma l'effetto compare gradualmente tra le 4 e le 8 settimane.
Mario Savino
medico
Specialista in Psichiatria
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[#2] dopo  
Utente 364XXX

Alle quattro settimane mancano solo otto giorni. Otto settimane sono esattamente il doppio. Ora a parte confidare in tale cura, mi sto chiedendo se gli antidepressivi abbiano davvero la reale efficacia che gli viene addebitata.
Sinceramente per il momento avverto solo un lieve stordimento che e' chiaro allenta un pochino la reattività e quindi anche le compulsioni. Ma se l'effetto e' solo questo non lo so se ne valga la pena o meno.
Il mio problema e' che ho dei momenti si e dei momenti no e questo mi induce ad essere sempre in dubbio se effettuare una cura.

[#3] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Sta prendendo il medicinale da poco tempo a una dose che forse (50 mg ?) è mediamente non efficace.
Però pone due questioni che non hanno un nesso. Se chiede della tempistica e della dose, ha avuto la risposta.
Quindi perché ragionare sugli effetti terapeutici nei termini riferiti a come sta adesso ? Non ha senso.

"l mio problema e' che ho dei momenti si e dei momenti no e questo mi induce ad essere sempre in dubbio se effettuare una cura"

Questo infatti mi sembra il punto e la probabile origine di queste domande.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente 364XXX

Dott. Pacini, perché non avrebbero un nesso? Per un paziente e' normale chiedersi se e quando una medicina darà i primi effetti specie se all'inizio della cura non sta bene. Lei non trova mai i nessi ( così dice) eppure le mie sono le domande che anche altri utenti hanno posto. Ho letto il suo decalogo circa gli errori che comunemente si sentono dire circa i farmaci. Ho trovato interessante e anche rassicurante leggerli. Ma in questo caso non vedo la contraddizione. Nella maggior parte dei post degli utenti si legge di persone che vogliono ridurre la cura oppure non riescono a portarle a termine perchè sentono affaticamento e altri sintomi. Perché vuole negare l'evidenza? In fondo si parla di un mese ed io sono arrivato a venti giorni di cura. Diciamo che magari le cure fanno anche effetto ( mi riferisco al doc e a diversi farmaci che lo curano) ma non senza una grande motivazione e perseveranza. Non stiamo parlando di bere acqua fresca. 50 mg. sono indicati come dosaggio di base.Certamente nel mio caso il problema centrale e' quello che anche lei ha evidenziato. Che a volte sto bene o perlomeno riesco a convivere con il problema altre volte no. Ma a questo dubbio esiste un rimedio?

[#5] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Il nesso è tra le due domande: ovvero se c'è da aspettare è un conto, non vedo il nesso con la domanda generale sul fatto che le medicine funzionano.


"Diciamo che magari le cure fanno anche effetto ( mi riferisco al doc e a diversi farmaci che lo curano) ma non senza una grande motivazione e perseveranza."

No, assolutamente falso. La motivazione e la perseveranza non c'entrano, tranne quelle per provare e insistere con le cure. Non certo per far smettere i sintomi. Uno può benissimo far le cure sfiduciato e senza ritenere di doverci mettere "del suo" (che tanto non ci metterebbe comunque), le cure funzionano o meno indipendentemente da questo.

50 mg sono indicati a volte come dosaggio iniziale. Non stiamo parlando di acqua fresca, altrimenti le direi chiaramente che non funziona.

Il punto è che è normale che una persona che ha un doc si ponga domande del genere, proprio perché sono domande da doc. Ad esempio chiude dicendo "al dubbio esiste un rimedio". Si sta curando e chiede se c'è un rimedio, le due cose sono ovviamente contraddittorie, ma è chiaro che derivano dal fatto che è ancora preda di queste domande. Domande che non vanno prese alla lettera con tanto di risposte, vanno prese per quello che sono: espressioni di un dubbio su quello che già uno può pensare da solo, o sul futuro, o su quello che uno si è già risposto, etc.
Dr.Matteo Pacini
http://www.psichiatriaedipendenze.it

[#6] dopo  
Utente 364XXX

Intendevo dire che ci vogliono perseveranza e motivazione per continuare la cura. Non che attraverso queste si può vincere il DOC. E il dubbio che ho esposto riguarda la mia situazione e non il DOC in genere. Altrimenti non mi sarei diplomato, fatto la patente, praticato sport raggiungendo la cintura nera di karate, sposato. Leggendola sembrerebbe che vi siano pazienti DOC e non un disturbo che porta quel nome. Vero che non dovrei pormi in modo ossessivo questo problema. Dovrei fare la cura oppure se passato un tempo ragionevole, non cambia granchè ( pur aumentando il dosaggio, come e' probabile che accada alla visita di controllo) lasciar perdere le cure e stare come sono. Devo aspettare almeno fino a tale visita rimanendo ligio alla prescrizione medica. Poi si vedrà. Grazie per entrambi i suggerimenti.

[#7] dopo  
Dr. Matteo Pacini

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"E il dubbio che ho esposto riguarda la mia situazione e non il DOC in genere. Altrimenti non mi sarei diplomato, fatto la patente, praticato sport raggiungendo la cintura nera di karate, sposato. "

Non c'entra niente però questo. Porsi delle domande "da DOC" c'entra poco con la propria biografia, ma con lo stato in cui si è. Poi non ho detto che stesse ponendo domande sul DOC, ma "da" DOC. Del tipo appunto funzionerà la cura, oppure la cura è giusta, cosa dovrebbe fare la cura, scompariranno le ossessioni etc.


"Leggendola sembrerebbe che vi siano pazienti DOC e non un disturbo che porta quel nome."

Non capisco il senso: vi sono pazienti DOC (pazienti che hanno il DOC) e vi è un disturbo che porta questo nome.

Per la cura, se non funziona presumo che gliene proporranno un'altra. Che senso avrebbe non fare "le cure" se una, la prima, non ha funzionato bene.

Però ripeto, sono tutte domande che non servono, possono benissimo essere accantonate senza risposta, perché comunque si ragiona su ciò che è giudicabile, non su ipotesi che già si conoscono, non si aggiunge niente confermando che sono ipotesi possibili.

Dr.Matteo Pacini
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