Utente
Gentili Dottori,
Vi scrivo in un momento di disperazione, sto vivendo una situazione assurda e non so assolutamente come comportarmi. Sono sposata da quasi 2 anni. Quando l'ho conosciuto era uno sportivo professionista, non beveva, non fumava, dormiva molto. Era dolce e sereno. Lasciato lo sport per una serie di motivazioni personali, ha intrapreso la carriera di barman, con molto successo, visto che in poco tempo ha rilevato un locale e lo ha trasformato in uno dei punti di ritrovo dei giovani della città, a soli 27 anni. Qualche mese dopo il matrimonio ha iniziato ad avere problemi con l'alcool, a fare nottate al locale e ad avere atteggiamenti spiacevoli. In breve: tutto è iniziato una sera di febbraio 2016. Piacevole serata con amici. Lui aveva bevuto un po'. Tornati a casa iniziò a dirmi cose tremende, che era infuriato con me per una cosa che avevo detto, ma non ricordava cosa. Tutta la notte così, e dovetti prendere il primo (di una lunghissima serie) permesso al lavoro il giorno dopo. Da allora la cosa non si è mai fermata, la notte quando torna ubriaco mi sveglia, mi insulta, mi chiama col nome di un'altra, invoca la sua ex, si infuria se gli dico che devo dormire perché mi risponde che sono egoista e penso solo al lavoro. Il giorno dopo si mortifica e passa tutta la giornata a letto nel panico, mentre io devo andare in azienda (esco la mattina alle 8 e rientro la sera alle 19), e punta anche a farmi sentire in colpa perché vado a lavoro. Molto spesso sono talmente sfinita che non riesco ad andare a lavoro, e questo mi porta problemi con i capi e i colleghi ovviamene, Lui dice che io non posso capire cosa vuol dire lavorare, sto davanti al PC tutto il giorno e questo non è un lavoro duro per lui. Settembre dello scorso hanno ha iniziato lo xanax dopo aver consultato uno psichiatra. Un inferno, ci beveva sopra ed è diventato un diavolo in quel periodo. Prese di mira anche la mia migliore amica, un giorno la prese per un braccio. Distrusse un televisore, un telefono, diede un cazzotto al muro facendo un buco. Il periodo del terremoto (abitiamo in zona epicentrale) lui non era in sé. Il giorno della scossa più forte dovetti scappare da sola perchè non si svegliava, per quanto aveva bevuto quella sera. Ovviamente mi fece sentire in colpa anche del fatto che scappai da sola, ma era ovvio, ho una madre anziana che in quel momento era nel panico. Poi ha smesso lo xanax perché non lo sopportava più e ha iniziato un percorso di psicoterapia . All'inizio sembrava andare meglio, poi è tornata l'estate, maggiore affluenza al locale, più ore lì dentro, alcool, eccetera. Lui rientra, accende le luci e non mi fa dormire. Dopo tutti questi mesi inizio ad avere ripercussioni sul fisico e sulla mia salute mentale. Non dormo più. Ieri gli ho detto che sto male e che la situazione è diventata grave, che sono sfinita. Lui invece di tornare a casa, ha iniziato a bere ed è tornato alle 7 di mattina. Questo è un riassunto. Sto iniziando a impazzire. Grazie

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Dr.ssa Francesca Carubbi

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Gentile utente. Da quanto scrive, sembra emergere un ipotetico quadro sintomatologico di abuso o dipendenza alcolici la cui diagnosi corretta deve essere valutata in un setting specifico. Da qui, le consiglio di rivolgersi ad un servizio specialistico che si occupa di tossicodipendenze, affinché il suo compagno possa usufruire di consulti e valutazioni specialistiche, al fine di programmare il trattamento elettivo di elezione. Inoltre, descrive anche il suo stato di progressiva sofferenza psicologica: sovente i familiari di persone alcoliste instaurano una co - dipendenza (termine coniato negli anni '50, all'interno dei gruppi di Al - Anon - gruppi di familiari di alcolisti), contraddistinta da una pervasiva dipendenza relazionale ed affettiva, con il seguente instaurarsi dello stress da assistenza (Burden, ossia il sentirsi sotto pressione costante, con, appunto, un fardello sulle spalle, con elevata iperattivazione verso gli stimoli, sensazione di essere in pericolo, ansia e depressione), caratterizzata da:
- Ansia e depressione;
- Sensazione di essere sopraffatti emotivamente e di essere in continuo stato di allarme e di allerta;
- Disturbi stress - correlati;
- Vissuto salvifico di carattere onnipotente (la persona codipendente crede che se attuerà immani sforzi e controllerà l'altro, questi si salverà);
- Attribuzione di iper - responsabilità circa il benessere dell'assistito, con scarso senso di responsabilità verso il proprio di benessere ("annullamento personale");
- Negazione di avere un problema;
- Stile relazionale e comunicativo colpevolizzante o permissivo, che denota una modalità affettiva ambivalente;
- Rischio di abuso di sostanze;
- Scarsa resilienza e scarse strategie di problem solving, di coping;
- Bassa autostima e scarso contatto con le proprie emozioni, propri bisogni e desideri.
Da qui, le consiglio di considerare l'opportunità, per prima, di effettuare un percorso personale.
Le lascio i link di due miei articoli, se volesse approfondire il tema della co - dipendenza e del sintomo alcolico:

http://dipendenzefano.blogspot.it/2017/04/stress-da-assistenza-e-codipendenza-nel.html

http://dipendenzefano.blogspot.it/2017/06/il-sintomo-alcolico-in-unottica.html
Cordiali saluti ed un sincero in bocca al lupo
Dr.ssa Francesca Carubbi
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[#2] dopo  
Utente
Grazie mille per la celere risposta.
La sua psicoterapeuta sostiene che lui non abbia una dipendenza da alcool, così come ne è convinto lui, sua madre e suo padre. Dicono che lui regge poco l'alcool e che basta un bicchiere per mandarlo fuori di testa. Il problema che nessuno però sembra considerare è il momento PRIMA di farsi un bicchiere. Il fatto che lui non resiste denota la dipendenza...il fatto che non abbia scrupolo di coscienza nel pensare che poi rovinerà la nottata a sua moglie. Mi sembra di parlare al muro, nessuno si rende davvero conto della situazione, questa è la mia impressione. Ora è arrabbiato perché dice che io lo crocifiggo per i suoi sbagli e che se continuo con questa tristezza alla fine se ne va lui....non capisce proprio che la mia non è ripicca o un capriccio, io sono esaurita.
Grazie

[#3]  
Dr.ssa Francesca Carubbi

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Gentile utente. La dipendenza patologia si configura quando c'è una ricerca e un desiderio compulsivi (craving) e reiterati nel tempo degli effetti di una sostanza o di un comportamento (pensi al gioco d'azzardo o alla dipendenza da Internet) e quando si instaurano fenomeni di astinenza e tolleranza. Detto questo, ho parlato di ipotesi proprio per il fatto che non ho gli strumenti per fare una valutazione diagnostica e non posso entrare nei meriti della collega. Però, come le dicevo, se ha questi dubbi riguardo alla qualità e quantità del bere del suo compagno può benissimo richiedere un appuntamento ad un servizio dedicato, anche in collaborazione con la terapeuta che segue suo marito, con la collaborazione e consenso del suo compagno. Inoltre, vista la situazione davvero difficile e dolorosa in cui si trova, se fossi in lei cercherei un aiuto che possa offrirmi un ascolto attento verso ciò che sto provando. Se il suo compagno non ha motivazione di cambiare, pensi a lei.
Un caro saluto
Dr.ssa Francesca Carubbi
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[#4] dopo  
Utente
Lo farò di sicuro, grazie mille.

[#5]  
Dr.ssa Francesca Carubbi

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Di nulla.
in bocca al lupo per tutto
Un caro saluto
Dr.ssa Francesca Carubbi
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[#6] dopo  
Utente
Salve,

sentivo l'esigenza di scrivere, ma per non aprire un altro post ho deciso di continuare questo qui. Tanto, non è cambiato nulla, sono sempre nella stessa situazione. Sono andata via di casa due volte, senza riuscire a star via per più di un mese. la decisione l'ho sempre presa dopo queste nottate folli e grosse litigate, per poi tornare con la coda tra le gambe dopo i suoi pentimenti e le sue lacrime. Chiamava i miei genitori, le mie amiche...Un matrimonio non si butta via così, mi dice spesso. Per lui io sono esagerata, me lo dice con una convinzione tale che a volte penso di essere matta e di sognare tutto. Sono in terapia da una psicoterapeuta da dicembre 2018, lei mi aiuta molto ma non sento che basta a riprendermi la mia vita, io sono arrivata ad un livello di tristezza e dolore che mi porta a star male fisicamente, ad avere attacchi d'ansia e a pensare alla morte. Non ha mai alzato le mani, ma ci va forte con le parole e mi uccide dentro, come mi uccide vedere quello sguardo perso nel vuoto. Poi passa magari settimane intere senza bere e io un po' mi riprendo, per poi risprofondare nell'abisso dopo poco tempo. I miei genitori sono anziani e disperati nel vedermi così, e ho un grosso senso di colpa anche nei loro confronti. Ho conosciuto un ragazzo mesi fa, una persona meravigliosa per la quale provo un enorme affetto e attrazione fisica e che mi fa stare davvero bene. Lui mi ha sempre detto che mi vorrebbe al suo fianco come compagna, abbiamo fatto delle lunghe chiacchierate. Nel periodo che vivevo dai miei una sera abbiamo preso un caffè e ci siamo baciati. Non dimenticherò mai quella sera, ma poi presa da mille sensi di colpa e vergogna per il mio comportamento sono tornata a casa da mio marito. Questo ragazzo a distanza di mesi è ancora convinto dei suoi sentimenti e mi guarda in un modo che non so spiegare...io continuo a stare in una casa che a volte diventa una prigione. Dopo l'ennesima lite l'altra sera ho provato ad andare via, ma lui mi ha seguito di sotto e si è messo sul cofano della mia macchina, e io sono tornata di sopra. Di quella donna libera e indipendente che ero non ne rimane nemmeno una traccia, sono completamente annichilita, e vedo la vita scorrere davanti a me come se fossi dietro un vetro, a guardare il tempo che passa. Credo di avere una dipendenza affettiva, o non lo so, forse sto impazzendo davvero .forse dovrei cercare una consulenza psichiatrica? Grazie mille