Utente 973XXX
Gentilissimi dottori,
ho 30 anni, e godo in una buona condizione di salute in generale, pur essendo di temperamento ansioso. All'età di 21 anni ho sofferto per un lungo periodo del disturbo da attacchi di panico che si manifestava soprattutto durante la notte con violentissima tachicardia (talora oltre 140 battiti), paura di perdere il controllo, sensazione di pericolo imminente e diffusa sensazione di freddo con violenti tremori muscolari. Il disturbo,generato (così si crede) dalla perdita di mio padre a 17 anni, che non avevo correttamente "metabolizzato",è regredito dopo lunghe sedute di psicoterapia, ma senza l'ausilio di farmaci,salvo qualche goccia di lexotan al bisogno, e non si era mai più ripresentato sino ad oggi.
Mi ritrovo attualmente in una situazione di forte stress fisico-emotivo: scoperta un'ernia al disco dopo giorni di lancinanti dolori alla schiena, ho ricevuto per 3 settimane infiltrazioni di cortisone (depo-medrol) e dovrò ora sottopormi a sedute di ginnastica riabilitativa; la mia situazione sentimentale, pur molto felice, è in rapida evoluzione, lo stesso dicasi per quella lavorativa. Vorrei sapere se un singolo episodio sporadico notturno di attacco di panico,che ha presentato gli stessi sintomi di quando avevo 21 anni(più intorpidimento degli arti superiori, soprattutto la mano sinistra) può o meno comportare una riacutizzazione del problema, e se è il caso che mi rivolga nuovamente a uno specialista nel timore che la situazione possa nuovamente cronicizzarsi. Premetto che gli attacchi non mi hanno mai generato la cd."paura della paura": non mi causano problemi nei rapporti con gli altri, nè tentativo di evitare situazioni ansiogene, dal momento che si scatenano sempre in orario notturno e che alla fine della fase psicoterapica riuscivo a controllarli fino alla loro completa regressione. Vi ringrazio anticipatamente per la cortese risposta. Barbara B.

[#1]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Buongiorno Barbara
L'evoluzione del disturbo da attacco di panico dopo il primo episodio può prendere più strade, ed è variabile a seconda della persona. Una delle situazioni più frequenti è proprio l'instaurarsi di comportamenti di evitamento, per impedire a se stessi di entrare ancora in contatto con le situazioni ansiogene, ammesso che queste siano ben individuate e riconoscibili.

Ma se nel suo caso ciò non è vero, se non evita, e se dalla sua guarigione ha solo avuto un episodio sporadico, come mi pare di capire, dovuto alla scoperta della sua ernia, credo che non ci sia bisogno d'iniziare a preoccuparsi.

Rimanga invece tranquilla e veda come evolve la cosa. Si faccia curare la sua ernia e aspetti. Se l'episodio rimane l'unico recente e non dovesse avere altri fastidi, non credo per il momento ci sia bisogno di rivolgersi a uno specialista. Se invece dovesse rendersi conto che la sua ansia si sta riacutizzando - non solo per via degli attacchi di panico - allora potrà cercare aiuto. Magari con lo stesso specialista che è già riuscito ad aiutarla, in passato.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#2]  
Dr.ssa Maria Cristina Bivona

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Salve Barbara, mi trovo d'accordo con il collega che mi ha preceduto circa la soggettività dell'evoluzione del disturbo di panico. Per quanto riguarda la sua domanda circa l'eventualità di affrontare di nuovo un percorso psicoterapico, consideri che in ambito psicologico,può capitare una certa sensibilità ad alcuni quadri clinici (nel suo caso l'ansia) che magari si acutizzano proprio durante un momento di forte stress.
Valuti comunque lei se ha voglia di essere sostenuta in questa fase della sua vita che, a parte l'episodio di panico specifico, definisce di forte stress psico-fisico.
Cordiali saluti
Dott.ssa Maria Cristina Bivona
Psicoterapeuta e Sessuologa
Roma- Tivoli 347 0550866
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[#3]  
Dr. Antonio Vita

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Gentile utente,

Lei dice: la mia situazione sentimentale, PUR molto felice, è in rapida evoluzione, lo stesso dicasi per quella lavorativa. Cioè in rapida evoluzione positiva o negativa? (perché mette una frase ed un avverbio che possono far equivocare e cioè – PUR molto felice -)

I tre eventi che spezzano la “serenità” della sua vita, (almeno credo che la sua vita sia stata serena negli intervalli dei tre episodi di crisi) portano a ipotizzare in modo astratto, dato che non sono suffragate da un esame oggettivo con almeno due o tre colloqui e la somministrazione di qualche test, che lei soffra a età diverse, e non so per quanto tempo, di forme di disagio psichico, anche se poi lei racconta di possedere, almeno pare sia così, capacità indubitabili di buon recupero.

17 - 22 - 30. Tre date importanti nella sua vita. A 17 anni perde il padre. Sua madre è presente nella sua vita? A 22 attacchi di panico notturni con tachicardia di una certa importanza. Le hanno detto che le crisi erano dovute alla perdita del padre non sufficientemente e opportunamente metabolizzata. Recupero di tutto, sembra, poi a 30 anni, cioè oggi, un’ernia discale, la rimette ancora in uno stato di difficoltà fisica con situazioni di disagio psicologico.

C’è un altro episodio importante nella sua vita.: lei ha fatto con esito positivo un percorso psicoterapeutico che le ha permesso di venire fuori da una situazione psicologica negativa.
Poi però aggiunge di non aver provato la “paura della paura”, di non aver avuto reazioni di tipo sociale e in parte minimizza perché gli attacchi di panico erano notturni, mi pare.
Il racconto suo è breve e non mi permette di fare ipotesi più attendibili.

Poi parla di altro caso simile a quello che ha avuto a 21 anni di panico notturno. O sbaglio?

Il mio intervento è frammentario e forse non le è nemmeno utile.
Ma ci sono, a mio avviso, diversi buchi neri nella sua vita intervallati da periodi positivi ma non chiaramente espressi.

Curi bene la sua ernia discale: Ieri sera ne hanno parlato a Elisir in modo egregio. Ma i nostri specialisti sono eccellenti e può anche chiedere, nella parte a loro riservata, dei consigli sia sulle infiltrazioni, sia sulla ginnastica riabilitativa e curativa.

Per la parte psicologica lei sembra una persona di grande interesse umano e di complicata esistenza, ma le notizie che lei ha voluto così gentilmente esporre in modo veloce e sintetico non permettono, almeno a me, di darle maggiori informazioni sulla sua attuale situazione psicologica.

Le auguro comunque di attraversare velocemente questa fase negativa (che si ripresenta) per affrontare la fase più bella ed interessante di una donna: gli anni trenta!!!

Auguri vivissimi.
Dott. Antonio Vita
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[#4] dopo  
Utente 973XXX

Gentilissimi Dottori, ringrazio tutti per la gentilezza e la celerità delle Vs risposte e nell'ottica dei diversi pareri che mi avete fornito, vorrei risponderVi in modo spero più esauriente sulle possibili cause del mio stress e del disturbo.
In risposta in particolare a quanto richiesto dal dottor Vita, i 17 anni per me sono stati l'anno più doloroso di un'infanzia e adolescenza non particolamente normali, per quanto caratterizzati da momenti di felicità e di arricchimento che non tutti hanno occasione di gustare...sono figlia di seconde nozze di un pittore piuttosto famoso,che all'epoca della mia nascita aveva 65 anni, sposatosi con mia madre di 30 anni più giovane e attualmente mio grande (-e unico- dalla morte di mia nonna, 4 anni fa) punto di riferimento. Nonostante l'età, mio padre era più giovanile di un ragazzino: la mia prima infanzia l'ho trascorsa in mezzo all'arte: vernissages, musei....A 10 anni (75 suoi) mio padre ha il primo infarto. Per quanto capissi poco all'epoca,ricordo bene le sale di ospedale,la sua notevole perdita di peso. Ne sopravvive. Da allora però,nonostante la vita riprenda in modo abbastanza regolare e sempre entusiasmante per me, accompagnata per città e luoghi d'arte come gli altri bimbi vengono portati al luna park, la mia preghiera di bimba prima di dormire era quella che mio padre stesse sempre bene. Si susseguono infatti per anni diversi episodi di angina pectoris notturna, che svegliano e attivano mia madre e di conseguenza anche me.A 11-12 anni, ho i primo forti attacchi d'ansia con tremori e sensazione di pericolo imminente in corrispondenza delle feste natalizie,però sono fenomeni diurni. A 17 mio padre si ammala di tumore alla prostata. Lo vedo portare via nottetempo,per due volte,dai medici del 118.La seconda volta, non tornerà più.Chiamano me e mia madre, sempre in piena notte (circa alle 4 della mattina) per dirci che non ha retto all'ennesimo attacco di cuore. La mia reazione è disperata ma composta i primi anni. Inizio a studiare forsennatamente per gli esami universitari e nei primi tempi evito il sonno come la peste.Vado a letto alle 3-4 di notte tutte le sere,e le ore diurne non le passo in discoteca a divertirmi come i ragazzi della mia età,ma sui libri. A 21 anni iniziano gli attacchi di panico notturni come ve li ho descritti. Li supero grazie all'aiuto psicoterapico, ma mi resta un'ansia di fondo e una paura della notte, che il mio psicoterapeuta ritiene legata agli eventi negativi della mia vita verificatisi proprio in questa fase. Temo di vederla come una prova,una specie di "piccola morte".Mi terrorizzava l'idea di prendere farmaci ipnotici, per il timore di perdere il controllo delle reazioni del mio corpo, cadendo nel sonno senza che ciò dipendesse dalla fisiologia dei miei ritmi sonno-veglia.
In un certo senso, mi ha salvato l'amore. Ho utilizzato la parola PUR felice perchè la felicità della mia unione trova l'unico ostacolo nei problemi economici che toccano un po' tutti e che al momento mi impediscono di crearmi una famiglia.
Se può essere d'aiuto per spiegare il mio problema, la difficoltà ad andare a letto (perchè, per esempio, dormo benissimo in sistemazioni che sento come "provvisorie" come un divano) si è molto attenuata sino a regredire del tutto tra i 23 e i 30 anni, e si è ripresentata solo ora, in questa fase di stress. Si manifesta inoltre solo nel letto della casa di mia madre, quello nel quale tante volte sono stata svegliata da bambina dagli episodi di angina di mio padre. Non mi capita mai, per esempio, quando dormo dal mio fidanzato.
Ringrazio ancora per i consulti e Vi porgo i miei più cordiali saluti
Barbara

[#5]  
Dr. Daniel Bulla

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Gentile Utente,
concordo con quanto espresso dal Collega Santonocito, è un po' presto per preoccuparsi.

ANCHE SE, è proprio tipico dell'ansia tendere a preoccuparsi quando succede qualcosa. Inoltre un attacco di panico, sebbene notturno, non è un "qualcosa" qualsiasi, è quel "qualcosa" che in passato la terrorizzava molto.

Aspetti un paio di settimane, se non succede nient'altro possiamo sospettare che il tutto è legato a questo particolare momento di stress

In caso contrario, un colloquio col vecchio terapeuta potrebbe essere anche un'occasione piacevole per rispolverare antichi consigli
Cordialmente

Daniel Bulla

[#6]  
Dr.ssa Erika Bellini

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Cara Barbara,
condivido quanto sostenuto dai colleghi, in particolar modo con il Dr. Vita rispetto al fatto che nella sua vita sembrano essere presenti "diversi punti neri", anche se intervallati da momenti felici. Inoltre, vorrei sottolineare che a volte, anche le cose che ci danno gioia possono essere fonte di stress nel momento in cui, ad esempio "corrono in fretta e risultano in rapida evoluzione" e dove in questo "correre in fretta" diventa difficile mantenere il controllo!
Sicuramente, nonostante lei sia riuscita a descrivere in modo egregio alcune parti della sua storia, non ho elementi sufficienti per consigliarle se intraprendere o meno una nuova terapia, soprattutto per il fatto che è stato un solo episodio di attacco di panico negli ultimi anni. Credo, tuttavia che debba valutare questa possibilità, dal momento che lei stessa lascia intravedere "il timore che la situazione possa nuovamente cronicizzarsi".
Senza allarmarsi potrebbe pensare ad un'eventuale sostegno già solo per poter riflettere, con l'aiuto di uno specialista, sul significato di questo "timore".
Auguri sinceri
Dr.ssa Erika Bellini
psicologa clinica e dell'educazione
psicoterapeuta della coppia e della famiglia

[#7]  
Dr. Antonio Vita

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Gentile sig.na Barbara,

Adesso è abbastanza più chiara la storia della sua vita. Lei aveva avuto la bontà di riassumere tutte le circostanze per evitare lungaggini, ma c’era bisogno di conoscere tutto quello che ha qui esposto.
La sua nascita è stata un BENEFICIO che a poche persone è riservato.
L’essere immersa nell’arte dal vivo, cioè in un’ arte che si apprezza mentre "si fa" e "si sviluppa", non è data a molti, è un’occasione così ghiotta eppur così lontana da un’infanzia fatta di giochi , di amicizie, e di tante altre piccole cose che costituiscono la vita propria di quell’età che tutte le sue coetanee vivono. Un’età che più tardi le si presenterà con i primi attacchi d’ansia a soli 11 anni.
Andare ad una vernissage, o a visitar musei è quanto si aspira che possa costituire un’educazione per tutti i fanciulli, i ragazzi, gli adolescenti della nostra società. In questo senso lei ha goduto di un PRIVILEGIO che a poche è concesso. D’altra parte ci sono state esperienze penose e molto dolorose che l’ha segnata notevolmente. Sono sofferenze che oggi molte ragazze subiscono in ogni sobborgo del nostro pianeta. L’amore per il padre si trasforma in lei, come in altre ragazze, nella paura della perdita, dell’abbandono, della disgrazia.
Poi, dopo il lutto, il buttarsi in una vita frenetica non le ha fatto molto bene da ogni punto di vista: organico, psicologico (dispendio di energie, difficoltà di ripresa sul piano della vita quotidiana: la disperazione e la paura della notte e del buio, il vivere la notte senza risparmiarsi il giorno).
Penso che gli attacchi di panico notturni siano dovuti anche allo stress che un ragazza è costretta a vivere unitamente ad un dolore così forte.
Penso poi se le sue espereinze di vita siano state un privilegio o un destino: quello di vivere la sua infanzia e la sua adolescenza in mezzo a tante meravigliose cose e contemporaneamente a tante difficoltà.
A mio avviso, la psicoterapia, pur efficace e ben condotta, non è finita, tant’è che le rimane un’ansia di fondo e la paura della notte. E’ possibile che la paura associata alla notte abbia lasciato questo spezzone di terrore per il sonno e forse anche per i sogni. Tant’è che ha bisogno di avere sempre il controllo di sé e delle proprie azioni a cui si associa la difficoltà di andare a letto nella casa materna (e nel letto materno) dove ha vissuto suo padre : tutto ciò va rivisto dalla sua terapeuta. Perché pur scomparendo lievemente e progressivamente le forme ansiose esse ricompaiono poi alla soglia dei trent’anni.
L’amore l’ha salvata, dice, e credo che sia effettivamente così. Capisco di essere ripetitivo, ma mi sorge il desiderio di conoscere l’età del suo amato giovane. Non sto pensando che egli necessariamente debba avere l’età che suo padre aveva quando sposò sua madre: sarebbe una combinazione quasi irrealistica e un’ipotesi grezza. Ma se non ha dall’amore una sicurezza maggiore allora è vero, come dice Bettelheim, che a volte “l’amore non basta”.
Io credo alla terapia dell’amore, ma quando si è feriti fortemente occorre anche la sutura di tecniche che si assommano alla dedizione, alla devozione e all’abnegazione.
Sarà opportuno ricorrere alla eliminazione delle associazioni tra dolore e preoccupazione, notte, letto materno ed altro, non importa con quale metodo sia ottenuta, purché venga condotta con l’intenzione di spezzare i condizionamenti ancora presenti.

Curi bene la sua ernia discale. Domenica sera ne hanno parlato a Elisir in modo egregio. Ma i nostri specialisti sono eccellenti e può anche chiedere, nella parte a loro riservata, dei consigli sia sulle infiltrazioni, sia sulla ginnastica riabilitativa e curativa.
Lei è una persona di grande interesse umano e di complicata esistenza.
A lei la sostiene e nello stesso tempo la fa precipitare un’intelligenza viva e una sensibilità non comune.
Le auguro di attraversare velocemente questo periodo negativo, per immergersi poi nella fase più bella ed interessante di una donna: gli anni trenta e a seguire i quaranta e così via.
Cordiali saluti ed auguri per tutto.


Dott. Antonio Vita
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[#8]  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu

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Gentile Utente,
sono d'accordo con i colleghi Bulla e Santonocito.
Quando si è vissuto un disturbo d'ansia di una certa intensità è possibile che, anche molto tempo dopo la remissione dei sintomi, davanti ad uno stessor l'organismo risponda con nuovi accessi d'ansia e questo potrebbe essere stato il suo caso.
Tuttavia è possibile che sia stato un episodio isolato e lei sa (visto che ha già fatto della psicotarapia) che potrebbe con maggiore probabilità rimanere tale se non si innesca la "paura della paura".
Stia serena e valuti come la situazione si evolve nelle prossime settimane, allora se ne sentirà il bisogno contatti il suo vecchio terapeuta.
Le faccio tanti auguri
Dr.ssa Ilenia Sussarellu, i.sussarellu@libero.it
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Psicologo Cilinico-Forense

[#9] dopo  
Utente 973XXX

Gentilissimi Dottori, ringrazio tutti per il vostro preziosissimo contributo.
Dalla notte in cui scrissi chiedendo il vostro consiglio, non si sono piu manifestati nè attacchi di panico nè d'ansia, soprattutto da quando, sottoponendomi a visita ortopedica per la questione dell'ernia al disco, il medico mi ha tranquillizzato circa la non necessità di un'operazione, e una agevole sebbene lunga risoluzione del problema mediante sedute di fisiokinesiterapia.
Ho tuttavia parlato, per sicurezza, al mio psicoterapeuta il quale mi ha confermato, come voi, che una situazione di stress come quella che vivevo fino a due settimane fa, con intenso e prolungato dolore fisico alla schiena e quasi totale impossibilità di muovermi (che dato il mio carattere perennemente bisognoso di stimoli è stata particolarmente sofferta) ha sicuramente riattivato del meccanismi sopiti da tempo, ma destinati a una rapida risoluzione. Cosa che sta infatti avvenendo con il progressivo recupero della motilità.
Vi ringrazio ancora per la Vs attenzione e gentilezza, sperando di poter continuare a confidare al bisogno del vostro sostegno.
Con i più cordiali saluti
Barbara B.

[#10] dopo  
Utente 973XXX

Desidero inserire una precisazione per il Dr. Vita: Lei mi chiedeva che età ha il mio amore, e se posso attribuire un ruolo "curativo" all'amore grazie alla sicurezza che esso mi da.
Il mio compagno ha 36 anni, solo 6 più di me. Fin da giovane mi sono sempre sentita attratta da uomini più "adulti" di me...non necessariamente più grandi a livello di età, ma sicuramente capaci di offrirmi un'idea (o quantomeno una parvenza) di persone consapevoli e mature a livello psicologico. Purtroppo per me, fino a due anni fa la mia ricerca era stata praticamente vana, e il mio carattere stesso, ora evolutosi e divenuto più "casalingo", era abbastanza tormentato e forse troppo desideroso di emozioni "forti" (non quelle banali derivanti dal solo sesso fine a se stesso -non ho mai avuto avventure o storie brevi o poco importanti- ma quelle piu profonde derivanti da sentimenti forti, ma anche potenzialmente distruttivi). Non ho mai trovato in questo periodo della mia vita così tanta immaturità come in uomini tra i 35 e 40 anni, un'età in cui la maturità a mio parere si dovrebbe presumere in modo quasi assoluto, ma ciononostante eterni peter pan in cerca di indipendenza e bisognosi di cosiddetta "libertà". Quanto alla loro definizione di libertà, questa è tutt'altra storia.
Il mio attuale compagno invece, sebbene più giovane del mio precedente fidanzato (che era 38enne) dimostra una capacità di sostegno notevole e una sicurezza che indirettamente rafforza anche me, sebbene nell'intimità anche lui si riveli uomo di non poca "fanciullezza" di modi e talora anche di carattere. Spero di essere stata esauriente...un particolare ringraziamento va a Lei, che in poche parole mi ha già dato la sensazione di essere riuscito a penetrare una personalità per mia "sfortuna" (o destino?) complessa (almeno questo dice il mio psicoterapeuta) come la mia.
Con profonda stima
Barbara B.

[#11]  
Dr. Giuseppe Castro

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ACIREALE (CT)

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Gentile Utente, innanzi tutto vorrei chiederLe qualche informazione riguardo alla sua cura cortisonica.
Lei dice di aver ricevuto infiltrazioni per 3 settimane, ma nient'altro.
Vorrei sapere a che distanza temporale dalle infiltrazioni, Le è venuta la tachicardia ed il disturbo da attacco di panico e se ha fatto infiltrazioni la sera prima dell'attacco.
Le dico questo perchè il cortisone favorisce la tachicardia e se assunto nel pomeriggio-sera provoca insonnia e tachicardia notturna. Peraltro l'assunzione per 3 settimane ha di certo avuto un "effetto a lungo termine" inportante sul suo sistema nervoso simpatico e quindi sul ritmo cardiaco.
Comuqnue questi effetti regrediscono.
Ritengo, quindi, che nel suo caso ci sia stato un effetto-innesco farmacologico ( cortisonico) di un attacco di panico che poi si è scatenato visto anche la sua predisposizione a questo tipo di disturbo.
Chi, infatti, come Lei è suscettibile di attacchi di panico, di paura di morire etc etc interpreta in maniera errata i segnali fisiologici corporei e quindi una tachicardia, agitazione "cortisonica" ha facilmente innescata un meccanismo di feedback mente/corpo che l'ha portata al panico notturno.
L'eziologia della sua suscettibilità agli attacchi di panico, sopratutto notturna, l'ha spiegata Lei raccontando le sitazioni dolorose vissute con suo papà.
Ritengo, non preoccupante, l'evento di panico avvenuto, anche perchè ne ho dato anche una spiegazione farmacologica, ma suppongo che debba essere affrontata questa sua estrema fragilità con un intervento di natura psicoterapica che sia, innazi tutto, di tipo cognitivo-comportamentale per re-insegnarle a gestire e regolare la sua espressività emozionale e che poi affronti anche alcune tematiche, che, forse, ancora non è riuscita a metabolizzare completamente
Dr. Giuseppe Castro
Psicologo e Neuropsicologo
g.castro@medicitalia.it

[#12]  
Dr. Antonio Vita

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Grazie Barbara,

Le faccio tanti cari auguri.

Antonio Vita
Dott. Antonio Vita
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