Lui è depresso, non lo riconosco più

Buongiorno,

mi rivolgo a qualcuno per avere una bussola che mi aiuti a capire, a mettere a fuoco.
Sto da un anno con un uomo di quasi 30 anni, di cui sono davvero innamorata. Lo stesso era per lui. Fino ad un mese fa circa, quando è cambiato, quasi all'improvviso: è diventato, per sua stessa ammissione, apatico, senza interessi, senza "slanci vitali", vuoto, con tutti e con tutto. Non si dà pace. La cosa, purtroppo, si sta ripercuotendo anche sul nostro rapporto.
Viene da mesi di lavoro (un nuovo lavoro, presso una ditta di grande fama) davvero molto stressanti, con orari a dir poco disumani e una costante pressione.
Questo ha stravolto i suoi ritmi, le sue abitudini. Il punto è che sembra realizzare e risentirne solo ora.
Con me è cambiato: è distante, dice che vuole restare da solo, non è quasi più in grado di scrivere/dire quel che prova, come se tutto gli fosse indifferente.
La cosa che mi fa impazzire è che quando trascorriamo del tempo insieme, lui stesso sembra più tranquillo e rilassato. Ma non appena ci separiamo, inizia a dire che mi sta facendo del male, che non mi sta dando niente.
Sono disorientata: se mi comporto come sempre, l'impressione è che si infastidisca. Se, per non fargli pressioni, resto più sulle mie, è lui che mi chiede perché sono distante, se sono arrabbiata ecc.
So che sta attraversando un momento molto brutto, è palese.
Ma non so cosa devo fare, non so quale sia la cosa giusta: lo amo e sento di volergli stare accanto. Ma come, se lui sembra volere il contrario?
Una persona può volere/sentire il bisogno di una cosa e comportarsi in modo da trasmettere a chi gli sta vicino esattamente il messaggio opposto?

Grazie per l'attenzione,

Ale
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Dr. Daniela Benedetto Psicologo, Psicoterapeuta 187 4 12
Gentile ragazza è una situazione obiettivamente pesante. Pesante in quanto lei si ritrova a stare in equilibrio tra i suoi "sentiti" non piacevoli e quelli del suo compagno che alterna momenti di desiderio di lei a momenti di insofferenza e chiusura.
"Ma non appena ci separiamo, inizia a dire che mi sta facendo del male, che non mi sta dando niente."
Da quello che ci riferisce sembra che il suo ragazzo sia pieno di sensi di colpa per questa situazione personale di stress. Non solo è sofferente per se stesso ma anche per la condizione che la obbliga a sostenere.
Io credo che il punto sia proprio qui: più la desidera più si sente in colpa.
Dovreste lavorare su questo punto e trovare una risposta che vada al di là di questa empasse.

Dr.ssa Daniela Benedetto
Psicologa e Psicoterapeuta a Roma
tel. 3396306112 www.danielabenedetto.it
Visite on line ( durante la pandemia)

[#2]
dopo
Utente
Utente
La ringrazio per la rapidità con cui ha risposto.

Sicuramente ha dei sensi di colpa, e adesso, col senno di poi, penso che forse in questi mesi qualche "segnale" l'avesse lanciato: quando, ad esempio, mi diceva che si rendeva conto di poter essere poco presente, di non potermi stare vicino come avrebbe voluto a causa degli impegni lavorativi. Io l'ho sempre rassicurato a riguardo, con le parole e con i fatti. E tutto sembrava finire lì.

A quanto pare non è stato così. E nemmeno le mie rassicurazioni (sincere) sono state sufficienti.

Mi chiedo e le chiedo: è possibile che i sensi di colpa (uniti magari alla consapevolezza che il lavoro sarà sempre piuttosto duro) possano schiacciare una persona al punto da mandarla in totale confusione, al punto da portarla a sentirsi svuotata, incapace di sentire? Al punto da spingerla ad allontanare la persona amata?

Sono davvero preoccupata e disorientata.

Grazie,

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Dr. Daniela Benedetto Psicologo, Psicoterapeuta 187 4 12
di per sè il senso di colpa non ha alcun "potere" se non quello che ciascuno di noi attribuisce. ed è qui il problema. Il valore ed il senso che il suo compagno da al lavoro e alla sua diminuita presenza familiare e di coppia è evidentemente tràppo pesante soprattutto rispetto alla sua stessa "capacità" di sostenere questo peso lavorativo e le "responsabilità" affettive. Se il suo stato d'animo e il suo livello di stress sono diventati elevati è presumibile che viva anche se stesso eccessivamente invadente e pesante nei confronti degli altri.
Io penso vada tranquillizzato soprattutto rispetto a se stesso. Magari invogliato anche a praticare attività che lo aiutino a prendersi una sana distanza da tutti questi "pensieri" ...es. yoga, training autogeno, meditazione (mindfulness) oltre ovviamente se lo desiderasse anche a fare visita da uno psicologo psicoterapeuta.
[#4]
dopo
Utente
Utente
Infatti ripete di continuo di essere un peso, che non sopporta di fare del male alle persone che lo circondano e gli vogliono bene (a nessuno ha parlato di quello che sta vivendo ultimamente). Quando questi pensieri diventano particolarmente pesanti, si isola.

Se provo a tranquillizzarlo, mi dice che comunque non può accettare il fatto di essere fonte di dolore per me e che la consapevolezza di non riuscire a darmi niente lo sta logorando.

Io sono innamorata, vederlo e sentirlo così è estremamente faticoso. Non voglio lasciarlo solo, ma non so nemmeno come stargli vicino.

Soprattutto: come posso capire se vuole la mia presenza oppure no, se la mia presenza può in qualche modo "aiutarlo" o è solo un fastidio che vuole eliminare?

Le chiedo anche un'altra cosa a cui forse può rispondermi: se i suoi pensieri diventano ancor più cupi proprio quando è solo, perché, anziché isolarsi, non cerca il conforto e la presenza di chi gli vuole bene?

Di nuovo grazie
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Dr.ssa Donatella Bielli Psicologo, Psicoterapeuta 5 1
Gentilissima,
probabilmente il suo compagno si isola perchè durante una fase depressiva l'interazione è resa difficoltosa dalla percezione di non essere più in grado di sostenerla come prima. La voglia di parlare, di dare e di ricevere viene meno e questo crea sensi di colpa o comunque di disagio verso l'interlocutore, soprattutto se amato. Credo che forse la cosa migliore, visto che il tono dell'umore può essere risollevato attraverso terapie specifiche, sia considerare insieme al suo compagno lo stato attuale come transitorio e lavorare ovviamente affinchè lo sia. In questo modo probabilmente lo si solleva dal sentirsi un peso perenne nella vostra relazione.

Dr.ssa DONATELLA BIELLI
Psicologa Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale.

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dopo
Utente
Utente
La ringrazio per avermi risposto.

Concretamente, io come posso stargli vicino senza che questo diventi per lui un peso, generando sensi di colpa nella misura in cui non si sente in grado di ricambiare?

Ovviamente, a parole gli ripeto da tempo che comprendo che è in un momento "delicato" e che non pretendo qualcosa in cambio...

Eppure le parole non servono a cancellare il suo senso di colpa, il suo malessere.
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Dr. Daniela Benedetto Psicologo, Psicoterapeuta 187 4 12
Gentile ragazza, quando ci si sente oppressi da pensieri e vissuti negativi di fatto ci si sente incapaci e impotenti rispetto a qualsiasi richiesta interna ed esterna ma anche insensibili ad eventuali consigli, indicazioni che dall'esterno possano arrivare.Io credo che la sensazione di impotenza che lei stessa vive nei suoi confronti del suo compagno nel non saperlo e poterlo aiutare rifletta in parte quella che vive il suo compagno. Temo che mettersi in una condizione di credere di poter fare qualcosa che possa aiutare a stare meglio il suo compagno la porti a sentirsi sempre più distante e impotente fino a farla sentire arrabbiata per gli sforzi inutili che si troverà a fare.
Stare vicino senz'altro, ma soprattutto vivere serena lei stessa cercando di svolgere al meglio la sua vita con le iniziative di sempre. Dia del tempo per i cambiamenti e soprattutto organizzi momenti di relax, brevi spazi di vacanza, situazioni con amici ma anche in coppia che vi facciano vivere anche spazi vostri e diano respiro agli stress lavorativi.
[#8]
Dr.ssa Donatella Bielli Psicologo, Psicoterapeuta 5 1
Concretamente potrebbe usare una strategia dialettica, ossia lo scambio di ruolo o inversione di ruolo, un discorso del tipo: "se fossi io a non star bene, tu mi considereresti un peso e io mi dovrei sentire in colpa?" In genere questo apparentemente banale ragionamento smorza la tendenza a valutare più severamente i propri comportamenti e vissuti rispetto a quelli altrui, ma ovviamente non si tratta di un rimedio risolutivo.
Potrebbe però anche chiedere al suo compagno quale pensa che sia il modo migliore per stargli vicino in questo periodo. Credo che questo sia un aspetto molto soggettivo e poco prevedibile, forse vale la pena sondarlo apertamente e parlarne senza remore.
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dopo
Utente
Utente
Grazie per le risposte.

Io ho provato a rivolgergli quella domanda e la risposta è stata che io, anche nei momenti un po' difficili, non sono mai stata un peso e che lui, per carattere, non ha mai accettato che qualcuno possa star male a causa sua (infatti non ha parlato a nessuno di questa situazione).

Inoltre, quando gli chiedo in che modo posso stargli vicino, mi sento dire che non devo fare nulla se non comportarmi come sempre, cosa che a me non risulta facile (non sapendo come possa reagire, mi rendo conto che a volte mi "contengo", che limito la mia spontaneità). Fondamentalmente, mi comporto così per non farlo sentire sotto pressione o a disagio, magari in dovere di rispondermi o cercarmi. Questo sembra però farlo soffrire: è come se mi volesse accanto e al tempo stesso mi allontanasse.

Perché?
Quando si attraversa un momento difficile non è normale cercare conforto in chi ci vuole bene?
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Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4,9k 86 99
Gent.le ragazza,

la risposta alla sua domanda è già arrivata dal suo compagno:
"non ha mai accettato che qualcuno possa star male a causa sua ",

in altre parole, dal suo punto di vista chiedere aiuto significa permettere che lei percepisca la sofferenza che lui sta vivendo, è questo non è tollerabile.
Tuttavia può diventare un'opportunità praticabile se l'aiuto arriva da un interlocutore diverso ( Psicologo), con il quale non c'è un coinvolgimento emotivo e non ci sono le premesse per sviluppare sensi di colpa che precludano l'accesso ad una relazione d'aiuto.
A tal proposito la invito a a far leggere questo articolo al suo partner:


https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/153-perche-iniziare-una-psicoterapia.html

Dr.ssa SABRINA CAMPLONE
Psicologa-Psicoterapeuta Individuale e di Coppia a Pescara
www.psicologaapescara.it

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Dr.ssa Donatella Bielli Psicologo, Psicoterapeuta 5 1
Tenga presente una cosa importante. Per poter chiedere conforto bisogna sapere che cosa chiedere, bisogna aver evidenziato un bisogno, una richiesta esplicita che possa dare sollievo. Questo capita quando si sta male per motivi diciamo "esistenziali". Ad esempio, "sono oppresso dal lavoro, sono stressato, mi farebbe bene distrarmi o sentirmi più coccolato", cose del genere. Nel caso però di uno stato depressivo e non di un disagio puramente esistenziale e contingente, non è assolutamente facile sapere cosa chiedere, identificare cosa possa far star bene o meno. Se lo sapesse, per primo troverebbe il modo per uscirne. Lo stato depressivo è come una valanga di emozioni e pensieri negativi che travolge l'individuo, non è un'esperienza abituale ed è veramente difficile individuare come farsi confortare e avere bisogni da esplicitare chiaramente. Ma non la prenda sul personale, non credo voglia escluderla o allontanarla, probabilmente in parte sta cercando di proteggerla dalla sua sofferenza e in parte anche volendo non saprebbe come farsi aiutare da lei, ma non perchè lei è lei, perchè la depressione è la depressione. Da verificare ovviamente la diagnosi, qui si sta parlando in base al presupposto che lo sia, ma meglio probabilmente sarebbe sincerarsi di cosa si tratta e intraprendere un percorso di trattamento. Credo infine che potrebbe rispettare la sua richiesta circa il mantenimento del comportamento di sempre, magari stabilendo come accordo che se qualcosa non fosse vivibile dal suo compagno in questo periodo, semplicemente lo dovrebbe comunicare in modo tale che lei si sappia regolare.
[#12]
dopo
Utente
Utente

La ringrazio per la risposta.


In effetti, per me una delle cose più difficili, oltre a non sapere come aiutarlo, è lo sforzarmi di non prenderla sul personale. A volta la mia reazione immediata è quasi di rabbia (mista ad un grande senso di impotenza).

Magari scriverò di nuovo qui.

[#13]
Dr.ssa Sabrina Camplone Psicologo, Psicoterapeuta 4,9k 86 99
Gent.le ragazza,
la sua reazione rabbia mista ad impotenza cambierà se sarà disposta a modificare l'approccio alla situazione, come? Iniziando ad accettare la possibilità che l'aiuto non può essere "imposto" in ragione di un legame affettivo, rifiutarlo non significa rifiutare lei o la vostra relazione.

[#14]
dopo
Utente
Utente

Il punto è che vorrei che lui spontaneamente vedesse in me e nella nostra relazione un aiuto, un sostegno, senza che ci fosse bisogno di una mia "imposizione".

Se questo non succede, mi sorge spontaneo pensare che questo rapporto di coppia in generale, e io in particolare, non sia per lui all'altezza.

[#15]
Dr. Fernando Bellizzi Psicologo, Psicoterapeuta 1,1k 37 9
Gentile Utente,

come fa lui "spontaneamente" a vedere un aiuto, se è depresso?
Se è depresso lui non vede spontaneamente nient'altro che negatività.

Ora è un pò difficile stabilire se Lei non sia *all'altezza* di Suo, oppure non lo sia momentaneamente a causa della di lui depressione. (E qui ritorna il non penderla sul personale e quel senso d'impotenza di cui sopra).

Dr. Fernando Bellizzi
Albo Psicologi Lazio matr. 10492
http://www.ericksoniano.it/medicitalia/

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Dr.ssa Gianna Porri Psicologo, Psicoterapeuta 17
Gentile utente,
il suo compagno è stato sottoposto a forti pressioni lavorative, che probabilmente, era più di quanto potesse sopportare, sotto una grossa pressione la psiche si può momentaneamente scompensare e cadere, probabilmente in depressione. Ovviamente da lontano non possiamo fare diagnosi, però è tipico della depressione accollarsi tutte le colpe, sentirsi indegni di aiuto e allontanare chi si ama proprio per non nuocerli. Per non aggravare la situazione e poichè da lontano sono possibili solo ipotesi, potrebbe dirgli che comprende la sua sofferenza, ma che non si sente in grado di aiutarlo, forse una conversazione con uno psicoterapeuta potrebbe fargli comprendere che non ha colpa di un momentaneo disequilibrio dovuto a forti pressioni e che togliersi questo peso dalle spalle con una persona alla quale non ha paura di nuocere (Psicoterapeuta) lo potrebbe sollevare e correggere queste sue errate convinzioni di disvalore e di esserle di peso.
Le faccio i migiori auguri e siccome gli uomini sono restii a parlare con un Operatore, gli faccia capire che un dolore psichico è come un mal di stomaco, chi lo ha non ne ha colpa, ma va tenuto in debita considerazione e non c'è nulla di cui vergognarsi.
Ci faccia sapere.
Cordiali saluti
Dr. Gianna Porri
Specialista in Psicoanalisi
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Dr.ssa Roberta Cacioppo Psicologo, Psicoterapeuta 340 12 2
Gentile utente,
l'evidente funzionamento depresso del suo compagno in questo momento non può essere modificato o alleviato dalla sua presenza, o da qualcosa che lei come partner possa fare. Possono sembrare parole dure, ma lei stessa ha condiviso con noi quanto - nei fatti - ogni tentativo da lei portato avanti non abbia poi sortito effetti importanti.

E' tipico dei momenti di depressione sentire il bisogno di avere accanto qualcuno da cui essere amato e seguito, e contemporaneamente essere letteralmente spaventato da tutta questa vicinanza affettiva. Si tratta quindi di una situazione paradossale!

La scelta più efficace può essere quella di rivolgersi a uno specialista: questo tipo di crisi non possono essere affrontate esclusivamente con lo slancio personale. Lei stessa sta infatti sperimentando in prima persona il dolore che prova come conseguenza del malessere di lui, e comincia ad avere poca fiducia non solo nel funzionamento della vostra coppia, ma anche in se stessa.

Cordialità,

Roberta Cacioppo - Psicologa Psicoterapeuta Sessuologa clinica -
www.psicoterapia-milano.it
www.sessuologia-milano.it

[#18]
dopo
Utente
Utente
Vi ringrazio molto per le risposte e mi permetto di rivolgervi ancora una domanda.

Siccome il mio compagno sembra allo stesso tempo allontanarmi e volermi accanto, come mi devo comportare? Ultimamente, oltre a tenere a freno la mia spontaneità, ho quasi paura anche ad esprimere i miei sentimenti (con le parole e con i gesti) perché temo di contribuire a metterlo sotto pressione. Se resto sulle mie, però, capita che sia proprio lui a chiedermi se qualcosa non va.

Nella vita di tutti i giorni come mi devo comportare per stargli vicino nel migliore dei modi?


Cordiali saluti,
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Dr.ssa Gianna Porri Psicologo, Psicoterapeuta 17
Guardi la cosa migliore è stargli vicino ma non entrare nella sua (Bolla virtuale) ognuno di noi ha una vicinanza che sopporta, per alcuni può essere molto vicino, per altri molto lontano. Quindi gli parli amorosamente ma senza avvicinarsi più di tanto, cosa che lo farebbe fuggire. Cerchi, con prove ed errori qual'è la distanza affettiva che lui può sopportare, un abbraccio in questo momento può essere percepito come una invasione nel suo spazio. Ribadisco inoltre ciò di detto e stradetto da tutti i colleghi: E' impossibile per un congiunto gestire una probabile depressione, ocorre l'aiuto di uno specialista.
Cordiali saluti
Dr. Gianna Porri
Specialista in Psicoanalisi

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