Psicofarmaci, mi date un parere?

Buongiorno,
Grazie innanzitutto a chi si prenderà il tempo di leggere.
Sono in terapia da tempo e quest'estate, in seguito a un "crollo", mentre la mia psicologa era assente mi sono stati prescritti antidepressivi dal medico di base (per i quali la mia psicologa non era molto a favore). Al suo ritorno mi ha dato il contatto di una psichiatra per una valutazione della terapia e un consulto. La dose iniziale era Escitalopram 10mg prescritto dal medico generico e xanax, che odiavo. Causa fortissima ansia lavorativa mi sono abituata allo xanax e ho aumentato le dosi pur non amando il farmaco per lo stordimento che mi procurava. Escitalopram invece mi ha procurato grandissima stanchezza per le prime 3 settimane circa ma poi ha alleviato il mio senso di disperazione, perdita e irrimediabilità. A un certo punto sono andata al pronto soccorso dove vi è stato un dibattito tra i medici se mandarmi in psichiatria o a casa e alla fine hanno optato per la seconda ritenendo che una permanenza lì non mi avrebbe giovato. Nel frattempo sono subito rientrata al lavoro perché era momento impegnativo. Due giorni dopo ho visto la psichiatra consigliatami dalla mia psicologa per la prima volta, che mi ha prescritto Felison per dormire (togliere xanax nel frattempo è stato un inferno). Ho dormito bene per l'ultimo periodo lavorativo e dopo aver dato le dimissioni dal lavoro lo prendo al bisogno.
Il problema è l'Escitalopram: la stessa psichiatra mi ha aumentato la dose da 10mg a 20mg (mi aveva anche proposto un ricovero che ho declinato). C'è stato il periodo di assestamento con grande sonnolenza come la prima volta ma dopo, anziché un nuovo alleviamento dei sintomi, direi un peggioramento. Anzi: in seguito a questo nuovo dosaggio ho un senso di sedazione emotiva intervallato momenti di crisi profondissima, come se stavolta il farmaco "incatenasse" con la forza tutto il nero e la disperazione rendendomi tranquilla e ogni 2-3 giorni poi lo rilasciasse lanciandolo con grande forza. Passo da momenti di tranquilla apatia al desiderio di impiccarmi. lo vedo come se fosse una porta con la scritta "uscita di emergenza". Vorrei tornare dalla psichiatra ma non ora, avevo chiesto il permesso di scriverle con urgenza di queste cose via email ma dopo aver acconsentito non mi ha risposto.
Ho paura di questo nuovo aggiustamento, non sono più io, non so se va bene interromperlo ma non so cosa fare. Un consiglio?

Grazie di cuore.
[#1]
Dr. Manlio Converti Psichiatra, Psicoterapeuta 799 17 20
Non si è capita bene la questione dei tempi dell'inferno dello Xanax, ma non posso neanche capire il fatto che lei attribuisca gli stati d'animo alle pillole invece che alle circostanze della sua vita...

Lei parte con una diagnosi invece che da problemi e cerca soluzioni solo nelle pillole?

Lei lavora, allo stesso modo immagino abbia una vita privata, interessi e hobby.

Se qualcosa nella sua vita non le piace, lei non sembra turbata e la affronta, ma potrebbe pensare di cambiare qualcosa?

Infine sulla interruzione del farmaco: sarebbe un errore molto grave. Gli psicofarmaci non si interrompono dalla sera alla mattina.

Quando ritenuto opportuno da uno psichiatra dal vivo, vanno ridotti progressivamente e lentamente e poi va concordato con lo psichiatra dal vivo (e non certo per email nè qua online) se sostituirlo con un altro psicofarmaco.

Si suppone che lei continui a fare psicoterapia.

Dr. Manlio Converti

[#2]
dopo
Utente
Utente
Gentile Dr. Converti,
Innanzitutto la ringrazio per aver risposto. Per quanto riguarda la mia situazione generale ho solo cercato di evitare di essere prolissa. Lo Xanax, glielo spiego: ho faticato a interromperlo perché quando ho smesso tremavo, non mi concentravo e avevo l'ansia, non sapevo se urlare o saltare. Adesso sto meglio. tutto qua.
Se vuole le racconto tutto il resto, sicuramente se ho preso gli psicofarmaci entrano in gioco determinate circostanze della mia vita tra le altre
cose, mi sembrava chiaro. Le voglio migliorare, mi trovavo a chiedere un parere su un effetto tutt'altro che benefico ma alquanto bizzarro che non c'entra molto con il mio percorso volto al benessere, mi pareva. Ho stupidamente sospettato che fosse questo raddoppiamento della dose da
me non richiesto, mi scuso se l'ho messa sulla difensiva. Mi sembra molto piccato, io ero solo molto preoccupata invece.
Aspetterò la fine delle vacanze e mi consulterò con il medico di base che mi aveva prescritto in primis il trattamento nelle dosi minime per tornare a quelle e per quanto riguarda la cessazione, seguita da lei e supportata dalla mia psicologa così da far terminare questo circolo vizioso.

Grazie di nuovo
[#3]
Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 40.8k 992 63
L'utilizzo del farmaco in dosi terapeutiche è corretto.

Non è detto che il farmaco sia adatto alla sua situazione se le crea problematiche di ansia importanti come quelle che riferisce.

Oltretutto, va capito se il suo esprimere desiderio suicidario appartiene all'ansia che lo genera oppure alla possibilità concreta che possa compiere un gesto autolesivo.

Tendenzialmente, scrivere alla psichiatra per poi ricevere risposta non è canonico, nè possibile.

Piuttosto, i controlli periodici consentono riaggiustamenti e variazioni di trattamento qualora non dovessero esserci benefici sostanziali da un trattamento.

La psicologa non ha le competenze cliniche per esprimere disappunto sull'utilizzo di terapie farmacologiche.

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