Traumi familiari e dolore profondo: cosa posso fare?
Buongiorno,
vado dritta al punto senza girarci intorno, sono in terapia ma non riesco a lasciarmi andare perché quando ero piccola mio babbo mi picchiava e mi diceva che non dovevo dire a nessuno come stavo e cosa accadeva neanche agli psicologi.
Ho interiorizzato questo e adesso ho ancora difficoltà, parlo dei miei problemi con naturalezza, con il sorriso quando invece dentro piango e mi viene da urlare.
Adesso però sto arrivando al limite della sopportazione e questo incide anche sui pensieri brutti che mi vengono e di cui mi vergogno a parlarne perché ho imparato che la fragilità è vergogna e delusione.
Ho perso mia mamma quando avevo 7 anni e anche di questo ho sempre parlato con il sorriso, evidentemente non avevo ancora accettato il lutto, dall' ultima seduta in cui abbiamo parlato del fatto che odio che mio padre mi abbia fatto determinate cose in cui ho subito violenza domestica per 7 anni quasi letteralmente ogni giorno e dove ho vissuto nel terrore (mentalmente mi sembra di essere bloccata ancora lì, sento ancora le sue "catene" su di me), ho sempre pensato di essere guarita ma adesso ho capito che in realtà mi sento ancora un suo giocattolo nonostante non ci parlo da anni.
C' è stato un processo in cui è stato assolto per carenza di prove perché non mi ha mai portata in ospedale anche quando ero piena di lividi io non avevo mai fatto foto, questo mi fa altrettanto arrabbiare.
Non riesco a dormire bene la notte, sono spesso tachicardica (120 battiti è il massimo che ho raggiunto ma di solito sto intorno ai 100, e associato al battito sento dolore al petto, una morsa allo stomaco che non mi fa mangiare più di uno o due morsi ed ovviamente il dolore emotivo è molto più forte il tutto accompagnato dal sentirmi sola e abbandonata, anche se effettivamente ho persone che mi vogliono bene).
In questo momento vorrei che mia mamma fosse qui per arrabbiarmi con lei perché se n è andata quando avevo più bisogno di lei, so che non era colpa sua ma io mi sento comunque abbandonata.
Mi disse "andrò in un giardino e starò meglio", io volevo andare con lei e lei mi ha escluso, non so cosa comporta emotivamente ma io so come mi ha fatto stare e mi ha fatto sentire come se non mi volesse ed io volevo tanto stare con lei.
Lei era troppo attaccata a me ed andandosene ha creato un vuoto incolmabile dentro di me, sono fidanzata, ho qualche amico ma tutto quello che faccio non basta, adesso non riesco neanche a fare le piccole cose, mi sforzo ma il dolore mi sta uccidendo.
A volte ho pensieri intrusivi anche su questo ma chiedere aiuto mi fa sentire un fallimento, sento che avrei bisogno di una figura che mi dia forza e mi stia accanto, ovviamente vorrei mia madre ma non può accadere, la sensazione di essere sola e che tutti mi abbandoneranno mi uccide.
Dovrei essere io il mio "porto sicuro" ma non ci riesco, mi sento come se io non fossi degna di vivere e fosse tutto per colpa mia.
Mio padre mi diceva che facevo schifo quindi so che i miei pensieri sono le sue frasi.
Grazie.
vado dritta al punto senza girarci intorno, sono in terapia ma non riesco a lasciarmi andare perché quando ero piccola mio babbo mi picchiava e mi diceva che non dovevo dire a nessuno come stavo e cosa accadeva neanche agli psicologi.
Ho interiorizzato questo e adesso ho ancora difficoltà, parlo dei miei problemi con naturalezza, con il sorriso quando invece dentro piango e mi viene da urlare.
Adesso però sto arrivando al limite della sopportazione e questo incide anche sui pensieri brutti che mi vengono e di cui mi vergogno a parlarne perché ho imparato che la fragilità è vergogna e delusione.
Ho perso mia mamma quando avevo 7 anni e anche di questo ho sempre parlato con il sorriso, evidentemente non avevo ancora accettato il lutto, dall' ultima seduta in cui abbiamo parlato del fatto che odio che mio padre mi abbia fatto determinate cose in cui ho subito violenza domestica per 7 anni quasi letteralmente ogni giorno e dove ho vissuto nel terrore (mentalmente mi sembra di essere bloccata ancora lì, sento ancora le sue "catene" su di me), ho sempre pensato di essere guarita ma adesso ho capito che in realtà mi sento ancora un suo giocattolo nonostante non ci parlo da anni.
C' è stato un processo in cui è stato assolto per carenza di prove perché non mi ha mai portata in ospedale anche quando ero piena di lividi io non avevo mai fatto foto, questo mi fa altrettanto arrabbiare.
Non riesco a dormire bene la notte, sono spesso tachicardica (120 battiti è il massimo che ho raggiunto ma di solito sto intorno ai 100, e associato al battito sento dolore al petto, una morsa allo stomaco che non mi fa mangiare più di uno o due morsi ed ovviamente il dolore emotivo è molto più forte il tutto accompagnato dal sentirmi sola e abbandonata, anche se effettivamente ho persone che mi vogliono bene).
In questo momento vorrei che mia mamma fosse qui per arrabbiarmi con lei perché se n è andata quando avevo più bisogno di lei, so che non era colpa sua ma io mi sento comunque abbandonata.
Mi disse "andrò in un giardino e starò meglio", io volevo andare con lei e lei mi ha escluso, non so cosa comporta emotivamente ma io so come mi ha fatto stare e mi ha fatto sentire come se non mi volesse ed io volevo tanto stare con lei.
Lei era troppo attaccata a me ed andandosene ha creato un vuoto incolmabile dentro di me, sono fidanzata, ho qualche amico ma tutto quello che faccio non basta, adesso non riesco neanche a fare le piccole cose, mi sforzo ma il dolore mi sta uccidendo.
A volte ho pensieri intrusivi anche su questo ma chiedere aiuto mi fa sentire un fallimento, sento che avrei bisogno di una figura che mi dia forza e mi stia accanto, ovviamente vorrei mia madre ma non può accadere, la sensazione di essere sola e che tutti mi abbandoneranno mi uccide.
Dovrei essere io il mio "porto sicuro" ma non ci riesco, mi sento come se io non fossi degna di vivere e fosse tutto per colpa mia.
Mio padre mi diceva che facevo schifo quindi so che i miei pensieri sono le sue frasi.
Grazie.
Cara utente,
lettere come la sua ci fanno capire l'utilità che ha questo supporto online e ci danno l'energia per continuare.
Dico questo perché lei forse avrà visto dalle nostre risposte ad altri utenti che in genere chi è già seguito da un proprio curante viene incoraggiato a non disperdere il proprio slancio verso la guarigione con richieste ad altri specialisti, perché questo potrebbe allentare l'alleanza terapeutica e rendere incerta la fiducia in quella figura realmente presente accanto a noi che si fa carico di transitarci oltre l'abisso.
Una lettera come la sua dimostra però che l'abisso può essere molto profondo, e si può sentirsi smarriti nel percorrere il ponticello sottile sospeso tra le due sponde.
I traumi che lei ha subito hanno intaccato ogni fiducia a partire dall'infanzia, età in cui fiducia e attaccamento si formano (ho letto anche la sua precedente email).
In questa condizione, tornando all'immagine del ponticello di giunchi che oscilla sopra l'abisso, è normale volersi aggrappare a chiunque, cercare appiglio anche in un fuscello, e nello stesso tempo trovare ogni puntello disperatamente insufficiente.
Posso dirle però che proprio la consapevolezza che lei dimostra oggi è il segno del cammino percorso, grazie all'aiuto del curante. La strada non è facile e non è breve; come il curante stesso, le altre figure accanto a lei, anche le più amate, stentano a colmare un abisso che per ora è troppo profondo.
Tuttavia lei sta trovando la capacità di aprirsi, di chiedere aiuto, di ricordare e di riflettere. Questo vuol dire che il cammino è stato intrapreso e va avanti.
Ricordi sempre questo, quando sentirà risorgere i disturbi psicosomatici, i pensieri brutti, la rabbia, il senso di colpa immotivato ma non per questo meno distruttivo: lei ce la sta facendo. Non ne è uscita, ma è in cammino. Non è ancora il suo "porto sicuro", ma è la persona che ha saputo annodare relazioni affettive e iniziare un percorso a proprio vantaggio.
Sia fiduciosa. Si proponga solo i piccoli passi del "qui ed ora" prescritti dalla meditazione di tutti i tempi e oggi dalla mindfulness.
Conservi queste email e quando si sentirà pronta le faccia leggere al curante.
Un abbraccio di cuore.
lettere come la sua ci fanno capire l'utilità che ha questo supporto online e ci danno l'energia per continuare.
Dico questo perché lei forse avrà visto dalle nostre risposte ad altri utenti che in genere chi è già seguito da un proprio curante viene incoraggiato a non disperdere il proprio slancio verso la guarigione con richieste ad altri specialisti, perché questo potrebbe allentare l'alleanza terapeutica e rendere incerta la fiducia in quella figura realmente presente accanto a noi che si fa carico di transitarci oltre l'abisso.
Una lettera come la sua dimostra però che l'abisso può essere molto profondo, e si può sentirsi smarriti nel percorrere il ponticello sottile sospeso tra le due sponde.
I traumi che lei ha subito hanno intaccato ogni fiducia a partire dall'infanzia, età in cui fiducia e attaccamento si formano (ho letto anche la sua precedente email).
In questa condizione, tornando all'immagine del ponticello di giunchi che oscilla sopra l'abisso, è normale volersi aggrappare a chiunque, cercare appiglio anche in un fuscello, e nello stesso tempo trovare ogni puntello disperatamente insufficiente.
Posso dirle però che proprio la consapevolezza che lei dimostra oggi è il segno del cammino percorso, grazie all'aiuto del curante. La strada non è facile e non è breve; come il curante stesso, le altre figure accanto a lei, anche le più amate, stentano a colmare un abisso che per ora è troppo profondo.
Tuttavia lei sta trovando la capacità di aprirsi, di chiedere aiuto, di ricordare e di riflettere. Questo vuol dire che il cammino è stato intrapreso e va avanti.
Ricordi sempre questo, quando sentirà risorgere i disturbi psicosomatici, i pensieri brutti, la rabbia, il senso di colpa immotivato ma non per questo meno distruttivo: lei ce la sta facendo. Non ne è uscita, ma è in cammino. Non è ancora il suo "porto sicuro", ma è la persona che ha saputo annodare relazioni affettive e iniziare un percorso a proprio vantaggio.
Sia fiduciosa. Si proponga solo i piccoli passi del "qui ed ora" prescritti dalla meditazione di tutti i tempi e oggi dalla mindfulness.
Conservi queste email e quando si sentirà pronta le faccia leggere al curante.
Un abbraccio di cuore.
Prof.ssa Anna Potenza
Riceve in presenza e online
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Questo consulto ha ricevuto 1 risposte e 6 visite dal 12/02/2026.
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