Come superare la fine di una relazione difficile e far chiarezza nei propri sentimenti?

Buonasera, ho lasciato il mio ragazzo dopo 7 anni.
Lui, 32 anni, è una persona dolcissima, con una connessione empatica fantastica e il dono raro di una comunicazione matura.

Ha accolto con amore ogni mio lato e le mie malattie che ci impedivano di avere una regolare vita sessuale.

Soffre di disturbo bipolare, NAS, ansia generalizzata, craving verso alcool e spinelli e questi disturbi hanno inciso sulla nostra relazione, nonostante fossi il suo angelo e abbia sempre cercato di non farmi pesare nulla.

I primi anni sono stati belli. Sembrava una persona solare, anche se aveva dei momenti improvvisi di spegnimento.
Facevamo molte attività.

Poi è arrivata la diagnosi e ha cominciato a mostrare il suo io genuino: un io sofferente. Da lì, complici fattori esterni, i problemi sono peggiorati, nonostante gli psicofarmaci. Si è lasciato molto andare, non aveva più la forza di vivere.
La casa sempre sporca, buia, silenziosa. Provava fastidio a uscire di casa.

Negli ultimi due anni, quando ci vedevamo (a casa sua, perchè io vivo ancora coi miei), siamo sempre stati chiusi in casa, tra cibo, film e dormite.

Io ho cominciato ad avere sentimenti ambivalenti: volevo scappare, non tolleravo l'aura di quella casa, mi ritrovavo a piangere. Allo stesso tempo sentivo un forte senso di colpa verso quel ragazzo che soffriva ma che tentava di non farmi mancare niente, che si malediceva per il fatto di farmi stare male.

Dal lato sessuale non provavo più attrazione: mi infastidiva il suo contatto, le sue parole dolci. Si stava attaccando a me e mi sentivo nella trappola di un dipendente affettivo che mi stava, senza volerlo, responsabilizzando per la sua vita.

Aveva ridotto i contatti con tutti, gli bastavo io, perché ero "una dea, l'unica che lo capiva".

A volte minacciava il suicidio. Un giorno di febbraio ha ingurgitato dosi eccessive di un farmaco e mi sono ritrovata a raccoglierlo da terra tutta la giornata. Sono fuggita chiedendo un periodo di pausa indefinito.

Doveva tentare la psicoterapia. Gli psicofarmaci non bastavano. Il suo odiare le relazioni umane, vedere l'esterno come qualcosa di cattivo, non cambiavano. Era solo e io non volevo diventare la sua assistente sociale. Volevo un rapporto equilibrato. Ma non ha voluto tentare questa strada.

Ha un rifiuto verso la psicoterapia, che aveva seguito per anni e che non aveva sortito nessun effetto, pur seguendo i consigli del terapeuta. Non credeva ad essa: "non è una scienza", "serve solo per cambiare i pensieri delle persone, ma il mio pensiero sul mondo non voglio cambiarlo".

Passano 4 mesi e lui crolla di nuovo. Io decido di rivederlo: la casa è sempre buia, sporca, noi facciamo sempre le stesse cose.

Lui è dolce, stabile ma morto dentro. Io sto di nuovo male. Piango. Lui soffre ma è comprensivo, non mi dà colpe.
Sa di non essere in grado di offrire stimoli. Sta male perché vorrebbe vedermi sorridere, e invece mi fa stare male.
Seguo il mio istinto.

E così l'ho lasciato, ma non so se ho fatto bene.
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 18k 587 67
Gentile utente,

ci chiede un parere sulla Sua scelta di lascirae un ragazzo che
"..Soffre di
-disturbo bipolare,
-NAS,
-ansia generalizzata,
-craving verso alcool e spinelli
e questi disturbi hanno inciso sulla nostra relazione.." (elenco puntato mio).

Sicuramente è assai difficile essere partner di una persona con le problematiche che Lei riporta (iauspico frutto di diagnosi specialistica), soprattutto se ci si vedi proiettati nel tempo di anni/decenni.
Ognuno/a dunque deve fare i conti con le proprie energie, spirito di sacrificio, ecc;
ben consapevole che alcuni dei disturbi elencati non sono purtroppo transitori.
Per questo la psicoterapia assai raramente risulta risolutiva, benchè aiuti la consapevolezza e l'adattamento attivo.
Se poi l'atteggiamento di lui è che "..il mio pensiero sul mondo non voglio cambiarlo",
in dichiarata e teorica assenza di compliance la psicoterapia è inutile.

"Come fare chiarezza nei propri sentimenti?" ci chiede nel titolo.
Faccia attenzione che il senso di colpa non sostituisca l'amore ..
Frequentemente la donna diventa infermiera (a vita), senza desiderarlo però.

Se ritiene, intervenga con una replica:
ci siamo e Le risponderemo certamente.

Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/

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