Si puo davvero uscire dalla ludopatia?
Non so da dove cominciare ma ci provo.
7 anni fa ho scoperto che mio marito abeba accumulato un debito di 100mila euro per gioco di slot, é stato un inferno ma sembrava esserne uscito.
Non ha fatto nessun percorso, tenevo io il denaro e lui negl anni stava meglio tanto che ho smesso da tempo di controllare le finanze.
1 settimana fa vedo la sua faccia strana rimandava delle spese io ho capito tutto infatti é ricaduto nell incubo.
Mi chiede aiuto ha gia contattato il serd, ha fatto autoesclusione e mi ha dato letteralmente tutto anche il controllo parentale del cellulare.
Vuole uscirne mi dice.
Io sto malissimo lo amo e non voglio rinunciare a lui.
Mi chiedevo se con il serd si riesce ad uscirsene.
Grazie
7 anni fa ho scoperto che mio marito abeba accumulato un debito di 100mila euro per gioco di slot, é stato un inferno ma sembrava esserne uscito.
Non ha fatto nessun percorso, tenevo io il denaro e lui negl anni stava meglio tanto che ho smesso da tempo di controllare le finanze.
1 settimana fa vedo la sua faccia strana rimandava delle spese io ho capito tutto infatti é ricaduto nell incubo.
Mi chiede aiuto ha gia contattato il serd, ha fatto autoesclusione e mi ha dato letteralmente tutto anche il controllo parentale del cellulare.
Vuole uscirne mi dice.
Io sto malissimo lo amo e non voglio rinunciare a lui.
Mi chiedevo se con il serd si riesce ad uscirsene.
Grazie
Gentile,
si sente chiaramente dalle sue parole quanto questa situazione la stia colpendo nel profondo. Non è solo la ricaduta in sé, ma tutto quello che riporta con sé: il ricordo di ciò che avete già vissuto, la fatica fatta allora, e la paura di dover ripassare dentro qualcosa di così doloroso.
Allo stesso tempo emerge anche un altro elemento importante che può essere una spinta: questa volta suo marito sembra essersi mosso subito, chiedendo aiuto, contattando il SERD, mettendo dei limiti concreti e affidandole il controllo. Questo non cancella quello che è successo, ma indica una consapevolezza diversa rispetto al passato.
Rispetto alla sua domanda: sì, i servizi come il SERD sono proprio pensati per accompagnare situazioni di questo tipo. Non esiste una risposta rapida o definitiva, ma è un percorso che, quando viene seguito con continuità, può aiutare a gestire e ridurre queste ricadute nel tempo. Parola d’ordine è la costanza.
Accanto a questo, però, c’è anche lei, non lo dimentichi.
Per come lo descrive, sembra che si stia facendo carico di molto: controllo, preoccupazione, paura che accada di nuovo. È comprensibile, ma nel lungo periodo può diventare molto pesante.
Forse può essere utile tenere insieme due cose:
- da una parte sostenere il percorso che lui ha iniziato.
- dall’altra non restare sola dentro tutto questo, trovando anche per sé uno spazio di confronto.
A volte, quando si affrontano queste situazioni in coppia, non è solo la persona che ha il problema ad avere bisogno di supporto, ma anche chi le sta accanto.
Il fatto che lei dica lo amo e non voglio rinunciare a lui è molto chiaro. Accanto a questo, può essere importante chiedersi anche come prendersi cura di sé mentre attraversa tutto questo, senza dover reggere tutto da sola. Abbi cura anche di lei.
Non è una strada semplice, e probabilmente servirà tempo per capire come muoversi passo dopo passo. Intanto, il fatto che lui abbia chiesto aiuto può essere un punto da cui partire, mentre lei prova a non perdere di vista anche il suo equilibrio.
Un caro saluto.
si sente chiaramente dalle sue parole quanto questa situazione la stia colpendo nel profondo. Non è solo la ricaduta in sé, ma tutto quello che riporta con sé: il ricordo di ciò che avete già vissuto, la fatica fatta allora, e la paura di dover ripassare dentro qualcosa di così doloroso.
Allo stesso tempo emerge anche un altro elemento importante che può essere una spinta: questa volta suo marito sembra essersi mosso subito, chiedendo aiuto, contattando il SERD, mettendo dei limiti concreti e affidandole il controllo. Questo non cancella quello che è successo, ma indica una consapevolezza diversa rispetto al passato.
Rispetto alla sua domanda: sì, i servizi come il SERD sono proprio pensati per accompagnare situazioni di questo tipo. Non esiste una risposta rapida o definitiva, ma è un percorso che, quando viene seguito con continuità, può aiutare a gestire e ridurre queste ricadute nel tempo. Parola d’ordine è la costanza.
Accanto a questo, però, c’è anche lei, non lo dimentichi.
Per come lo descrive, sembra che si stia facendo carico di molto: controllo, preoccupazione, paura che accada di nuovo. È comprensibile, ma nel lungo periodo può diventare molto pesante.
Forse può essere utile tenere insieme due cose:
- da una parte sostenere il percorso che lui ha iniziato.
- dall’altra non restare sola dentro tutto questo, trovando anche per sé uno spazio di confronto.
A volte, quando si affrontano queste situazioni in coppia, non è solo la persona che ha il problema ad avere bisogno di supporto, ma anche chi le sta accanto.
Il fatto che lei dica lo amo e non voglio rinunciare a lui è molto chiaro. Accanto a questo, può essere importante chiedersi anche come prendersi cura di sé mentre attraversa tutto questo, senza dover reggere tutto da sola. Abbi cura anche di lei.
Non è una strada semplice, e probabilmente servirà tempo per capire come muoversi passo dopo passo. Intanto, il fatto che lui abbia chiesto aiuto può essere un punto da cui partire, mentre lei prova a non perdere di vista anche il suo equilibrio.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
3356314941
Utente
La ringrazio molto.
Ha capito perfettamente come mi sento una donna distrutta finita.
Stavolta a differenza dell altra si é fermato subito ha chiesto subito aiuto e andremo insieme domani.
Io mi sento unadonna inutile un cattivo esempio per mia figlia di appena 10 anni.
Ovviamente davanti a lei fingiamo serenità ma le confesso che faccio fatica a mangiare ed a pensare ad 1 futuro.
La ringrazio molto e spero davvero che possa uscire da questa dipendenza.
Ha capito perfettamente come mi sento una donna distrutta finita.
Stavolta a differenza dell altra si é fermato subito ha chiesto subito aiuto e andremo insieme domani.
Io mi sento unadonna inutile un cattivo esempio per mia figlia di appena 10 anni.
Ovviamente davanti a lei fingiamo serenità ma le confesso che faccio fatica a mangiare ed a pensare ad 1 futuro.
La ringrazio molto e spero davvero che possa uscire da questa dipendenza.
Si sente davvero quanto questo momento la stia travolgendo. Le parole che usa, distrutta , finita , raccontano un dolore molto forte, ma non raccontano chi è lei. Non lo dimentichi.
Perché da quello che scrive emerge anche altro:
lei è una donna che ha già affrontato una situazione simile, che oggi è ancora lì, che si sta prendendo cura della sua famiglia e che domani andrà insieme a suo marito a chiedere aiuto. Questo non è essere inutile. È essere dentro una situazione difficile, ma senza tirarsi indietro.
Capisco anche il senso di colpa verso sua figlia. È un pensiero che pesa tanto. Ma i figli non imparano solo da ciò che va perfettamente , imparano anche da come gli adulti affrontano le difficoltà. E vedere due genitori che, nonostante tutto, chiedono aiuto e cercano di rimettere in piedi le cose è un messaggio importante, anche se oggi a lei non sembra.
Il fatto che suo marito questa volta si sia fermato subito e abbia chiesto aiuto è un elemento significativo. Non risolve tutto, ma è un punto diverso da cui partire rispetto al passato.
Adesso forse non le serve riuscire a vedere tutto il futuro.
Può essere già tanto arrivare a domani, fare quel passo insieme, e poi un passo alla volta.
E mentre si prende cura di questa situazione, provi a non dimenticare una cosa:
anche lei ha bisogno di essere sostenuta, non solo di sostenere.
Quello che sta vivendo è pesante, è normale che faccia fatica anche a mangiare o a pensare lucidamente. Non è debolezza, è il carico del momento.
Non è una donna finita. È una donna dentro una fase molto difficile.
E il fatto che sia qui, che chieda, che si muova, dice che una parte di lei sta ancora cercando una strada.
Un caro saluto.
Perché da quello che scrive emerge anche altro:
lei è una donna che ha già affrontato una situazione simile, che oggi è ancora lì, che si sta prendendo cura della sua famiglia e che domani andrà insieme a suo marito a chiedere aiuto. Questo non è essere inutile. È essere dentro una situazione difficile, ma senza tirarsi indietro.
Capisco anche il senso di colpa verso sua figlia. È un pensiero che pesa tanto. Ma i figli non imparano solo da ciò che va perfettamente , imparano anche da come gli adulti affrontano le difficoltà. E vedere due genitori che, nonostante tutto, chiedono aiuto e cercano di rimettere in piedi le cose è un messaggio importante, anche se oggi a lei non sembra.
Il fatto che suo marito questa volta si sia fermato subito e abbia chiesto aiuto è un elemento significativo. Non risolve tutto, ma è un punto diverso da cui partire rispetto al passato.
Adesso forse non le serve riuscire a vedere tutto il futuro.
Può essere già tanto arrivare a domani, fare quel passo insieme, e poi un passo alla volta.
E mentre si prende cura di questa situazione, provi a non dimenticare una cosa:
anche lei ha bisogno di essere sostenuta, non solo di sostenere.
Quello che sta vivendo è pesante, è normale che faccia fatica anche a mangiare o a pensare lucidamente. Non è debolezza, è il carico del momento.
Non è una donna finita. È una donna dentro una fase molto difficile.
E il fatto che sia qui, che chieda, che si muova, dice che una parte di lei sta ancora cercando una strada.
Un caro saluto.
Dr. Vincenzo Capretto, psicologo.
Ricevo a Roma e on line.
www.vincenzocapretto.com
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Questo consulto ha ricevuto 3 risposte e 26 visite dal 18/04/2026.
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