Utente
Buonasera, sono una ragazza di 28 anni a luglio dell'anno scorso mi è stato detto che soffro di disturbo borderline di personalità sia dallo psichiatra a cui mi sono rivolta, sia dallo psicologo che mi aveva in cura.
Mi è stata data una cura a base di entact ed en inizialmente.
Ed io l'ho seguita.
Ma poi ho interrotto perché non mi trovavo bene, da lì ho iniziato a pensare che le persone mi odiassero e complottassero contro di me, mi sono spaventata e non ho più voluto fare nessuna delle cure che mi sono state date successivamente, perlopiù antipsicotici come l'abilify.
Ho l'impressione che nessuno psichiatra possa aiutarmi realmente, attualmente non ne ho uno perché tutti avevano caratteristiche che non mi convincevano ed io volevo sapere più pareri ma il parere era sempre lo stesso.
Ho paura di stare male con le medicine e più leggo informazioni su internet e più mi rendo conto di quanti effetti collaterali potrei avere.
In più ho cercato di combattere questa cosa da sola, ma non solo non mi passa, ma sembra peggiorare, tanto che da quando siamo in quarantena io mi sento spesso abbandonata a me stessa, passo da momenti in cui sono allegra, piena di energie e carica, a momenti in cui non ho neanche la forza di alzarmi dal letto, non ho obiettivi, odio tutti.
E fra l'una e l'altra dimensione ho delle fisse verso cose, persone o per esempio il sesso come se la mia libido fosse al massimo, oppure mi arrabbio per piccole cose, riesco a perdere completamente la pazienza.
Di solito i cambiamenti avvengono nell'arco della stessa giornata.
3 giorni fa mi sono tagliata per la prima volta perché ero arrabbiata.
Lì ho avuto la sensazione di peggiorare e ho avuto paura.
Attualmente sto prendendo l'en e basta la sera ma ho bandito tutto quello che mi era stato dato per stabilizzare l umore.
L'ultima proposta era stata il depakin chrono da 1000.

Ogni farmaco mi pare sbagliato su di me e pericoloso e mi pare assegnato a caso.
Non riesco a fidarmi, ho paura.

Inoltre mi chiedo:
Possibile che io non possa risolvere questa cosa diversamente senza farmaci?
E soprattutto perché?
Perché non posso?

Alla fine è venuta fuori così, se io prima stavo bene perché non dovrei poter tornare a stare bene?

Passando il tempo potrò migliorare?

La mia impressione è che averlo saputo mi abbia rovinato la vita, paradossalmente stavo meglio quando non lo sapevo, perché pensavo di essere impulsiva.

A volte penso che ho bisogno di aiuto e che da sola non posso farcela, poi magari dopo 2 ore sono allegra e penso che posso gestirmi, perché sto molto bene.
Penso che potrei imparare a controllare la rabbia e le mie emozioni in qualche modo e guarire imparando ad autogestirmi.

Io questa cosa se ce l'ho non la voglio e non l'accetto, riempie il 90 % dei miei pensieri.

Io non so cosa posso fare per stare meglio.

E poi comunque a me non è stato fatto alcun test scritto quindi come è possibile soltanto parlando pensare che io possa essere borderline?

[#1]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Buona sera,
può raccontarmi come tutto è cominciato ? ovvero: per quale motivo si è rivolta agli specialisti a luglio dell'anno scorso ? quella volta, l'estate scorso, è stata la prima volta che Lei ha chiesto aiuto ? come Lei è stata d'animo durante gli anni antecedenti ?
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#2] dopo  
Utente
Era da anni che andavo dallo psicologo ne ho girati svariati invece dallo psichiatra l'anno scorso è stata la prima volta. Io sono sempre stata bene tranne dal 2011 in poi ho iniziato ad avere delle fisse a volte legate all'idea che potessi avere qualche malattia, la mia fissa più grande è sempre stata la gola in questi anni e che la saliva non mi passasse, ho fatto visite laringoscopie con fibre ottiche, ma nulla. Nel frattempo avevo un temperamento impulsivo ma nulla di più io non vedevo nulla di strano. Tranne la sfortuna di trovare gente che cambiava nel tempo. Poi nel 2015 ho iniziato ad essere più ipocondriaca e più radicata nelle mie idee. Nel 2016 ho avuto un episodio di un anno di agorafobia che mi ha portato a licenziarmi perché dopo un attacco di panico mentre stavo prendendo il treno per raggiungere il mio ex ho iniziato a sentirmi male e sono scesa senza arrivare a destinazione, da allora ho iniziato a evitare treni e poi le cose bus e poi auto e poi non riuscivo ad arrivare a piedi oltre a un tot perché avevo paura. Però sono andata dallo psicologo e ho risolto la mia ansia e ho ripreso dopo un anno la mia vita. Nel frattempo le mie relazioni diventavano più disastrose e io litigava con tutti. E tutti mi vedevano aggressiva anche a lavoro. In seguito a una crisi col mio ex e al fatto che il mio migliore amico che sta facendo la specializzazione di neurologia mi disse che secondo lui ero ciclotimica decisi di andare dallo psichiatra. Ma non sono malata.
E ad agosto ho preso una cotta per il sostituto del mio dottore ed ho iniziato a scrivergli spesso e non riuscivo a lasciarlo stare e lì mi sono vergognata ed ho avuto paura quindi ho richiesto nuovamente aiuto per gestire questa cosa. Ma non riesco a fare un percorso continuativo con i medici. Il sostituto del mio medico curante dopo mesi l'ho lasciato un po' fare ma prima ero arrivata a cercare informazioni su Facebook instagram perché quando io ho scoperto questa cosa il mio dottore era in ferie ed io non volevo distaccarsi dal sostituto.

[#3]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Attualmente, che siamo in quarantena, c'è in ogni caso la necessità di imparare a controllare le proprie emozioni. Lei sta già provando a farlo ? Come ?

Da come Lei spiega, Lei ha già le esperienze in tal senso, riuscendo a superare vari periodi difficili. Lei ha fatto la psicoterapia: ricorda qualcosa dalle sedute che potrebbe essere utile adesso ?
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#4] dopo  
Utente
Riesco a gestire l'ansia, ma non so come gestire la rabbia che provo. Mi sembra che tutto sia sballato, i miei orari, magari sto un giorno buttata nel letto a piangere e pensare a cose brutte e poi mi sento piena di energia e questo non lo so gestire. Ovviamente quando sono contenta nn è un problema. Il problema è qnd il mio umore è pessimo

[#5]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Non sembra che stia assumendo trattamento farmacologici, o almeno non ne riferisce in modo chiaro.

L’andamento della patologia va chiaramente inquadrato in un ambito diagnostico con conseguenti trattamento rilevando anche la inefficacia di alcuni di essi per poi rivalutare la condizione e decidere per altre terapie.

Parla solo di gestione della sintomatologia ma non compare una cura vera e propria.


Dr. F. S. Ruggiero

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[#6] dopo  
Utente
Le cure che mi hanno dato sono state

1.A luglio
Entact e en

2.Autunno
Abilify e en all'occorrenza

3.Attualmente
Depakin chrono 1000

La 1 l'ho fatta e interrotta da sola, la 2 ho preso en senza abilify perché avevo paura dell'abilità e il depakin non l'ho iniziato, perché ho paura.

Quello che mi domando io è, senza farmaci posso comunque regolarizzare il mio umore? Col tempo risolverò?

[#7]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Buon giorno.

Per quanto riguarda i farmaci, io penso, che bisogna assumerli sotto la guida di uno specialista, il quale, oltre ad essere di Sua fiducia, deve essere disponibile per le visite dal vivo; ma adesso, nel periodo di quarantena io ritengo che la visita dal medico dal vivo debba essere fatta solo se ce ne una stretta necessità.

Io non scarto la possibilità che Lei possa farcela senza la farmacoterapia, e non scarto neanche l'ipotesi che, per aiutarsi a controllare la propria impulsività, una certa ben trovata farmacoterapia possa essere d'aiuto, per un periodo, senza sostituirsi a quel lavoro su se stessa in cui deve impegnarsi.

Ma in verità, io semplicemente non voglio parlare ora di farmacoterapia, perché in questo momento io considero questo elemento non al primo posto. Della scelta dello specialista e di farmacoterapia potrà occuparsi dopo la quarantena, se deciderà.

Anche il quesito sul futuro: se Lei ce lo farà da sola o no - questo bisogna ancora vedere, ma ora la cosa più importante è il Suo stato d'animo attuale, in questi giorni, e la Sua motivazione di farcela.

Lei scrive:

"Riesco a gestire l'ansia, ..."

- Bene. Come ci riesce a gestire l'ansia ? Condivida con me questa capacità (perché magari questo ci aiuterà a capire come a gestire anche il resto).

Lei scrive:

" .. ma non so come gestire la rabbia che provo."

- Lei prova la rabbia in determinate circostanze ? C'è di solito qualcosa di specifico che fa suscitare la Sua rabbia ?

Lei scrive:

"Ovviamente quando sono contenta nn è un problema. Il problema è qnd il mio umore è pessimo."

- Anche se tale visione è istintiva, è, però, fuorviante. Mi spiego meglio: il problema è l'instabilità dello stato d'animo, da questa instabilità nascono anche i momenti di sconforto; ed è questa instabilità che bisogna cercare a padroneggiare.

Come lo vedo ?
- in primo luogo, bisogna imparare a tollerare i momenti depressivi (come in generale i propri stati d'animo negativi anche dell'altro tipo). Ovviamente, in alcuni casi le oscillazioni dell'umore sono esagerate e patologiche, ma di per sé le oscillazioni dello stato d'animo sono una caratteristica di un organismo vivo e, fino a un certo punto, è normale che il nostro organismo oscilla fra stati d'animo piacevoli e meno, però può essere che la reazione della persona stessa a tali stati d'animo li fa amplificare. Bisogna riuscire (imparare) a non amplificarli nella propria percezione di questi. Come ? Prima di tutto, accettando che possono esserci, dicendo a se stessa ad esempio: "questo con me è già successo e io so, che passa".

Ovviamente, per una persona impulsiva è difficile, ma allenando la propria reazione, si controlla meglio anche l'impulsività.

In secondo luogo (ma non meno se non più importante): ci vuole un regime, una certa routine giornaliera, la quale aiuterà alla stabilità d'animo. Questa routine comprende le attività più semplici alcuni delle quali possono portare piacere, altre possono essere imposte a se stesa come dovere: cercare andare a dormire alla stessa ora ed alzarsi la mattina alla stessa ora; prendere un caffè (o quello che Le piace); fare la pulizia personale; ascoltare una musica o guardare un film o un album di foto o di pittura che Le piace; mettere in ordine la stanza; ecc. Sia nei giorni "sì", sia nei giorni "no".

E' bene, quando la routine è sorretta da una certa attività professionale o di studio. E' importante, che tale attività sia quella per la quale la persona è motivata, ha passione. L'attività di studio, in particolare, allena le capacità di attenzione, di pazienza, di introspezione razionale, di memoria, ed aiuta molto a padroneggiare l'impulsività.

Che cosa Lei stava facendo nella vita ultimamente ? Lavorava ? Studiava ? Ha passioni, hobby ?
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#8] dopo  
Utente
Grazie mille per il suo prezioso aiuto,
L' ansia la gestisco un po' prendendo l'en a volte quando mi serve e un po' facendo gioco forza sulle mie idee. Tipo da quando è iniziata la quarantena ho notato un peggioramento della disfagia tutte le sere alle 21 e 50 era come se non mi passasse più la saliva, in condizioni normali sapere di poter andare dalla guardia medica di sera mi avrebbe risolto molto, ma con la quarantena questo risultava più difficoltoso. Le prime sere ho controllato in maniera assidua la mia gola per vedere cosa non andasse e ho cercato informazioni su internet, poi i giorni successivi mi sono imposta di fregarmene e che più guardavo cose più mi peggiorava, quindi mi sono detta se è grave pace, muoio e chi si è visto si è visto ed ha funzionato.

La rabbia la provo verso i miei familiari che mi parlano, l ultimo episodio di rabbia accesa è stato quando sono stata in farmacia e non trovavano le ricette che il dottore aveva dovuto lasciare lì e la farmacista con aria di sufficienza mi dicevano che non c erano, le ho detto ad alta voce che era un incompetente, che non capiva nulla, che doveva togliersi dalla mia vista e farmi parlare con qualcun altro e un altro episodio l'ho avuto mentre ero andata a dare una mano a mia mamma per trasportare le buste della spesa. Mentre ero davanti a lei ho iniziato a provare rabbia per il contatto con la mascherina, nell'impero l'ho tolta ed ho iniziato ad arrabbiarmi dicendo cose mentre camminavo perché ero furiosa.

Ultimamente lavoravo, avevo iniziato a studiare perché volevo entrare a medicina o psicologia a settembre provare a fare il test, avevo scritto i miei programmi, poi non andare lavoro, non sapere se andrò in cassa integrazione, non poter contare sullo stipendio, mi hanno mandato in tilt, i miei orari si sono sballati, i miei ritmi e io non ho testa sui libri, quindi l'unica cosa che faccio è disegnare isolandosi, mi rilassa, ma se qualcuno mi cerca di parlare mentre lo faccio mi arrabbio. Oppure passo le giornate pensando al sesso.

[#9]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Cerca di non prendere l'En al bisogno per gestire l'ansia durante il giorno; o comunque conviene diminuire gradualmente le dosi fino a non prenderlo più - almeno di giorno,

perché rischia di sviluppare la dipendenza - non solo dipendenza farmacologica, ma anche psicologica. Lei potrebbe avere le risorse proprie per gestire l'ansia, come Lei ha dimostrato a proposito della disfagia. Ha funzionato.

La rabbia... Da come Lei descrive, vedo, quando la Sua rabbia scoppia, qualche motivo c'è. Sono le situazioni nelle quali molte persone proverebbero se non rabbia, comunque sconforto interno. E se questo sconforto viene avvertito come rabbia e allora diventa proprio la rabbia - questo è in funzione dell'impulsività.

Che a Lei piace disegnare è una risorsa davvero preziosa.

Si può usare questa attività a scopo terapeutico. Disegnando qualcosa, noi ci creiamo la rappresentazione di questo sul foglio di carta (o sulla tela): l'oggetto del disegno possono essere non solo un paesaggio (per dire), ma anche uno stato d'animo. Ad esempio, disegnando la nostra rabbia, ne creiamo una rappresentazione alla quale riusciamo a guardare dall'esterno. Come se parlassimo con noi stessi. Il punto è che in questo modo, non viviamo l'emozione direttamente e subito appena appare e in balia a questa, ma riusciamo a viverlo in modo riflessivo.

In realtà, anche quando l'oggetto del disegno non è una emozione particolare, ma, ad esempio, un paesaggio o un ritratto (...), allora un buon disegno, secondo me, ha in se comunque sempre un'emozione, la quale è vissuta in modo riflessivo.

Che cosa ne pensa ? Ha esperienze simili ?

Ne scrivo, perché questa attività può aiutare non solo a rilassarsi nel momento necessario, ma può anche allenare la capacità del controllo dell'impulsività.

Lei scrive, che aveva nel programma prepararsi ai test per provare ad entrare a medicina o psicologia ... , ma, in seguito a tutta la situazione, ora non ha testa per stare sui libri. Che non ha testa di stare sui libri proprio ora è comprensibile, ma vorrei capire: che cosa La attrae in queste professioni ?
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#10] dopo  
Utente
Si, ineffetti il disegno è una delle poche cose che mi "calma" anche in situazioni in cui mi sento calpestata o avrei voglia di lanciare qualcosa in aria, o urlare, perché magari sento che mia mamma e mio fratello fanno confusione ed io sto facendo cose o simili. A volte riesco a trattenermi altre volte no. Sicuramente anche quando mi trattengo è uno sforzo che mi porta magari a graffiarmi o a mordermi le braccia per evitare di urlare. L'ultima volta che mi sono tagliata ho "incanalato" la rabbia.

Per quanto riguarda medicina o psicologia non lo so esattamente, credo che io voglio aiutare gli altri, o forse sono egoista e voglio capire più di me stessa, però mi piacerebbe trovare un senso a tutta questa situazione, un senso che al momento non so dare, perché non riesco a fare tesoro di quello che mi sta accadendo, così passo le giornate a logorarmi col pensiero dalla malattia alla sera sulla malattia. Per me sapere se effettivamente io possa o non possa avere tratti borderline è diventato una questione "di vita o di morte".
E tutte le mie giornate ruotano intorno a questa domanda cruciale e a tutte le domande che ne conseguono:
Sono pazza?
Ho bisogno di uno psichiatra ?
Col tempo peggiorerò?
Devo parlare con qualcuno?
Se io fossi così, il disturbo è cronico dunque potrei non guarire mai?
E la causa, la causa mi logora, so che non mi servirà a nulla scoprire la causa, ma è come se la mia rabbia mi portasse a fare una lista di tutti i capri espiatori:
Dai miei genitori
Ai miei compagni dell'elementari,
Allo stress del lavoro,
Ad un infanzia secondo me non all'altezza delle mie aspettative.
Tutto diventa colpevole del mio oggi e motivo del mio "male".
Non so quanto sono pronta ad ascoltare un'eventuale diagnosi, perché magari dopo due secondi mi ritroverei a pensare che quello che mi è stato detto non può essere vero, etc.
Ma nel frattempo spero prima o poi di arrivare ad una serenità e all'idea che questo inferno che sto vivendo non è vano. E ho pensato che farlo aiutando gli altri a star meglio potesse essere una buona cosa.
Grazie per i suoi preziosissimi spunti

[#11]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Fondamentalmente si deve portare il tutto sulla situazione clinica e fare riferimento alle linee guida per i trattamenti.

Di fatto, lei si è sottratta alle cure per paura ed assume in modo autonomo benzodiazepine.

Queste sono le operazioni classiche dei pazienti che tendono poi ad abusare di benzodiazepine cercando di gestire i sintomi autonomamente ritenendo che senza terapia farmacologica tutti i sintomi potranno scomparire.

Oltretutto, cerca di rafforzare questa credenza per convincersi di intraprendere la strada corretta.

Ebbene, in realtà non lo è e le valutazioni dirette, incluse le prescrizioni farmacologiche che ne conseguono, sono l'andamento che dovrebbe avere per evitare cronicizzazioni del disturbo.
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[#12] dopo  
Utente
Quindi io non ho scelta se nonché prendere le medicine?
Io non posso col tempo migliorare impegnandomi senza?

[#13]  
Dr. Alex Aleksey Gukov

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Il mio collega ha ragione: per inquadrare la situazione in maniera obbiettiva, ci vuole la visita diretta,

però ho un parere diverso sulla potenziale necessità o meno della farmacoterapia:

non possiamo dedurre questa necessità in base alla conoscenza che abbiamo di Lei tramite il consulto on-line.

E' vero, che già tre psichiatri che L'hanno visitato dal vivo, hanno ritenuto che la terapia farmacologica sia opportuna, ma il risultato è che Lei non assume la farmacoterapia prescritta. Dunque, qualcosa non ha funzionato, e dunque non andrei alla cieca sulla stessa strada.

Il problema, prima di tutto, non è la farmacoterapia e non la diagnosi, ma la sfiducia che Lei ha sviluppato nei confronti degli specialisti. La sfiducia, che questi specialisti, purtroppo non hanno considerato abbastanza come un oggetto di lavoro. La sfiducia, che va pari passo con la sensazione dell'insicurezza propria e dell'insicurezza della propria capacità di autocontrollo.

Dunque, io torno a quello, che, mi sembra, ho già scritto:

in questi giorni non bisogna cercare a prevedere il futuro, e
non deve pensare né ai farmaci, né alla diagnosi, ma sono i giorni utili per cercare a lavorare su di sé.

Quando Lei avvertirà, che in ogni caso, il Suo proprio lavoro su di sé è utile, ed è indispensabile e insostituibile da altri mezzi di cura, allora avrà una maggiore sicurezza di sé e, nel caso e quando deciderà di andare di nuovo dallo specialista, avrà più fiducia e la capacità ad esprimere costruttivamente anche le Sue proposte.
Dr. Alex Aleksey Gukov


[#14] dopo  
Utente
Lei è prezioso,
Grazie mille dei consigli, non mi sono mai sentita così tanto ascoltata da nessuno. Se lei fosse stato nella mia città avrei voluto parlare con lei !

[#15]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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In ogni caso non può impegnarsi senza terapia poiché le visite sono quelle che consentiranno di capire se e quando potrà interrompere la terapia farmacologica
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