Crisi di coppia

Buongiorno, ringrazio chi mi risponderà.
Ho 32 anni, lavoro come giornalista e da oltre sette anni sono in una relazione importante.
Nel tempo la mia salute mentale tra disturbo ossessivo-compulsivo (oggi risolto), ipocondria, attacchi di panico e una probabile neurodivergenza ha inciso più volte sulla coppia.
Ci sono state quattro crisi a livello personale: all’inizio della relazione nel 2018, in una fase di incertezza dopo l’università; nel 2021, con l’esordio degli attacchi di panico e la paura di dormire da solo; nel 2023, una ricaduta poi superata, seguita dalla convivenza, cosa su cui ho spinto io, col senno di poi forse forzandola un po' dato che era meno sicura di me, più che altro per paura di uscire dal "nido" familiare; e nell’estate 2024, quando dopo alcuni episodi di forte ipocondria la mia compagna ha espresso dubbi sul futuro se le cose non fossero cambiate, non parlandomi apertamente ma tramite un messaggio.
Quest’ultimo momento è stato uno spartiacque: ho intensificato il percorso terapeutico già in atto e ritrovato maggiore equilibrio.
Nei mesi successivi abbiamo fatto un passo importante, su sua pressione e nonostante io fossi titubante: abbiamo acquistato casa insieme e andando ad abitarci nell’estate successiva, e io ho vissuto un periodo di grande serenità fino a qualche giorno fa.
Era qualche giorno che la vedevo strana, ma lei diceva che non aveva niente.
Insistendo, ha detto alla fine che non sapeva se vedeva un futuro con me.
Mi ha elencato le cose che non vanno del nostro rapporto, del fatto che spesso non mi occupi della casa e del fatto che si sente oppressa.
A tal proposito spiego che quest'anno ha iniziato a giocare in una squadra di pallavolo mista, impegno che la tiene occupata due-tre volte a settimana dalle 20. 30 alle 00-1 (spesso sta fuori a bere qualcosa), mentre spesso venerdì o sabato esce con le sue amiche (nell'ultimo anno e mezzo esce soprattutto con due morose di altrettanti miei amici, una delle quali ha mollato il mio amico a novembre dell'anno scorso).
Quindi, in realtà, usciva più spesso di prima, e io sono riuscito nel frattempo a gestire i momenti in cui ero solo.
Lei però ha detto che aveva paura di tornare tardi, perché temeva che mi arrabbiassi, cosa successa una volta all'inizio ma poi risolta.
Abbiamo quindi parlato dei problemi della coppia, e alla fine abbiamo raggiunto la tesi che si tratta di una mancanza di comunicazione.
Io ho dato il massimo impegno a lavorare sulle mie mancanze, anche perché adesso è un momento in cui sono sereno e stabile.
Siccome lei è confusa, ha deciso di andare dai suoi, e contemporaneamente fare un percorso di coppia da uno specialista.
Insospettito da alcuni suoi comportamenti, le ho chiesto perché tutto questo è esploso solo adesso, e mi ha detto che a dicembre ha conosciuto una persona, con cui si sente da qualche settimana ed è uscita una volta.
Io non so come comportarmi, sono stato dalla mia psicologa ma volevo anche un altro parere.
Ringrazio.
Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo 96 4
Gentile utente,
da quanti ci scrive è evidente come si tratti di un legame importante, costruito e consolidato nel tempo, anche se con vari stop and go. Nelle relazioni c'è un termine molto importante, l'equilibrio, che si è spesso costruito attorno alle sue fragilità e alle funzioni di contenimento della partner. Anche se l’amore c’è, può svilupparsi lentamente un senso di fatica e di compressione che non sempre viene espresso con chiarezza, e proprio perchè nasce e si nutre nel tempo, è complesso da comunicare, soprattutto nelle fasi che lei ci descrive come più acute, per sensibilità e desiderio di non aggravare ulteriormente il suo vissuto, fino ad esplodere.
Oggi sembra che stiate vivendo una fase di cambiamento: la partner chiede più spazio, più leggerezza e una condivisione diversa delle responsabilità; lei arriva a questo momento con risorse nuove, maggiore stabilità e disponibilità a questo cambiamento. Il punto critico non è tanto chi ha ragione , né la presenza di un’altra persona, per quanto la cosa possa essere "fastidiosa", quanto il fatto che il dialogo su questi bisogni sia arrivato tardi e in modo frammentato. La separazione temporanea e il percorso di coppia sono utili se vissuti per capire se potete incontrarvi di nuovo da adulti più autonomi, meno spaventati e più consapevoli. Il suo compito ora non è dimostrare di essere abbastanza , ma restare in ascolto, mantenere i confini e osservare se il cambiamento trova davvero uno spazio relazionale in cui essere accolto. Il lavoro, ora, è sulla relazione; aver intrapreso un percorso di coppia è un segnale che manifesta volontà di evolvere, come coppia, imparando a comunicare, ascoltare, comprendersi. In questa sede, posso solo dirle che la strada corretta sembra tracciata, ora sta a voi percorrerla con fiducia nel terapeuta che vi accompagna.
Cordialità.

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Grazie dottoressa, gentilissima. Vorrei specificare un paio di cose: tra le problematiche che ha tirato fuori c'è un fatto risalente ad anni fa, ancora non abitavamo insieme, quando in seguito ad un periodo di extrasistole e sintomi simili cardiaci avevo paura di dormire da solo, che mi succedesse qualcosa durante la notte e lei non c'era, e se per caso lei non veniva a dormire a casa dei miei o io a casa dei suoi stavo male, addirittura sono arrivato ad arrabbiarmi. Stessa cosa quando andava via nel weekend, facevo fatica a gestire la situazione. Tutte cose che ho imparato poi a gestire molto meglio grazie alla terapia, ora se lei non c'è non sono sicuramente la persona più contenta del monto ma comunque non ho tutti questi problemi a stare da solo con me, anzi nell'ultimo anno ho imparato a ritagliarmi spazi, e sono pronto a lavorare per fare ancora meglio. Stessa cosa quando rincasa tardi, sono sempre un po' in apprensione ma ora la vivo molto meglio. Il mio però non credo sia una volontà di controllo sulla persona, ma piuttosto un effetto collaterale del mio lavoro, occupandomi di cronaca nera e avendo tutti i giorni a che fare con incidenti o persone che muoiono all'improvviso: già la mia psiche è fragile, immagazzinare tutte queste cose non mi aiuta, e ho sempre il pensiero che possa capitarle qualcosa mentre rincasa. Un'altra cosa importante, che mi ha sottolineato lei prima di dirmi dell'altro, è che io sono l'unico ragazzo con cui è stata, quindi non ha termini di paragone e non sa se quello che sta vivendo con me è normale. Così anche per la vita sessuale. Sulla relazione non posso affatto darle torto, non sono una persona normale, la gente da fuori generalmente ha una buona opinione di me ma in realtà sono pieno di fragilità e di ansie, che purtroppo spesso ho scaricato su di lei. Ora mi è stato indicato il nome della terapista, vorrei iniziare il percorso il prima possibile, ma nel frattempo non so come reagire. Ora sono a casa dei miei, perché vivere nella casa che abbiamo costruito insieme mi fa stare male, e per fortuna ho una bella compagnia di amici che mi è tanto vicina e mi supporta. Fino a qualche giorno fa la mia vita andava a gonfie vele, anche il rapporto con la mia ragazza sembrava avere una nuova linfa, mi sembrava di avere ritrovato un complicità che era stata oscurata dalle mie ansie. Ora mi è caduto il mondo addosso e vorrei sapere come comportarmi. Grazie ancora
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Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo 96 4
molte delle difficoltà che ci riporta appartengono a una fase passata, legata a un periodo di forte paura e fragilità, che nel tempo hai già imparato a gestire meglio. Al di là dei singoli esempi, la cosa rilevante è lo schema che li propone e ripropone.
Anche se la preoccupazione per la partner non sembra una spinta al controllo, ma una paura che nasce dall’ansia che il lavoro di giornalista probabilmente alimenta, l’altra persona può viverla come bisogno o desiderio di controllo e reagire male. Per questo é importante portare questi elementi in terapia, perché possiate imparare a capirvi e a dialogare in modo costruttivo su cosa muove parole e comportamenti. Che l’intenzione sia un’altra, poco importa se non viene spiegato e compreso, e di conseguenza ciò che non viene compreso può passare per controllo e prestarsi a diverse interpretazioni, ciascuno guarda al mondo coi suoi occhi, e avere dunque riverberi nella relazione. Il punto, ora, non è sistemare tutto subito né capire cosa succederà alla relazione. È importante aver cura di se stessi, appoggiarsi alle persone che la fanno stare un po’ meglio e che inizi il percorso terapeutico il prima possibile.
Ciò che posso sottolinearle in questa sede e con gli elementi che mi ha fornito, è di non pensare a lei solo attraverso le fragilità: sono una parte, non il tutto. Le risposte arriveranno, ma non adesso e non tutte insieme. Adesso serve rallentare e reggere questo momento, un giorno alla volta.
Riguardo la sua professione, se questa non rimane confinata alla cronaca e viene interiorizzata e proiettata sugli altri, ritengo che parlarne con un professionista che la aiuti a separare lavoro da vita privata e non far si che lei assorba tanta negatività sarebbe più che utile. Anche perché lei è giovane e prima ci lavora, più sereno sarà il suo rapporto con il lavoro e meno questo andrà ad intaccare la sua vita personale. Non è egoismo, ma porre dei limiti ed un distacco emotivo dai fatti di cronaca che racconta senza che diventino intrusivo dentro di lei e li proietti su chi le sta vicino.
Cordialità

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Grazie ancora dottoressa. Purtroppo è difficile non concentrarmi sulle mie fragilità, anche perché durante la discussione mi ha descritto come una persona opprimente e non in grado di gestire le responsabilità, prendendo ad esempio la casa, secondo me esagerando e non notando gli elementi positivi. Alla fine, da quello che diceva, è come se fosse vissuta prigioniera per sette anni, e ora ha realizzato il tutto. Spero di iniziare la terapia la prossima settimana, la cosa che mi logora un po' è che lei stia sentendo questa persona mentre siamo distanti e non comunichiamo, mi sembra che stia costruendo già qualcosa con questo qui. La cosa che mi ha lasciato di sasso è che è successo tutto da un momento all'altro: negli ultimi mesi, a parte qualche bisticcio per la casa, lei mi è sembrata molto affettuosa e presente, cosa che ho notato rileggendo tutti i messaggi, gli stiker e i video buffi che ci mandavamo. Sono veramente confuso
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Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo 96 4
Gentile utente,
ha tutta la mia comprensione per ciò che sta vivendo, ed è evidente quanto il dolore sia vivo e cerchi una risposta. Tuttavia non ritengo utile cercarla in quelli che lei definisce i suoi "limiti" in una situazione così repentina e confusa. Una relazione di lungo corso non può essere ridotta a una sola responsabilità o a un’unica lettura degli eventi. Cerchi, per quanto possibile, di scrollarsi di dosso le parole e le frasi che le fanno male, rimuginare su questo non porta nulla di costruttivo. Possono essere frasi dette in un momento di rabbia, ma non è professionale azzardare ipotesi su persone terze e tantopiù in un consulto on-line. E' tutto materiale da portare in terapia, e in un confronto mediato. Ma non usi quelle parole per ferire se stesso. Le persone che ci stanno accanto, nei momenti migliori, e nei momenti di difficoltà, lo fanno per scelta. Non guarderei al passato come ad una sua sconfitta personale, solo per quelle parole. E solo un terapeuta potrà guidarvi nel darne un significato. Rimuginare su quelle parole le porta a qualcosa di positivo, oppure alimenta sensi di colpa e dubbi su se stesso? Non abbia fretta a giudicarsi, e non sia severo con se stesso. Non ne vale la pena.
Non pensi neppure troppo a cosa fa la sua partner in questo momento, con chi e cosa scrive, perchè su questi aspetti per quanto ci si possa arrovellare, non si ha potere nè controllo di annullarli, limitarli. Per quanto sia faticoso e doloroso, dobbiamo accettare che non abbiamo il potere di controllare o modificare il comportamento altrui.
Riguardo i cambiamenti improvvisi, raramente i disagi non danno segnali nel tempo. Tuttavia, alcune persone possono trattenere il proprio disagio, mascherarlo, salvo poi esploderlo con forza tutto insieme. Probabilmente, un elemento di novità come una nuova amicizia può aver innescato in lei una reazione a catena che l'ha portata molto indietro. Ma non si faccia demoralizzare, come dicevo sopra, se una persona sceglie di starle accanto e poi ritratta e riguarda al passato con ripudio. Mi ripeto ancora che solo una terapia di coppia può fare chiarezza su queste dinamiche e darvi una direzione. Nel frattempo, sembra una frase fatta, ma è un consiglio sincero: abbia cura di sè e si circondi di positività, persone a lei care, supportive, hobby. Meno tempo trascorre a rimuginare sulla sua relazione, più il suo benessere la ringrazia.
Cordialità.

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Certamente dottoressa, quello che dicevo è che c'erano stati vari segnali negli anni passati, penso al 2024 quando per messaggio mi aveva detto che aveva perso la sua serenità stando con me, e pensavo potesse avvenire una rottura. Da allora ho lavorato molto, e appunto lei l'ho vista molto propositiva e serena, specialmente nell'acquisto della casa e nell'allestimento, era contentissima e facevamo molte cene a casa nostra, senza contare i momenti insieme. Ovviamente c'erano cose che non andavano, ma mi sembravano veramente molto poche in confronto al rapporto che avevamo ritrovato. Nel contempo, vedo che alcune cose che mi ha rinfacciato sono un po' esagerate: parlando di ipocondria, quando le ho chiesto quando fosse stato l'ultimo episodio ha citato di quando qualche settimana fa ho mangiato un sugo che conteneva noci, alle quali io sono allergico. Lei ha detto che sono andato a prendere un antistaminico e sono stato a monitorarmi per mezz'ora, come se fosse un'esagerazione. Però questa non la considero ipocondria, perché quando le mangio mi si gonfia la gola e fatico a respirare, ho anche la puntura di adrenalina, e lei lo sa bene perché una volta ho mangiato un sugo con le noci e sono stato malissimo. Fortunatamente questa volta ho avuto solo un po' di mal di gola. Ecco, per quello sono consapevole che tante cose che mi ha detto servivamo a dare più forza alla sua tesi, sminuendo invece i progressi che ho fatto: penso al doc, quando ci siamo conosciuti passavo le notti ad accendere e spegnere gli interruttori mentre ora sono in grado di gestire i miei pensieri senza compulsioni, oppure anche a livello personale, quando ci siamo messi insieme ero bloccato all'università, ora lavoro come giornalista in un'importante testata. Certo ho tantissimi difetti, ma sono disposto a lavorare per risolverli, ovviamente ora non dipende solo da me. Comunque ringrazio dottoressa, gentilissima. Buona giornata
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Dr.ssa Eleonora Riva Psicologo 96 4
Non è poca cosa i progressi che ha fatto.
Sia fiero e orgoglioso di sé stesso e abbia cura di lei e del suo benessere prima di ogni altra cosa o persona.
I miei migliori auguri.

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