Utente 198XXX
Buongiorno, scrivo per avere un consiglio in un periodo molto difficile della mia vita. Ho 27 anni. Purtroppo mia madre, malata di cancro, è entrata in fase terminale, i dottori hanno detto che non c'è niente da fare. Era in cura da un anno e mezzo circa e in tutto questo tempo ho cercato di starle vicino, anche per altri problemi che ha avuto. Ma dentro di me ho sempre avuto la paura che non potesse farcela, non mi sono illusa troppo. Ora ho avuto la conferma. In una fase iniziale, cioè la prima sett in cui ho saputo la verità, ero triste ma ora mi sono ripresa e vado al lavoro e faccio la mia vita.
Però sono preocc di questo, sto reagendo in una maniera che secondo me non è normale. Dovrei essere disperata ma non lo sono e mi sento in colpa. Addirittura "spero" che mia madre smetta di soffrire e che mi lasci libera di ricostruire la mia vita. Aggiungo inoltre che non ho un buon rapporto con la mia famiglia (a parte mia madre) e che ora che lei è in ospedale non vivo bene con mio padre e mio fratello, e spero di andarmene il prima possibile.
Per tutta una serie di vicissitudini, io non mi sono mai abituata a sperare. Sono sempre stata troppo cinica e dura.
Non so, io credo che il lutto andrebbe vissuto e io me lo sto negando, forse perchè ho molta paura in fondo e anche perchè io sto rifiutando la situazione, alla fine sono ancora convinta che mia madre si riprenderà. Parlo alle persone di mia madre e non mi viene da piangere. Io vorrei sapere quanto le resta da vivere ma se lo chiedo a mio padre mi dice che non devo nemmeno dire queste cose. Mi sento sempre dentro un'angoscia infinita e mi pare di vivere in un incubo. Ma non sto così male. Non credo sia giusto per mia madre, lei ha fatto tanto per me e mi sembra di scaricarla come un problema. Non ho nemmeno il coraggio di andare a trovarla all'ospedale, vedere come l'ha ridotta la malattia è orribile.
Mi sento in colpa e vorrei sapere come indirizzarmi nella giusta direzione, perchè se con la morte di mia madre arriverà un periodo difficile voglio approfittare della crisi per rigenerarmi e per ripartire da zero in una nuova vita. Non voglio commettere errori e portarmi dietro altri fardelli (la mia famiglia mi ha già lasciato parecchi problemi) e vivere il mio lutto credo sia necessario. Ma come posso fare?
grazie mille e cordiali saluti

[#1]  
Dr.ssa Laura Rinella

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<Non so, io credo che il lutto andrebbe vissuto e io me lo sto negando, forse perchè ho molta paura in fondo e anche perchè io sto rifiutando la situazione, alla fine sono ancora convinta che mia madre si riprenderà>

Gentile Ragazza,
sembrerebbe proprio come dice lei, ognuno ha il proprio modo di affrontare un dolore troppo grande, difficile da accettare.

La malattia oncologica mette a durissima prova chi ne è colpito, ma anche i suoi famigliari.
Per questo sarebbe auspicabile un supporto psicologico non solo per il paziente ma anche per i famigliari,quest'ultimo di molto aiuto anche per riuiscire a relazionarsi con lui in modo di poter essere di migliore sollievo in un momento così drammatico.

<se con la morte di mia madre arriverà un periodo difficile> Il periodo dell'elaborazione del lutto, un processo la cui durata e qualità dipende dalle risorse personali e ambientali a disposizione.
Ciò che è importante ora dal mio punto di vista è che lei possa riprendere i contatti con sua madre, immagino quanto possa essere difficile per lei <Non ho nemmeno il coraggio di andare a trovarla all'ospedale, vedere come l'ha ridotta la malattia è orribile.>, comprendo il suo dolore e il suo strazio.

Pensi all'opportunità di farsi sostenere da uno psicologo, le può essere di aiuto in questo momento dolorosissimo della sua vita.

Cari saluti
Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
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[#2]  
Dr.ssa Elena Grimaldo

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Gentile ragazza,

mi permetta di inviarle, seppur virtualmente, un abbraccio. La nostra società non è abituata alla morte, così quando prima o poi ci tocca da vicino ci fa reagire in maniera naturale, ma che però può sembrare non normale.
Quando una madre soffre è normale sentire il desiderio che non soffra più. Però questo pensiero fa anche male perchè si sa che ha a che fare con la fine di un rapporto.
Certo lei deve elaborare con calma alcune cose: la separazione, il dolore della malattia, la dilatazione del tempo.. sono solo alcune tematiche per non accennare a quelle dinamiche famigliari che lei ha sottolineato.
Quando si sente pronta chiami uno psicoterapeuta. Le sarà d'aiuto per non portare i pesi che lei non vuole più portare.
Se ha bisogno mi scriva ancora, la leggerò con attenzione.

A presto
Dr.ssa Elena Grimaldo
Psicologa - Psicoterapeuta Familiare
creatrice del gruppo mamme con le rampe
www.elenagrimaldo.it

[#3]  
Dr.ssa Elisabetta Molteni

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CESANO MADERNO (MB)

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Gentile utente, l’impatto con la malattia genera diverse reazioni, sia nel malato che nei familiari: rabbia, angoscia, disperazione. La negazione, che lei descrive, è la difesa utilizzata più spesso, in quanto rappresenta un tentativo di annullare la realtà spiacevole. Limitata ad alcuni momenti, la negazione del dolore aiuta a gestire la propria emotività e riorganizzare le proprie risorse, e permette di andare avanti con le propie cose; se diventa un diniego totale e persistente della malattia, non permette un adattamento sano. Spesso nei reparti oncologici è presente uno psicologo specializzato proprio nelle tematiche che riguardano la malattia oncologica, magari potrebbe domandare se c'è lì, per confrontarsi con lui in questo momento!
Un caro saluto
Dr.ssa Elisabetta Molteni
Psicologa Psicoterapeuta
www.elisabettamolteni.it

[#4] dopo  
Utente 198XXX

Gentili dottori, mia madre è mancata domenica e la mia reazione mi ha spiazzato. Non ho pianto se non poche volte e non era nemmeno un vero pianto. Sono riuscita a leggerle una poesia in chiesa senza nemmeno incrinare la voce. Certe persone anche distanti, come amici o conoscenti erano + disperate di me. Io sorridevo anche. Sinceramente sono molto preoccupata.
Capisco il mio carattere duro, capisco tutto ma... è come se non sentissi mia mamma così vicina. Forse perchè era già un mese che mancava da casa e mi sono abituata. Durante questa assenza piangevo spesso quello sì.
Comunque mi rivolgerò ad uno psicologo, tutti mi dicono che la mia reazione è normale ma io sono preoccupata.
Vi ringrazio in anticipo, buona serata.

[#5]  
Dr.ssa Flavia Massaro

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Cara Utente,

prima di tutto vorrei inviarle le mie condoglianze per la grave perdita appena subita.

La malattia di sua mamma è stata lunga e lei le è stata vicina aiutandola e sostenendola per tutto il periodo: questo le ha permesso in un certo qual modo di iniziare precocemente ad elaborare il lutto man mano che la situazione si aggravava e le era sempre più chiaro che purtroppo non c'erano più speranze.

In un certo senso tutto quello che ha sofferto prima della sua morte rappresenta già una parte più o meno rilevante del lavoro del lutto, e di conseguenza la sua almeno apparente serenità è legata al fatto che il dolore si è già sfogato.
Non ha più lacrime perchè le ha già già piante tutte, o quasi.

Questo non significa che il processo di accettazione e distacco sia compiuto e lei sta saggiamente pensando di affidarsi ad uno psicologo per ultimarlo.
Le auguro quindi di portare a compimento la sua personale elaborazione del lutto e di ricominciare ad investire quanto prima le sue energie nella costruzione di una nuova vita.

Un caro saluto,
Dr.ssa Flavia Massaro, psicologa a Milano e Mariano C.se
www.serviziodipsicologia.it