Non so se è il lavoro adatto a me

Gentili dottori,
Sono una ragazza di 21 anni.
Studio lingue all’università e dopo aver cercato più volte lavoro senza successo, finalmente ne ho trovato uno che richiede assistenza e guida turistica presso un’azienda in città.

Ho iniziato a lavorare da quasi una settimana, ma non mi sento per niente entusiasta di questo lavoro.
Mi sveglio al mattino presto per prendere più mezzi pubblici sia all’andata che al ritorno, una volta che arrivo a lavoro sono immediatamente sommersa dalle richieste dei clienti (soprattutto in lingua straniera) e, nonostante mi abbiano messo vicino delle colleghe per imparare, non riesco a sciogliermi e a capire cosa dire o approcciarmi alle persone.
Spesso sbaglio e non so cosa dire e mi sento di non riuscire nemmeno a parlare correttamente le lingue che sono la mia passione.
L’azienda poi è molto fiscale, deve e vuole che registri qualsiasi cosa, qualsiasi vendita o cliente che si rivolge alla nostra compagnia.
I turni spesso sono massacranti, a volte si inizia molto presto e si finisce molto tardi.
Io ho sempre sognato un lavoro di ufficio, ma pensavo di potermela cavare.
Oltre questo non sono mai seduta e sul bus non ho la possibilità nemmeno di andare in bagno.
Devo costantemente dare informazioni e molte persone sono costantemente scortesi.
Io sono una persona estremamente sensibile, buona ed empatica.
Molto spesso mi blocco quando ho a che fare con persone che si arrabbiano o mi rispondono male.

Torno a casa molto stanca e stressata e già conto i giorni per le giornate di riposo.

Sto trascurando anche l’università, ma non è quello che voglio.

Cosa mi consigliate?
Secondo voi sono io troppo piagnucolona o è che non è il lavoro adatto a me?
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Dr. Carla Maria Brunialti Psicologo, Psicoterapeuta, Sessuologo 18k 586 67
Gentile utente,

È la domanda che ci poniamo anche noi:
"Secondo voi sono io troppo piagnucolona o è che non è il lavoro adatto a me?"

Noi non la conosciamo affatto; e dunque non possiamo sapere se lei sta incontrando la normale difficoltà dell* studente che si misura con il mondo del lavoro, certamente più impietoso che non il rapporto con i libri o con lo schermo del PC. Oppure se realmente l'azienda è così terribile.
Le richieste che le vengono fatte e che lei riporta, non sembrano nè dittatoriali, nè strampalate.

Resta il fatto che per poter portare avanti un lavoro che permetta di continuare serenamente l'università, occorre che esso sia "un lavoretto"; ossia che non risulti troppo impegnativo per il soggetto, che non gli rubi troppe energie (non a caso è diffuso lavorare qualche ora al bar).
Se, invece, quello che si sta facendo è troppo impegnativo -per motivi soggettivi o oggettivi non importa- esso non pare risultare adatto, perché impedisce il raggiungimento dell'obiettivo principale, l'università.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti

Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta, Sessuologa clinica, Psicologa europea.
https://www.centrobrunialtipsy.it/