Utente 104XXX
Saluto cordialmente tutti i professionisti medici di questo eccelso sito.
La mia storia è molto lunga ma la sintetizzerò. Ho attualmente 46 anni ed i miei problemi nacquero nel lontano 1991 quando, forse a causa del sovra stress (ho tre lauree), mi venne diagnosticato un problema di GAD ma anche con degli attacchi di panico. Bene, da quel giorno il Tavor divenne la mia caramella preferita per anni ed anni. Oggi prendo due scatole intere di Tavor da 2,5 e non succede. No, non volevo suicidarmi ma riprovare ad avere quella tranquillità che mi conferiva. Ma i Tavor non erano più sufficiente non tanto per l' assuefazione quanto perché cominciarono piccoli crisi depressive che col tempo diventavano sempre più considerevoli e mi venne diagnosticata una depressione maggiore. Siamo a 18 anni or sono. In breve: ho provato fino a due anni fa in cui mi venne diagnosticato un disturbo bipolare di tipo 2 la bellezza di tutti gli antidepressivi in commercio, sia in augmentation che in combination. Mi suggeriscono, visto che ero palesemente no-responder la TEC. OK! Vado a Roma e solo dopo 5 applicazione ritorno ad essere me stesso, felice ... insomma funzionario. Sono stato bene un anno e mezzo. Altra ricaduta!! Vado a Pisa e mi diagnosticano il DB II. Terapia praticamente solo a base di acido valproico e litio. Comprendo che questa volta è grave. La terapia non andava e decido di recarmi dalla mia psichiatra del CIM che mi ha prescritto quasi 4 cpr.da 300mg di Carbolithium e visto che ero e sono nella fase down molto forte, prendo insieme 2 efexor da 150, il Welbutrin a 150 e citalopram. Mai andato in un anno e mezzo di terapia in ipomania ma anche questa terapia non mi ha mai stabilizzato. Il mio problema è la Depressione Maggiore. Periodi ipomaniacali li avrò vissuti quando giocavo a pallacanestro. Quesito: so che i periodi con il litio hanno bisogno di almeno un paio di anni per stabilizzare, anche se lo 0,6 del Litio potrebbe essere un po' basso. Ma non sono un medico. E poi il welbutrin unico antidepressivo atipico (è come prendere anfetamina) che mi sta dando relativi risultati. Insomma, Dottori, perché non riesco ad uscire dalla fase down e stabilizzarmi come molti fanno?
Una cosa: avrò avuto più di trenta ricadute quando prendevo solo AD. Cosa si può fare, o proprio c'è un malassorbimento del litio come mi fu spiegato a Pisa? Ho possibilità di stabilizzarmi? GRAZIE p.s.: visto che da 25 anni la mia vita è una non vita, con immense sofferenze, durante gli anni ho tentato per tre volte di suicidarmi ma a distanza di anni, ingerendo quintali di psicofarmaci!! La prossima volta tenterò un semplice lancio nel vuoto. A che serve vivere se oggi non ci sono terapie per me??? In combination ho provato terapia assurde. Ho capito: non sono stato mai depresso. Allora cosa è!! Scusate l' ilarità ma i tentativi sono verissimi. AIUTO!

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Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
bisogna considerare i fattori che possono rendere il Suo caso "resistente":

- l'assuefazione alle benzodiazepine e l'assunzione di queste in grandi quantità (le quale può rendere l'organismo meno sensibile anche agli effetti degli altri medicinali); inoltre, le benzodiazepine possono avere un effetto depressogeno;

- la polifarmacoterapia (nella quale diventa difficile capire che cosa funziona, che cosa va aggiustato e che cosa non serve); (inoltre, benché non viene di solito considerato, anche gli altri farmaci, e non solo le benzodiazepine, ma ad esempio, anche gli antidepressivi, possono essere soggetti all'assuefazione e al corrispondente calo di efficacia);

- la diagnosi (potrebbe esserci un errore nella diagnosi, e, di conseguenza, nell'orientamento della cura); l'efficacia (benché limitata nel tempo) della TEC non è una prova sicura che si tratta di un disturbo di umore: secondo alcuni, anche la dipendenza da sostanze (dove includo i farmaci ansiolitici) potrebbe giovare della TEC, mentre il primo caso storico sul quale è stato sperimentato con successo l'elettroshock era uno stato confusionale acuto. Dunque, non solo i disturbi di umore. La Sua diagnosi, secondo me, va chiarita meglio.

- il contesto ambientale (relazionale, sociale, ecc).

Potrebbe avere senso consultare gli psichiatri di Roma, dove Lei è stato curato con la TEC, anche per quanto riguarda i fattori sopracitati.

Inoltre, bisogna considerare anche il contesto e la storia sociale e relazionale: non tutti i malesseri psichici sono curabili con i farmaci o con le terapie fisiche (TEC): in molti casi, se non cambia la situazione ambientale, non si risolve il caso.
Dr. Alex Aleksey Gukov

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[#2] dopo  
Utente 104XXX

Gentil.mo prof. GUKOV,
la sua gentilezza nel rispondermi in maniera così dettagliata quasi mi imbarazza e la ringrazio infinitamente per ciò. Se mi permette ed ha del tempo eventualmente per contro rispondermi, ritengo che il primo problema da lei citato è praticamente superato, ma non ne sono molto convinto. La fine dell' utilizzo di benzodiazepine in quantità da cavallo è stata smessa circa tre anni fa, o forse più. Rimane il fatto che ancora oggi, visto che soffro di una sorta di insonnia cronica, iniziale e centrale, mandar giù un' intera scatola di Roipnol o altro sonnifero non mi giova a niente. Insomma, l' assuefazione a tutti i composti derivati dalle benzodiazepine si riverbera ancora oggi. Indubbiamente lei si chiederà perché mi comporto così con i farmaci. Purtroppo il dolore psichico associato ad una cefalea tensiva primordiale (forse trattabile con amitriptilina ... e triciclici non ne voglio più prendere) sono giunti ad un livello tale che la vita per me non ha più un valore. Preferisco il buio totale della morte. Mi scusi se mi esprimo in tal maniera. Preciso che grazie ad un errore di un suo collega sono stato ricoverato 5 giorni in rianimazione in stato comatoso perché neanche il Parmodalin aveva efficacia su di me. Dopo una sola settimana mi fece assumere un altro depressivo, ed è così che stavo morendo. Concludo su questo primo aspetto. Lei pensa che a distanza di anni l' effetto deprimente sul sistema nervoso delle benzodiazepine sia ancora possibile?

Concordo con lei con la poli-farmaco-terapia. Assumo da tempo la venlafaxina a dosi massime combinato in vari modi con altri AD in modo tale da rafforzarne l' efficacia. Se non ha funzionato è probabile che ormai per me l' Efexor 150 sia ormai un farmaco privo di alcun effetto?

Effettivamente nel caso della Tec e le 5 sedute il vantaggio è stato limitato nel tempo e se decisi di intraprendere questo tipo di discorso fu soltanto perché vari suoi colleghi mi consideravano un no-responder.

La diagnosi di DB di tipo II (a carattere ipertimico) mi venne fatta dal Cassano a Pisa dopo il solito colloquio con altro psichiatra. In pratica la diagnosi non me la fece propriamente il Cassano ma uno psichiatra che gestiva la raccolta delle anamnesi.

Oggi prendo così il Litio in modo da tenere i valori sullo 0,6 e Wellbutrin da 300 una volta al di (unico "farmaco" che mi sveglia moltissimo) e Efexor 300 mg die. Mai un episodio ipomaniacale franco che saprei benissimo riconoscere, visto che materialmente non ho mai vissuto uno stato di eccessivo benessere oltre le altri componenti. Solo un caso o potrebbe ancora esserci qualcosa di più profondo? Certo di Lauree ne ho tre ma solo perché ero molto interessato in quello che facevo, non credo che già a 18 anni fossi maniacale (ipo).

Il contesto ambientale. Lei ha colto nel segno. Solo che in 25 anni di utilizzo di AD ad oggi mi sono così fissato di essere un bipolare che ciò è stato da me considerato come una condanna a morte. Solo che neanche l' attuale terapia mi apporta dei benefici. In altri contesti ambientali più consoni alla mia persona, la depressione rimaneva sempre latente e continuavo ad assumere la terapia del momento. Quindi, oggettivamente, non ho tratto grandi benefici risolutivi ma un leggero cambiamento vi è stato.

Attualmente, a 46 anni, insegno in un Conservatorio di Musica molto conosciuto, mentre io sono più conosciuto per le mie frequenti assenze visto che la depressione (o qualsiasi cosa possa essere) non mi lascia un momento.

p.s.: nei casi più conclamati la muscolatura del viso mi si appesantisce e comincio a muovermi a cadenze lentissime come se fossi un novantenne.

p.p.s.: la mia storia 25 anni fa è corrisposta con attacchi di panico molto cruenti, ma che successivamente ho tenuto sotto controllo grazie allo Xanax, anche se per anni ed anni ho convissuto con la GAD. Insomma potrei scrivere un libero alla Cassano!!! Grazie per l' attenzione.

[#3] dopo  
Utente 104XXX

Gentissimi Psichiatri o psicologi,

speravo in una vostra collaborazione al mio caso un po' complesso. Ma appena cito il o altri della scuola pisana sembra che questi siano i depositari di una sapere magistrale. Io mi sono sentito solo considerato un oggetto, e grazie alla Psichiatra del Cim sto ricevendo delle cure appropiate?? Cose si fa a dire che sono un Bipolare di tipo II?? Forse perché la depressione e mania non hanno mai fine?

Aiutatemi: come devo impostare la richiesta alla mia dottoressa che, sentito quello che hanno detto a Pisa, mi considera un bipolare II.

Visto che da quasi utilizzoa 0,6 e vari antidepressivi senza switch nella fase ipomaniacale e determinante che pur prendendo dosi massicce di antidepressivi la mia situazione è sempre la stessa.

Da come scrivo e le cose che scrivo sembro un bambino di tre anni, e le tre lauree ormai sono un ricordo vago. Può il bipolarismo preceduto da tantissime ricadute depressive aver fatto contrarre amigdale ed ipotalamo?? Mi sento veramente SCEMO, come se le mie capacità intellettive sia andate.

AIUTO!! Cerco solo un consiglio su quale potrebbe essere una cura alternativa, o se mi devo rassegnare a quella che faccio??

Cordiali saluti e grazie

p.s. chiedo venia per l' animo un po' sospettoso.

[#4]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Gentile utente,
il Suo caso necessita della soluzione, la quale qui, in internet, ovviamente non è possibile realizzare, e Lei ha ragione di chiedere piuttosto:

<< come devo impostare la richiesta alla mia dottoressa >>

- direi che, a parte il Suo vissuto individuale e le idee sulla vita e sula morte, bisogna considerare che ogni Sua assenza dal lavoro significa una lezione in meno per uno studente che magari avrebbe potuto diventare un gran musicista..., dunque, un danno importante per la società.

Ora, però, commento alcune Sue domande, ma, per un approccio, che non sia per prove ed errori, bisogna fare prima la rivalutazione diagnostica e, come già scrivevo, prendere in considerazione anche la situazione ambientale. Potrebbe aver senso chiedere un parere dl vivo da un altro psichiatra ancora.

Lei scrive:

<< Lei pensa che a distanza di anni l' effetto deprimente sul sistema nervoso delle benzodiazepine sia ancora possibile? >>

Penso, che i problemi legati alle benzodiazepine forse non sono state superati. In pratica, le benzodiazepine sono stare dismesse senza che sia stata trovata l'alternativa, ed inoltre, è possibile che l'astinenza da tali farmaci duri tuttora. "Paradossalmente" una delle vie potrebbe essere la reintroduzione delle benzodiazepine, con la programmazione della successiva dismissione più graduale. Sarà sicuramente difficile trovare una benzodiazepina giusta, perché Lei è ormai poco sensibile, ma..., con il passare del tempo, la sensibilità può tornare, ed inoltre, anche una dose che "non fa effetto" potrebbe essere utile, perché gli effetti degli psicofarmaci non sono solo quelli "di pronta soluzione" del sintomo (insonnia, ad es.), ma sono importanti anche gli effetti di fondo, e "di copertura" (anti-astinenziale), i quali si sentono nello stato d'animo di base, ma i quali una persona abituata agli effetti forti può aver disimparato ad avvertire. Le dosi eccessive e per un lungo periodo delle benzodiazepine possono deprimere, ma le dosi più adeguate possono contribuire positivamente. Una dismissione di colpo, solo perché ormai non fa effetto, sottopone l'organismo alla sindrome d'astinenza, anche se questa potrebbe essere percepita in maniera subdola.

Sugli antidepressivi:
<< Se non ha funzionato è probabile che ormai per me l' Efexor 150 sia ormai un farmaco privo di alcun effetto? >>

I farmaci antidepressivi non sono dei puri "stimolanti", ma hanno una componente stimolante, in particolare anche l'Efexor (Venlafaxina), e, ovviamente, il Bupropione (Wellbutrin). Questa componente stimolante può essere soggetta ai fenomeni di assuefazione, di dipendenza e della sindrome d'astinenza, un po' come succede con le droghe stimolanti, come il caffè. Ma cercare nell'antidepressivo soprattutto il suo effetto stimolante vuol dire avere un approccio di cura alla propria malattia che è scorretto, e dismettere un farmaco semplicemente perché non stimola vuol dire, anche qui, sottoporre l'organismo ad una possibile sindrome d'astinenza e alla perdita degli effetti antidepressivi più di fondo, che una persona abituata a cercare gli effetti d'urto, può sottovalutare. Dunque, la cosa va fatta gradualmente, senza scartare l'eventualità del cambio dell'antidepressivo o di una eventuale associazione anche "a tre" farmaci antidepressivi.

<< Oggi prendo così il Litio in modo da tenere i valori sullo 0,6 e Wellbutrin da 300 una volta al di (unico "farmaco" che mi sveglia moltissimo) e Efexor 300 mg die.>>

Per quanto riguarda il Litio, in realtà, è un buon farmaco, indicato non solo nel disturbo bipolare, ma anche nella depressione, e non solo nella depressione, ma può avere anche una buona attività ansiolitica. Ovviamente, è un farmaco più tossico rispetto alle benzodiazepine, e ci vuole un attento monitoraggio della litiemia e dei sintomi collaterali, ma è meno propenso ai processi di assuefazione. La dichiarazione che la litiemia si mantiene sui valori stabili merita un commento.. Molti sono convinti, che per il Litio (ed anche per gli altri farmaci, per i quali ci sono gli esami di laboratorio che determinano la loro concentrazione) la principale premura è che siano "nel range", e allora dovrebbero funzionare..., dimenticando che questi valori del "range" servono soprattutto per evitare le concentrazioni eccessive e dunque tossiche, ma che l'efficacia della dose non può essere valutata solo in base all'essere o non essere "nel range", ma va valutata in base ai risultati terapeutici. Per cui, anche se le concentrazioni intorno a 0,6 sono tipicamente efficaci, per qualcuno il farmaco funziona ottimamente alle concentrazioni minori (anche al di sotto del "range", risparmiando alcuni sintomi collaterali, e, in tal caso, potrebbe essere più concepibile, più che un farmaco centrale nella cura, piuttosto come un rinforzo della terapia antidepressiva), oppure alle concentrazioni maggiori (potenziando i sui effetti sedativo-ansiolitici e stabilizzanti l'umore, ma in tale ultimo caso bisogna essere attenti a non superare il limite superiore, che è comunque intorno a 1,2 - il doppio del Suo). In altre parole, bisogna valutare in base al riscontro clinico.

Sulla TEC:

<< Effettivamente nel caso della Tec e le 5 sedute il vantaggio è stato limitato nel tempo e se decisi di intraprendere questo tipo di discorso fu soltanto perché vari suoi colleghi mi consideravano un no-responder. >>

Però.., non scarterei l'ipotesi di riprovare tale cura. In realtà, da molti psichiatri addetti alla TEC viene considerato erroneo quell'approccio che fa arrivare alla TEC solo dopo aver considerato un caso "non-responder". Nel mentre si raccolgono le evidenze che una persona è "non responder", passa il tempo, la persona subisce gli effetti collaterali dei farmaci senza benefici terapeutici. Per alcune condizioni la TEC viene considerata la cura di prima linea. Dura poco ? Ma gli effetti dei farmaci, se assunti solo 5 volte, durano ancora di meno... La TEC ha gli effetti collaterali ? Certo. Ma li hanno anche i farmaci. Bisogna valutare attentamente la cosa.
Dr. Alex Aleksey Gukov

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