Utente 280XXX
Buongiorno,
sono a conoscenza della complessità e dell'infinità di variabili tipiche di questo argomento e in generale di questa branca della medicina, ma per non lasciare nulla di intentato, chiedo un consulto on-line!

Il mio problema, se così si può minimizzare, consiste sostanzialmente in una scarsa assertività. Mi sono documentato a lungo su questo concetto, che mi piace sintetizzare come "il giusto mordente"; è altresì vero che il giusto è relativo, ma da tempo i miei comportamenti mi stanno di fatto troppo stretti e sono profondamente consapevole della necessità di cambiare ciò che non va. Tendo a incentrare il problema in una scarsa autostima, tuttavia non sono al punto i vergognarmi di me stesso, nulla di tutto ciò, non ne vedo motivi. Ciò che mi manca è il credere nelle mie potenzialità, ma la cosa che più mi preoccupa, è che sono convinto che più di così non posso fare/ottenere/raggiungere, e questo in vari ambiti della mia vita (lavorativo, sportivo ecc). Tornando all'assertività, spesso mi trovo in difficoltà nel gestire le situazione potenzialmente stressanti per me, ad esempio discussioni, critiche, scambi di opinioni, in particolare con certe persone che, erroneamente, reputo più "forti" di me. Gli esempi sarebbero innumerevoli, ma il copione è sempre lo stesso, ad una critica (certo, magari rivolta in maniera aggresiva e non assertiva), non so come rispondere, tendo a scusarmi e se provo a far valere le mie motivazioni, non riesco a farlo in modo convincente, in quanto tutti i sistemi di comunicazione verbale e non vanno in tilt, e lo stesso accade durante una discussione. E cosi mi trovo spesso a dover subire, ad abbassare la testa e tener tutto dentro.
Ripeto, il tutto accade solamente con determinate persone. Il mio cervello sembra selezioni automaticamente i soggetti con cui sentirmi a disagio e quelli con cui comportarmi serenamente; mi piacerebbe capire il criterio di selezione. In linea generale comunque, mi ritengo poco aperto verso le nuove conoscenze essendo timido ed introverso di natura.

Sono un caso disperato? quale sarebbe la strada più efficace da intraprendere? che conisgli vi sentite di darmi, anche da applicare quotidianamente, per saper valutare e gistire al meglio le situazioni?
Vi ringrazio, cordiali saluti.

[#1] dopo  
Dr.ssa Laura Rinella

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<Ciò che mi manca è il credere nelle mie potenzialità, ma la cosa che più mi preoccupa, è che sono convinto che più di così non posso fare/ottenere/raggiungere>

Gentile Utente,
se questo è il presupposto, è probabile che lei si senta inadeguato di fronte a un certo tipo di persone o quando deve sostenere le sue opinioni e <tutti i sistemi di comunicazione verbale e non vanno in tilt> poiché evidentemente preoccupato di non saper affrontare adeguatamente la situazione e di non poterla controllare.

<In linea generale comunque, mi ritengo poco aperto verso le nuove conoscenze essendo timido ed introverso di natura.>

Anche qui ci potrebbe essere, oltre alle caratteristiche temperamentali citate, una preoccupazione legata al senso di inadeguatezza che sostiene la sua poca apertura verso situazioni relazionali nuove.

Non penserei di essere un caso disperato, tuttavia i consigli purtroppo non servono a molto, sarebbe utile confrontarsi direttamente con un nostro collega, ad esempio di orientamento sistemico-relazionale, breve strategico o cognitivo comportamentale,
che direttamente la possa aiutare a comprendere, gestire e affrontare in modo proprio le difficoltà che ha esposto.

Cordialmente
Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
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[#2] dopo  
Utente 280XXX

La ringrazio per la risposta mirata e non scoraggiante (su quest'ultimo punto non avevo dubbi!!!).

Una cosa che non ho specificato prima è che credo di aver individuato il nucleo del problema. E' brutto da dire, ma credo che parte della "colpa" ce l'abbiano i miei genitori, i quali hanno avuto sempre comportamenti iper protettivi, ansiosi verso le situazioni che mi interessavano e che, forse senza rendersene conto, nelle piccole cose non mi hanno mai dato la giusta fiducia e gratificazione (ovviamente non intendo beni materiali, quli premi, regali ecc., quanto più una parola).
Dico questo perchè da diverso tempo riesco ad analizzare questi loro comportamenti ansiosi, e cerco di placarli, rassincurandoli e spronandoli a non farsi sempre troppi problemi... ma poi, quanto tocca a me mettere in partica i consigli..... ....

perchè questa consapevolezza non è susseguita dall'azione di cambiare il mio modo di essere? sapere cosa non va e non riuscire a cambiarlo...

[#3] dopo  
Dr.ssa Laura Rinella

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<i quali hanno avuto sempre comportamenti iper protettivi, ansiosi verso le situazioni che mi interessavano e che, forse senza rendersene conto, nelle piccole cose non mi hanno mai dato la giusta fiducia>
Brevissimamente, iperprotettività e ansia dei genitori, in effetti possono ostacolare i figli nell'acquisizione di una piena fiducia in se stessi, autonomia, ecc.

<perchè questa consapevolezza non è susseguita dall'azione di cambiare il mio modo di essere?>

Perché non è solo comprendendo le cause che si possono risolvere le difficoltà, è importante imparare il "come" affrontarle, gestirle e per questo l'apporto di un esperto è davvero utile.

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologia-benessere.it

[#4] dopo  
Utente 280XXX

E' stata ancora una volta gentlissima ed esaustiva.

[#5] dopo  
Dr.ssa Laura Rinella

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La ringrazio, lieta di esserle stata un po' utile.

Cari auguri
Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
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[#6] dopo  
Utente 280XXX

Grazie a Lei, cordialità.

[#7] dopo  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile Utente,

potrebbe esserLe utile anche la lettura di questo articolo:

https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1087-abilita-sociali.html

Saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#8] dopo  
Utente 280XXX

La ringrazio. Avevo già avuto modo di leggere l'articolo da Lei postato. Come scrivevo nel consulto, mi sono documentato quanto più possibile su questa caratteristica comportamentale. Tuttavia. pur avendo ben chiari i punti, questa rimane una condizione necessaria ma non sufficiente. manca la capacità di azione.

Un concetto che mi colpì molto in una delle letture fu questo: l'assertività non può essere una caratteristica costante di una persona.
La mia interpretazione è stata che, viste la varietà di situazioni a cui possiamo andare incontro, non esiste una ricetta universale e sempre valida di comportamento.

Purtroppo in alcuni ambiti della mia vita in particolare, temo di ledere l'interesse altrui negando un favore, dicendo di no quando una cosa non mi interessa ecc. è da qui che vorrei iniziare a "lavorare" per lasciarmi alle spalle questa passività che mi accompagna.
Saluti.

[#9] dopo  
Dr.ssa Angela Pileci

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"Tuttavia. pur avendo ben chiari i punti, questa rimane una condizione necessaria ma non sufficiente. manca la capacità di azione."

Gentile Utente,
una volta appresa la teoria, ovviamente c'è bisogno della pratica.
Un modo potrebbe essere un training specifico di abilità sociali.
Però, pur con i limiti di un consulto on line, ho qualche perplessità in quanto Lei asserisce:

"temo di ledere l'interesse altrui negando un favore, dicendo di no quando una cosa non mi interessa ecc. "

Un bel lavoro potrebbe riguardare questo timore.
Evidentemente il problema non è tanto fare, ma piuttosto fare i conti con l'idea che Lei ha di nuocere l'altro.
E' proprio certo di questo?

Una nota a tal riguardo: anche dire di no perchè non si ha voglia di fare qualcosa significa essere assertivi.
Questo è la garanzia per l'autenticità dei "sì".
E' di gran lunga preferibile una persona che mi dice un "no" sincero che non una che dice un "sì" solo per compiacermi.
Inoltre Lei è libero di esprimere una preferenza e anche questo significa assetività: "Preferisco fare altro".

Saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#10] dopo  
Dr.ssa Agnese Bonni

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Gentile Utente,
non parlerei di passività ma piuttosto di una mancanza di necessaria autostima nell'essere consapevoli che non si può piacere a tutti.
Il dire sempre sì oppure non riuscire a dire le cose chiaramente ed appunto in modo assertivo spesso celano un'insicurezza nelle relazioni con gli altri, in base al criterio di "se farò come mi viene detto forse riuscirò a farmi volere bene e ad essere accettato"?
Potrebbe essere così?
Certamente possono esserci varie motivazioni legate a questa mancanza di assertività, e,se ritiene che questa modalità possa comportarle particolare disagio nella gestione delle relazioni può rivolgersi ad un terapeuta sistemico- relazionale che possa aiutarla a capire le dinamiche comunicative che sottostanno al suo comportamento,
Cordiali saluti,
Dr.ssa Agnese Bonni
Psicologa, Psicoterapeuta, Mediatrice familiare a Piombino (LI)

[#11] dopo  
Utente 280XXX

Rispondo all'ultimo parerere della Dott.ssa Bonni, in quanto era ciò che avrei voluto scrivere alla Dott.ssa Pileci: parlo da profano, ovviamente, ma credo che la Dott.ssa Bonni abbia centrato in pieno il problema. Il giudizio che hanno gli altri di me, dovrebbe assolutamente prescindere da un mio diniego, piuttosto che da una mia opinione avversa (siamo individui diversi con idee, per fortuna, diverse). Tutto ciò avviene normalmente in una persona "sana", ma non si verifica nelle mie relazioni, in quanto, forse inconsciamente, per essere accettato spesso do priorità agli altrui piuttosto che al miei interessi/esigenze (da qui la passività di cui, sempre da profano, accennavo qualche messaggio fa).

Ringrazio ancora tutti gli specialisti per il servizio che puntualmente offrite.

[#12] dopo  
Dr.ssa Laura Mirona

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[#13] dopo  
Dr.ssa Fabrizia Lodeserto

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Gentile utente,
certamente è da apprezzare la sua voglia di capire, riscattarsi e cambiare; perchè è importante partire dalla comprensione di se stessi per modificare certi modi di fare e di pensare. Cerchi di riflettere su quali sono le caratteristiche dell'altro che la portano a non sentirsi libero di esprimersi. Con chi le capita: adulti, ragazzi, donne, figure autoritarie,...? Che tipo di atteggiamento la infastidisce?

Dire "No" quando pensiamo di non farcela o esprimere la propria opinione, è un gesto di puro rispetto verso se stessi. Nessuno è perfetto ed è necessario accettare i propri limiti: tutti noi abbiamo "QUALITA' LIMITATE".
Bisogna avere certamente rispetto per gli altri, ma questo non deve poi minare il terreno al proprio Io.
Dr.ssa Fabrizia Lodeserto
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[#14] dopo  
Utente 280XXX

Rinnovo il ringraziamento e rispondo alla Dr.ssa Lodeserto:
sicuramente, riconosco la buona volontà nel voler correggere alcuni miei atteggiamenti o comportamenti, tuttavia vedo la strada ancora abbastanza lunga e purtroppo, ogni situazione fa storia a se. Diciamo che, in linea di massima, mi capita maggiormente con soggetti coetanei (o vicini a me come età), anche se devo dire a mio favore, che mi succede con persone che REPUTO a loro volta poco assertive, diciamo tenedzialmente aggressive (i classici "più forti" che si impongono nei gruppi).
In queste situazioni spesso mi trovo senza la risposta pronta, sempre in cerca di giustificazioni a critiche anche poco fondate per la verità. In questo senso vorrei capire se il problema relazionale è il mio o dell'interlocutore.

Riconosco che il saper dire di no e l'avere proprie opinioni sia una forma di rispetto per se stessi, e vorrei proprio lavorare anche su questo ambito.

[#15] dopo  
Dr.ssa Fabrizia Lodeserto

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- "Temo di ledere l'interesse altrui negando un favore" -

In lei c'è l'idea per cui il dire "NO" implica il rifiuto dell'altro, dunque dare un'idea sbagliata e negativa di sè.
A questo punto, le chiedo: "Cosa pensa e cosa prova quando invece davanti ad una sua richiesta, è l'altra persona a rifiutarsi?"

Accettando sempre le richieste degli altri, questi ultimi imparano ad apprezzarla non per quello che lei è realmente, ma per l'immagine che lei vuole dare; e comportarsi sempre in questo modo, porta gli altri a poter approfittare di lei; dunque il tutto va a generare un circolo vizioso dal quale ne può uscire solo imparando ad apprezzarsi per quello che lei è dando la giusta importanza ai suoi bisogni.

Un lavoro sull'autostima e sull'acquisizione di abilità sociali potranno certamente facilitare le sue capacità di relazionarsi agli altri con maggiore sicurezza e serenità!
Dr.ssa Fabrizia Lodeserto
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[#16] dopo  
Utente 280XXX

Mi ha sorpreso la sua richiesta di vedere la situazione dalla prospettiva opposta: io davanti ad un "No"! Beh, direi con certezza che in una situazione di questo tipo, accetterei la posizione dell'altra persona, senza per questo perdere il riguardo o la stima nei suo confronti. So che lo stesso dovrebbe valere per me.

E' successo più volte che le persone si approfitassero di me, magari per cose stupide, ma comunque in diverse situazioni ho agito contro la mia volontà; ripeto, nulla di ecclatante, ma comunque evitabile.

[#17] dopo  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile Utente,

credo che questo consulto Le sia stato utile per esplorare un po' meglio le Sue idee su di sè e sull'interazione con l'altro.

Adesso sta a Lei cominciare a mettere in pratica ciò che già sa.
Quanto al passato, tutti avremmo potuto evitare molte cose, ma questo pensiero aiuta poco se non siamo capaci di utilizzarlo solo per non sbagliare più.

Le faccio tanti auguri per il Suo futuro.

Saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
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[#18] dopo  
Dr.ssa Fabrizia Lodeserto

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TARANTO (TA)

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- "Davanti ad un No accetterei la posizione dell'altra persona, senza per questo perdere il riguardo o la stima nei suo confronti " -

Perfetto, faccia che questa idea guidi le sue reazioni. E poi, come già detto, un training con uno psicologo potrebbe esserle certamente di aiuto. A presto!
Dr.ssa Fabrizia Lodeserto
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[#19] dopo  
Utente 280XXX

Accetto il consiglio e direi anche la sfida (con me stesso ovviamente!).

Ringrazio tutta l'equipe medica.