scappare dalla vita

Buongiorno,

sono una ragazza che da sempre manca completamente di un equilibrio. Ho avuto e continuo ad avere problemi con lo studio, le prime difficoltà sono cominciate a 15 anni con l'inizio del liceo. Ho accumulato più assenze che presenze e ho finito con il perdere tre anni. Quando finalmente l'ho terminato, ho -ingenuamente- pensato che si fosse concluso un periodo buio della vita, ma la verità è che il circolo si è ripresentato all’università. Ho iniziato senza convinzione, ho lasciato, cambiato facoltà, arrivando un mese fa a non presentarmi alla maggioranza degli esami.
Non ho mai smesso di guardarmi indietro, al tempo perso, ma così facendo ho continuato a fare gli stessi errori. La verità è che mi manca la fiducia e il coraggio di guardare al presente e progettare un futuro.
Mi manca totalmente equilibrio anche con me stessa: ho scoppi d’ira, da dodici anni mi taglio e, ancora oggi è l’unica reale valvola di sfogo che conosco. Vivo sempre nel limite, o è amore o è odio, tutte le mie azioni sono causate dall’impulsività, per me la vita è “tutto o nulla”, bianca o nera. Non ho fiducia in me stessa, ogni difficoltà la vedo sempre più grande di quello che è, per non affrontare fuggo, mollo alla prima difficoltà. Sono in balia di me stessa.
Ho avuto un’unica vera relazione, finita più di un anno fa. È l’unica persona che mi ha conosciuto realmente, ha assistito ai miei scoppi d’ira, mi ha vista graffiarmi la faccia, la situazione è degenerata a tal punto dall’arrivare a metterci le mani addosso. Una notte l’ho trovato seduto sul letto che si tagliava un braccio. Questo ragazzo è sempre andato bene nello studio, quell’anno (casualmente ci siamo trovati nella stessa facoltà) non ha dato gli esami e ha cambiato studio, come me. La verità è che da ragazzo solare, estroverso e dolce l’ho trasformato in un mostro, come me. Quella storia è finita, con una fatica innimaginabile.
Ho frequentato altri uomini. Ognuna finita peggio dell’altra: mi hanno piantata in asso, senza dirmi una parola. Ora mi fermo e mi chiedo se è l’idea di farmi realmente conoscere per quella che sono che mi terrorizza a tal punto da trovare un modo di farmi piantare in asso. Se non sono forse io a portare le persone a comportarsi in un certo modo.
Dopo quella relazione non considero proprio l’idea di correre il rischio di poter fare ancora male a qualcuno.
A posteriori mi rendo conto che quel modo di agire, quel odio gratuito che incotrollabilmente buttavo fuori da me stessa, era un modo di chiedere amore. Urlavo, gridavo, davo in escandescenza, scappavo, perchè ogni volta avevo bisogno di essere rincorsa, di essere rincuorata del suo amore nei miei confronti, di avere la certezza che non mi lasciasse, nonostante tutto.

Ho visto più psicologi, senza mai portare avanti nulla. L’ultimo mi ha dignosticato un disturbo borderline.

Ho sempre pensato che se avessi trovato un equilibrio con lo studio e un po’ di chiarezza con il mio futuro, sarebbe migliorato anche il resto.
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Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
<Ho visto più psicologi, senza mai portare avanti nulla. L’ultimo mi ha dignosticato un disturbo borderline.>

Gentile Ragazza,
le è mai stato proposto un percorso psicoterapeutico?

Sta frequentando ancora l'ultimo curante interpellato? Oltre alla diagnosi formulata, cosa le ha proposto? Ne conosce l'orientamento teorico?

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

[#2]
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
Gentile Utente,
la fatica più grande per chi ha una problematica come la sua è quella di fermarsi, fermarsi anche da uno psicologo, l'unica figura professionale in grado di aiutarla.

Le è stato mai proprosto un percorso combinato: farmacoterapia e psicoterapia?

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
Gentile Utente,

la diagnosi che le è stata fatta è importante, così come l'esperienza che lei descrive nelle relazioni affettive. Tutto ciò merita un'intervento psicoterapico ad indirizzo psicodinamico.

La cura psicofarmacologica potrebbe essere utile come supporto, ma non sostitutiva alla psicoterapia.

La costanza nell'affrontare il trattamento è fondamentale. Probabilmente, come le sarà già successo in passato, troverà delle difficoltà nell'affidarsi ad un professionista, ma vedrà che con il passare del tempo le sarà molto utile.

Dott. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta
Specialista in Psicoterapia Psicodinamica
www.psicologoaviterbo.it

[#4]
dopo
Utente
Utente
gentile Dr. Rinella

"le è mai stato proposto un percorso psicoterapeutico?"
"Sta frequentando ancora l'ultimo curante interpellato?"

sì, mi è stato proposto dall'ultimo psicologo a cui mi sono rivolta, circa due anni fa (e anche prima ma risale a molto tempo fa). Purtroppo ho fatto solo alcuni consulti poiché mi ha consigliato di cercare un collega nella città in cui vivo (dove studio) che non coincide con la città da cui provengo, ovvero dove lavora il dato psicologo. Questo perchè riteneva che ci dovesse essere una frequenza regolare, suppongo.
Ora ho cercato qualcuno qui, trovandolo, ma sinceramente non sono sicura che io possa portare avanti la cosa, dati i costi. Mi informerò.

“Oltre alla diagnosi formulata, cosa le ha proposto? Ne conosce l'orientamento teorico?“
Il suo era un centro terapia cognitivo comportamentale. Ma non so se abbia risposto alla sua domanda.

gentile Dr. Randone

“Le è stato mai proprosto un percorso combinato: farmacoterapia e psicoterapia?“

sì, prima di consultare l'ultimo psicologo a cui mi sono rivolta, ho dovuto fare un consulto con la collega psichiatria, che mi ha detto che avrei dovuto prendere degli psicofarmaci. La cosa mi ha abbastanza inorridita, mi è sembrato un "correre alle conclusioni", dato che mi ha sentita parlare per pochi minuti. (premetto che sono già molto restia nel prendere qualsiasi tipo di medicinale nella vita di tutti i giorni).

Data la lunghezza del mio messaggio precedente (scusate !), non avevo più caratteri disponibili per rivolgervi le seguenti domande:
- secondo il vostro parere, è giusto dire alla psicologa a cui mi rivolgerò ciò che mi è stato diagnosticato un disturbo borderline o è più utile aspettare che lei giunga alle sue conclusioni ?

- una cura psicofarmacologica non porta ad un rischio di dipendenza ?

- con questa psicologa, avrebbe senso cercare un aiuto per trovare un "equilibrio scolastico" tralasciando alcuni passaggi che vi ho elencato sopra e altre piccole vicende ?
[#5]
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
Provo a risponderle punto per punto:

- secondo il vostro parere, è giusto dire alla psicologa a cui mi rivolgerò ciò che mi è stato diagnosticato un disturbo borderline o è più utile aspettare che lei giunga alle sue conclusioni ?

- una cura psicofarmacologica non porta ad un rischio di dipendenza ?

- con questa psicologa, avrebbe senso cercare un aiuto per trovare un "equilibrio scolastico" tralasciando alcuni passaggi che vi ho elencato sopra e altre piccole vicende ?

1- Che sia lei ad arrivarci o lei a dirglielo, non cambia molto, se la diagnosi è esatta cambia il percorso, ma l'esito è lo stesso, faccia quello che la fa sentire a suo agio

2- affatto, perchè combinata alla psicoterapia, quindi avverrà in seguito uno svezzamento

3- l'equilibrio scolastico, non è scindibile dai pregressi passaggi...

Cari auguri
[#6]
Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
Gentile Utente,

la ricerca di un "equilibrio" è prima di tutto emotivo, affettivo e relazionale. Le sue difficoltà nello studio non sono altro che un "epifenomeno" rispetto alle problematiche di personalità.

Quali sarebbero le "piccole vicende" secondo lei?


[#7]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

dal momento che la diagnosi che è stata posta è una diagnosi seria, il suggerimento è quello di continuare il trattamento già intrapreso.

La psicoterapia di tipo cognitivo-comportamentale va bene perchè -per i disturbi borderline di personalità- si basa in prima battuta sul problem solving.

La priorità in questo momento ad es. mi pare quella di non tagliarsi più.
Questo è possibile apprendendo tecniche e strategie utili per sentire il corpo e gestire rabbia ed emotività che siano però più funzionali. Ad esempio, secondo i protocolli che usiamo in terapia cognitivo-comportamentale, può essere di grande sollievo utilizzare il ghiaccio sui polsi o sulle braccia quando si sente il forte bisogno di tagliarsi.
Oppure imparare a gestire i problemi, mettendo bene a fuoco il problema e le possibili soluzioni (sia quelle emotive, razionali, irrazionali, ecc...) e poi scegliere la migliore, metterla in pratica e verificarne i risultati.

Questo è prioritario perchè non possiamo fare una psicoterapia se Lei si taglia e rischia di farsi realmente molto male.

Il secondo step che sento importante è quello di fare un patto con la terapeuta, ovvero prendere l'impegno della terapia, apprendendo anche tutte le strategie per chiedere aiuto.

All'interno di un lavoro del genere sarà poi possibile affrontare tutte le altre difficoltà che ha elencato.

Mi permetto, vista la delicatezza del consulto, di suggerire che nella Sua zona ci sono ottime strutture convenzionate ASL per il trattamento dei disturbi di personalità che applicano il metodo che Le ho brevemente illustrato. Una soluzione di questo tipo, in seguito ad accurata valutazione da parte dello psichiatra e dello psicoterapeuta, potrebbero esserLe di aiuto.
Una di questa è Villa Ratti a Monticello B.za.

Mi faccia sapere.
Un cordiale saluto,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#8]
dopo
Utente
Utente
Dr. Del Signore,
piccole vicende famigliari: sicuramente l'equilibrio è mancato e manca tuttora anche tra i miei parenti. Il punto è che mi piacerebbe riuscire a fare dei progressi personali indipendentemente da questo.

Dr. Pileci,
purtroppo nei dati personali ho dovuto inserire una zona sbagliata, dato che in verità sono svizzera e non mi era possibile iscrivermi altrimenti.
La mia lingua materna è l'italiano che però non corrisponde con la lingua della città in cui vivo e studio e dato che preferirei fare dei consulti in italiano, facendo una ricerca su internet ho trovato una sola psicologa che da consulti nella suddetta lingua. L'ho contattata, ma mi sembra di capire che la psicologa in questione sia specializzata in sofrologia; ha a qualcosa a che fare con una terapia di tipo cognitivo comportamentale o nient'affatto ? Mi scusi, piena ignoranza in merito.

Vi ringrazio della vostra disponibilità.
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

contrariamente alle Linee Guida, data la delicatezza del Suo caso, qualora volesse il nominativo di una Collega molto brava che si occupa esclusivamente di dist. Borderline a Bellinzona, non esiti a contattarmi in privato.

Un cordiale saluto,
[#10]
dopo
Utente
Utente
Dr. ssa Pileci,
non capisco come riuscire a contattarla in privato, non trovo nessuna email.
[#11]
Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Se vuole può scrivermi privatamente:

https://www.medicitalia.it/a.pileci/

Cordiali saluti,
[#12]
dopo
Utente
Utente
Non riesco a credere che siano passati più di due anni e io sia ancora qui…
In positivo, non ho cambiato nulla.

Ora l'umore non è più altalenante, ma fermo, al buio.

Sento che quegli slanci - sporadici ma presenti - all'azione e la voglia di fare mi hanno abbandonato definitivamente.

A giugno dovrei chiudere la triennale, ma dall'inizio del semestre non tocco un foglio, dopo un ennesima sessione in bianco. Non amo quello che studio, e non ho mai saputo cosa amo e non ho mai capito perché mi risulti così difficile capirlo.. trovarlo.
E penso che a 28 anni sia troppo tardi persino per chiederselo.

Stasera sono qui, davanti a questo computer, a piangere per un ragazzo che ha girato pagina e che non recupererò mai. Non reggo la consapevolezza che tutte le volte che lo vedrò proverò sempre qualcosa. Me lo ha sussurrato qualche notte fa, che sarà sempre così, anche per lui. Non accetto che abbia provato ad avere una relazione con un'altra donna. Non mi spiego perché ORA non siamo insieme. Perché del domani non c'è certezza, ma dell'oggi sì.

I treni passano, si dice.. ma da qualche mese, mi sveglio alla mattina e penso al sollievo di buttarmici sotto ad uno…
Mi ritrovo a pensare "questo puoi buttarlo, tanto a giugno te ne andrai".
A slegarmi dalle cose materiali, a calcolare i costi di un funerale, all'organizzare il possibile subentrante alla mia camera, al trovare delle parole per una madre che non merita una tale figlia.
Mi ritrovo ad organizzare un viaggio, ma la destinazione non la conosco. E mi faccio tremendamente pietà. E ho paura.
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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
In tutto questo tempo ha ripreso la psicoterapia?
Cosa ha fatto per cercare di far fronte alla sua sofferenza?






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dopo
Utente
Utente
Grazie per la risposta.

Durante questi due anni ho avuto incontri abbastanza regolari con la psicologa universitaria, che però no, non è una psicoterapeuta.
Ho smesso di andarci a settembre scorso, perché più che consigli scolastici non poteva darmi.
Nel frattempo ho cercato la psicoterapeuta che mi consigliò la sua collega Pileci, ma mi è stato detto che non lavora più nel dato Centro e non sono mai riuscita a trovarla altrove.

Non mi sono più rivolta a nessuno, perché in verità non so proprio da dove cominciare a spiegare il mio disagio. Studio? Futuro? Salute? Famiglia? Relazioni?
Non è evidente rispondere alla domanda "Perché sei qui?" Sono qui perché ho un disagio; ma poi?

Lei mi consiglia di rivolgermi ad uno psichiatra? Sono sempre stata restia con i medicamenti, e di questo tipo non ne ho mai presi, ma ora penso che non risalirò più l'abisso da sola, come ho sempre fatto.

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Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
La psicologa che lavora presso lo sportello dell'università non si può occupare di un caso complesso come il suo, ma al limite dare un orientamento (consulenza) senza mettere in atto una cura (psicoterapia).

Io le suggerisco di iniziare una psicoterapia, ma se lei non se la sente non ci sono altri modi. Le sue sembrano delle difese, più o meno consapevoli, per evitare di affrontare questioni importanti della sua vita.






[#16]
dopo
Utente
Utente
ho contattato una psicoterapeuta nella città in cui vivo.. convinta che l'assicurazione coprisse -almeno una parte- dei costi (come è stato anni indietro).. ma non è così.. domani avrò la seconda ed… ultima..

sono studente, non ho un centesimo, ma ho bisogno una mano.
esattamente cosa dovrei fare?
aspettare l'anno nuovo, cambiare assicurazione, e nel frattempo sperare che qualcuno prenda in mano quella vita che dovrei prendere in mano io?
[#17]
Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
>>esattamente cosa dovrei fare?<<
contattare il Centro di Salute Mentale della sua ASL per una valutazione e un'eventuale presa in carico. Pagando il ticket.

>>e nel frattempo sperare..<<
la speranza non aiuta perché si basa sulla passività, l'attesa messianica.






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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
Si rivolga alla ausl di appartenenza, non deve obbligatoriamente andare da un privato.
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dopo
Utente
Utente
sì, ho letto molti consulti in cui consigliate di rivolgervi all'ASL, ma io abito in Svizzera e di ASL e centro di salute mentale non ne ho mai sentito parlare. Devo rivolgermi all'ospedale?
[#20]
Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
Allora ne dovrebbe parlare con il suo medico di base.






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dopo
Utente
Utente
Mi sono informata con la mia assicurazione e il medico di base potrà aiutarmi soltanto una volta che ho superato la franchigia, per cui significherebbe spendere 2500 franchi prima di avere un rimborso -parziale- dall'assicurazione..



[#22]
Dr. Giuseppe Del Signore Psicologo, Psicoterapeuta 4,6k 51
Sono questioni tecniche che non riguardano l'ambito della psicologia.

Visto che si trova in Svizzera è probabile che il sistema sanitario funzioni in maniera diversa.





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