Mi sento come 'accartocciata' e avrei bisogno di un consiglio

Buonasera, sono una studentessa di ventisette anni compiuti.


Da qualche tempo ho dei periodi di ansia e sconforto, derivanti dal fatto che mi fisso o su eventi passati di cui sento la responsabilità oppure su possibili scenari futuri.

I pensieri per i periodi in cui sono più giù sono piuttosto ricorrenti e compromettono la mia capacità di studiare rendendomi di cattivo umore.


Sono stata epilettica per sette anni (tra i quattro e gli undici), ma tutto sommato ho vissuto un'infanzia tranquilla e sono riuscita a farmi delle amicizie, alcune delle quali perdurano ancora.

Tuttavia ho sempre avuto problemi in determinati contesti a 'farmi sentire'.

Sono sempre stata una persona tranquilla, a cui piace fare le proprie cose con calma; non sono una persona invadente e mi piace farmi, come si suol dire, i fatti miei senza infastidire nessuno e cerco sempre di essere gentile con tutti.


Ho perso mio padre a sedici anni e successivamente in casa abbiamo avuto grossissimi problemi economici; successivamente (anche se poi la situazione si è risolta) si ammalata mia madre quando avevo diciotto anni, situazione per cui ho buttato giù boccette di Ansioten e valeriana (sotto consiglio medico, anche se naturalmente il mio medico di base non mi ha suggerito di 'scolarmi' tutta la boccetta in due giorni ma di seguire le indicazioni).


Mi sono iscritta all'università la prima volta (in una facoltà che il senno di poi mi rendo conto di aver scelto per 'staccare dalla sofferenza') per poi fare la rinuncia e iscrivermi (superando il test nazionale) a medicina.


Purtroppo il mio percorso è stato piuttosto altalenante: ho passato un periodo in cui non avevo nemmeno i soldi per acquistare i biglietti dell'autobus per andare in università, la malattia di mia nonna, cambi delle propedeuticità richieste all'università che mi hanno fatto perdere un anno per un esame.


Tuttavia sono sempre stata abbastanza resiliente, qualsiasi cosa mi succeda la affronto tirando dritto.

Da quando è morto mio padre ho l'impressione di aver iniziato a sopprimere le emozioni: prima ero più dolce, più emotiva, ma non rimpiango comunque come sono adesso (quando sto bene, ovviamente).


Parlo di repressione delle emozioni perché nel 2017, alla morte del nostro gatto (portato a casa da mio padre) ho avuto una vera e propria crisi di nervi con pianti, urla, respiro corto e quant'altro cessata solo quando al crollo sul letto.


Questo è stato il primo campanello d'allarme.


Successivamente ho avuto un picco d'ansia per un evento accaduto un anno prima: temevo, senza capire da dove fosse arrivato quel pensiero, un futuro scenario 'catastrofico' dovuto a una mia azione (non era successivo niente di che).


Nell'ultima settimana il problema si è ripresentato, sento la necessita di rassicurazione su quest'ansia anticipatoria ma ho come la percezione che nessuno mi conosca realmente e quando qualcuno mi chiede se ho qualcosa che non va mi chiudo a riccio.

Mi sento accartocciata e non so cosa fare.
[#1]
Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta 34k 828 50
La presenza di ansia e della reazione conseguente richiede una valutazione specialistica per un trattamento specifico del disturbo ed ottenere un miglioramento generale.



Dr. F. S. Ruggiero


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