Non riesco a superare la fine di una relazione

Buonasera, chiedo il vostro aiuto perché sto vivendo un periodo difficile.
Premessa: sono un tipo ansioso, in cura per depressione e ipocondria, vivo una situazione complessa dal punto di vista economico, lavorativo e familiare avendo madre e sorella con gravi patologie.
Un anno e mezzo fa si è interrotta una relazione di 3 anni, una convivenza che mi ha regalato momenti bellissimi.
E' entrato nella mia vita come un uragano, nel periodo pre-fidanzamento abbiamo fatto tante cose insieme e amavo quel senso di quotidianità e semplicità che è difficile trovare al giorno d’oggi.
Era pienamente inserito nella mia vita, un rapporto speciale con la mia famiglia e abbiamo lottato insieme per farlo accettare anche dalla sua che non voleva un figlio (tra l’altro adottato) gay.
Ho fatto tanto per lui, risolvendogli il problema lavorativo, coinvolgendolo in qualunque cosa, facendolo trasferire a casa mia quando fu cacciato fuori ancor prima che fossi pronto per una convivenza visto che vivevo da solo e casa mia era un rifugio da tanti problemi.
Nel tempo, per tanti motivi, ci sono stati momenti no che ci hanno fatto accumulare tensioni.
Il problema non era il litigare, ma il non saper litigare e affrontare con superficialità ogni situazione convinti che il forte sentimento di fondo e tutto quello che avevamo condiviso sarebbe stato sufficiente per andare avanti.
Poi ha deciso di chiudere, la mattina parlavamo di unione civile.
Un trauma.
Il primo mese è rimasto a casa.
30 giorni difficilissimi.
Poi di tanto in tanto ci sentivamo, ci vedevamo, teneva aperta la porta pur rimarcando che avesse bisogno di un lungo periodo di solitudine, complice anche un percorso che lo ha portato a essere quasi del tutto donna con priorità assoluta al lavoro.
Ho alternato momenti di dolore insopportabile ad altri di relativa serenità.
Dico una cosa brutta: sapere che soffriva nel mio stesso modo, che piangeva, che gli mancavo mi consolava.
Perché significava mantenere viva la speranza.
Mi diceva non voglio e non devo stare con te.
Devo stare solo, il sentimento l’ho messo in un cassetto ma c’è.
Quando mi allontanavo mi cercava lui.
Ora le cose sono cambiate: bloccato sui social, mai più visti o sentiti, un pezzo di ghiaccio quelle rare volte che ci siamo incontrati per caso.
Dice di non amarmi, che sta bene da solo, che è legato con affetto ai ricordi e che mi reputa una persona cara nel suo percorso ma non prova più nulla.
Gli atteggiamenti mi fanno pensare che davvero sia convinto.
Non lo accetto.
Sapere che ero l’aria che respiro, la parte essenziale e che oggi c’è indifferenza mi fa sentire male, preferisco vivere di sensi di colpa per gli errori che fatti trascurando che ci fossero alcuni suoi lati incompatibili con quello di cui avrei bisogno.
Prendo cipralex, saltuariamente vedo una psicologa che mi segue da anni, ma non riesco a superare quello che considero un lutto.
Sarei felice di avere vostro parere (quando ci siamo messi assieme lui aveva 18 anni e io 33)
Dr. Vincenzo Capretto Psicologo 126 9
Gentile,

dal suo racconto emerge un dolore molto profondo, che lei stesso definisce come un lutto, e questa parola è adeguata a ciò che sta vivendo. Non si tratta solo della fine di una relazione, ma della perdita improvvisa di una quotidianità, di un progetto, di un ruolo affettivo in cui aveva investito molto, anche come sostegno e punto di riferimento per l’altro.

Quando scrive che non lo accetto e che l’indifferenza le fa più male dei sensi di colpa, sta descrivendo una sofferenza tipica di chi è rimasto emotivamente legato mentre l’altro ha preso una distanza netta. L’alternanza che racconta, momenti di vicinanza, parole che lasciavano aperta la speranza, seguiti da un taglio improvviso, rende questo distacco ancora più difficile da elaborare. Non c’è stato un vero tempo di separazione, ma una lunga sospensione, e questo complica il processo di chiusura.

Il contesto in cui tutto questo avviene pesa ulteriormente: l’ansia, la depressione, le preoccupazioni economiche, le responsabilità familiari. Non sta affrontando questa perdita a vuoto , ma mentre già porta sulle spalle molte altre fatiche. È comprensibile che le risorse emotive oggi siano ridotte e che il dolore sembri non trovare spazio per attenuarsi.

Il fatto che lei assuma una terapia farmacologica e abbia una psicologa di riferimento è importante, ma in momenti come questo può essere utile che il sostegno non sia solo occasionale. Questo non significa necessariamente aumentare gli impegni o i costi in modo insostenibile, ma valutare insieme alla professionista modalità che le permettano di non restare solo dentro questo dolore, anche in modo graduale e realistico rispetto alle sue possibilità.

Ciò che sta vivendo non è segno di debolezza né di incapacità di andare avanti , ma l’effetto di un legame molto intenso che si è spezzato senza un vero processo di separazione. Dare dignità a questo lutto, senza colpevolizzarsi e senza forzarsi a stare meglio, è già un primo passo di cura.

Un caro saluto.

Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941

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