Rabbia latente nei confronti di mio marito

Buongiorno,
sono sposata da soli tre mesi (dopo un fidanzamento di due anni) ma ho una totale assenza di desiderio sessuale nei confronti di mio marito. Non sopporto né l’idea del contatto fisico né il contatto fisico stesso. Mi provoca fastidio, quasi repulsione essere toccata con intenti “sessuali”. Le poche volte che mi sforzo di essere arrendevole (tra l’altro a questo punto lui mi cerca sempre meno) non vedo l’ora che la cosa finisca. Tengo a precisare che l'assenza di desiderio è estesa al sesso in quanto tale, non ho fantasie neppure nei confronti di altri uomini, nè ho desiderio di autoerotismo.
Doveroso precisare che la nostra è una storia giovane, con un matrimonio di neanche 3 mesi. E allora con terrore mi domando cosa potrà accadere tra pochi anni…
Tutto ciò premesso sento un grande senso di frustrazione che mi accorgo di riversare alternativamente sul cibo o su mio marito. Sul cibo quando sono sola (ho sofferto di bulimia) e su mio marito quando c'è lui. Tendo a essere volutamente arrogante e scontrosa perchè temo che le forme di tenerezza portino a situazioni ad alto contenuto "emozionale" che lui potrebbe interpretare come "arrendevolezza sessuale".
Poche sere fa lui ha semplicemente acceso una candela in casa e io ho provato un moto di paura perchè l'atmosfera mi sembrava preludere a una prosecuzione a contenuto sessuale. E così per rompere subito l'atmosfera lo aggredisco verbalmente senza però affrontare il problema.
Temo che lui mi dica che va tutto bene, che io non ho un problema… E’ già successo che io abbia provato a parlarne ma ho l’impressione che lui neghi l’evidenza. Mio marito è dolce, affettuoso e premuroso e credo neghi l’esistenza di un problema per farmi stare serena… ma questo dentro di me peggiora le cose.
D’altronde, prima di iniziare la nostra storia, lui aveva una vita sessuale attiva. Questo ha creato in me forti aspettative rispetto alla nostra vita sessuale, in quanto io avevo già in precedenza questa forma di torpore sessuale. Ma con lui nulla è cambiato, anzi.. il mio poco fervore si è spento completamente. E una parte di me colpevolizza mio marito perché non riesce a suscitare in me desiderio e allora lo accuso di essere frettoloso o di non fare le cose nel modo in cui io vorrei. Il punto è che in realtà io sono arrabbiata con me stessa perché non riesco a gratificare lui come uomo, non riesco a farlo sentire desiderato e io mi sento spenta.
Ho paura perchè credo che così facendo io stia rovinando il nostro rapporto.. non riesco più a manifestare tenerezza se non con il cibo, mi sento amata quando lui mi prepara qualcosa di buono, credo di manifestargli dedizione cucinando per lui. Evito qualunque forma di contatto fisico se non quelli con una connotazione assolutamente "fraterna".
IO SONO COSCIENTE CHE QUESTA NON E’ LA NORMALITA’. Ma non so cosa fare per uscirne… Mi sembra di vivere in un tunnel senza luce di cui non vedo la fine..
Aiutatemi a trovare una strada e a capire il perché di tutto questo.
[#1]
Dr. Daniel Bulla Psicologo, Psicoterapeuta 3,6k 207 56
Gentile Utente,
mi dispiace davvero tanto leggere questa sua mail, perchè riesco solo ad immaginare come ci si possa sentire

Se lei si è sposata è perchè a lui ci tiene, no? E quindi immagino che sarebbe disposta a tutto pur di non mandare in rovina un matrimonio dopo soli pochi mesi, o sbaglio?

Allora le cose da fare sarebbero due:

1) una consulenza psichiatrica
2) una visita presso uno/a psicoterapeuta

Tenga presente che un passato con Disturbo del Comportamento Alimentare potrebbe averla resa vulnerabile rispetto ad alcuni disturbi, tra cui quelli legati alla sfera sessuale. In questo caso è assolutamente necessaria una diagnosi, e come lei immagina da qui non è possibile farla.

Segua il mio consiglio prima che sia troppo tardi, e se lo desidera ci tenga informati

Cordialmente

Daniel Bulla

[#2]
Dr. Luca Mazzucchelli Psicologo, Psicoterapeuta 39 2
Concordo con la necessità sostenuta dal Dott. Bulla di un incontro con uno specialista del settore.

Mi permetto in questo caso di suggerirle di prendere in considerazione l'idea di fare una consultazione di coppia, visto che per come ci racconta il problema, sembra che le difficoltà siano anche tra lei e suo marito, e che entrambi abbiate un ruolo nel mantenimento di questa situazione.

Forse la cosa potrebbe aiutarvi a parlare in maniera più utile delle vostre difficoltà.

Cordialmente,

Dr. Luca  Mazzucchelli
www.psicologo-milano.it

[#3]
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Gentile utente
Dalla sua descrizione traspaiono almeno due cose. La prima è la passività con la quale descrive la sua situazione matrimoniale. Voglio dire che lei sembra viverla più come una cosa che "le è capitata", che come una scelta dettata dalla riflessione e dalla convinzione.

Sembra come se lei avesse sposato quest'uomo nella speranza che ciò, di per sé, potesse in qualche modo risolvere un suo problema. Mi sbaglio?

Inoltre trovo strano anche che suo marito, che lei descrive così attivo sessualmente prima di sposarsi, non si sia accorto subito della sua freddezza e che tuttavia abbia deciso di sposarla.

La seconda cosa che noto è un buon livello culturale/narrativo nel suo scritto, che stona con la sua apparente analfabetizzazione in campo sessuale ed affettivo.

Sarebbe opportuno richiedere una consulenza specialistica certamente per lei, come già indicato dai colleghi, valutando anche l'opportunità di una consulenza di coppia.

Cordiali saluti

Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
www.giuseppesantonocito.it

[#4]
dopo
Utente
Utente
Grazie a tutti per le risposte che mi avete dato.
Tuttavia, le osservazioni del dott. Santonocito mi hanno "scossa" più delle altre e vorrei quindi precisare alcuni aspetti:

1) scelta matrimoniale "capitata": non so se è esattamemente in questi termini però è certo che una delle motivazioni che più mi ha spinta (ho quasi 38 anni e dall'università in poi ho sempre vissuto da sola)è che in mio marito ho trovato molta serenità. Lui è arrivato nella mia vita al culmine dei miei disturbi del comportamento alimentare e grazie al suo amore e alla sua presenza ho smesso di vomitare e di prendere gli antidepressivi che in quel periodo assumevo. Io gli sono infinitamente grata per questo e credo che questa sia una forma di amore, anche se confesso che spesso guardo i miei sentimenti in maniera critica e mi domando se non ho fatto confusione tra amore e gratitudine.

2)mio marito sapeva già prima del nostro matrimonio del mio "tepore sessuale". Lei si domanda perchè mi abbia voluta sposare lo stesso. Lui mi ama e mi dice che sta bene con me e che lo rendo felice. Però anche io non capisco come mai questa relazione a metà gli basti. Non mi consideri ingenua o presuntuosa ma io sono certa che mio marito non abbia relazioni extraconiugali... credo lui abbia la speranza che tutto si risolva prima o poi... non lo so davvero...

3)negli ultimi due anni ho già cercato di affrontare il mio problema (di cui ho consapevolezza) leggendo libri più o meno specifici sul tema (Fiori senza luce di Giannantonio, Manuale illustrato di terapia sessuale e Nuove terapie sessuali di Kaplan, ...). Però è difficile, mentre leggo mi ritrovo in quelle problematiche e lì mi fermo. Ho fatto vedere i libri a mio marito, ne abbiamo parlato e lui mi dice che io NON HO UN PROBLEMA, di stare tranquilla...

Grazie per l'ascolto e per l'aiuto!
[#5]
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Gentile utente
La sua disponibilità a cogliere le osservazioni e il suo pensiero critico non potranno che esserle d'aiuto nel venire a capo del suo problema.

Il riferimento al suo passato di vomitatrice è degno di nota e potrebbe, sottolineo potrebbe, avere a che fare con le difficoltà che sperimenta nella sfera affettiva.

Entro alcuni giorni dovrebbe essere pubblicato un mio articolo dal titolo "Il disturbo da vomiting" nella sezione MinForma, e potrà leggerlo per ricavarne ulteriori spunti di riflessione.

Tuttavia devo confermarle, come ha già avuto modo di sperimentare da sola, che non è leggendo che si riesce a venire a capo di problemi di questo tipo. La relazione terapeutica è tale perché è interattiva, mentre la semplice lettura di informazioni è statica e unidirezionale e quindi necessariamente molto più limitata.

Quindi la raccomandazione è di ricercare aiuto nel mondo "reale".

Da ciò che aggiunge, inoltre, potrebbe essere suo marito quello che paradossalmente (ma nemmeno tanto) si è adattato meglio al matrimonio. Del resto è una cosa che succede abbastanza spesso: la donna è quella che si preoccupa di più di sposarsi, ma dopo è l'uomo quello che si trova meglio.

Cordiali saluti
[#6]
dopo
Utente
Utente
Gentile dottore,
l'ultimo brano della sua risposta mi ha spiazzata completamente!

Forse non ne ho capito il senso ma lei mi sta per caso dicendo che questa situazione a mio marito sta bene? E che il suo "negare il problema" sia in realtà un modo per lasciare la situazione così com'è perchè ci si trova bene?
Come può un uomo che fino a ieri era sessualmente molto attivo (anche in brevissime relazioni di solo sesso)aver trovato la giusta dimensione in questa relazione matrimoniale alterata?

A proposito del vomiting aggiungo anche che ancora oggi, quando (raramente) la sera sono sola, ho una pulsione fortissima verso il cibo... Sento un grande senso si vuoto, non mi interessa nulla di ciò che sono normalmente dei miei interessi (lettura, cinema,..)e non trovo pace. Così mi abbuffo e vomito. E lì penso al fatto quando c'è mio marito questo non accade.

Chiedo inoltre un parere sul tipo di consulto di cui secondo voi ho maggiore necessità/beneficio. Mi riferisco alle due opzioni proposte dal dott.Bulla: psicoterapeuta o psichiatra? Non so a chi rivolgermi per la mia tipologia di problematiche.

Cordiali saluti
[#7]
Dr. Giuseppe Santonocito Psicologo, Psicoterapeuta 13,6k 298 182
Gentile utente
Il mio era semplicemente un venirle dietro nella considerazione che lei stessa fa di "non capire come mai questa relazione a metà gli basti". Sono e restano solo delle ipotesi, che andrebbero tutte verificate.

Come vede materiale su cui lavorare ce n'è e la sua prontezza dimostra che potrebbe essere anche disposta a farlo, però non è questa la sede adatta. Spero che questo breve scambio le sia stato utile per chiarire meglio a se stessa il suo bisogno di approfondire.

Riguardo alla figura da ricercare, ritengo che quella dello psicoterapeuta (sia psicologo che psichiatra) sia la più adatta a lei.

Di nuovo cordialmente
[#8]
Dr. Giacomo Luigi Del Monte Psicologo, Psicoterapeuta 215 10
Gentile utente,
vorrei premettere due cose: la prima riguarda l'adattamento di suo marito. In una situazione di questo genere , rispetto all'attività sessuale, chi ha meno desiderio, ha più potere di decidere rispetto al numero di rapporti. Generalmente il compagno reagisce in due modi: o si arrabbia continuamente o accetta e questo potrebbe essere utile in un lavoro di coppia. La seconda cosa riguarda la rabbia verso suo marito: finchè c'è rabbia, finchè ci sono conflitti il desiderio non aumenterà. Detto questo, nel caso suo è possibile prendere due strade.
L a prima riguarda una consulenza di coppia in cui si potrebbe affrontare il suo desiderio sessuale e quindi la sua repulsione al semplice essere toccata. Non basta aver letto qualche manuale per risolvere il problema. Evidentemente scattano delle reazioni ansiogene così forti che hanno bisogno di uno specialista per essere affrontate, sopratutto quando il problema non è sorto successivamente ma già esisteva precedentemente.
E qui entro nella seconda strada. La necessità di fare un lavoro psicoterapeutico in quanto il desiderio e il suo vomitare hanno un significato più profondo rispetto alla relazione di coppia.
Potrebbe ad es. affrontare inizialmente con un sessuologo o psicosessuologo la relazione di coppia/sessuale con suo marito ed in un secondo tempo fare un lavoro su di sè.

Buone cose

Dott. Giacomo Del Monte
www.sessuologo-psicologo-roma.com
www.psicosalute.it
www.sessuologoesessualita.it

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