Ho paura di espormi

Salve, ho 22 anni e sto vivendo un disagio continuo in quest’ultimo periodo. Provo una forte insoddisfazione della mia vita, causata (suppongo) da scelte evitate.
Non so cosa fare della mia vita e ho paura di attuare ogni mio piccolo desiderio, ne sono terrorizzata. Ho paura di non esserne all’altezza, temo di non volerlo davvero, mi sento inadeguata ed incapace. Non riesco a prendere decisioni che mi portino verso i miei obiettivi, piuttosto mi ancoro a quel minimo di certezza che ho. Ho un terrore assurdo di lasciare la mia famiglia e stare lontano dalle persone a me più care, come se poi dovessi perdere in un certo qual modo le occasioni di viverle.
A tutto ciò si aggiunge un’insoddisfazione personale; ho paura, paura di tutto: paura di parlare ed essere giudicata, paura di parlare “perché tanto non mi ascoltano”, paura di parlare perché potrei dire cose stupide. Ho paura di espormi, di mostrare ciò che sono e ciò che sono in grado di fare. Ho paura di non essere accettata e di non saper affrontare le situazioni che mi si presentano davanti. Mi chiudo in me stessa e per me è sempre stata solo timidezza ma adesso sono stanca di sentire dentro questa voglia di cambiare e di essere ciò che sono e di avere questo muro di paure che mi bloccano.
Può sembrare stupido, ma adesso sento che è molto pesante da gestire.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 2,1k 120
Cara utente, lei dice "Può sembrare stupido, ma adesso sento che è molto pesante da gestire". Il suo problema non è stupido affatto, a nessuna età. A ventidue anni, poi, vuol dire un macigno gettato sul suo presente e sul suo futuro. La cosa più importante è cercare uno psicologo che la aiuti a gestire la sua attuale difficoltà decisionale/operativa, una situazione che può diventare il corrispettivo psicologico di quello che per l'organismo è una paralisi. Intanto cominci a riflettere sull'origine di questa situazione, ossia l'evento scatenante: la fine della scuola? L'inizio dell'università? Una storia d'amore vissuta male? La ricerca di un lavoro che è stata frustrante? A volte anche un lutto può avere un effetto paralizzante, generando paura e incertezza. Forse si accorgerà che già nel passato c'era una tendenza a non affrontare le difficoltà, appoggiandosi a un genitore o a un fratello maggiore troppo indulgenti e pronti a fare tutte le cose al posto suo, dai compiti scolastici ai quelli della vita quotidiana. Questo atteggiamento, che sembra scaturire dall'affetto, in realtà produce due conseguenze negative: non addestra alle varie attività la persona che viene "aiutata", lasciandola incapace di eseguirle, e contiene la sotterranea osservazione svalutante: "tu non lo sai fare, lo faccio meglio io". A volte la crescente difficoltà decisionale/operativa non dipende da questo, ma da un ambiente ipercritico, dove fin da piccoli si viene rimproverati ad ogni errore e ripresi per ogni difettuccio, magari dopo che al bambino si è fatta fretta, inducendolo così a sbagliare. O ancora, in certe famiglie c'è l'abitudine di guardare all'esterno criticando tutto e tutti, con l'effetto di far ricadere il timore di commettere gli stessi errori anche sui giovani della famiglia, e di far loro temere ogni contatto con gli altri, avvertiti come "sbagliati". Come vede, le origini del suo disagio possono essere varie, ma la cosa importante rimane una sola: l'impossibilità di muoversi con sicurezza, di crearsi degli obiettivi e cercare di raggiungerli, di essere sé stessa con serenità. Le auguro di trovare nella lettera che ci ha mandato il primo passo per riconquistare tutto questo, senza farsi bloccare da niente e da nessuno. Con simpatia. Ci faccia sapere.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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Utente
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Gentile Dr.saa,
Ho iniziato a notare questo mio problema alla fine delle superiori, quando a malincuore non ho potuto più continuare gli studi per problemi economi.
Da lì è iniziato il mio senso di insoddisfazione. Nello stesso periodo ho avuto una pseudo relazione che mi ha emotivamente distrutta, anche per le scelte fatte, e quella persona ha annientato la mia autostima.
Da quel che ricordo non ho mai ricevuto da parte della mia famiglia critiche o, come ha detto lei. Non mi sono sentita dire “levati che lo faccio io”, anzi sono sempre stata elogiata dalla mia famiglia. Forse mi hanno aiutata più del dovuto a fare le mie cose.
Ma ad ogni modo, questa critica negativa l’ho ricevuta da “amici” (in modo molto velato, aggiungerei), partner (di cui le parlavo prima) e ad oggi anche uno dei miei colleghi di lavoro, che ogni volta mi fa sentire inadeguata come se fossi addirittura stupida, e credo certamente di non esserlo.
Dopo l’impossibilità di continuare gli studi e quella relazione distruttiva, esattamente un anno fa è venuto a mancare mio nonno dopo due anni di una lunga malattia, al quale mi era estremamente legata, visto che partecipavo nell’accudirlo per farlo stare al meglio.
Credo di sapere le cause, non riesco proprio a trovare il “coraggio” per fare il primo passo.
Io la ringrazio, è stata davvero gentilissima.

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