Utente 247XXX
La mia situazione è ben più grave, e la scrivo di seguito.
Per rendere chiara la mia situazione devo però iniziare da molto lontano....la fine della terza media. Sono sempre stato un bimbo molto introverso e alla fine della scuola media non sapevo che piega far prednere alla mia vita. Vengo dal sud, dalla provincia di Salerno, mia mdare all'epoca era gia pensionata e mio padre era un geometra con un'attività ben avviata- ma che io non amavo dato che lo stesso luogo in cui lavorava mi comunicava un profondo senso di tristezza. Avevo una sorella più grande che aveva scelto intanto il classico. Mia madre voleva che facessi un istituto tecnico per perndere un diploma finito, io la convinsi a iscrivermi al liceo scientifico. Perchè l'ho fatto?forse perchè ancora non mi era chiaro cosa fare nella vita e volevo prendere tempo, forse perchè essendo molto introverso preferivo circondarmi da "figli di papà" che da ragazzi di strada, forse perchè ci andavno molti miei amici, forse per vanità. Non so. So che è sata una scelta sbagliatissima, ora mi ritrovo infatti con un diploma che tutti dicono "offre una grande cultura" ma che in pratica non serve a nulla. Non mi da accesso a nessun concorso, forse solo a quello da impiegato di back office per cui cmq si può concorrere anche con altri diplomi finiti e per cui è preferibile appartenere a una categoria protetta. Invece i geometri vengono prei al comune, e i ragionieri in banca. Eppure al liceo, nonosatne ci siano voluti 2 anni di assestamento per superare i miei problemi di relazione, alla fine mi sono sentito appagato. Ci sono voulti 56 anni dalla fine del diploma per capire il mio errore, ossia quando ho apero per la prima volta un giornale i annunci economici per trovare lavoro e ho capito che la favoletta del "col diploma che ci fai?" era appunto una favoletta.
UN secondo rammarico è quello di essermi mosso tardi nella icerca di un lavoro.
Durante il liceo nuovamente mi sono sentito a disagio, non sapendo cosa fare dopo. Avevo paura di fare la scelta sbagliata. Passioni nn ne avevo, a parte una forte per il cinema e sognavo di fare lo scrittore. Cmq dopo il liceo penso di iscrivermi a una facoltà con buone possibilità di lavoro e mi iscrivo a ingegneria elettronica. Il primo anno do 11 esami su 12, poi gia al secondo un crollo. Mio padre, affetto da leucemia da che io ero al quarto liceo, muore. Impiego 6 anni a prendere la triennale. e ora? mi ritrovo con un pezzo dicarta che nessuno vuole (i posti ono maggiormente per chi ha la alurea specialistica), con 0 competenze pratiche, conosco si e no 1 linguaggio di programmazione- mentre i miei colleghi ing ingformatici ne conoscno 5 e potrebbero fare domande su domnadne nelle banche. Tutti mi dicono che in questi 6 anni non avrei dovuto solo pensare agli esami ma gia ipararae delle cose per conto mio, nel-poco-tempo libero.La posizione piu ricercata ora è l'ingengere meccanico. Ogni tanto mi vedo con i miei ex amici del liceo e molti rimpaingono di non aver fatto l'alberghiero, così da aver iniziato a lavorare a 16 anni e trovarsi gia con 10 anni di lavoro alle spalle.
mando curriculum per posti di lavoro che non vorrei fare (solo a leggere di che dovrei occuparmi mi viene la nausea) ma per cui tanto non ricevo risposta.
che lavoro vorrei fare?un utopia. Un lavoro che mi permetta di guadagnare dignitosamente, e che cmq mi lasci un pò di tempo per m e stesso, dato che non troverò soddisfazione nel mio lavoro. E magari che implichi poche responsabilità perchè sono molto portato a stressarmi. Ripeto, un'utopia.
intnato ho pensato di iscrivermi a una magistrale. ho girato un paio di atenei, ho pensato anche a trasferirmi, ma così a scatola chiusa non riuscivo a capire le differnez tra un ateneo e un altro e non avendo passione per quello che faccio non venivo neanche galvanizzato all'idea di andare a studiare certe cose da qualche aparte. tutti a dirmi che sbaglio e che ho sbalgliato. forse ho commesso l'ennesimo errore iscrivendomi alla magistrale a salerno. il primo semestere è passato che non sono iriuscito a dare esami. eppure studiavo, studiavo molto, ma non ero concentrato. non capivo che stessi facendo e perchè lo stessi faendo.ora il seocndo semestre è iniziato ugualmente male, cercando di recuperare certi esami del primo semestre ho trascurato alcune lezioni diquesto semestre e poi, quando il carico trascurato è dventato eccessivo ho dovuto recuperare in fretta e furia dimenticando quanto studiato relativo al primo semsetre. ora quindi mi tovo con 0 nozioni apprese bene e siamo a quasi metà del secondo semesrte. prevedo di non prendre prorio esami in un anno. sono sempre trisete e depresso. prima mi davo molto piu da fare sui libri ma ora, complice la mancanza di un senso in qullo che faccio e la voglia di fugggire da questa realtà in cui sto lentamente annegando in esami che non rieso a dre, con 25 anni quasi 26 e nessun lavoro mai fatto, on la crisi...con il peso delle mie scelte sagliate.
mia madre voleva che dopo il lieo andassi in un accademia militare, prendevo lo stipendio mentre studiavo e mi trovavno unposto di lavoro. io ho insistito per non andarci. altra sceta sbagliata, mia madre me l'ha rinfacciato per anni. ora le chiedo aiuto, a lei e mia sorella che, laureata in architettura fa la schiavetta per i vari studi elemosinadno un poso di lavoro. a che serve la laurea oggi giorno?a che serve la laure ain una cosa che non ti piace?forse avrei fato meglio a fare l'albeghiero e poi il camerirere, e se miandava tudiavo ciò che mi piaceva e qualora non avessi trovato lavoro con quello avrei fatto di nuovo il camereire. forse avre dovuto fare il geometra e prendere lo studio di papà prima che morisse.
intanto sto prendenod un altro anno univesitario, un anno pasato sui libri, azzernado ancora di piu i miei rapporti con gli amci che ora non voglo piu vedere perchè io sono sempre di cattivo umore, senza esperiene lavorative, perdendo la capacità di oganizzarmi gli impegni e diventando sempre piu pigro, indolente, porato a procrastinare gli impegni. Odio me stesso perchè la copa delle mie disgrazie è la mia, fortunato chi nasce gia in parte disgraziato e riesce a sollevarsi, o se resta tale almeno non ha colpe da assegnarsi. Ogni mattina odio recarmi all'univesità dove incotnrerò tanti fanatici felci di ciò che studiano e che sono piu avanti di me e che non so cme fanno ma danno tanti esami, odio il posto dove sono stato per 6 anni e dove forse dovrò restare per altri4 per prendere la agistrale, odio come tutti mi rimproverano di studaire senza passione una cosa per cu i non ho passione .
mia madre ogni tanto mi dice che non voleva che io facesi questa faocltà. non lo volevo neanche io, ma non spevo a che iscrivermi. poi dopo il primo anno non ho cambiato perchè avevo molti esami fatti. avre però potuto spostarmi a una altra inggneria e farmi accorpare qualcosa , ma non ci ho pensato e poi non sapendo a cosa andavo inconro non pensavo cambiasse molto. ora non so che fare. nessuno può seguirmi. ho provato il concorso in finanza ma sono 300 posti per 40000 domande. e no so se la vita militare faccia pe me, e non so se non sia un modo per toppare l'erroere dinon aver fatto l'accademia come voleva mamma, e non so se non sia un modo per scappare- per evitare di prendere decisioni sulla magistrale e quanto comprota. Intanto mi dicono di tentare che è un posto solido una vota entrati.
la vita fa schio.
uno si impegna lotta pensando di fare il suo dovere, e si rende conto ch e ha lottato coi mulini a vento, che ha sprecato energia e tempo, che ha corso, ha corso ma su una strada sbagliata.
ogni tanto penso al suicidio, ma mi manca il coraggio. mi sono anche informato sulle varie tecniche per sceglierne una opportuna, ma ,ripeto,sonot troppo pavido per avere il coragio di rsolvere i miei problemi. sto andando da una psicologa all'usl da settembre m a non mi è di aiuto. pneso sia un'incompetente. Spero possa dirmi qualcosa per aiutarmi.
ormai passo il mio tempo a lamentarmi ocn tutti e nessuno mi sooporta più.Scusi gli eventuali errori, ma sfoganomi ho scritto di getto.
la ringrazio per il tempo che vorrà dedicare a leggere questa mia.
ripongo in lei qualche speranza,
Maurizio

[#1]  
Dr. Roberto Callina

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Caro Maurizio,

quello che traspare dalla sua lunga lettera e una tristezza infinita, segno di un lungo momento di grande scoraggiamento nei confronti della vita.
Molte delle cose che lei rileva sono, ahimè, delle relatà. La crisi del momento non aiuta i giovani a inserirsi adeguatamente nel mondo del lavoro e tutto questo non aiuta ad avere una visione positiva del mondo, della vita stessa.

Mi sembra di scorgere nelle sue parole un certo senso di colpa nei confronti di sua mamma, ma forse anche di suo padre che non c'è più, per non avere fatto delle scelte diverse.
Ma la vita era ed è la sua! Ed è giusto che lei abbia fatto, e continui a fare, le scelte in cui crede, anche a rischio di commettere degli errori di valutazione.

Dice di frequentare una psicologa dell'usl da qualche mese ma che non ne sente il beneficio. Ha parlato con lei di questi suoi stati d'animo? Con che frequenza la vede?
Cosa dice lei di questa situazione?

Un caro saluto
Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
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[#2]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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Caro Utente,

con lo stato d'animo che riferisce non c'è da meravigliarsi che si sia arenato e che non riesca a procedere negli studi che non sa probabilmente nemmeno dire se le interessano o no, dato che il peso degli sbagli e delle colpe che pensa di avere annullano anche la capacità di capire cosa le piace e cosa no.

Al momento mi pare orientato a contenere i danni e a scegliere il male minore, perchè non si aspetta di poter trovare una buona soluzione - e stando così dubito che potrà trovarla.

Ci può dire se i colloqui psicologici che sta sostenendo da settembre fanno parte di una psicoterapia, o se sono più che altro sedute di sostengno psicologico?
Con che frequenza avvengono?
Ha ricevuto una diagnosi?

Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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[#3] dopo  
Utente 247XXX

solitamente da settembre ci incontriamo una volta a settimana, il martedi. Abbiamo saltato poche sedute.
è una psicologa dell'usl. Non è il mio primo incontro con un terapista. Ero tentato piu volte di andare ai tmpi del liceo- causa i miei problemi di socializzazione e i problemi di scelta per l'uni- ma ho sempre evitato per via dei costi dei privati (70 euro minimo a seduta). Poi con l'uni è arrivato lo stress universitario e una piccola forma di distimia, in cui mi sentivo inutiile, di peso per tutti e senza una via di uscita. A volte metnre studiavo scoppiavo immotivatamente a piangere e mi sentivo bloccato, come se una puntina da disego mi avesse attaccato al letto o al muro passando per il petto.
Feci una sduta di prova con un privato, da cui andav aun mio amico benestante. Stetti meglo e non andai piu. Poi i problemi tornarono e risparmiai 50 euro per pagare i ticket all'usl. La psicolgoa mi fece 3 incontri gratuiti, mi ispirò fiducia, ma poi ci furono dei contrasti che non ricordo duratne l'ultimo incotro (complice anche un certo disagio ad andar a afre le sedute nel manicomio e incontrami con i alati nervosi).
sperando che dopo quel certo esame...dopo l'iscrizione in palestra...dopo la laurea...tutto sarebbe andato meglio. Falso.
tutto ciò di nascosto a mia madre che non ha fiducia nella terapia psicologica.
a settembre però sono scoppiato-gia a d agosto stavo male, complice ilc aldo, e ho smesso didormire la notte. curiosametne vverso dicembre ho ripreso ad ormire ma non riuscivo piu a tovare la forza di svegliarmi (credo sia perchè voglio fuggire dalal realtà).
la terapista attuale mi ha detto che non può aiuarmi perchè i problemi hanno una natura pratica e finchè non li risolvo le cose andranno male.
mi dice che è giusto anceh fare scelte sbagliate e non sono daccordo, perchè è per colpa di scelt sbagliate che mi sono rovnato quelli che a dtta di tutti sono gli anni piu belli della vita
inoltre mi sento in colpa anche perchè mia madre con anni di lavoro -35- ha pagato un paio di mutui e ora ho una casa di proprietà e una da cui percepiamo un affitto. ovviametne sono eni da dividere cn mia sorella. Mi sento come se sprecassi una condizione privilegiata rispetto a terzi, come se sprecassi dei beni.
inolte tale psicologa è senza contratto da 7 mesi e ha due figli da crecere. sentire lei che mi parla di ottimismo è ridicolo.
mi chiede se posso cambiare università. certo. ma dove vado?se cambiassi facoltà? certo, ma credo sia tardi. Se,per esempio, ora mi iscrivessi a informatica (sempre ingegneria) cmq non mi insegnerebbero certe cose (ex linguaggio java , sql,html etc) che loro hanno fatto alla tierrnale e dovrei recuperarel da solo. Inoltre mi ritroverei a fine percorso di studi senza conoscere certi programmi,come ora dl resto, e dovrei quindi impararle da capo nel mio tempo libero, come ora del resto.quindi cui prodest?

diagnosi non ne ho ricevute. a parte una da mia madre che inizia a sospettare che mi abbiano gettato addosso il malocchio (ve lo racconto giusto per farvi fare due risate)
coi colloqui non andiamo da nessuna parte.
la mia psicolgo si lamenta inotre che parlo solo di uni e lavoro, mentre anche ilf atto che a 25 non ho mai baciato una ragazza ho chiesto un appuntamento a una è anomalo e uqindi sintomatico di qualcosa.
lei sostiene he mi spaventi la vita.

[#4]  
Dr. Roberto Callina

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Caro Maurizo,

"lei sostiene che mi spaventi la vita."

non trova che ci possa essere qualcosa di vero in questa affermazione?

Forse la "condizione privilegiata" che sente di vivere la fa sentire ancora più in difetto nei confronti di una madre che, sembra emergere sempre di più dalle sue parole, non riesce a darle il giusto incoraggiamento.
Ogni sua scelta, ogni sua decisione, ogni sua convinzione sembra, dai pochi elementi che possiamo dedurre, essere contrastata da sua madre; una madre che preferisce addebitare il malessere del figlio al malocchio piuttosto che a un comprensibile disagio psicologico. Come se tutte le sue scelte fossero sbagliate.
Forse è normale sentirsi spaventati di fronte alla vita ora che anche l'appoggio di suo padre le è venuto a mancare.

Il suo senso di colpa per non aver percorso il suo cammino, per non aver rilevato quell'attività paterna che tanto la faceva sentire triste, non può che incrementare questo suo senso di sconforto, di inadeguatezza, che la pone di fronte alla vita in modo spaventato.

Provi a dar fiducia alla psicologa che la sta seguendo; purtroppo da qui, con i pochi elementi a disposizione, non ci è possibile fare molto di più. La psicologa che la segue conosce molto meglio la sua storia e sicuramente starà facendo del suo meglio per aiutarla.

"tale psicologa è senza contratto da 7 mesi e ha due figli da crecere. sentire lei che mi parla di ottimismo è ridicolo."

Non crede che questo dimostri che svolge il suo lavoro con passione e che la sta seguendo dandole tutta la sua attenzione?

Un caro saluto


Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
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[#5] dopo  
Utente 247XXX

mia madre è piuttosto indulgente con me e sarebbe ingiusto addossare a lei le colpe di quanto mi succede.
La chiamo spesso in causa perchè si sono avverate alcune profezie che lei aveva intutito- mi sono ritrovato senza un diploma finito che mi preclude alcune strade, mi sono stancato di studiare,non ho un lavoro, non ho sogni, non ho una fidanzata (ad essere onesti non mi psa piu di tanto non averla)
Credo che il mio malessere sia dovuto al fatto che ho lavorato molto fin'ora, negandomi anche delle cose, e mi ritrovo senza lavoro, e senza le competenze adatta a trovarlo. Gente nullafecente che faceva illiceo con me e acui ho passato tutti i compiti in classe di latino e altre materie, che ho aiutatao anche in sede di esame, certi fancazsti ora sono felici perchè hanno scelto bene all'uni, perchè sono figli di farmacisti o simili.
il mio senso di colpa è che orami ritrovo con un pugno di mosche e non posso prendermlea con chi erediterò uno studio medico o un 'attività economica perchè io aveo un'attività paterna e non l'ho voluta prendere. non posso lamentarmi con i miei per il liceo, perchè loro volevano facessi il tecnico, non posso lamentarmi con mia madre se sono disoccupato e inizio a soffrie la mia condizione di mantenuto visto che lei voleva madnarmi in accademia dove un mio amico si è trovato bene.
al contraio mia madre mi idice di non pensarci e di impegnarmi nello studio. ma io ho dei dubbi.
Conviene prendere una magistrale e poi prenderò lo stesso stipendio i un diplomato o di un triennale?Conviene impegnarsi per qualcosa che non si vuole fare quando magari ci sarebbero attività meno remunerativ ma anche meno stresanti (guadagenrei meno ma vivrei meglio).
il punto è che non so che cosa fare, e non posso lamentarmi piu di tanto dato che ero stato avvisato degli errori che stavo per compiere.

[#6] dopo  
Utente 247XXX

per quanto riguarda l'appoggio di mio padre...mio padre era sempre assente,sempre allo studio. e quando era in casa non parlavamo mai, o quasi mai. non avevamo interessi comuni, era un tipo all'antica che non si ricnoscva nel mondo moderno.

[#7]  
Dr. Roberto Callina

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"Conviene impegnarsi per qualcosa che non si vuole fare quando magari ci sarebbero attività meno remunerativ ma anche meno stresanti (guadagenrei meno ma vivrei meglio)"

Ma lei che cosa vuole fare davvero?
Credo che il punto sia riuscire a trovare una risposta a questa domanda.
Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
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[#8] dopo  
Utente 247XXX

nella vita non importa solo cosa si vvuole ma anche cosa si puo fare, cosa convenga fare e cosa sia giusto fare
io vorrei non dover piu studiare, ne dovermi aggiornarene niente. legere solo coe che mi interessano e perchè vogliof arlo. un utopia appunto. entrare in ufficio dall'ora tot all'ora tot, fare un lavoro,f arlo bene, sentendomi bravo nel farlo, al'ora tot uscire e fare qualcosa per me, che mi piaccia. Che tipo di lavoro, direte voi. e come faccio a saperlo, non avendo mai lavorato?
Potrei dire impiegato di sportello alle psoste, ma poi potrei accorgermi di non arrivare afine mese e pensare che sia stato sbagliato fare questa scelta.Potrei cotinuare come ingegnere. e sperare poi di insegnare.
sincerametne non mi sento in grado,alla luce dei miei precedenti errori, di prendere simili decisioni, o semplicemetne non voglio perchè non voglio un domani riaffossarmi in un nuovo senso di colpa.

[#9] dopo  
Utente 247XXX

come sogno poi avevo quello di diventare scrittore\romanziere.
ma è un lavoro duro, solitario, che causa anceh molto stress, in cui è difficile inserirsi,èdifficile restarci, è difficile tirarae a campare a fine mese ogni mese. e tocca avere talento.
non vorrei che voi fraintendeste il mio disagio come quello di chi amando le materie umanistiche si è ritrovato a studiare le materiescientifiche. io ho sempre preferito le materie sceintifiche alle umanistiche, ma amo molto il teatro e la lettura di certi autori tipo Poe o Pirandello.

[#10]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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Caro Maurizio,

lo stato di prostrazione, dubbio e impasse in cui si trova richiede un intervento psicologico differente da quello cui ha già avuto accesso all'usl e che, se ho capito bene, non ha nemmeno consentito di stabilire in cosa consista di preciso il suo problema.

Lei ha bisogno di essere aiutato ad uscire da questa situazione che, a forza di rimuginazioni ossessive sulle sue presunte colpe, non le consente di progredire in alcun modo.

Le "profezie" spesso non sono altro che aspettative che si realizzano proprio grazie alla forza della credenza che le sottende, e che porta la persona a dirigersi inevitabilmente verso la direzione che ha "profetizzato" come certa.

In casi come il suo l'autosabotaggio (della propria possibile riuscita e felicità), inconsapevole e involontario, non è raro.
Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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[#11] dopo  
Utente 247XXX

ok, ma quindi cosa mi consigliate di fare?

[#12]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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Le consiglio di predere contatti con un altro psicologo, eventualmente presso una diversa struttura pubblica, per lavorare sulla causa del problema che è psicologica, ma si esprime sul piano concreto generando questa impasse.

Non possiamo ovviamente dirle cosa fare in merito all'università, ma a mio avviso potrebbe iniziare a prendere in considerazione uno dei lavori che hanno molta richiesta e poche offerte, per es. nell'artigianato, che consentono di guadagnare bene e di non avere grossi pensieri finito l'orario di lavoro.

Forse affiancando un'attività di quel tipo allo studio riuscerebbe a sentirsi un po' più impegnato e realizzato, oltre a guadagnare qualcosa, e a non avere più la sensazione di non sapere fare nulla.
Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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[#13] dopo  
Utente 247XXX

la ringrazio per l'aiuto, dottoressa. Proverò a riprendere i contatti con la seconda psciologa da cui sono andato anche se ricomincaire la terapia da capo mi sconforta non poco. Per quanto riguarda i lavori, come le ho detto sopra non ho competenze tecnicche di alcun tipo, venendo da una città piccola le offerte sono poche e cmq mi pesa molto rubare tempo allo studio (dato che gia adesso mi ci barcameno a stento). Forse dovrei provare a fare il cameriere ma ho paura della reazione che potrebbe avere la mia famiglia.

[#14] dopo  
Utente 247XXX

tra l'altro, e mi rendo conto che è infantile e nessuno ha la bacchetta magica, ma mi parrebbe piu una sorta di palcebo, una cosa per alleviare il dolore sperando che prima o poi arrivi una soluzione.......ecco io preferirei piuttosto trovare la soluzione il prima possibile.

[#15] dopo  
Utente 247XXX

oltretutto dovrei anche cercare di migliorare la mia preparazione...imparare dei linguaggi di programmazione, studiare una seconda lingua e ripetere l'inglese.....

[#16]  
Dr. Roberto Callina

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"Forse dovrei provare a fare il cameriere ma ho paura della reazione che potrebbe avere la mia famiglia"

Forse dovrebbe provare a fare qualcosa per se stesso, non preoccupandosi troppo di quello che la sua famiglia possa pensare. La vita è la sua; se pensa che provare a fare il cameriere possa essere un modo per farla uscire da questo stato di insoddisfazione, ci provi. Qual'è il rischio? Accorgersi che forse non era neppure questo che voleva? Cos'ha da perdere? L'empasse nello studio è legato principalmente alla sua insoddisfazione generale; non è detto che un lavoro, anche solo part time e non necessariamente quello che sogna, possa darle lo stimolo per rivedere sotto una nuova luce la sua situazione e farle capire quali sono davvero i suoi desideri e le sue priorità.

Nel frattempo continui a farsi seguire da un professionista.

In bocca al lupo e un caro saluto.
Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
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[#17]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> la terapista attuale mi ha detto che non può aiuarmi perchè i problemi hanno una natura pratica e finchè non li risolvo le cose andranno male.
>>>

Almeno in parte, le cose potrebbero stare proprio nel modo opposto: le cose le vanno male perché a causa del suo scoraggiamento non ha più la motivazione per cambiarle.

Per inciso, sul lavoro d'informatico, io l'ho fatto per più di 20 anni da autodidatta, sia da dipendente che da autonomo. E come semplice perito in elettronica industriale, imparando a programmare da solo, dato che ai miei tempi informatica ancora non s'insegnava. Quindi non è necessario avere lauree specialistiche, dottorati, master e medaglie al valore. Basta saper programmare.

Certo, se lei è tendenzialmente depresso, qualunque esaminatore, intervistandolo, se ne renderebbe conto e ciò non giocherebbe a suo favore. Per questo dico che prima deve risolvere il suo problema d'umore, per poter fare tutto il resto.

A parte questo, probabilmente le servirebbe un tipo di terapia più attiva, che oltre a farla riflettere (mi pare che lo stia facendo anche troppo e ormai da troppo tempo) la aiuti a riformulare e rivedere alcune delle sue convinzioni limitanti, magari assegnandole anche compiti pratici da eseguire fra le sedute.

Anche il guardarsi alle spalle e alle scelte fatte tanto tempo fa, mi pare la stia intralciando parecchio. È come se tutto il suo passato fosse ammucchiato in una catasta davanti a lei, impedendole di andare avanti.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it

[#18] dopo  
Utente 247XXX

Dott Santonocito, Dott Callina, voi cosa mi consigliate di fare?

[#19]  
Dr. Roberto Callina

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Caro Maurizio,

credo di aver già risposto a questa domanda... Smetta di preoccuparsi degli altri, della sua famiglia, di quello che la gente può pensare... cominci a vivere per se stesso; non smetta di inseguire i suoi sogni, non cerchi giustificazioni per quello che è stato... ormai è passato... il futuro è solo nelle sue mani.

Si faccia aiutare ma non si dimentichi mai che solo lei potrà cambiare la sua vita.

Un caro saluto.
Dr. Roberto Callina - Psicologo Psicoterapeuta Sessuologo
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[#20] dopo  
Utente 247XXX

si, ma in pratica che dovrei fare?
sono inoccupato e l'università mi va a rotoli....la vita sociale anche ne risente.....tutti mi accusano di non star facendo niente per migliorare la situazione, per risolverla o di impegnarmi con l'università, il che forse è anche vero ma non ne sono sicuro.Come posso uscirne?

tra l'altro quando racconto di questi miei problemi mi sembra anche di passare per uno sfacciednato che vuole la luna e che non ha voglia di fare nulla....

[#21] dopo  
Utente 247XXX

per esempio, in un altro forum mi hanno chiaramente detto che dovrei smetterla di stare a lamentarmi e piangermi a dosso e di, con rispetto parlando, alzare il "c***" e darmi da fare che i risultati non scendono dal cielo. Forse alla fine la colpa è veramten mia che non mi impegno abbastanza o che non riesco a sforzare la mia mente a concentrarsi, non l oso oramai non ho piu le idee chiare us niente o forse semplicemetne non voglio colpevolizzarmi.
il punto è appunto che se sapessi quale fosse la soluzione atutto e sapessi come raggiugnierla ovviamene mi impegnerei al 100 per cento.
forse ho unaconcezione della vita troppo viziata e anno ragione gli altri a darmi addosso dicendo di darmi da fare.

[#22] dopo  
Utente 247XXX

Creo inoltre che la mia carenza nello studio sia dettata dal fatto he sono venute meno le due caratteristiche che mi davano la carica per tudiare: lo scopo e la paura.

ora che so che non c''è il premio alla fine del percorso, che cmq perderò un anno a causa di quanto gia è accaduto,che forse converrebbe perdere un anno se dovessi alla fine decidere di cambiare università, non vedo piu il raggiungimento di un esame come un traguardo. Inoltre poichè vivo quasi perennemente con una forste sensazione di disagio, il disagio provato nell'essere bocciato e nel non conseguire un esame viene meno, resta solo la sensaione di dolore quando ci si accorge che il carico di lavoro che pesa su di noi per troppi fallimenti o esami da ripetere è eccessivo e sta per travolgerci. non so se sono stato chiaro.

[#23] dopo  
Utente 247XXX

una cosa poi che stranamente mi dia fastidio è che la mia famiglia abbia smesso di arrabbiasi con me per gli scarsi risultati, come se non me ne facesse piu una vcolpa,;ciò mi spaventa perchè da un lato potrebbe acceresciere il mio autocompiacimento nel vittimismo dall'altro potrebbe anche farmi cullare maggiomente sui miei fallimenti senza farmi preoccupare di reagire e di impegarmi di più.

[#24]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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"forse ho una concezione della vita troppo viziata"

Non so quanto sia stato viziato o non viziato, o quanto si stia viziando da solo concedendosi un certo "autocompiacimento nel vittimismo".

Certo è che per uscirne deve iniziare da qualche parte, e che cercare in lungo e in largo nel web qualcuno che le fornisca una ricetta magica per risolvere tutti i suoi problemi non è particolarmente produttivo.


"il punto è appunto che se sapessi quale fosse la soluzione atutto e sapessi come raggiugnierla ovviamene mi impegnerei al 100 per cento"

Non esiste un'unica soluzione a tutto, ma singoli passi da fare per venirne fuori.

Come le dicevo, potrebbe prendere in considerazione di cercare un lavoro che non c'entri con i suoi studi per sentirsi impegnato e capace di fare qualcosa di concreto.

Nel frattempo però le ripeto che una terapia più mirata le servirebbe ad uscire dall'impasse, il che è forse il presupposto necessario perchè lei si rimetta in moto.
Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it

[#25] dopo  
Utente 247XXX

ma il punto è proprio che non avrei tempo di fare tutte queste cose! anche mia mader vorrebbe che mi iscrivessi in palestra per distramri ma non posso farlo. Certo ci sono certi giorni in cui fisso lo steso foglio di libro per ore, ma almeno sono lì e credo sia piu produttivo fare un tentativo che non andareseni in palestra all'ora tot, dato che poi cmq se alle 19 uno decide di adnare in alestra e ha un calo di attenzione alle 18.30,che poi con un pò di sofrzo dovrebbe riprendere alle 18.45...a quel punto rinuncierebbe proprio perchè "tanto tra 15 minuti devo scender"....
no, anzi mi sentriei poi in colpa per non stare sui libri.
ho trovato un lavoretto aprogetto-non retribuito con un'azienda, e sapete cosa?sto ancora piu stressato perchè non riesco a coinciliare studio e lavoro nonostante debba nadrci giusto una volta a settimana.
e ho fatto domanda nella finanza anche se non sono sicuro sia ciò chevoglio davvero,e se entro i 30 anni le aziende no asumono più,e cmq tocca farsi esperienza e gavetta e io non me la sento a iniziare la gavetta a 30 anni. insomma le cose stanno così e io non vedo una soluzione.Capisco che cercare sul web non aiuta,ma che altro posso fare?come vi ho detto la mia famiglia ha anche altri problemi e i miei amici si sono stancati.....
tutti quelli che mi stanno intorno mi dicono che la souzione devo essere io a trovarla e se gli chiedo come neanche sanno rispondermi. ok, la soluzione magica non c'è, ma allora la gente che pretende che io faccia?io che posso effettivametne fare per star meglio?dovrei tentare con un nuovo terapista e buttare quesi 8 mesi nel water.....

cmq ringrazio tutti voi per l'appoggio, i consigli e il tempo dedicatomi. Spero di riuscire a mettere una toppa a tutto quanto.

[#26]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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>>> dovrei tentare con un nuovo terapista e buttare quesi 8 mesi nel water...
>>>

Forse lei ritiene che vivere equivalga a stare in una bolla di cristallo, asetticamente preservati da qualunque errore, piccolo o grande.

Ebbene, non è così. Non si vive solo all'interno della propria testa. Vivere significa fare e sbagliare, sbagliare continuamente per poi imparare, modificare i propri comportamenti e andare avanti.

Perciò non sarebbero mesi buttati nel water, sarebbe semplicemente un feedback che la vita le ha dato per dirle: devi fare altro.

Forse un altro suo problema è che lei è paralizzato dalla paura di sbagliare; in tal caso è proprio questo che una terapia riuscita dovrebbe correggere.
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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[#27] dopo  
Utente 247XXX

ma infatti sono paralizzato dalla paura di sbagliare, è quanto ho ribadito sopra.

[#28] dopo  
Utente 247XXX

cmq il problema non sono gli errori: ci sono errori che uno commette e ci passa sopra, altri meno. Pensi a quanti non si riprendono dopo il divorzio. Ancora, gli errori implicano delle conseguenze che tocca pagare, avolte per tutta la vita. Non voglio fare esempi stupidi tipo chi sta in carcere, ma pensi anceh solo a chi siè laureato in legge e ha scoperto che a roma ci sono tatnti avvocati quanti in tutta Italia.Che dovrebbe fare?lavorare con un diploma liceale?
e anche se uno abbozzasse e sopportasse tutto questo comunque ne soffrirebbe per insoddisfazione personale e maledirebbe le proprie azioni. E anche volendo ammettere che la vita è imperfetta e comprende anche la sofferenza, e che le cose possono essere risolte entro certi limiti,uno che dovrebbe fare?pensare ("si è andata male, il futuro sarà peggio...adeuguiamoci e teniamola così. Tanto la vita è una e noi abbiamo sbagliato tutto"?

[#29]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Le sue domande e questioni che apre indicano che avrebbe davvero bisogno di trattarle in sede appropriata. Perciò, se con la terapeuta attuale non si trova bene, dovrebbe rivolgersi a un differente professionista.

Da qui non è possibile andare oltre un orientamento molto generale, purtroppo.
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[#30]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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Intraprendere una psicoterapia altrove non significa buttar via 8 mesi di lavoro, ma continuare con un'altra persona se ritiene che il percorso che sta seguendo non la stia aiutando più di tanto.

Mi sembra che lei si senta circondato solo da possibilità fallimentari, e che questo alimenti il suo stato di ritiro perchè ogni possibile passo, in qualunque direzione, è per lei un possibile passo verso il fallimento o verso soluzioni insoddisfacenti.

A distanza non è possibile porre alcuna diagnosi, ma, anche alla luce del fatto che ci dice di pensare talvolta al suicidio, non è da escludere che lei soffra di un disturbo dell'umore (magari in forma lieve) e che potrebbe trarre giovamento dall'assunzione di un antidepressivo, che dovrebbe essere valutata da un medico psichiatra.
Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
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