Utente 451XXX

Buongiorno, ho assunto paroxetina per molti anni a partire dal 2002 in seguito ad un attacco di panico.

Nel 2011 ho iniziato percorso analitico in seguito a forti episodi ansiosi, scatenati da intervento chirurgico per me pesante alla colonna vertebrale. Sono stato definito un soggetto melanconico/ansioso più che depresso.

Dal mese di gennaio 2017 ho iniziato, sotto controllo medico, a scalare la paroxetina in modo veramente molto molto graduale. Ero già sceso a 10mg die prima di gennaio( la dose massima presa , per lungo tempo, è stata 20mg) e goccia a goccia sono ora a 2 gocce al giorno (un contentino psicologico insomma).

Ero alla fine dell'analisi, mi sono sempre sentito "debole" perchè prendevo un farmaco per la psiche e volevo provare a vivere "da solo".

Ho avuto credo tutti i sintomi possibili da sospensione, incluso calo dell'umore, sindrome simil influenzale etc etc, ma non posso fare a meno di notare che la mia qualità e durata del sonno è peggiorata drasticamente, prima era ottima, e ho ora dolori muscolari alle gambe con forte sensazione di rigidità che mi stanno riportando ad uno stato..ansioso.

Ho dato "la colpa" di questi sintomi, soprattutto quelli alle gambe, alla sospensione del farmaco ma, a distanza mesi, mi sorge il dubbio che invece sia proprio la mancanza di serotonina a farmi stare male, insomma, forse ho bisogno del farmaco in cronico per non avere problemi fisici e dormire meglio?

[#1]  
Dr. Paolo Carbonetti

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Se sono passati molti mesi dalla sospensione del farmaco è più probabile che si tratti di un ritorno della sintomatologia depressivo/ansiosa piuttosto che di astinenza.
Dr. Paolo Carbonetti
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[#2] dopo  
Utente 451XXX

Grazie per la risposta celere.
Se fosse così vuol dire che tutto il percorso fatto fino ad oggi è stato inutile?

[#3]  
Dr. Paolo Carbonetti

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Era giusto provare. La regola fondamentale è che la terapia psicofarmacologica, in casi come il suo, va mantenuta per molti mesi dopo aver raggiunto il completo benessere (cioè assenza di sintomi). Empiricamente si indicano i sei mesi, ma in alcuni casi occorre attendere di più (se per esempio persistono situazioni stressanti).
Attenzione! : questa regola non vale per i disturbi psicotici o per i disturbi primari dell'umore (come il Disturbo Bipolare).
Dr. Paolo Carbonetti
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