Utente 471XXX
Salve,
vivo da sempre con un tormento e un'ansia interiore. Complice é la mia famiglia, chiusa e retrograda, che attua violenza psicologica da quando sono nata. Ho iniziato ad assumere consapevolezza di questo processo solo otto mesi fa. Fino ad allora mi avevano fatto credere di essere "pazza e disabile". L'artefice di tutto é mio padre, narcisista patologico e perverso. Ho già sofferto di forte depressione anni fa (curata senza risultati con fluoxeren 20mg) e ci sono rientrata peggio di prima. Fu in seguito a degli studi di grafica che avevo intrapreso dopo la maturità classica per sfuggire al percorso universitario privato deciso a tavolino da mio padre. Finiti i tre anni in quest'altro istituto mangiasoldi, entrai in depressione tra attacchi di panico vari e decisi di chiudere con il mondo dell'informatica, completamente estraneo a me. Nonostante i quotidiani attacchi dei miei genitori, (z**ola pu**ana verme disumano senza alcuna personalità e passione in grado solo di far male alla tua famiglia), ero riuscita gradualmente a ritrovare un equilibrio nel campo sociale, lavorando con ragazzi disabili. Finalmente avevo trovato il mio posto. Il mio desiderio era ricominciare gli studi universitari per potermi affermare nel sociale\terapeutico e potermi finalmente prendere una laurea. Precisamente otto mesi fa mio padre, sempre stato contrario, mi tolse tutto subdolamente. Stava lavorando da anni per inserirmi nel suo ex lavoro ad occuparmi proprio di ciò che mi aveva fatto ammalare. Da lí ho subito un crollo che mi ha portato a perdere tutto. Ora sono chiusa in casa in attesa di questa chiamata a cui non posso dire di no. É la gabbia finale di mio padre per annullarmi, come ha fatto esattamente con mio fratello.
Ora sono sei mesi che faccio psicoterapia, ostacolata con ire e silenzi.
Sono sicuramente più consapevole dei miei problemi. Con le sedute ho capito che la dinamica é così soffocante e coinvolgente a livello emotivo da avere il controllo sul mio cervello. Ho capito di non aver mai vissuto un'infanzia e un'adolscenza. Soffro come un cane a vedere giovani che studiano, lavorano e coltivano amicizie e relazioni affettive tra esperienze di ogni tipo. Mai fstto niente di tutto ciò. Ero completamente soggiogata da mio padre e mia madre, vivendo un'adolescenza al contrario.
Ora sto scoppiando tra crisi di pianto continue, mal di testa, pensieri ossessivi, nausea e forte oppressione nel petto. Sono sempre stanca. Niente mi provoca piacere e ho anche atteggiamenti autolesionistici. Vorrei che la mia vita finisse. Ho riferito ciò al mio psicologo psicoterapeuta ma non ha commentato mai direttamente. Mesi fa mi ha detto di aspettare prima di andare da un medico. Ora posso confermare che dopo sette mesi sono sicuramente più consapevole dei miei problemi e del loro funzionamento ma sto molto molto peggio perché non c'è soluzione. Il supporto di uno psichiatra con cure farmacologiche da abbinare può aiutarmi a tollerare questa vita? Sono allo stremo.

[#1] dopo  
Dr. Paolo Carbonetti

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Non sono d'accordo con il suo psicoterapeuta. Purtroppo ancora molti psicologi non hanno capito che la psicofarmacologia è la migliore alleata della psicoterapia. Con questo non voglio svalorizzare il lavoro che sta facendo con lei.
Lei ha subito traumi, frustrazioni e stress, tutte condizioni "tossiche" per il cervello (non sto a spiegarle perchè). Una terapia farmacologica le farà sicuramente bene,
Dr. Paolo Carbonetti
Specialista in Psichiatra
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[#2] dopo  
Utente 471XXX

Gentile dottor Carbonetti la ringrazio per la sua disponibilità e chiarezza. Vorrei rivolgermi al pubblico se possibile. Ho visto che vicino casa mia c'é un Centro di Salute Mentale dell'Asl. Mi consiglia di rivolgermi lí? Per caso conosce le modalità d'accesso e le tempistiche? Oppure mi consiglia di consultare privatamente un professionista? I miei movimenti fuori casa sono molto limitati e controllati quindi devo muovermi progettando bene i miei obiettivi.

Per il resto mi fa veramente piacere che la mia sofferenza sia capita e non sminuita. Il percorso psicoterapeutico é lungo e ha un approccio sistemico relazionale molto indiretto, non sempre chiaro e a volte provocatorio. Risposte non ce ne sono tante. Reggerlo in situazioni simili é veramente difficile.
La prossima volta che vedrò il mio psicoterapeuta gli parlerò nuovamente di questa mia volontà di rivolgermi ad un medico.

Buona serata e grazie ancora.

[#3] dopo  
Dr. Paolo Carbonetti

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Non siamo in grado e non possiamo dare indicazioni dirette su centri e specialisti. Auguri comunque.
Dr. Paolo Carbonetti
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