Consigli su terapia psichiatrica

Gentili dottori,
chiedo un parere per mia madre, 69 anni, con artrite reumatoide da 30 anni e circa un anno fa ablata per fibrillazione atriale con esiti ottimali.

Due anni fa (febbraio 2019) è mancato mio padre dopo una malattia di 3 anni durante la quale mia mamma è stata il suo caregiver.

A pochi giorni dal decesso, mia mamma ha avuto un crollo emotivo: nel giro di pochi giorni il suo busto si è irrigidito (camminava in maniera diversa e la parte alta del corpo era molto meno mobile), il suo sguardo è diventato fisso e quasi "trapassabile", ha iniziato a parlare pochissimo e a non volere più uscire di casa; si è notato anche un lieve dimagrimento.
Le sue paure (che vi erano già prima, soprattutto ipocondriache ma che lei superava e che le permettevano di vivere comunque bene) si sono molto amplificate tanto da essere completamente schiacciata dall'angoscia.

La portammo da una psichiatra, che inquadrò il caso come depressione molto forte con grande angoscia e ansia.
La prescrizione fu Seropam in gocce fino ad arrivare a 20 gocce al giorno e Olanzapina fino ad arrivare a 10 mg al giorno.

Il risultato fu sorprendente e in pochi giorni la mamma si è in un qualche modo riavuta e ha ricominciare a fare più o meno quello che faceva prima e anche i sintomi fisici di cui sopra sono migliorati.

Questi effetti sono durati un paio di mesi, per poi vedere mia mamma stabilizzarsi in una condizione certamente migliore di quella delle prime settimane ma, comunque, non buona, direi: le permane sempre molta agorafobia quando esce (esce comunque, ma con molta fatica), parla comunque poco anche se certamente interagisce di più e passa comunque qualche ora (2 o 3) al giorno sul divano ad ascoltare la musica e a fare niente.

Ovviamente cose positive ci sono: a Natale ha fatto mox sponte sua i regali a noi e alla sua nipotina, è andata dal parrucchiere, a settembre aveva ricominciato ad andare in piscina; tutto questo, comunque, con sempre un gran senso di fatica e difficoltà e con una certa stanchezza.

Oltre a questo, mia mamma è emotivamente molto appiattita: ha poca empatia, mostra poche emozioni e ha relazioni molto "brevi" con gli altri.
Cognitivamente è intatta: si ricorda tutto, sa cosa deve fare, tiene a bada alla casa, cucina, gioca a carte etc.

Un mese fa è caduta per un incidente in casa e si è fratturata il bacino: ricovero di 11 giorni e operazione.
Tutto è andato bene, ma mia mamma è tornata a casa in una condizione psichica certamente non buona, quasi simile a quella dopo la scomparsa di mio padre.

I medici dell'ospedale mi hanno chiesto perchè prendesse così tanta Olanzapina, facendomi capire che forse non è la terapia più adatta per lei e che, forse, questo "distacco" dipende da quel farmaco.

Io il dubbio l'ho sempre un po' avuto, ma con la pischiatra (molto assente, devo dire) non sono mai riuscito a chiarire il fatto.

Cosa pensate della terapia (oprattutto olanzapina 10 mg/die) data la situazione di mia madre?

Vorrei un consiglio.

Grazie molte.
[#1]
Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicologo 33,6k 822 50
L’olanzapina non sarebbe tanta ed avrebbe lo scopo di stabilizzare l’umore.

È anche vero che solitamente dopo i 65 anni si preferiscono dosaggi inferiori.

È utile una rivalutazione psichiatrica.


Dr. F. S. Ruggiero


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