Relazione e fiducia

Ho 27 anni e il mio ragazzo 26.
Ho già avuto un consulto in merito a questa situazione, ma sento che alcune domande per me fondamentali sono rimaste senza risposta.
Non riesco a smettere di pensare a un episodio avvenuto in un momento di forte crisi tra noi, che ha compromesso la mia serenità e la fiducia nella relazione.
In quel periodo, lui ha avuto quello che ha definito un momento goliardico con un amico, durante il quale scherzava in modo ammiccante e sessualmente esplicito sul corpo e sul seno di una ragazza che aveva appena incontrato casualmente all’università.
Non sono mai stata gelosa, ma quei commenti mi hanno colpita perché, anche se definiti da lui come battute, io ci ho visto un desiderio o una curiosità sessuale.

Nella chat con l’amico ho letto che aveva notato volutamente sul cellulare della ragazza se fosse fidanzata e che voleva salutarla.
Era presente anche uno screenshot della chat tra lui e lei, in cui le chiedeva un saluto aggiungendo frasi come se vuoi ti aspetto.
Inoltre, nella conversazione con l’amico comparivano frasi come mi sto mettendo di nuovo in carreggiata, che mi hanno profondamente destabilizzata.

Ho cercato la chat con la ragazza, ma non l’ho trovata.
Lui mi ha confessato di averla eliminata per evitare grattacapi, prevedendo una mia possibile reazione.
Questo è avvenuto mentre stavamo parlando seriamente della nostra relazione e della possibilità di prenderci una pausa, e leggere quei messaggi in quel contesto mi ha ferita molto.

Quando ne abbiamo parlato, ha riconosciuto di aver sbagliato e di essere stato irrispettoso, ma nega che si sia trattato di un tradimento emotivo.
Sostiene che le frasi dette all’amico fossero solo un modo per tirarsi su di morale e sdrammatizzare, senza alcuna intenzione reale verso quella ragazza, che descrive come una vecchia amica del liceo.
Razionalmente riesco a comprendere questa spiegazione e ho anche pensato potesse trattarsi di una sorta di fuga emotiva, ma resto delusa e continuo a chiedermi: e se lei avesse accettato?

So che guardare un’altra donna o fare commenti può rientrare nella normalità, se fatto con rispetto.
Tuttavia, in questo caso i commenti erano espliciti, sessuali e inseriti in un momento di grande fragilità della coppia.
Se fosse successo in un periodo sereno, forse l’avrei vissuto diversamente, ma così mi ha ferita profondamente.

Da allora continuo a provare ansia, sfiducia e insicurezza.
Ne parliamo spesso e litighiamo, perché io l’ho vissuto come un tradimento emotivo, mentre lui non tollera più l’argomento, si arrabbia e a volte mi fa sentire sbagliata per ciò che provo.
Cerco di credergli e so che parte dei miei pensieri è alimentata dalla paura, ma quanto ho letto mi ha segnata e oggi faccio fatica a fidarmi di lui e della nostra relazione.
Quindi chiedo, come faccio a capire se è davvero solo cosa goliardica o tradimento e mancanza di rispetto?
Perché se così fosse cercherei di allontanarmi per tutelarmi.
E tutto questo di per sé già è grave?
Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 207
Gentile utente,
lei ha posto la stessa domanda due giorni fa ed ha avuto risposte molto esaurienti, che la invito a rileggere.
Il motivo per cui pone la stessa domanda è nel fatto che vorrebbe essere rassicurata... a modo suo: vorrebbe sentirsi dire che il suo ragazzo non l'ha tradita, e questo, naturalmente, noi non possiamo dirglielo perché non lo sappiamo.
Mettendo in ordine quello che sappiamo dalla sua email troviamo invece:
1 Una donna molto ferita da un comportamento che non riesce ad accettare (più oltre vedremo perché).
2 Una certa tendenza alla ruminazione ossessiva, per cui questa giovane donna -lei- non trova altro sollievo che ripetere incessantemente la sua domanda a noi e le sue recriminazioni al partner, incurante del fatto che in tal modo non costruisce una relazione piacevole, ma determina un addio.
3. Una serie di equivoci purtroppo diffusi nella nostra epoca, per cui vorremmo che il partner o la partner condividessero, non solo il nostro modo di amare e il nostro comportamento, ma l'amore e il comportamento ideali che nemmeno noi mettiamo in pratica, e tuttavia pretendiamo dall'altro.
E qui spiego anche il punto 1. Possiamo immaginare che ciascuno abbia bisogni diversi nelle relazioni: uno predilige lo scambio affettivo, un altro quello sessuale, un altro ancora la condivisione dei grandi valori religiosi, morali, politici etc., un quarto ama soprattutto la compagnia, un quinto necessita di supporto perché soffre di gravi insicurezze, e così via.
Non sempre questi bisogni sono complementari. L'esempio più clamoroso sono le donne vittime costanti di narcisisti maligni. Altro esempio -e potrebbe essere il suo caso- sono le donne convinte di non essere amate abbastanza, le quali nel timore del tradimento e dell'abbandono perseguitano il partner subissandolo, non di gesti affettuosi, non di condivisioni di allegria, ma di pesanti accuse e domande sempre uguali e senza possibile risposta.
Infatti lei scrive: "Ne parliamo spesso e litighiamo, perché io l’ho vissuto come un tradimento emotivo, mentre lui non tollera più l’argomento, si arrabbia e a volte mi fa sentire sbagliata per ciò che provo".
In questa frase c'è tutta la sua sofferenza, ma anche i suoi errori. Parlate spesso di quello che lei ha vissuto come un tradimento, emotivo o meno che sia; questo parlarne spesso vi sta giovando? Migliora la vostra relazione?
Non sembra così, tant'è vero che lei aggiunge: "lui non tollera più l’argomento, si arrabbia e a volte mi fa sentire sbagliata per ciò che provo".
E lei ha piacere di farlo arrabbiare costantemente? Crede che questo atteggiamento possa suscitare amore e attaccamento?
Merita un'osservazione a parte la frase: "mi fa sentire sbagliata per ciò che provo".
Lui non può farla sentire sbagliata, cara ragazza, perché non attacca lei tutta intera; le fa notare, invece, che è sbagliato il suo comportamento; le comunica che non gradisce queste domande ossessive quanto inutili.
Lei conclude: "oggi faccio fatica a fidarmi di lui e della nostra relazione. Quindi chiedo, come faccio a capire se è davvero solo cosa goliardica o tradimento e mancanza di rispetto?"
Gentile utente, di lui a quanto pare non si fida, ma può fidarsi di sé stessa: lei come si sente? Sta bene in questa situazione? E' sicura che cambiando nome all'interesse momentaneo dimostrato dal suo partner per una ragazza, per altro quando era nell'aria una separazione tra voi, lei si pacificherebbe?
La "cosa goliardica" le sembra davvero migliore del tradimento e della mancanza di rispetto?
Per altro, lei non crede al suo partner quando sminuisce il suo gesto di allora. Questo sì è importante, perché sulla sfiducia non si costruisce nulla.
Nel precedente consulto la dottoressa Brunialti le ha perfino enumerato i suoi motivi di distacco dal partner, e a questo punto si tratta di vedere:
- se lei lo vuole lo stesso;
- se è disposta a costruire la relazione anziché demolirla, come sta facendo;
- se non ha pretese così alte che nessun partner le andrà mai bene.
Guardi dentro di sé per trovare le risposte.
Buone cose.

Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
Primo consulto gratuito inviando documento d'identità a: gairos1971@gmail.com

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non voglio che mi sia detto da voi che il mio partner non mi abbia tradito, ma sto cercando di capire se il suo atteggiamento può essere interpretato in un certo modo. Essendo io troppo immersa nella situazione, mi chiedo spesso se sto ingigantendo le cose o se invece ho ragione a preoccuparmi.

Non so come affrontare alcune situazioni: a volte penso che, sia giusto accettare o prendere con leggerezza certi comportamenti; altre volte li vedo negativamente. E quando succede sto male. Io non sono una persona che pretende gesti affettuosi costanti: se arrivano, benissimo. Ma ho bisogno di vicinanza emotiva, e questo è ciò che sento mancare in primis nella nostra relazione e cerco di fargli capire.
Dunque ho costante timore, paura, e dubbi.. quest'ultimi nascono anche dal fatto che a volte il suo comportamento è ambiguo: dice e si scusa per la mancanza di rispetto, ma poi mi offende e ferisce anche la mia persona. Succede spesso anche in altre situazioni: dice una cosa e poi ne fa o ne dice un’altra. Tutto ciò crea confusione dentro di me

È chiaro che, in questa relazione, non mi sento bene come vorrei, e desidererei che le cose tornassero come erano un tempo: dove mi sentivo rispettata, considerata, amata.
E si, ho un costante problema di abbandono che in questa relazione si è amplificato essendo lui evitante: minaccia di andarsene e mi punisce con silenzi o offese alla mia totale persona per poi chiedermi scusa ma continuare lo stesso atteggiamento.
E si, sono molto ferita da un comportamento che non riesco ad accettare, forse perché lo percepisco come una mancanza di rispetto, anche se forse è ingigantito dalle mie emozioni negative.
Mi rendo conto che i miei pensieri a volte diventano ossessivi: questo giro mentale non fa che aumentare la distanza tra noi, è vero, ma quando mi salgono in testa, ne soffro molto e non so come fermarli. Spesso mi chiedo come fare.
In contesti più tranquilli forse avrei accettato certe cose, ma in un momento delicato avrei preferito che non avesse avuto un interesse momentaneo verso un'altra. Insomma, come puoi pensare un'altra se dici di stare male per la nostra situazione? Io non riuscirei mai a farlo. E no, non voglio una persona identica a me. Ma i suoi comportamenti mi hanno ferita e mi sono allontanata temporaneamente da lui
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 207
Gentile utente,
comprendo la sua sofferenza.
Viene un momento in cui bisogna fare i conti con la propria sensibilità, e dove appare ferita, dove ci accorgiamo di essere poco capaci di tutelarci, è meglio cercare un aiuto competente per affrontare la vita con più serenità e soddisfazione.
Lei vede bene che a molti suoi bisogni il partner non risponde; peggio ancora, il rapporto anziché migliorare è andato deteriorandosi: "i miei pensieri a volte diventano ossessivi: questo giro mentale non fa che aumentare la distanza tra noi".
Dunque la comunicazione tra di voi non è quella giusta.
Inoltre lei ha già dei problemi da superare: "ho bisogno di vicinanza emotiva"; "ho un costante problema di abbandono"...
Anche la frase della sua prima email: "cercherei di allontanarmi per tutelarmi" esprime l'incapacità di dominare la situazione e la mancanza di strumenti idonei per modificarla a suo vantaggio.
Se lei cerca di fare di un partner una specie di curante, rischia di non trovare mai la persona giusta, anzi di suscitare reazioni di distacco anche in un uomo che le si era avvicinato con amore e di esserne ferita.
Noi da qui possiamo valutare soltanto quello che ci scrive, e registrare la sua sofferenza.
Un* psicolog* a lei dedicat* potrebbe fare molto di più.
Auguri.

Prof.ssa Anna Potenza
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Utente
Gentile Dottoressa,
Non posso attualmente accedere a uno psicologo per motivi economici e vorrei provare a gestire queste difficoltà da sola, almeno fino a quando non inizierò a lavorare. Purtroppo il Comune dove abito ha tolto la possibilità di avere supporto psicologico gratuito.
Io non voglio fare del mio partner il mio guaritore, ma penso che sia importante fare squadra anche quando dall'altra parte ci sono degli sbagli. Detto ciò, anche io voglio lavorare sulle mie problematiche. È possibile aiutarsi da soli attraverso letture o esercizi pratici?
Vorrei chiederle consiglio su come comportarmi con il mio partner in questa situazione. Potrebbe essere utile prendermi un po’ di tempo per me stessa, distaccarmi un po’ e cercare di calmarmi? Imparando a stare da sola
E poi come cercare in qualche modo di ricostruire la relazione? Col tempo? come posso costruire di nuovo rispetto, fiducia e amore, considerando che lui è una persona evitante e che abbiamo due linguaggi emotivi diversi e modi differenti di comunicare?
Io desidero non avere questi problemi, desidero stare bene con me stessa e stare bene anche con lui, riavendo ciò che avevamo un tempo: rispetto, amore, complicità, feeling.

Comunque, sto valutando alcune pratiche per aiutarmi da sola:

* Scrivere i miei pensieri e sentimenti per osservarli con maggiore distacco, facendo anche una lista di ciò che è reale e di ciò che è pensiero
* Tecniche di respirazione e mindfulness per gestire l’ansia e i pensieri ossessivi
* Informarmi con articoli e libri su come gestire ansia - pensieri intrusivi ossessivi
* Esercizi di auto-riflessione su insicurezze
Vorrei imparare anche a volermi bene, con piccole attenzioni verso me stessa ma le chiedo se ci siano altri metodi che potrei mettere in atto almeno fino a quando non potrò avere un supporto diretto.

La ringrazio molto per l’attenzione.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 5k 207
Gentile utente,
focalizzarsi sulle proprie fragilità con l'intenzione di superarle è sempre un ottimo punto di partenza.
Prima di analizzare la lista delle pratiche di auto aiuto su cui vuole un parere, però, vorrei segnalarle che il sostegno psicologico gratuito è fornito dal Sistema Sanitario Nazionale, non dal singolo comune.
Alle ASL, al Consultorio Familiare, al Centro di Salute Mentale, presso le Scuole di psicoterapia e anche con il bonus psicologi, se ricorrono le condizioni economiche, si possono incontrare psicologi a costi accettabili o gratuitamente. Si può farsi prescrivere dal medico di famiglia dei colloqui psicologici al Servizio Pubblico o recarsi di persona a prendere informazioni. Esistono centri privati che offrono ai pazienti prezzi modici.
Inoltre molti specialisti non hanno prezzi proibitivi, offrono una prima seduta gratuita e possono venire incontro a varie esigenze. Nel suo caso potrebbe anche chiedere un solo incontro al mese, per prescriverle e poi monitorare gli esercizi che ha elencato o altri idonei.
Vengo proprio a questi, e alle domande che li precedono.
Lei chiede:
1. "È possibile aiutarsi da soli attraverso letture o esercizi pratici?"
La risposta è "ni", le spiego perché.
In un percorso psicologico la maggior parte del lavoro lo fa l'utente, altrimenti il cambiamento non si può realizzare. E' l'utente che si trova in compagnia di sé stesso 24 ore al giorno e può monitorare e correggere le idee, i sentimenti, le azioni che lo mettono costantemente in difficoltà.
Tuttavia, come per vestirsi e truccarsi abbiamo bisogno di uno specchio, così per vedere quali idee, credenze, emozioni e comportamenti risultano disfunzionali alle mete che ci prefiggiamo abbiamo bisogno di uno specchio, in questo caso lo specchio competente e non giudicante costituito da un altro essere umano, lo specialista del funzionamento della psiche.
Per venire a un esempio pratico, lei a causa delle stilettate ricevute dalla sua relazione ha compreso di non trovarcisi a suo agio, di ricavarne sofferenza anziché felicità. Questa sua percezione è incontrovertibile, ed è la base di partenza per volere un cambiamento: nessuno specialista può sindacare se lei è felice o infelice; lo sa solo lei. Quello che dall'interno non può sapere, tuttavia, è quali sono i suoi comportamenti che la portano a scegliere persone che la fanno stare male, o quali suoi comportamenti incoraggiano le persone ad agire in un modo sgradevole per lei.
Questo lei non può vederlo da sola, perché si muove dentro gli schemi che ognuno di noi si costruisce fin dall'infanzia; sarebbe come pretendere di vedere come le stanno gli abiti sul dorso, guardandosi da dietro.
Ugualmente può conoscere solo in maniera imperfetta il suo partner, perché lei non è uno specialista, ma soprattutto perché si trova all'interno di una relazione affettiva, nella quale i suoi bisogni, le sue speranze, la sua vulnerabilità agiscono da filtro alla comprensione reale dei bisogni, delle speranze, delle vulnerabilità dell'altro.
Lei infatti scrive di lui: "è una persona evitante [...] abbiamo due linguaggi emotivi diversi e modi differenti di comunicare".
Tutto questo potrebbe essere un effetto esclusivamente legato alla relazione: più lei è richiedente, più lui prende spazio e si mostra evitante, e così via. Non può farsi una diagnosi da sola, ma non può farla nemmeno al suo compagno, meno che mai in un momento di crisi.
2. "Potrebbe essere utile prendermi un po’ di tempo per me stessa, distaccarmi un po’ e cercare di calmarmi? Imparando a stare da sola E poi come cercare in qualche modo di ricostruire la relazione?"
Tante richieste in una sola domanda, e anche questo andrebbe valutato punto per punto nel dialogo con un professionista. In breve: se lei desidera una tregua nella solitudine, perché no? Ma se invece la intende come una punizione per lui, la cosa cambia. E soprattutto, siamo sicuri che con una generica "pausa di riflessione" il legame si ricostruisca? Mi sembra che la stessa esperienza per cui ci ha scritto dica il contrario. Per riavere "rispetto, amore, complicità, feeling", visto che un tempo esistevano e oggi non ci sono più, bisognerebbe capire perché sono spariti e quali siano i metodi per ricostruirli ben più solidi.
Vengo ora alle sue prescrizioni di auto aiuto. Salvo e correggo punto per punto.
1. Bene la scrittura di pensieri e sentimenti, vano forse il tentativo di distinguere "ciò che è reale e ciò che è pensiero". Meglio di tutto la Scrittura Espressiva.
2. Perfette le tecniche di respirazione e mindfulness... solo che la mindfulness non si improvvisa da soli. Le occorrerebbero esercizi RATS (training autogeno respiratorio), questo sì eseguibile da soli.
3. e 4. Leggere articoli e libri su ansia, insicurezza e pensieri intrusivi.
Qui stiamo parlando di patologie, non esiste né autoprescrizione né autoterapia.
Un* psicolog* può valutare la sua reale situazione e suggerirle libri, articoli, esercizi idonei; la rete o le librerie forniscono molte cose anche contraddittorie, non professionali, talvolta pericolose.
Infine conclude con le parole: "Vorrei imparare anche a volermi bene, con piccole attenzioni verso me stessa ma le chiedo se ci siano altri metodi che potrei mettere in atto almeno fino a quando non potrò avere un supporto diretto".
Gli altri metodi, inferiori al procurarsi un'attenta presenza professionale, consistono nel voler bene a sé e agli altri. In rete una volta al mese viene erogata gratuitamente una "Pausa di compassione", legata alla Terapia Fondata sulla Compassione, di cui trova notizia su Compassionate Mind Italia.
Buone cose; ci tenga al corrente.

Prof.ssa Anna Potenza
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