Utente 370XXX
Buongiorno , mia moglie ha un rapporto che reputo morboso e anormale con la sua famiglia ma lei, purtroppo non lo reputa tale e non fa nulla per uscire da questa situazione.
Sono 3 fratelli di circa 40 anni che hanno perso il padre in età adolescenziale eretidando un patrimonio molto cospicuo con svariati immobili . Tuttavia, da ormai 9 anni che siamo sposati, abbiamo sempre fatto fronte alle esigenze familiari esclusivamente con il mio stipendio, uno stipendio nella media, con il quale avendo 2 figli siamo costretti a fare sacrifi e rinunce. In sostanza, lei con i fratelli e la madre ha una sorta di fondo comune, che vuole lasciare indiviso, al pari del patrimonio immobiliare, ritenendo che in questo modo possa fruttare maggiormente.
Resta il fatto che pur avendo ingenti risorse ( derivanti da piu di 13 immobili) non attinge per far fronte alle esigenze della nostra famiglia. Di recente mi ha persino detto che vuole lasciare piu eredita ai fratelli rispetto a quello che spetterebbe a lei... cosa che avendo noi dei figli mi ha lasciato non poco perplesso.
I fratelli si pongono in modo molto arrogante e spocchiso ( nonostante abbiano un lavoro piuttosto modesto per altro precario) e tendono a prevaricare e far prevaricare i figli sui nostri.( con atteggiamenti che hanno rasentato il bullismo).Mia moglie non fa nulla anzi cerca sempre di difendere i fratelli e i nipoti.
Tanto per rendere l'idea della sua subordinazione psicologica, quando superò un concorso per accedere a un tirocinio nella pubblica amministrazione la sorella aveva risentimento nei suoi riguardi e lei mi spiegò che ciò dipendeva dal fatto che pur studiando insieme solo lei aveva superato il concorso e quandi la sorella aveva ragione e lei si sentiva in colpa.
Credo che abbia bisogno di cure, ma il problema è che lei reputa il rapporto con la sua famiglia normale, e quindi non vedo via di uscita.
Grazie a chi vorrà consigliarmi

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente, ho letto la sua storia pregressa e mi sembra che lei abbia già ricevuto essenziali indicazioni circa l'utilità di consultare uno psicologo. Nella sua città c'è tra l'altro una psicoterapeuta che riterrei molto adatta al suo caso perché ha scritto numerosi libri proprio sulle famiglie invischianti.
Dalle ultime cose che ci scrive direi che la consultazione si fa urgente, infatti comincia a delinearsi la necessità di tutelare i suoi figli anche legalmente: una moglie e madre che non partecipa al bilancio familiare pur essendo in grado di farlo, che mutila le risorse del proprio nucleo familiare a vantaggio di altri e che prospetta di danneggiare anche sul piano ereditario i propri figli, sarebbe già passibile di azioni legali, come lei sa certamente.
Nella sua lettera lei cita "un concorso per accedere a un tirocinio nella pubblica amministrazione" superato da sua moglie, che dovrebbe quindi al più presto lavorare e percepire uno stipendio. Forse questo la renderà più adulta e meno succuba di una situazione invischiante, ma non si può continuare a vivere di speranze.
Sono certa che la psicologa di cui parlo sopra saprà consigliarla al riguardo, prima che a far intervenire il giudice lei sia costretto comunque da una separazione con richiesta di affido dei figli.
Auguri, e ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM)

[#2] dopo  
Utente 370XXX

la ringrazio... ma il problema non è tanto trovare un valido specialista, quanto portare dallo psicologo una persona che non vuole andarci

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Caro utente, al momento non mi sembra che lei abbia altra scelta se non quella di farsi consigliare lei stesso da uno specialista esperto di aspetti anche giuridici dei rapporti familiari.
Certamente non si può portare dallo psicologo chi non vuole andarci, ma assieme allo psicologo si possono studiare metodi di approccio al problema che da soli o col consiglio di amici non ci verrebbero mai in mente, e non sarebbero comunque efficaci.
Una situazione come quella che lei descrive, radicata negli anni, prevede il concorso di diversi errori di valutazione e di comunicazione da parte di chi vi si trova immerso, non di uno solo. Se si vuole uscirne è bene agire, senza aspettare un miracolo che se arriva è di segno opposto a quello sperato!
Le faccio tanti auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM)