Utente
Gentili psichiatri,
mi chiedevo se è normale che non ci sia niente da fare per la depressione mentre si cerca la combinazione giusta di farmaci?
Sono anni che cuocio nel mio brodo, a volte ho fasi solo di distimia, a volte depressione vera, a volte stati misti con ansia e sospettosità.
Adesso ho cominciato anche a cercare di distrarmi e non rimuginare, ma il fatto di non trovare una cura mi fa sentire ancora più giù, più disturbata, più "neurologica".
Il mio psichiatra mi dice che ci sono tantissime cose che ancora non abbiamo provato, anche non farmacologiche.
Il problema è che lui è molto coraggioso a provare e questo io lo apprezzo, ma ogni tentativo fallito è una ricaduta sicura, nuovi effetti collaterali eccetera Cosa si può fare per alleviare i sintomi depressivi tra una visita e l'altra?
Io sono anche molto ossessiva e devo assolutamente fare le mie cose se no non ho pace, le ho fatte anche in condizioni al limite del collasso.

Grazie davvero, se mi suggerite qualcosa che può funzionare avete fatto una cosa bellissima per me.

[#1]  
Dr. Matteo Pacini

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Quindi la diagnosi è una depressione ricorrente e anche un disturbo ossessivo, o nel senso che ci sono sintomi ossessivi ma sempre nel contesto della depressione, o del tipo di personalità ?
Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente
Grazie per la risposta. Penso di no, di non avere un disturbo ossessivo, molte delle mie ossessioni mi sono utili, sono apprezzate, ad esempio sul lavoro è utile essere scrupolosa, pulita, responsabile. Credo siano collegate con la depressione, quando sono depressa le ossessioni peggiorano, mi saltano agli occhi tutti i difetti in quello che faccio, faccio fioretti di pulizia, digiuno e silenzio per non dare adito a nessuna possibile critica. Se poi peggioro ancora, mi passa l'ansia, mi passano le ossessioni e rimane solo la sofferenza e il desiderio di morire.

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Ho capito. E quindi mi pare che anche porsi il problema di "cosa fare" possa rientrare in questa generale impostazione mentale.
Il medico giustamente fa quello che deve fare, cioè prova a curarla.
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[#4] dopo  
Utente
Non ho capito, quale sarebbe il ragionamento "normale" o "sano" da fare a parte chiedersi cosa fare? Anche se fosse un sintomo ossessivo, quale sarebbe l'alternativa non ossessiva?
Io non voglio criticare il mio dottore, né fantasticare su una soluzione magica a problemi complessi. Ci vuole tempo lo so, ma voglio capire se è effettivamente necessario soffrire così tanto, come è necessario ad esempio nelle cure oncologiche, oppure se posso risparmiarmi qualcosa facendo, non so, qualcosa di diverso dal semplice aspettare.

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Il punto è che Lei parte da una sua idea che si debba fare qualcosa oltre quello che già fa, cioè curarsi.
Dal punto di vista medico non è cosa ovvia, anzi, c'è una certa contraddizione rispetto alla natura del disturbo.
C'è anche una confusione tra ciò che uno può fare mentre è malato e il fatto che questo qualcosa sia terapeutico.
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[#6] dopo  
Utente
No, non terapeutico, palliativo. Ho fatto una domanda sciocca, grazie comunque della risposta.

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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Anche palliativo rientra comunque nel terapeutico, con un obiettivo non risolutivo.
Io però dico che non è detto che le cose che uno può fare abbiano alcun ruolo.
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[#8] dopo  
Utente
Allora se non c'è niente da fare la mia non è depressione, è realismo. Deve sapere che io sono depressa da quando ero piccola, ma ho sempre creduto che ci fosse una speranza di stare meglio. Più passano gli anni e piú questa speranza si affievolisce. È difficile da accettare, è una vita.

[#9]  
Dr. Matteo Pacini

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Ecco, questo è il tipico stravolgimento del discorso che si può fare da un punto di vista depressivo. Oppure si ostina a fare un discorso che vuol fare a tutti i costi Lei.
Ma che c'entra questa conclusione con quello che si diceva ?

Ha una malattia e si cura. Le cure fino ad ora non hanno prodotto un risultato soddisfacente, e fin qui è quello che riferisce. Ma che c'entra che allora di debbano essere delle cose da fare (così, in generale) che sono la soluzione alla depressione ? E che c'entra che se non ci sono allora la visione delle cose non è depressione, ma realismo ?

Un ragionamento che veramente ha dei salti logici.
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[#10] dopo  
Utente
Non è proprio una malattia finché non si sa perché viene, dove risiede e come si cura. Il mio dottore è costretto a sparare nel buio, non sa davvero cosa ho e non sa se potrò guarire o nemmeno migliorare. Mi dice anche lui che è una malattia perché così so che "voglio morire" è un sintomo, ma non importa che sia sintomo o no, come non importa a chi ha dolore cronico che il dolore non sia "normale" ma un sintomo. Io soffro, non so se ne uscirò, so solo che continuare a trovare la motivazione per andare avanti dissociandomi dai miei stessi pensieri è faticosissimo.

[#11]  
Dr. Matteo Pacini

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Assolutamente no. Da dove viene si sa, come funziona un po' e per sapere come si cura non è comunque necessario sapere questo, ma sapere se un metodo funziona.
Il medico non spara nel buio.
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[#12] dopo  
Utente
Non intendevo dire che il medico non è competente e che non fa le cose secondo un razionale. Solo che a parte sapere che sono depressa non so cosa ho e tutti questi tentativi mi hanno definitivamente confuso. Se sono depressa perché non funzionano gli antidepressivi? Se sono bipolare perché non funziona il litio? Sono molto frustrata, ho messo tutta me stessa nel curarmi, penso di avere una rete intricata di problemi che non mi fanno rispondere bene alle medicine.

[#13]  
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"Solo che a parte sapere che sono depressa non so cosa ho"

Come sarebbe "a parte sapere che sono depressa". Se è questa la sua diagnosi, che deve sapere ?

Esistono casi resistenti, si intende rispetto agli strumenti disponibili. E dopo averne provati secondo delle sequenze standard, allora si provano secondo ragionamenti sempre medici, ma empirici. Come presumo stia facendo il suo medico.
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[#14] dopo  
Utente
Una cosa proprio non riesco a capire. Lo psichiatra mi dice che somatizzo, io so che somatizzo... eppure somatizzo lo stesso. So che ho paura di dire che sto male. Dire che mi viene da vomitare è diverso da dire che mi faccio schifo, questa seconda informazione è una dichiarazione di debolezza, potrebbe essere usata contro di me. So che è stata una psicoterapia finita male a farmi peggiorare, anche la stagione, ma sono sicura che avrei retto meglio se lo psicoterapeuta fosse riuscito a mettersi nei miei panni e fosse stato meno irresponsabile.
Adesso lo psichiatra mi ha alzato l'antipsicotico, sono farmaci che ci mettono un po' a funzionare, fanno ingrassare e se come me li prendi di giorno ti fanno sembrare ubriaca, proprio quello che serve a chi lavora.
Adesso comincio un'altra psicoterapia, sono indecisa come per il percorso per la bulimia. Peggioreró ancora? Serve secondo lei nelle depressioni come la mia (se è depressione a questo punto)?

[#15]  
Dr. Matteo Pacini

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In che senso una psicoterapia finita male l'avrebbe fatta peggiorare ?

In realtà somatizzare significherebbe che non le viene da vomitare, ma è questo che esprime in sostituzione del "mi faccio schifo". Sta male, ma non nel senso che dichiara.
Altrimenti si intende che il malessere si focalizza sulla parte corporea, che però autenticamente è sentita, ed è dichiarata perché accettabile.
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[#16] dopo  
Utente
Io sento quello che dichiaro, mi viene davvero da vomitare, però potrebbe essere per la tensione dovuta al fatto che mi guardo e mi faccio così schifo che mi è insopportabile continuare ad esistere.

La psicoterapia mi ha fatto peggiorare perché lo psicologo non mi ascoltava, prendeva il fatto che ho difficoltà a fidarmi sul personale e perdeva tempo a dimostrare che i miei ragionamenti erano sbagliati quando è evidente che se li faccio e passo per una persona mediamente intelligente un fondamento di verità ce l'avranno anche. Morale, eravamo come cane e gatto e alla fine ha mollato e mi ha mandato da un'altra.

[#17]  
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Siccome è intelligente e fa dei ragionamenti avranno un fondo di verità...no, non è detto. Che c'entra l'intelligenza ? Lo psicoterapeuta cercava probabilmente di spiegarle dove il suo ragionamento è fuorviante.
La distinzione tra dichiarazione e sintomo è impossibile di per sé, nessuno dichiarerebbe di non avere autenticamente un sintomo, anche perché ormai il senso che gli dà è la dichiarazione. Si cercano riscontri oggettivi per dare un senso alla distinzione.
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[#18] dopo  
Utente
Mi riferivo al fatto che lei scrive che somatizzare vuol dire dichiarare che viene da vomitare anche se in realtà è altro. Io invece dico che a me viene da vomitare davvero, probabilmente per la tensione provocata dai pensieri che faccio.

Quanto allo psicoterapeuta, non so che pensava di fare, ma non ci si mette a discutere con qualcuno cercando di imporre il proprio punto di vista senza averlo prima ascoltato attentamente e magari capito e senza avere su di lui un qualche ascendente, un rapporto di fiducia o simili. Preferisco lo psichiatra, è meno invadente e meno superficiale, anche come psicoterapeuta sembra più preparato sebbene sia uno psichiatra puro.

Tanto che vuole, per molti l'opinione di noi poveretti che andiamo a farci curare non vale niente, per definizione ciò che pensiamo e sentiamo è patologico, ci chiacchierano addosso. Lei non ha idea di quanto poche goccine di cipralex cambiano il modo in cui viene gestito un paziente ospedaliero, diventa tutto depressione. E vado a pagare uno psicoterapeuta per un servizio di disconoscimento e disumanizzazione che posso trovare gratis in qualsiasi repartaccio di qualsiasi ospedale?

[#19]  
Dr. Matteo Pacini

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Patologico non è un'offesa, d'altronde quando si va a riferire un problema, non è strano che si individui qualcosa di patologico, parlando di medicina. Ma spiegare che un modo di vedere le cose è una struttura "disfunzionale" non significa criticare il paziente sul piano umano, può significare che gli si sta spiegando come funziona il suo "problema".
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[#20] dopo  
Utente
Dottore, patologico può diventare un'offesa se viene usato per attaccare una persona e non per curarla e mi creda, per quanto sottilmente viene portato, chi subisce questo genere di attacco lo sente.

I discorsi di questo signore erano più simili a quelli di un noto personaggio di Thomas Mann, che voleva curare gli alienati con il solo potere del suo sguardo "illuminato". Sono forse scema da non capire che voler morire non è normale? Ma può qualcuno ridarmi la voglia di vivere polemizzando con me sul fatto che voler morire è "patologico" e persino immorale? No dottore, questo era un cattivo psicoterapeuta, uno che discrimina le persone e il fatto che mi abbia mandata da un altro spero gli dia del tempo libero per trovare strategie più consone.

[#21]  
Dr. Matteo Pacini

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si, capisco, "patologico" anche nel linguaggio comune diventa un'offesa spesso, o una presa in giro, ma intendo che un conto è dire a qualcuno che è "sbagliato", un conto è dire che è "disfunzionale" rispetto ai suoi stessi obiettivi. Io faccio un discorso generale, non posso esprimermi sul fatto specifico perché non lo conosco.
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[#22] dopo  
Utente
Ad ogni modo adesso visto che questo psicoterapeuta non brillava in comprensione o almeno io non sono riuscita a farmi comprendere. Adesso comincio una nuova psicoterapia, solo perché sento che se rimango da sola faccio qualcosa di brutto, non ne posso più di essere me. Non è escluso però che se il prossimo mi tratta allo stesso modo possa peggiorare, ho paura e sono molto sulla difensiva. Se glielo dico peggioro la situazione (con lo psichiatra no, ad esempio), se faccio finta forse mi sento meglio ma viene meno il senso della psicoterapia, no?