Utente 544XXX
Salve, sono una 22enne che studia fuorisede e ho dubbi su come comportarmi.
Sto da un anno con il ragazzo che amo, arrogante quanto sensibile e con difficoltà a relazionarsi.Quando ha conosciuto i miei, nonostante siano stati educati e rispettosi, ha percepito per la loro riservatezza un'accoglienza freddissima.Non riuscendo ad uscire dalla non comunicazione che si era creata in casa, non stavo più bene, ero costantemente in ansia, e gliene parlavo.Per lui, anche a seguito di alcuni eventi, dovevo cominciare a far rispettare le mie decisioni, perché mi stavo facendo trattare con sufficienza, facendomi sminuire, e in casa mia non potevo perdere la mia personalità, avere paura di parlare.Per tutto questo non si sentiva per nulla a suo agio e non sapendo fare buon viso a cattivo gioco ha smesso presto di venire.
Mia madre ha iniziato a farmi pressione sul perché non si facesse mai vivo, e sottinteso al suo modo di porsi sentivo un giudizio negativo e catastrofista sulla relazione.Trovavo scuse e a mia volta insistevo con lui perché mi aiutasse a quietare le acque a casa, una "quiete familiare momentanea", ma gli avrebbe creato uno stress mentale non indifferente.Quando mia madre viene a sapere che è a disagio dice che lo hanno sempre trattato benissimo, che lui non ha intenzioni serie e fa i suoi comodi se non esce con me quando sono a casa.Poi scoppia a piangere e mi chiede perché la odia.Scrivo molto triste a lui ciò che è successo e le scrive un messaggio scusandosi per le sue difficoltà a relazionarsi, dicendo che tiene moltissimo a me, che spera che le cose siano rimediabili. Lei risponde che è il benvenuto e che se tiene davvero a me sarà per lei un secondo figlio, che non vorrebbe mai che i rapporti tra lui e la nostra famiglia andassero male.Lui mi accusa di sentire l'esigenza di dover costruire un’immagine fittizia della nostra relazione alla mia famiglia per stare bene, di non farcela a far capire che la mia vita sentimentale è solo mia;tra noi non vuole intromissioni e per stare bene con me non ha bisogno di terze persone.Poi ribatte a mia madre che non potrà mai sentirsi a suo agio perché il mio comportamento dentro la famiglia è diverso da quello che ho fuori; non sente l'obbligo di avere rapporti con la famiglia perché è una visione antiquata di cosa significa stare con una persona ma non vuole rompere definitivamente i rapporti.
I miei sono rimasti feriti che avessi dei problemi con loro ma ho parlato loro trovando il coraggio e abbiamo chiarito molto.Ma mia mamma è preoccupata per le difficoltà che prevede per il mio futuro, ed è triste perché pensa che non potrà essere presente quanto avrebbe voluto.Temono entrambi di aver sbagliato e non esser stati dei bravi genitori; si sentono offesi, anche come genitori, dal mio ragazzo.Io mi sento forse responsabile della loro felicità, soprattutto quella di mia madre, e temo di esser giudicata un’ingrata, nonostante voglia loro un bene inimmaginabile.
Aspetto un consiglio, cordialmente
Elisa

[#1]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile Elisa,

Evidentemente siete partiti col piede sbagliato, ma come mai lei definisce il suo ragazzo arrogante?

Il suo ragazzo appare anche molto possessivo tant'è che sembra volerla isolare dai suoi... mi pare ovvio poi che il suo comportamento è diverso quando si trova con amici, con il suo ragazzo o in famiglia....

Ma lei che cosa pensa di questa situazione?
Dott.ssa Angela Pileci
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Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2] dopo  
Utente 544XXX

Gentile Dr.ssa Pileci, grazie della risposta.
Definisco arrogante il mio ragazzo in modo neutro: ha un modo di agire competitivo, non teme di dire la sua, è impulsivo, molto testardo, non è facile che si metta in questione. È una persona molto intelligente e ne è consapevole, per questo, oltre ad essere molto sicuro di sé su alcuni aspetti, tende ad essere vanitoso diciamo.
A mio parere le cose si sono complicate molto senza apparente motivo. Da un lato capisco perché lui possa essersi fatto un'opinione negativa dei miei, effettivamente il disagio che da qualche tempo provavo in famiglia ha contribuito. Dall'altra, ho sempre reputato alcune sue reazioni eccessive, e l'ho spesso fatto presente.
Mi ha sorpreso che Lei lo abbia definito possessivo. Per quale motivo principalmente lo pensa?

[#3] dopo  
Utente 544XXX

Aggiungo solo alcune cose, magari potranno essere d'aiuto per avere un quadro più chiaro. Il fatto di comportarmi in modo diverso si riferisce principalmente al mio essere estremamente insicura nell'affermarmi in casa. Io sono una persona molto pacata. Sono stata educata a "rimanere a posto" diciamo, la classica brava ragazza che dicono tutti essere educatissima, rispettosa e che non dà mai problemi. Non sono mai stata ribelle. Ho imposto la mia volontà pochissime volte, e solo con ciò che ritenevo davvero importante per me (la scelta della facoltà, per esempio).Ma la mia autostima è sempre stata altalenante, e alla fine, la me stessa degli anni liceali la direi innocua e cedevole. La mia è una famiglia altrettanto placida e tranquilla. Ho sempre avuto con loro problemi di comunicazione perché mi sentivo sulle spalle la responsabilità di doverli rendere felici a tutti i costi e orgogliosi.
Ho cominciato ad acquistare sicurezza nel mondo esterno, fuori dal nido: la mia carriera universitaria, il modo di relazionarmi con la gente. Ma il punto debole è sempre stato dire la mia opinione o i miei bisogni ai miei.
Lui non può capire questo modo di fare, ha vissuto tutta la vita in modo diverso. E mentre con lui sono sicura e spontanea, quando mi vede "sacrificata" ci rimane un po' male. La prende come debolezza, e probabilmente il suo giudizio è anche eccessivo, perché parte da un vissuto completamente opposto.

[#4]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Perchè lo ritengo possessivo?

Perchè credo che in una coppia sia assurdo usare queste parole: "tra noi non vuole intromissioni e per stare bene con me non ha bisogno di terze persone.".

Qualunque persona starà con Lei dovrà dividerLa con genitori, amici, ecc... non può esistere una condizione del genere, e francamente mi pare stucchevole questo voler fare terra bruciata attorno a Lei.

Nessuno si comporta nello stesso modo in situazioni diverse.
Se poi il Suo essere educata e pacata è una debolezza, forse è questo ragazzo che deve ancora imparare molto, non crede?

Lei come sta con questo ragazzo? Le sue condizioni Le stanno bene?
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
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[#5] dopo  
Utente 544XXX

Ho capito quello a cui si riferisce.
Le posso assicurare una cosa, non so quanto cambi la sua idea in fin dei conti: la prima relazione che ho avuto era come dice lei, un progressivo ricatto del mio tempo perché fosse assorbito solo dal mio ex. Adesso non è così.
La rivendicazione del mio ragazzo riguarda la mia autonomia emotiva, e il fatto di non volere intromissioni si riferisce all'approvazione o meno dei miei genitori riguardo i miei sentimenti nei suoi riguardi. Il fatto è che probabilmente, a torto o a ragione, sente tutto questo come un bisogno da parte mia di avere "via libera" dai miei, da parte dei miei di darmelo. Come se la nostra relazione dovesse andare di fronte a un giudice che valuta se va bene o meno.
Per quanto riguarda la mia relazione, temo che le mie parole possano quasi risultare poco credibili. Ho una fiducia immensa nel legame che abbiamo creato, che è profondissimo, racchiude ogni sfumatura immaginabile. C'è profonda stima reciproca, abbiamo una sintonia incredibile e ci comprendiamo.
L'unica cosa che saltuariamente mina il dialogo molto bello che abbiamo e provoca discussioni è la propensione di entrambi a mettersi sulla difensiva di fronte alle critiche. Ma le nostre discussioni fortunatamente sanno risolversi senza lasciare questioni irrisolte.