Stato di ansia

Sono una donna di 65 anni e soffro di ansia.
Secondo me ci sono nata perchè, nonostante io sia una persona posata,
riflessiva, sempre pronta a dare consigli, a dare positività, non riesco assolutamente a uscire dall'ansia.
Ricordo che da
piccola (mio padre era un camionista), ogni giorno aspettavo che rientrasse.
Guardavo mio madre alla finestra che aspettava ed io
morivo di paura che lui fosse stato vittima di un incidente e che fosse morto.
Da ragazza avevo attacchi di panico che mi portavano
continuamente dal medico...ora non più: ne ho terrore.
Vado dal medico solo per sciocchezze, le paure serie le tengo per me e aspetto che mi passino.

Anni e anni di psicanalisi, di rilassamento non sono serviti a nulla.
Ora so cosa mi ha portato a questo, capisco le motivazioni.
Le analizzo, le guardo,
le rivivo... ma nulla, non cambia mai nulla.
Sono anziana e so che i controlli medici vanno fatti ma non voglio farli, ne ho il terrore.
L'attesa, esito...
non ce la faccio.
Cio' succede anche per i miei figli: cerco sempre di minimizzare la cosa di farli desistere da fare un'analisi, una visita medica...
Questo, con mio marito, succede meno.
Tutto il buon senso, la logica che possiedo non serve, la razionalità sparisce davanti alla insensata paura di
controlli medici.
Grazie per l'attenzione e grazie per le parole che vorrete elargirmi.
Io ci spero sempre...
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Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 4k 92 43
"Anni e anni di psicanalisi, di rilassamento non sono serviti a nulla."

Gentile Signora,
per prima cosa, a 65 anni non può definirsi anziana: sta a Lei fornire qualità al terzo di vita che potenzialmente ancora la attende.
Lo sguardo rivolto al futuro -ad un migliore futuro- può partire dalla consapevolezza delle abitudini, degli schemi di pensiero e comportamentali "fallimentari" che hanno portato alle convinzioni radicate alla base del suo attuale modo di percepire e valutare ciò che accade intorno e dentro di Lei.
Ma ciò inevitabilmente non è sufficiente: è indispensabile, invece, anche mettere in atto dei cambiamenti. Cambiamenti che non devono essere stravolgenti, ma nelle piccole cose quotidiane, facendo in modo di mettere in atto pian piano risposte (in termini di emozioni, pensieri e comportamenti) sempre più adattive.
Le allego alcune utili letture che approfondiscono quanto espresso fin qui:
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/205-caro-psicologo-mi-sento-ansioso-i-disturbi-d-ansia-e-la-terapia-cognitivo-comportamentale.html
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/408-ipocondria-la-paura-delle-malattie.html
https://www.medicitalia.it/salute/psicologia/27-ansia.html
Quali riflessioni hanno stimolato in Lei?

Cordialità.

Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
ASTI-3315246947-paola.scalco@gmail.com

[#2]
dopo
Utente
Utente
Grazie per la risposta.
Ho letto tutto con attenzione ma quello che mi ha più colpito è stato leggere che la mente
ha il potere di influire sulle fobie. Ricordo che, anni fa, avevo paura di guidare su alcune strade.
Facevo dei giri diversi, più lunghi, pur di evitarle. Un giorno mi son detta che era inutile perdere
tempo e così mi sono fatta coraggio. E' bastata una sola volta e d'allora la paura è sfumata.
Ma per le malattie è più difficile e mi sono chiesta perchè. Perchè per alcune cose è "proibito" essere
ottimisti. E' questo l'insegnamento che ho avuto da piccola. C'era poca gioia, pochi sorrisi, poco ottimismo.
Era tutto un sopravviere. Certo ci saranno stati anche momenti felici e sereni ma non me li ricordo. Una domenica (avevo forse 10 anni) andai alla giostra con un ragazzino che mi piaceva. Quando tornai a casa trovai mio padre a letto: aveva avuto un infarto.
Senso di colpa alle stelle e sguardi, attorno a me, terrorizzati.
Con tempo ho cercato di allontanarmi da certi meccanismi ma un episodio, che sembrava innocuo, si rivelò problematico.
Ed ecco che sono riemerse le mie antiche paure, i miei sbagliati convincimenti.
Lei mi ha dato, con le sue parole, la possibilità di "lavorarci" di vedere la cosa da una diversa prospettiva,
forse quella giusta.
La ringrazio.
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Dr.ssa Paola Scalco Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 4k 92 43
Sono lieta di averle offerto qualche utile spunto e soprattutto l'idea che un pensiero 'alternativo' sia possibile.
Aggiungo il suggerimento di un libro di agevole lettura, che potrebbe dare il 'la' ad un cambiamento, che -a quanto pare- almeno un po' la stuzzica: si tratta di "Psicotrappole" di Giorgio Nardone.
Questo in attesa, magari, di rivolgersi ad uno psicologo psicoterapeuta ad orientamento cognitivo o strategico, che nell'arco di pochi mesi potranno affiancarla in un un percorso più strutturato di crescita personale.

Concludo citando Albert Einstein: "Occorre un nuovo modo di pensare per superare i problemi causati dal vecchio modo di pensare".

Saluti cordiali.

Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
ASTI-3315246947-paola.scalco@gmail.com

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dopo
Utente
Utente
Ordinato il libro. Ancora grazie dottoressa.

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