Utente 542XXX
Buona sera, sono una studentessa di 26 anni, fin da piccola sono sempre stata una persona molto timida con difficoltà ad interagire, sono cresciuta con i miei nonni, sono stata affidata a loro da bambina, inoltre i miei genitori si sono separati quando ero adolescente, mio padre ha un'altra famiglia, mia madre invece non si è mai rifatta una famiglia e vive per conto suo. Il problema è che io soffro molto la solitudine, non riesco ad instaurare un rapporto con i miei genitori, non mi aiutano in questo e io sono molto chiusa, sento di essere sola al mondo e di non poter contare su nessuno perché oltretutto non ho amici essendo così chiusa, non so quale sia il problema all'origine di questa chiusura ma fatico ad aprirmi, fatico a parlare di me, a instaurare delle conversazioni con chi non conosco bene. Vorrei sbloccarmi e riuscire a diventare una persona più socievole, non solo per instaurare un rapporto migliore con i miei ma anche per fare delle amicizie. La solitudine mi sta logorando. Avete dei consigli a riguardo? Vi ringrazio infinitamente.

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Dr.ssa Alessandra Varotto

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Gentile ragazza,

nella sua domanda di consulto percepisco, da un lato, il senso di pesantezza e di logorio per il fatto di non riuscirsi a sboccare nelle relazioni interpersonali; dall'altro, noto anche un elemento costante che riguarda il racconto di se' e della sua famiglia.

Sappiamo poco però riguardo le sue origini. Ciò che è chiaro tuttavia dallo scritto è il fatto che nella sua storia famigliare vi è la separazione di due genitori che le sono stati vicini fisicamente fino all'adolescenza. Con i limiti di una consultazione a distanza (e comprendendo le poche informazioni a mia disposizione) verrebbe da chiedersi: ha provato in tutto questo tempo (a partire dalla sua rottura e allontanamento dalla casa di origine) a parlare con i suoi genitori di come si sente, o non c'e' stato il modo? Se si, come le sembra che loro vedano il suo problema?

Mentre..
se pensa alle sue giornate di studentessa, come le vede?

Credo che sia normale per tutti "faticare" ad instaurare delle conversazioni con chi non si conosce bene. Intelligente sarebbe però il fatto di essere capaci già a priori di avere un fiuto su quali sono le persone che potrebbero interessarci e quali no. E ciò a a che fare, a mio avviso, con le nostre propensioni, con i nostri progetti personali, professionali e a volte anche con i nostri sogni. C'e' qualche persona che vorrebbe conoscere che l'attrae in questa cornice, per cominciare una conversazione?

Le ho formulato queste domande con la speranza di sollevare con questo quelle "criticità" che l'hanno portata fino a noi. Il consiglio che le posso offrire è di parlare con i suoi genitori del suo problema esponendo loro in modo chiaro anche cosa le piacerebbe che loro facessero per aiutarla ad uscire da questo suo vissuto di insoddisfazione e logoramento.

Nel caso in cui la sua solitudine sia di un INTENSITA' e DURATA tale da non permetterle una condotta sociale soddisfacente, andando ad inficiare perfino la sua capacità di azione ( comprese le prestazioni scolastiche), le consiglierei invece di rivolgersi ad uno psicologo professionista della personalità e delle relazioni interpersonali nel suo territorio.

(Se frequenta l'università chieda all'ufficio tutorato del servizio psicologico per gli studenti indicazioni se esiste uno sportello psicologico nell'ambito del suo corso di studio).

Spero con questo di essere stata utile.

Cordiali saluti.
Dr.ssa Alessandra VAROTTO
psicologa clinico dinamica indirizzo comunità
Iscritta all'albo Regione Veneto n.7550
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