Farmacista svalutata: come ritrovare valore e autostima?

Buongiorno Cari Dottori,
Vi scrivo per chiedere una vostra opinione... studio Farmacia ma mi sento inutile, sento che studiare non ha senso, perché sono stata sempre svalutata dalla mia famiglia, e ancor di più quando mia madre stava male perché mia sorella usava frasi del tipo "ci vuole un medico in famiglia" e poi, siccome la figlia di una amica di mia sorella si è laureata in medicina a 24 anni con 110 e che sta finendo in tempo la specializzazione in cardiologia, allora mia sorella, quando mia madre stava male, fece leggere le analisi di mia madre a questa ragazza, al tempo ancora studentessa e questa ragazza disse che bisognava fare una ecografia e, da quell'esame si capi' che mia madre era grave, che aveva un tumore... da allora mia sorella disse anche ai medici stessi che operarono mia madre "solo una studentessa di medicina è riuscita a capire" "lei è nata con la passione per la cardiologia" "è brava a spiegare" "lei ha fatto subito il tirocinio, ha studiato anche come parlare con i pazienti", "è riuscita a capire che la nonna di questa ragazza aveva una insufficienza cardiaca, le ha salvato la vita".
"lei lavora all'ospedale e fa le notti"... Tutto ciò mi fa pensare che se mia madre avesse avuto come figlia questa ragazza, sarebbe viva.
Chiunque si sentirebbe al sicuro avendo questa ragazza vicino o come figlia, fidanzata, come sorella, come nipote... anche mio padre mi disse "se avessi saputo fare le punture, non avremmo dovuto chiamare nessuno per farle".
"a te chi ti può volere".
anche se il mio lavoro non richiede saper fare le punture, la loro risposta "bisogna saper fare tutto, anche per esperienza personale"... amici laureati dei miei mi dicono" ti prendi la pensione all' università, poi mi chiedono "i corsi li hai seguiti, almeno quello, stai studiando"... non ho mai risposto perché mi sento inferiore... vorrei potermi difendere in qualche modo, avere una rivincita ma ho capito che tanto sarò sempre considerata una fallita anche perché secondo mia sorella chi si laurea a 23-24 anni ha più possibilità di lavoro, di sperimentare, di fare tante cose.
E quando un giorno raccontai a mia sorella di aver buoni voti nella mia carriere ed anche 28-30, e che un prof mi ha chiesto di fare la tesi nella sua materia, lei mi ha risposto "i voti te li tieni per la gloria "ormai sei fuori dal giro dell'universita e che dopo i 30 anni non si possono fare neanche I concorsi, che i farmacisti non sono medici, che non possono dare consigli, che non possono sapere se una persona è allergica come invece i medici.

Vi ringrazio e mi scuso per il disturbo...
Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo 104 4
Gentile utente,
non si può definire un bel vivere sentirsi continuamente sminuiti, svalutati e messi a confronto. Ciascuno di noi ha i propri punti di forza, e i propri tempi. Ci tengo a sottolineare un aspetto chiave: il suo valore non dipende dal confronto con gli altri, né dall’età, né dal titolo di studio: dipende da chi é lei, dall’impegno che mette e dal percorso che sta costruendo, che è suo e solo suo, e ha i suoi tempi. Studiare Farmacia? Ha senso, eccome, soprattutto se risponde alle sue capacità, inclinazioni ed attitudini. I riconoscimenti (i voti, la proposta di tesi) parlano di competenza, non per la gloria . Lasci che siano questi riconoscimenti a darle valore, il tempo insegna anche a dare un peso alle parole e da parte di chi le pronuncia. Anche se é un famigliare. Le frasi che le hanno detto probabilmente riflettono aspettative e fragilità loro, non la verità. Non si può pensare di essere una fallita perché qualcuno a noi vicino vuole farcelo credere: sia fiera di lei, una persona che sta andando avanti nonostante pesi emotivi enormi e senza il sostegno della famiglia. Il primo passo é avere rispetto e gentilezza verso se stessi: non dobbiamo dimostrare nulla a nessuno per meritare valore. Leggendo la sua storia colpiscono molti particolari che meriterebbbero un approfondimento, non possibile in un consulto on-Line. Mi chiedo se abbia mai valutato la possibilità di parlarne con un terapeuta, considerato anche il numero dei consulti richiesti in questa sede, varrebbe la pena valutare una possibilità per ritrovare autostima, serenità, e dipendere meno dai giudizi altrui.
Cordialità


👍🏻Il Dr. Capretto concorda con la risposta.

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Gentile Dottoressa,
La ringrazio per la Sua risposta.
Ho fatto terapia fino a qualche mese fa ma è come se ormai la mia mente considerasse il negativo.. è difficile avere autostima quando si è cresciuti in modo svalutante e non si ha l'appoggio di nessuno..
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Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo 104 4
Gentile utente,
un passo importante verso il cambiamento potrebbe essere smettere di guardarsi solo con gli occhi di chi l’ha svalutata. Se a conclusione di una terapia il suo pensiero è ancora così svalutante, con il dovuto rispetto non considererei il percorso concluso, non escluderei pertanto di riprenderlo comunicando apertamente punto di inizio e punto di arrivo, con i prossimi passi, o di valutare un altro terapeuta se con quello che l'ha seguita i risultati non sono stati apprezzabili e si è sviluppata una forma di resistenza. Le faccio un esempio, di come potrebbero essere riformulati dei pensieri: quando lei dice: la mente considera ormai il negativo , significa che è il funzionamento che ha appreso a parlarle in quel modo. Se si cresce in un clima svalutante, la mente impara presto che guardare al negativo è un modo per anticipare il dolore, per proteggersi. E' normale in questo quadro non avere autostima: non è qualcosa che non possiede, è qualcosa che non ha avuto lo spazio per svilupparsi. Continuare o iniziare una nuova terapia, se la prima non ha sortito gli esiti auspicati, può offrirle un’altra prospettiva: non sempre cambia subito ciò che pensiamo, ma inizia cambiando il modo in cui guardiamo a quei pensieri. Il pessimismo sul cambiamento, inoltre, può essere un muro, una difesa per proteggerla dalla delusione. Se non mi aspetto nulla, non rischio di sperare invano. L’autostima si può costruire, e ricostruire, con il giusto supporto, un apprendimento nuovo che va a sostituirne uno più antico.
Cerchi di non darsi per vinta e avere fiducia guardando ad ogni traguardo che raggiunge con i suoi occhi e ascolti le persone che glieli riconoscono e che la valorizzano. Questo è ciò su cui vale la pena investire energie mentali, non sul rimuginare sulle parole svalutanti altrui che, come le dicevo, possono essere mosse da fragilità di coloro che le pronunciano. Motivo in più per imparare a farsele scivolare addosso. Ne parli con fiducia con un professionista, imparare a guardare la vita con occhi diversi è un processo lento, ma ne vale la pena per costruirsi un futuro migliore.
Cordialità.


👍🏻Il Dr. Capretto concorda con la risposta.

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Gentile Dottoressa,
Oltre al supporto psicologico, non ho una persona che mi sostenga, che mi appoggi, che mi difenda da queste "offese" essendo io sensibile , non avendo mai le risposte giuste da dare. Non esiste qualcuno che mi incoraggi, che mi sia vicino anche emotivamente.
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Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo 104 4
capisco quanto possa pesare sentirsi sola e priva di un sostegno emotivo vicino, avendo da quanto ci racconta solo persone che la svalutano. Intanto ha un supporto psicologico, è quello é il suo spazio, il punto fermo dove troverà sempre ascolto e sostegno. La solitudine è un macigno, ma ci sono alcune modalità che possono aiutare a gestirla e a renderla meno pesante. Un primo passo è accettare le proprie emozioni: permettersi di sentire tristezza, frustrazione o ansia con la consapevolezza che sono momenti bui ma che passeranno, e la terapia ha anche questo scopo.
È utile se lo desidera cercare forme di connessione, anche se piccole: uscire con amici, partecipare a gruppi o attività che condividano i suoi interessi, partecipare a qualche corso, dal ballo alla fotografia ci sono moltissime opportunità. Viaggi organizzati. Questi contatti, anche se non sostituiscono relazioni profonde, famigliari, possono ridurre la sensazione di isolamento .
In terapia é importante imparare a riconoscere i propri bisogni, trovare modi per incoraggiarsi da soli, sviluppare nuove risorse per far fronte alla quotidianità e stabilire confini con chi ci ferisce. Con il tempo, questi strumenti aiuteranno a sentirsi più protetti e meno dipendenti dalla presenza costante degli altri.

Cordialità


👍🏻Il Dr. Capretto concorda con la risposta.

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