Utente 393XXX
Salve dottori,
la mia storia comincia molti anni fa, con un disturbo alimentare, intorno ai 15 anni, (bulimia) che si è protratto per 4 anni, per poi attenuarsi piano piano e lasciare il posto a una depressione non grave ma costante, che purtroppo mi ha accompagnata per tutta le vita (tra un po' celebreremo le nozze d'argento, io e la Sig. ra Depressione :-). Nonostante il ricorso a numerosi medici psichiatri in tutti questi anni, e nonostante la mia storia facesse pensare non solo a distimia e depressione in generale ma anche ad altro (sono riuscita comunque a laurearmi, a lavorare, ad avere una vita ricca di relazioni, nonostante la costante, ineluttabile e cupa fatica di vivere...), l'unica diagnosi che mi è stata fatta è sempre e solo stata quella di depressione, finché a gennaio 2014 un nuovo psichiatra mia ha diagnosticato il disturbo bipolare di tipo II e una forma depressiva atipica. Ho cominciato ad assumere dunque, oltre all'antidepressivo (sertralina, 100mg), anche lamotrigina, 100 mg. Sono stata molto meglio, fino a settembre 2014....poi sono cominciate di nuovo la solita fatica nell'alzarsi da letto, ipersonnia, mancanza di autostima, l'altro compagno di una vita, il Sig. Rimuginio, il senso di fallimento e perdita....Sempre peggio, fino a marzo 2015, quando, anche in conseguenza di una situazione lavorativa pesante, e dell' ennesima relazione sentimentale andata male (dopo il fuoco iniziale acceso e subito spento), sono finita in ospedale, dove però non hanno fatto altro che aumentarmi le dosi di entrambi i farmaci, e farmi riposare per una decina di giorni. Il mio psichiatra, quando poi ci sono tornata, a fine maggio, ha inserito il litio,(450 mg) e diciamo che le cose sono andate di nuovo meglio.....fino a settembre...Da li, di nuovo giù, con astenia, anedonìa (non ricordo nemmeno l'ultima volta che ho provato un pochina di gioia o di piacere), autostima sotto i piedi (ho purtroppo anche perso il lavoro, che comunque non era più tollerabile, per lo sfruttamento al quale ero sottoposta in confronto alla retribuzione) , di nuovo senso di aver sbagliato tutto, i rimorsi e i rimpianti che si sistemano ospiti sgraditi e ossessivi al risveglio, ogni mattina, e fino alla sera, continui pensieri sul se avessi fatto questo e quello...inconcludenza, giornate sul divano, riesco comunque a condurre una vita pressoché normale, ma con una fatica pazzesca....nulla di nuovo, cose già provate...ma delle quali mi vorrei liberare una volta per tutte....troppi, troppi anni di sofferenza...La domanda è: La diagnosi che mi è stata fatta è corretta? Possono convivere le due patologie? Cosa c' è di sbagliato in questa terapia che sto facendo, che sulla carta e secondo il mio psichiatra sembrerebbe adeguata? (100 mg sertralina, 150 mg lamotrigina, 450 mg litio?) Da aprile sto facendo anche una terapia psicanalitica, ma con scarsissimi risultati.... Grazie a chi vorrà e potrà rispondermi

[#1]  
Dr.ssa Sabrina Camplone

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Gent.le Sig.ra,
quello che descrive è un percorso doloroso e travagliato nel quale non ha avuto la possibilità di accedere ad un intervento terapeutico che non fosse circoscritto alla terapia farmacologica e solo di recente ha deciso di integrare con la psicoterapia.
Non stupisce purtroppo che le sue aspettative siano attualmente deluse poiché si è oramai abituata a pensare a se stessa come persona malata e addirittura portatrice di una doppia diagnosi che si è trasformata in un fardello insostenibile che di certo non contribuisce a creare le condizioni favorevoli all'avvio di un processo di cambiamento.
Alla sua domanda non è possibile rispondere attraverso una consulenza on line, poiché si tratta di una valutazione che necessita dell'incontro diretto con lo specialista (psicologo-psicoterapeuta).
La scelta dello psicoterapeuta è particolarmente delicata, specie in casi come questo in cui per troppi anni il potere di determinare un cambiamento è stato attribuito esclusivamente alla terapia farmacologica, contribuendo così a scavare ogni giorno una voragine sempre più profonda nella considerazione di sé, che rischia di diventare una "gabbia" definitiva.
Le Sue perplessità riguardo all'efficacia del percorso terapeutico vanno condivise con lo psicoterapeuta che la segue, per verificare se si tratta di resistenze al processo di cambiamento oppure rivelano un impasse nell'alleanza terapeutica.
A tal proposito le consiglio la lettura di questo articolo nell'intento di offrirle uno spunto di riflessione da approfondire se lo riterrà opportuno all'interno del percorso terapeutico già avviato.

https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/153-perche-iniziare-una-psicoterapia.html

Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
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[#2] dopo  
Utente 393XXX

Salve, dottoressa, la ringrazio per la sua gentile risposta...in realtà per la parte psicoterapica mi muoverò cosi, ma il mio quesito era più per i colleghi psichiatri, ho sbagliato a selezionare la specialitá, ma non riesco a modificar la richiesta, adesso....ho scritto allo staff, vediamo se mi rispondono...

[#3]  
Dr.ssa Sabrina Camplone

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Non si preoccupi posso spostare la sua richiesta nella sezione psichiatria, ma c'è da considerare che la diagnosi anche in ambito psichiatrico solitamente necessita dell'incontro diretto con lo specialista.
Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
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[#4]  
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Gentile utente,

Non sono due diagnosi diverse. La diagnosi è disturbo bipolare II, depressione atipica è il nome di una fase di questo disturbo, di uno stato.

Pertanto non sono due diagnosi in concomitanza, la diagnosi è una.

La sua terapia è una terapia antibipolare che è appropriata per quelle forme a prevalenza depressiva. Non necessariamente l'antidepressivo è la soluzinoe per queste fasi depressive. Esistono antidepressivi utilizzabili nel disturbo bipolare, e altri che invece non sempre si riescono a usare, perché aumentano le oscillazioni.

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[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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In evidenza di una diagnosi di questo tipo evidentemente il suo psichiatra ritiene che le due cose possano coesistere, sebbene è da precisare che il disturbo bipolare potrebbe includere questa condizione di depressione atipica.

L'andamento ciclico della patologia dovrebbe far considerare dosaggi più alti dei farmaci che non risultano essere massimi.

Non ha fatto menzione dei dosaggi di litiemia. I farmaci combinati in questo modo possono rimanere un poco più bassi dei dosaggi terapeutici poichè si potenziano.

Inoltre, è anche possibile considerare trattamenti con classi farmacologiche appartenenti alla classe dei neurolettici che possono avere indicazione nel suo disturbo.

Una psicoterapia analitica nel suo caso potrebbe non avere indicazione, soprattutto perchè fa riferimento ad una serie di condizioni di rimuginazione che potrebbero amplificarsi con questo trattamento.
Eventualmente, in condizioni di eleggibilità, può essere considerato un orientamento differente.
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[#6] dopo  
Utente 393XXX

Grazie a tutti, dottori, per le vostre cortesi e chiare risposte; per quanto riguarda la litiemia, il valore era a 0,2 con 300 mg, è a 0, 34 con 450 mg. Ho chiesto al mio psichiatra se non fosse un dosaggio un pochino basso, e lui dice che anche dosi così basse possono avere efficacia terapeutica. Il problema è che io continuo a stare male comunque... E non vedo perché debba stare male ancora...

[#7]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Anche il valore della litiemia è basso e se non vi è compenso va pensato un aumento almeno per giungere al range terapeutico.
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[#8] dopo  
Utente 393XXX

Era infatti quello che pensavo anch'io...Dottore, cosa intende per compenso?

[#9]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Nel senso di stare bene continuativamente per periodi di tempo più lunghi cercando di rendere stabile la condizione di benessere.
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[#10]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Anche a dosi basse a volte funziona, il che non significa che ci si debba fermare a dosi basse se non funziona.
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