Esclusione in contesto scolastico

Cari Dottori, ho già scritto tempo fa per una mia alunna che chiamerò Stella per rispetto della sua riservatezza. Stella è affetta da diprassia e questo comporta lentezza e goffagine nei movimenti e difficoltà di apprendimento. Attualmente frequenta la terza media. Stella non ha amici e in classe siede sempre da sola. Negli anni scorsi i suoi compagni si limitavano ad ignorarla e a tenerla a distanza. Quest'anno, invece, la situazione si è aggravata perché i compagni di Stella mostrano sempre più insofferenza verso di lei. Stella molto spesso rimane indietro durante le lezioni e allora alza la mano con grande frequenza per chiedere spiegazioni e ciò genera le rimostranza dei suoi compagni. Io li ammonisco, ma basta una mezz'ora perché questa dinamica si ripeta allo stesso modo. Devo ammettere che spesso anch'io sono seccato dai continui interventi di questa ragazzina e a volte trattengo a stento la mia stizza.
Ho notato poi che lei cerca di farsi accettare dalle sue compagne, cerca di entrare nel loro gruppo, ma tutti i suoi tentativi falliscono miseramente. Non solo. Ho notato anche che, rispetto al passato, i suoi compagni stanno iniziando anche a prenderla in giro. La volta scorsa ho parlato con lei e mi ha espresso tutta la sua sofferenza dovuta al fatto che i suoi compagni la escludono. Ho parlato anche con i genitori e ho consigliato loro di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, ma la madre ha giudicato il mio consiglio esagerato. Loro purtroppo non sembrano accettare le difficoltà della figlia.
A questo punto io non so veramente cosa fare e per questa ragione ho scritto questo messaggio sperando nei Vostri consigli.

Un saluto e grazie.
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
"Ho parlato anche con i genitori e ho consigliato loro di rivolgersi ad uno psicoterapeuta, ma la madre ha giudicato il mio consiglio esagerato. Loro purtroppo non sembrano accettare le difficoltà della figlia. "

Gentile Utente,
Credo che lei abbia fatto le cose migliori, ma se i genitori negano le difficoltà della fine glia non cè più sordo di chi non vuol sentire ...

Può provare a mediare con il gruppo, ma se fanno "branco" è davvero difficile poter fare breccia.

L'unica soluzione è aiutare la ragazzina a rinforzarsi

Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it

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Dr.ssa Laura Rinella Psicologo, Psicoterapeuta 6,3k 119 7
Gentile Utente,
ha provato a creare piccoli gruppi di lavoro, a turnazione, in cui la ragazzina può essere di volta in volta, inserita?

Com'è il gruppo classe?

Dr.ssa Laura Rinella
Psicologa Psicoterapeuta
www.psicologiabenessereonline.it

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Utente
Utente
Care Dr.sse, innanzitutto grazie per le vostre cortesi risposte. Io, ma anche i miei colleghi, abbiamo cercato di promuovere attività di gruppo che potessero aiutare Stella ad integrarsi nel gruppo dei pari. In prima media le cose andavano abbastanza bene, attualmente, invece, i compagni provano molto fastidio quando devono lavorare con lei perché la vivono come un intralcio. Stella ha i suoi tempi, mentre i compagni lavorano con altri ritmi. Io ho cercato di far capire loro l'importanza di accettare le differenze e le caratteristiche peculiari di ognuno. Ma le mie parole si sono dimostrate vane.
Quest'anno il divario tra Stella e i suoi compagni si è accentuato, perché Stella è ancora bambina sul piano psicologico, mentre i suoi amici sono ormai adolescenti.
Il gruppo classe non è male. Quest'anno ho notato che il gruppo delle ragazzine è maggiormente affiatato e tra di loro c'è la tipica complicità femminile. I ragazzi, invece, stanno iniziando a mostrare a modo loro l'interesse per l'universo femminile con dispetti e scherzi. Fortunatamente non ci sono contrasti forti tra loro, se non qualche scaramuccia ogni tanto.
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Dr.ssa Franca Esposito Psicologo, Psicoterapeuta 7k 154
Gentile utente,
Mi sembra che la strategia da Lei scelta sia ottima.
Coinvolgere i compagni nella comprensione e nell'accettazione consapevole di queste problematiche e' un intervento psicologico vero e proprio.
Se Lei e' sensibile a questi temi potrebbe approfondirli leggendo dei testi o chiedendo di frequentare qualche corso di quelli che si occupano della formazione degli operatori scolastici!
I miei complimenti!

Dott.a FRANCA ESPOSITO, Roma
Psicoterap dinamic Albo Lazio 15132

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Utente
Utente
Cara Dr.ssa Esposito,
La ringrazio per il suo riscontro e per i complimenti. In effetti i miei interventi non frutto dell'improvvisazione, ma derivano da letture e corsi che seguo quando ho la possibilità. Purtroppo la situazione di Stella mi sta mettendo veramente in crisi. Ma come ha giustamente detto la Dr.ssa Randone è difficile lavorare senza la collaborazione dei genitori e le dinamiche del "branco" non aiutano. Mi sento impotente.
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
"Ma come ha giustamente detto la Dr.ssa Randone è difficile lavorare senza la collaborazione dei genitori e le dinamiche del "branco" non aiutano. Mi sento impotente. "

Se aspetta qualche giorno, sto scrivendo un articolo sul bullismo, tra strategie e possibili soluzioni, sarà online nel mio blog a breve.

Potrebbe trarre qualche spunto di riflesisone

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Utente
Utente
Grazie! Rimango in attesa :)
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
Perfetto, a presto.
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
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dopo
Utente
Utente
Grazie, Dr.ssa, lo leggo subito.
Un caro saluto :)
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Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo 17,4k 316 668
Anche a lei!
Speriamo di poterla aiutare davvero../
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Gentile Utente,

anche a me, come ai genitori della ragazzina, non pare opportuno il suggerimento di rivolgersi ad uno psicoterapeuta. Intanto, potrebbe essere molto utile attingere alla rete territoriale per capire quali risorse impiegare ed utilizzare (ad esempio l'educatore professionale anche nel pomeriggio, che lavora sia con i genitori di Stella sia con la ragazzina e che può rivelarsi molto più utile perché è importante impostare un lavoro molto pratico su cosa fare e cosa non fare e come raggiungere questi obiettivi).
Poi, è opportuno dare delle regole e usare il gruppo a sostegno di questo obiettivo, in quanto è importante che Stella sappia quando poter porre domande, per evitare "...Devo ammettere che spesso anch'io sono seccato dai continui interventi di questa ragazzina e a volte trattengo a stento la mia stizza."
Tuttavia, è fondamentale che il gruppo sia d'aiuto a Stella e fare in modo che la ragazza non venga esclusa è compito Suo, anche perché tutto ciò rafforza le problematiche di Stella.
"Ho notato poi che lei cerca di farsi accettare dalle sue compagne, cerca di entrare nel loro gruppo, ma tutti i suoi tentativi falliscono miseramente..."
Qui è fondamentale il ruolo educativo e segnalare ciò che è inadeguato e che genera rifiuto e chiusura, promuovendo e soprattutto rafforzando tutti i comportamenti adeguati, non solo di Stella.
E' importante che Stella riesca ad imparare come si fa ad entrare nel gruppo, anche perché è già in terza media e dall'anno prossimo cambierà il gruppo di pari e sarà agevolata se avrà già appreso tutto ciò.
Non c'è un piano educativo individuale per Stella?
Quanto ai genitori, è comprensibile che facciano fatica ad accettare: nessun genitore accetterebbe senza problemi e senza provare a negare la problematica del proprio figlio.

Cordiali saluti,

Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

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dopo
Utente
Utente
Cara Dr.ssa Pileci,
Innanzitutto La voglio ringraziare per aver riportato il Suo punto di vista sul problema. Le risponderò al più presto nel fine settimana. Scusi,ma, non ho tempo di morire...
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Va bene.
Cordiali saluti,
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Utente
Utente
Eccomi! E mi scusi ancora per il ritardo con cui Le rispondo.
La scuola in cui lavoro è privata e quindi non abbiamo la figura dell'educatore e tanto meno un piano educativo individuale. Non abbiamo nemmeno contatti con una rete territoriale di supporto. Semplicemente cerchiamo di differenziare il più possibile gli interventi didattici e in sostanza da lei pretendiamo di meno.
Ho però fatto tesoro del Suo consiglio relativo ai continui interventi di Stella durante le lezioni. Con calma, ma con fermezza le ho detto che non può interrompere continuamente le mie spiegazioni e di porre domande alla fine. Adesso va meglio.
Diversamente non saprei quali strategie suggerirle per farsi accettare dagli altri e soprattutto come agire.
Attualmente ho notato che sta frequentando delle compagne di prima media (lei è in terza). Forse è il massimo che si può ottenere visto che a livello emotivo lei appare più come una bambina di prima che di terza.
Io comunque rimango convinto della necessità dell'intervento di uno psicoterapeuta. Verrebbero così coinvolti i famigliari e piano piano sarebbero aiutati a prendere consapevolezza dei problemi della figlia e imparerebbero ad accettarla per quella che è, rafforzando così la sua autostima. Secondo me, il problema fondamentale di Stella è di non sentirsi accettata per quella che è dai famigliari che invece negano massicciamente i suoi problemi.

La saluto cordialmente e La ringrazio per i Suoi consigli e per il Suo interessamento :)
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Dr.ssa Angela Pileci Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 19,6k 493 45
Buonasera

se Stella è migliorata nel porre le domande solo alla fine della lezione, ora è il momento di continuare con questa linea.
Sarebbe però importante anche coinvolgere gli altri ragazzi, ottenendo da loro la collaborazione di cui c'è bisogno, finalizzata ad aiutare Stella.

Per quanto riguarda la psicoterapia con i genitori di Stella e la loro consapevolezza... è vero che nessun genitore accoglie facilmente la disabilità del proprio figlio, ma oltre alla consapevolezza è fondamentale che anche a casa ci sia una linea condivisa per fare in modo che Stella riesca a migliorare sempre di più. Per questa ragione mi riferivo all'educatore.

Cordiali saluti,

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