Utente 404XXX
Buongiorno cari dottori
grazie mille per questa possibilità di confronto che offrite.

Lo scopo della mia domanda è avere un chiarimento in merito ad alcuni dubbi che ho maturato relativamente ad una terapia che mi è stata prescritta.

Sono un ragazzo di 25 anni, e da Ottobre 2015, probabilmente a causa di un periodo tanto entusiasmante quanto stressante nella mia vita (cambio di lavoro, apertura di un'azienda, ripresa degli studi in parallelo col lavoro ecc.) ho iniziato a soffrire di frequenti e forti attacchi d'ansia. Tali episodi, spesso con cadenza giornaliera, oltre ad episodi quali batticuore, panico, tensione fortissima mi portavano addirittura ad avere delle specie di crisi di nervoso (e.g., sentivo un nervoso fortissimo, sbalzi d'umore, emotività, crisi di pianto) e anche episodi di depressione soprattutto serali, con totale privazione delle energie e zero voglia di fare qualsiasi cosa, anche cose molto belle (e.g., vedere la mia ragazza ecc.).

Poichè non riuscivo ad uscirne, in Dicembre ho effettuato una visita psichiatrica e mi è stato prescritto Alprazolam (0,25) 3cp al giorno (1 ad ogni pasto) per 2 mesi e Cipralex 7 gocce la sera per almeno 6 mesi. La terapia mi è stata descritta come molto leggera.

D'accordo con il medico ho deciso di aspettare ad iniziare per valutare se fossi in grado, anche magari grazie al periodo di riposo dato dalle vacanze, di uscirne da solo o comunque di migliorare al punto da non dover ricorrere alle medicine.

Effettivamente in Gennaio ho avuto un forte miglioramento, al punto che mi sembrava di esserne praticamente fuori. Poi, da 2 settimane circa a questa parte, ho avuto una ricaduta fortissima, tornando ad avere quotidianamente episodi di ansia, depressione serale, a svegliarmi col batticuore e l'angoscia, ad avere incapacità totale di concentrarmi al punto che mi rende difficoltoso lavorare perché non ho voglia di fare niente.

Pertanto, sto prendendo seriamente in considerazione l'idea di iniziare. L'unica cosa che ancora mi frena, e che mi ha portato qui, è la paura verso gli effetti collaterali dell'Aprazolam. Innanzitutto volevo capire se 3 cp al giorno da 0,25 è una dose secondo voi adatta al mio problema o è possibile ridurla. Effettivamente, mi spaventa il fatto di aver letto che Alprazolam preso continuativamente (alcune ricerche dicono da 90gg in poi ma non si sa con certezza) può portare danni alla memoria e soprattuto incrementare il rischio di Alzheimer fino all'80% (questi dati, li ho letti in vari posti tra cui ad esempio qui: https://www.ccdu.org/comunicati/confermato-legame-benzodiazepine-alzheimer ). Io sapevo che assumere le benzodiazepine per più di 4 settimane era già pericoloso per fattori di assuefazione...

Vorrei gentilmente un vostro parere in merito, così da poter fare le mie scelte.
Ovviamente, ho già espresso questi dubbi al mio psichiatra ed ho piena fiducia in lui, ma sentire più pareri secondo me è sempre meglio.

Grazie,
A presto


[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Sentire più pareri è peggio perché ciò crea solo confusione.

Dal momento della prescrizione avrebbe dovuto iniziare la terapia e vedere come andava.

Il dosaggio di antidepressivo risultava basso e poteva non avere effetti terapeutici, le benzodiazepine sono dosate secondo le sue caratteristiche e lo psichiatra decide quante prescriverne. Comunque nel tempo vanno ridotte.

Non può chiedere se sono troppe perchè tendenzialmente vuole fare una variazione di testa sua, seppure afferma di sentire il suo psichiatra che avrebbe dato dei pareri.
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[#2] dopo  
Utente 404XXX

Buongiorno Dottore,

la ringrazio per la risposta.

Credo ci sia stato un leggero malinteso relativamente alle benzodiazepine. Le mie domande sul dosaggio non erano volte a modificarmi a piacimento la terapia, cosa che non farei mai, quanto piuttosto ad avere una vostra opinione relativamente alla correlazione con Alzheimer e perdita di memoria. Da questo punto di vista credo che sentire più pareri possa essere utile perché ogni medico ha la sua storia, le sue esperienze e la sua scuola di pensiero, può aver visto cose che altri non hanno visto e quindi magari darmi qualche informazioni più certa in una direzione o nell'altra.

Io semplicemente ho timore di iniziare proprio per gli effetti collaterali e i "possibili" danni futuri a cui sono associate le benzodiazepine. Essendo molto giovane e facendo un lavoro che richiede molta testa, ingegno e, perché no, memoria, mi spaventa l'idea di perdere "brillantezza" sotto questo punto di vista.

La decisione di tardare l'avvio della terapia è stata presa d'accordo con lo psichiatra che mi ha visitato perchè si è accorto delle mie titubanze e, siccome la situazione non è comunque "critica" ed è partita da un periodo estramemente stressante che sembrava terminato abbiamo pensato di attendere e vedere se riuscissi a stare meglio da solo.

Purtroppo, sembra di no!

Grazie mille,
buon weekend

[#3]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Se l'avessi visitata io non avrei condiviso l'attesa nella assunzione del trattamento.

La prescrizione farmacologica scaturisce dalla valutazione del momento e,pertanto, una volta decisa non ritengo che titubare sulla stessa sia funzionale per il miglioramento dei sintomi.

I fattori esterni possono essere coadiuvanti nei sintomi ma non ne sono i responsabili primari perché una volta che il cervello decodifica il fattore esterno con i sintomi, è opportuno considerare un trattamento.
Attendere procrastina solo i tempi e rende possibili ricadute dopo falsi miglioramenti o resistenze ai sintomi. Una fatica completamente inutile.

La correlazione della benzodiazepine con le demenze è risaputa ma il trattamento si deve protrarre per tempi lunghissimi.
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[#4] dopo  
Utente 404XXX

Buonasera dottore,

la ringrazio nuovamente per la risposta.

Visto come sono andate le cose, ovvero che ho avuto una ricaduta, mi vien da dire a questo punto purtroppo non mi ha visitato lei, perchè in quel caso probabilmente avrei già iniziato la terapia e ora starei bene o almeno meglio.

Il punto è che la situazione è talmente variabile da farmi intravedere la luce un giorno sì e uno no. Ma soprattutto gli attacchi d'ansia si scatenano con cadenza quasi giornaliera, ma sono di breve durata e sono scatenate da cose davvero prive di senso come il dover completare un task (per nulla complesso o ansiogeno) sul lavoro, o banalmente il pensiero di determinate attività lavorative ecc. Io mi sono da poco messo in proprio, fondando una mia azienda, e questa cosa che per me era bellissima ed eccitantissima si è trasformata, probabilmente perché è stato tutto molto stressante, in un incubo al punto che talvolta provo nausea al pensiero di questo nuovo progetto. Ma ora ci sono dentro, è il mio nuovo lavoro, non posso far altro che starci dentro.

Credo a questo punto che non mi resti che rivedere il mio psichiatra e ridiscutere della terapia, così da prendere una decisione definitiva.

La correlazione di cui lei parla mi spaventa, è vero che io dovrei assumere le benzodiazepine per soli 2 mesi, però per 3 volte al giorno. Ho davvero paura di "rovinarmi la testa"...

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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L'andamento di un disturbo ansioso è proprio del tipo che descrive, quindi soprassedere sui trattamenti validati è una perdita di tempo.
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[#6] dopo  
Utente 404XXX

Buonasera dottore e di nuovo grazie per le risposte.

Abuso un'ultima volta della sua disponibilità:
- Ma l'alprazolam non costituirebbe un palliativo temporaneo? Voglio dire, mi "tranquillizza" per i due mesi di terapia e dopo? Siamo da capo?
- Non è possibile, secondo lei, sostituirlo con rimedi naturali tali da evitare i rischi associati al danneggiamento della memoria?

Temo di immaginare già la risposta alla seconda domanda :)

Buona serata,
grazie

a presto

[#7]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Lei già conosce la risposta alle sue domande.

Le ripete continuamente perchè è ansioso.
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[#8] dopo  
Utente 404XXX

Alla seconda immagino di sì, alla prima no a dire il vero! La mia ipotesi è che sia un palliativo, altrimenti non ci sarebbero persone che prendono questi farmaci per mesi e mesi senza mai guarire...

[#9]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Lei riceve una prescrizione sulla base di quanto valutato durante la visita.

Porsi domande su "troppo" o "poco" farmaco non ha alcun senso.

Lei deve seguire le indicazioni e riferire quali sintomi permangono nel tempo, altrimenti non si capisce niente.
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[#10] dopo  
Utente 404XXX

Buonasera dottore,

la ringrazio, le sue parole mi hanno fatto prendere forza, Sabato ho rivisto il mio psichiatra e oggi ho cominciato la terapia.

Purtroppo, ho letto soltanto oggi prima di iniziare il bugiardino di Cipralex, altrimenti queste domande le avrei fatte al mio dottore.

Ho visto che cipralex non va assunto da persone che hanno disturbi del ritmo cardiaco. Io soffro frequentemente di extrasistoli, ho fatto anche delle visite in passato in merito che non hanno appurato alcuna anomalia anche perché non sono mai riusciti a beccarmele in corso. Però ho episodi molto frequenti di extrasistoli e aritmie. Può essere pericoloso?

Secondariamente, io prendo minoxidil topico come cura per i capelli. Può in qualche modo interagire col cipralex, visto che è un farmaco che agisce anch'esso sulla pressione?

Grazie mille

[#11]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Continua a porre domande dal sottofondo ansioso che hanno il solo fine di resistere al trattamento prescritto.
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[#12] dopo  
Utente 404XXX

No dottore, io capisco il suo punto di vista, ma il trattamento l'ho iniziato!!!

Vorrei solo capire se ha senso fare una visita di controllo con un cardiologo o no. Ok, sono una persona chiaramente ansiosa, però cerco di essere oggettivo. Avendo frequenti extrasistole, mi ha un po' messo in allerta quello che ho letto, tutto qui!