Utente cancellato
È difficile tradurre certi concetti a parole, io mi sforzerò di riuscirci e voi di avere pazienza. Ho 22 anni, sto frequentando il terzo anno di Giurisprudenza con determinazione e ho una vita apparentemente normale. Sono un’ex agonista amante dello sport, ho una sfera affettiva solida, i miei genitori si amano molto, il concetto dell’amore fa parte della mia vita quotidiana, ne do e ne ricevo tanto. Ho un fidanzato appena abilitato alla professione forense, ho quattro amiche intime, pilastri nella mia vita da sempre, sono amante del divertimento quello costruttivo, del buon cibo e del buon vino, dei colori del tramonto, in una sola parola: della bellezza. Ma nella vita deve esserci sempre un “però” e la protagonista di questa storia non sono io, è la mia amica Ansia. È con me in maniera perenne dal primo anno di università, non esco di casa senza aver dedicato almeno 2h del mio tempo al mio aspetto fisico, stabilisco il giorno prima di un’uscita cosa indossare, cammino per strada e le luci dei riflettori immaginarie si poggiano su di me, mi sento costantemente osservata e giudicata, consapevole di essere l’ultimo pensiero effettivo dei passanti. Incontrare qualcuno per strada per strada è un incubo, ci scambiamo uno “ciao” dopodiché mi paralizzo, non sono in grado di pronunciare altre parole facendomi percepire fredda, distaccata e sempre imbronciata, incapace di provare interesse per l’altro, il mio cervello si spegne, sono assente. Dare un esame è un incubo malgrado ci riesca, mi siedo davanti al docente tremando, con la bocca impastata, in preda alla tachicardia, pregiudicando chiaramente l’esito, sono stata definita “pila elettrica” sempre in sede d’esame. Ho preso un ansiolitico prescritto dal medico di base Ma mi ha solo generato altra ansia e paura che potesse non avere effetto. Mi piacerebbe tantissimo frequentare le lezioni all’università, ma se vado da sola mi fermo sull’uscio dell’aula e torno a casa, ho sempre bisogno di una “spalla” di una persona che mi conosca e che quindi possa parlare al posto mio se incontro qualcuno per strada o entrare in aula prima di me o qualcuno che mi accompagni ad un esame per assicurarsi che io mi sieda perché se fosse per me non avrei dato neanche un esame per evitare la delusione di non riuscire. Non so farmi conoscere, anche per pigrizia ed egoismo mi accontento delle amiche storiche, non amplio le mie conoscenze. Sono rigida, severa, non esco dagli schemi che mi sono auto creata, non sono spontanea perchè sottopongo la mia esistenza al giudizio di me stessa e degli altri, conta di più la critica di un estraneo che di un familiare, mi sento inadeguata, sempre fuori posto, non all’altezza malgrado io porti risultati, nulla mi appaga se non apparire perfetta agli occhi degli altri, pondero ogni parola che esce dalla mia bocca o preferisco restare in silenzio per evitare di dire la cosa sbagliata. Vi prego, datemi soluzioni personali anche se con questi pochi elementi, Ansia è il giusto nome?

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Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Il problema non è capire quale sia il nome giusto ma trattare efficacemente i suoi sintomi per il tramite di uno specialista con una visita diretta.

Ha atteso già più di due anni per poter capire che ha un problema deve fare il passo successivo.


Dr. F. S. Ruggiero

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[#2] dopo  
498352

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La ringrazio per la risposta Dr Ruggiero! Io non ho atteso, ho cercato nel frattempo di affrontare certe situazioni da sola senza riuscita e accumulando ancora più delusione ma la verità è che i miei genitori il problema non lo vedono e se si sforzano di vederlo comunque lo sminuiscono o sono convinti che io sia in grado di uscirne da sola, finché finalmente non sarà un problema anche per loro, ci dovrò convivere