Preoccupazione per il futuro

Buonasera, vi scrivo con l'intento di sfogarmi e di chiedere un parere professionale.
Da piccola ero molto brava a scuola,venivo lodata dagli insegnanti.
Poi sono stata vittima di bullismo da parte dei miei compagni di scuola e di un professore per molti anni e tutto è cambiato. Fortunatamente avevo molti amici al di fuori della classe,ma non ho mai avuto il coraggio di dirlo a nessuno. Solo negli ultimi anni mi sono resa conto di quanto questa situazione abbia influito sulla mia personalità. Sono cresciuta con la convinzione di avere sempre qualcosa in meno degli altri. Quando mi sono iscritta all'università ho capito subitp che quel corso di laurea non era adatto a me perché non ero felice,ma volevo dimostrare ai miei genitori e soprattutto a me stessa che ero in grado di portare a termine un percorso di studi (anche perché avevo già perso un anno in un'altra facoltà). Così mi sono impegnata e lo scorso Novembre ho preso la laurea un con il massimo dei voti. Questo da un lato mi è servito tantissimo perché ho capito che il vero nemico di me stessa sono io. Ho imparato che non sono inferiore agli altri e che, con un po' di impegno, posso raggiungere i miei obbiettivi. Il problema è adesso mi ritrovo con una laurea che non è spendibile nel mondo del lavoro e in un campo che non mi piace. Vorrei sbloccarmi,ma non ci riesco. Non c'è nulla che mi stimoli e questo provoca in me un senso di angoscia. È da tempo che penso di rivolgermi ad uno psicologo (anche perché ho iniziato ad avere attacchi di panico e ansia),ma visto che non lavoro non posso permettermelo e non sono pronta a chiedere un aiuto economico ai miei. Loro fanno già tantissimo per me. Purtroppo ho capito che l'aiuto delle persone che mi sono vicine non mi basta più. Ho paura di diventare un'adulta infelice e insoddisfatta.
Vi ringrazio per il vostro tempo e spero possiate darmi un consiglio.
Claudia
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Complimenti per aver raggiunto un risultato così alto in un campo che non le è congeniale: vuol dire che non difetta certo di capacità e di volontà. Un po' meno mi sembra fornita di benevolenza verso sé stessa, e se fossi in lei (o fossi il suo psicologo) lavorerei proprio su questo versante. Tenga conto che di psicologi ce n'è anche alle ASL e nei consultori pubblici. Si metta in contatto con loro. Esistono anche, naturalmente, dei manualetti di auto-aiuto. Li cerchi in rete o in libreria, ma la maggior parte affronta problemi relativi alla carenza di autostima, e in lei quello che sembra mancare è piuttosto una buona disposizione affettiva verso sé stessa. Le consiglio di recarsi presso una ASL e chiedere intanto un colloquio psicologico; poi di valutare spassionatamente quali strade le apre la sua laurea, e infine di verificare quali master o corsi brevi possono permetterle di volgere questa laurea verso settori professionali a lei più congeniali. Sarei curiosa di sapere a quale facoltà si era iscritta all'inizio, e in quale si è poi laureata. Coraggio, ce la farà a non diventare "un'adulta infelice e insoddisfatta". Ci tenga al corrente.

Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


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Utente
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Gentile dottoressa, la ringrazio per i suoi consigli. Diciamo che non è semplice per me perché la mia famiglia, alla quale ho appunto nascosto la situazione relativa al bullismo, non capisce quanto alcune cose siano frustranti per me. Da un lato non riesco più a fare affidamento su di essa per paura di essere giudicata e dall'altro mi sento in colpa perché so che c'è gente che ha problemi ben più gravi dei miei. Quindi mi sento come se non avessi il diritto di essere triste. Sto cercando di stare più serena. Il primo anno mi sono iscritta in biologia perché non ho superato il test di medicina. Il secondo anno ho provato solo quello di professioni sanitarie quasi per scherzo e sono entrata in infermieristica pediatrica. La cosa assurda è che a me le materie piacevano tantissimo (sin da bambina ho desiderato fare qualcosa che avesse a che fare con la medicina), ma il tirocinio non mi stimolava. L'unico reparto che amavo era la neonatologia. Inoltre io non sono mai stata una persona facilmente impressionabile. Ho assistito ad interventi chirurgici complessi senza alcun problema. Adesso mi fa impressione persino il sangue. È come se avessi sviluppato una sorta di fobia e non capisco il perché. Diciamo anche che l'ambiente ospedaliero presso il quale studiavo non era sereno. Mi scuso per essermi dilungata e la ringrazio nuovamente per il suo tempo.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Gentile utente, tutte le cose che scrive confermano la mia impressione iniziale: lei non si ritiene degna di amore, di protezione, di supporto, né da parte dei genitori, e nemmeno da sé stessa. Fortuna ha voluto -ma più che di fortuna a volte si tratta di una misteriosa bussola che guida al meglio la nostra vita- che lei abbia scelto un campo di studi in cui il lavoro si trova, e l'abbia seguito con tutto il successo che le sue capacità e le sue attitudini consentivano. A questo punto, dovendo per forza far avverare la profezia negativa che lei aveva prescritto a sé stessa, si fa venire un netto rifiuto per il suo settore di lavoro. Può darsi che l'ambiente abbia risvegliato il trauma già vissuto a scuola, e chissà quale altro, precedente e più profondo. Ma in ogni caso, lei sta sabotando vistosamente sé stessa. Le ripeto che esistono psicologi delle ASL che la riceverebbero per il solo costo del ticket. Ce ne saranno anche di privati disposti a ridurre la parcella finché lei starà meglio. Infine, se non vuole risolvere il problema nei modi che le ho detto, può e deve chiedere l'aiuto dei genitori, non certo raccontando a loro il suo stato d'animo e i suoi disagi: lei ha tutto il diritto alla sua privacy, soprattutto finché non starà meglio. Può accennare con loro ai suoi attacchi di panico e connetterli, se crede, alle esperienze vissute durante il tirocinio. Tra i miei colleghi di Medicitalia ce n'è sicuramente della sua zona. Chieda direttamente a loro come procedere. Le faccio gli auguri più vivi.
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Utente
Utente
Gentile dottoressa, i miei genitori hanno capito che c'è qualcosa che non va. Purtroppo tutto quello che tenuto dentro per anni mi ha provocato dei problemi a livello fisico. Infatti,come le dicevo, ho iniziato ad avere attacchi di panico e disturbi di ansia. Mia madre se ne è accorta e una sera è stata proprio lei a chiedermi se volessi andare da uno psicologo. I miei genitori farebbero qualsiasi cosa per me, sono io che non voglio dargli questo peso. Ad ogni modo ci penserò e sicuramente mi rivolgeró ad un suo collega. Dunque lei ritiene che si tratti di un senso di rifiuto trattabile? Che potrei tornare ad amare la medicina come prima e trovarmi a mio agio in questa tipologia di lavoro? Non voglio iniziare una specialistica o un master con la paura di sbagliare di nuovo.
La ringrazio nuovamente per la sua disponibilità e le auguro una buona serata.
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Sono certa che lei troverà la sua strada nel campo che ha scelto e nel quale ha già avuto successo, ma deve farsi seguire da uno specialista. Questo percorso le fornirà, oltre al benessere personale, anche nozioni essenziali che potrà applicare nel suo campo di lavoro. Auguri.
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Grazie mille!
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Gentile dottoressa, grazie di tutto
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Dr.ssa Anna Potenza Psicologo 1,9k 114
Prego, sono lieta di averle dato una mano.
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Dr. Marco Arrigo Psicologo 252 18
Gentile Utente,
oltre a quanto saggiamente detto dalla collega, le vorrei offrire un ulteriore spunto di riflessione in merito ai problemi nell'effettuare una richiesta di aiuto di persona.


Nello specifico, le vorrei sottoporre all'attenzione il seguente virgolettato:

"ho iniziato ad avere attacchi di panico e disturbi di ansia. Mia madre se ne è accorta e una sera è stata proprio lei a chiedermi se volessi andare da uno psicologo. I miei genitori farebbero qualsiasi cosa per me, sono io che non voglio dargli questo peso."

il suo disagio è stato già percepito da sua madre che sarebbe disponibile a supportarla nel contattare uno psicologo, ma per lei è difficoltoso legittimare qualcosa per se stessa. Parla infatti di "peso", come se il farsi supportare dai propri genitori in un percorso che va nella direzione del proprio benessere fosse appunto un problema.

Non affronterò altri punti in quanto sono già stati evidenziati dalla collega, ma ciò che mi preme dirle è che se riuscirà a trascinare questo peso con sè contattando uno psicologo, utilizzando la stessa determinazione che lei ha avuto nel completare in maniera eccellente il corso di studi, già da allora avrà cominciato a scoprire quanto è bello e coraggioso compiere un atto d'amore verso se stessa.


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Utente
Gentile dottore,la ringrazio per il suo tempo. Per me è difficile perché già dipendo economicamente da loro. Di recente ho anche dovuto mettere un bite ai denti, quindi non voglio pesare su di loro ulteriormente. Inoltre non so se sono ancora pronta a dirgli che voglio andare da uno psicologo. Ho paura che potrebbero non capire
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Dr. Marco Arrigo Psicologo 252 18
"Inoltre non so se sono ancora pronta a dirgli che voglio andare da uno psicologo. Ho paura che potrebbero non capire".

A me sembra che ciò che la frena sia anche la paura di poter non essere accolta nel proprio disagio e di sentirsi in qualche modo abbandonata. Ma questa paura, se messa alla prova, risulterebbe essere irrealistica in quanto lei stessa ha detto che sua madre ha percepito in lei un disagio e le ha proprosto di andare da uno psicologo.

In ogni caso, esistono servizi gratuiti come le è stato detto in precedenza.

Concludo augurandole di poter affrontare quanto detto con uno specialista affinchè possa intraprendere un percorso che vada nella direzione delle sua crescita personale.
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Utente
Gentile dottore, si esatto. Ho provato ad accennare a mia mamma di quello che è successo a scuola,ma non credo abbia capito quanto la situazione fosse grave per me. Ho paura che lei possa non capire le mie ragione. Negli ultimi anni non riusciamo a comunicare come prima. Comunque la ringrazio!
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Dr. Marco Arrigo Psicologo 252 18
E' bene che lei distingua le due situazioni di cui ha parlato.

Nel primo caso lei ha provato a comunicare il disagio legato al bullismo e sente di non essere stata compresa appieno da sua madre.

Nel secondo caso, è stata sua madre a vedere in lei un disagio e ad incoraggiarla ad andare da uno psicologo.

Ma finchè lei non si legittimerà la possibilità di chiedere aiuto rimarrà in questa sorta di prigione che sembra essersi creata.

Non posso che augurarle di trovare il coraggio che le serve per superare questo ostacolo.

Spero di esserle stato di aiuto, se vuole potrà aggiornarci in futuro.
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Utente
Utente
Gentili dottori,
Al consultorio familiare trattano queste situazioni? Perché,a causa del settore nel quale lavoro, in ospedale mi conoscono e quindi non mi sembra il caso di andare lì
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Dr. Marco Arrigo Psicologo 252 18
Cara ragazza,
i consultorio offrono certamente la possibilità di ricevere supporto psicologico.
L'unico "limite" che hanno riguarda il tipo di attività, infatti effettuando delle brevi consulenze (spesso il limite è di 10 colloqui) non effettuano servizi di psicoterapia.

Con questo non le sto dicendo che le serva necessariamente la psicoterapia, le sto però illustrando la situazione.

Valuti lei, potrebbe quindi rivolgersi ad un consultorio per valutare che tipo di esigenze ha lei rispetto ad un percorso personale.
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Utente
Utente
Ah capisco... La ringrazio per la risposta

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