Utente 267XXX
Buongiorno,
sto scrivendo perché 2 anni fa mi è stata diagnosticata la fibromialgia da un reumatologo della mia città (come anche a tutte e due le mie sorelle).
Il problema è che i reumatologi con cui ho avuto a che fare mi hanno prescritto come unica cura alla malattia gli psicofarmaci, nonostante io abbia fatto presente di avere una enorme intolleranza alle benzodiazepine, o i miorilassanti, con pareri contrastanti però. Pertanto non ho seguito le loro indicazioni.
Il risultato è che quando sto peggio del solito l'unica cosa che posso fare è aspettare che passi... e tutte le volte è tragico!
Una delle mie sorelle è trattata con psicofarmaci (anche a causa di una grossa depressione). L'altra sta tentando con alternative omeopatiche e fitoterapiche. Il problema è che (al di là che funzionino o meno) si tratta di cure estremamente costose e purtroppo non ho molta disponibilità economica.
La mia domanda è: è possibile che non sia possibile fare nient'altro per poterci saltar fuori? Mi rendo conto di non aver fatto molti consulti, ma purtroppo negli anni ho sviluppato un'avversione alle visite mediche e faccio molta fatica ad adattarmi all'idea di vedere un sacco di medici che mi dicono tutti la stessa cosa...
Pertanto chiedo cortesemente a voi medici se potete darmi qualche indicazione diversa, almeno un punto da cui partire per fare qualche progresso.
Vi ringrazio anticipatamente
Buon lavoro.

[#1] dopo  
156628

Cancellato nel 2015
Gentile utente,
innanitutto è necessario distinguere la Sua condizione dai problemi (pur simili) che possono avere le Sue sorelle: poiché se in qualche modo è possibile che il loro disagio si rifletta negativamente su di Lei, è anche necessario che Lei riesca a concentrarsi principalmente sulla Sua situazione personale.
Gli psicofarmaci non sono l'«unica cura»: diventano necessari se coesiste un disturbo dell'umore che ne indichi la prescrizione. Questo è uno degli aspetti da valutare, così come l'eventuale presenza di ulteriori condizioni che "favoriscano" la fibromialgia: quest'ultimo è infatti un termine che esprime una medesima "apparenza" clinica che in soggetti diversi può avere origini molto diverse.
Si deve pertanto definire la diagnosi: il trattamento, infatti, deve essere inteso a migliorare (ove e per quanto possibile) tutti gli elementi "patologici" che emergono nel caso specifico e si avvale sì, quando necessario, di presidi farmacologici - ma anche di attività fisica, integratori, psicoterapia...
Il primo passo è individuare le figure, nelle quali riporre fiducia, che sappiano guidarLa in questo percorso.
Saluti,

[#2] dopo  
Dr.ssa Valentina Bovio

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Gentile utente,

"negli anni ho sviluppato un'avversione alle visite mediche e faccio molta fatica ad adattarmi all'idea di vedere un sacco di medici che mi dicono tutti la stessa cosa..."

comprendo la frustrazione che deriva dal cercare rimedi che si sono rivelati discordanti e che non hanno, finora, portato benefici. E' anche vero però che lei non ha seguito le terapie consigliatele. Anche i medici possono sbagliare, ma se le dicono tutti la stessa cosa, forse potrebbe riflettere anche sul significato che ha per lei "adattarsi all'idea di vedere un sacco di medici", all'idea di avere una diagnosi come quella della fibromialgia.
Non deve essere semplice emotivamente gestire una tale familiarità, e non è semplice accettare l'ingresso degli psicofarmaci nella propria vita, anche se magari potrebbero aiutarci...ha mai pensato di affiancare alle terapie mediche un sostegno psicologico?

Saluti
Dr.ssa Valentina Bovio - Psicologa Psicoterapeuta

[#3] dopo  
Utente 267XXX

Desidero ringraziarVi innanzitutto per le Vostre risposte.
Ci terrei però a chiarire che gli psicofarmaci non mi erano stati prescritti per uno stato di depressione, tanto più che a prescrivermeli non furono psichiatri ma reumatologi. L'unico motivo per cui mi furono prescritti era togliere il dolore.
Avendo avuto una crisi depressiva nel 2004, so per certo di non poter assumere benzodiazepine, tanto più che all'epoca venni curata esclusivamente tramite la psicoterapia.
Ma è dal 2004 che non soffro più di depressione e, dati i disturbi che mi davano gli psicofarmaci, e avendo due bambini, ho decisamente paura di testare se mi danno ancora gli stessi effetti, a meno che non sia veramente strettamente necessario (e il dott. Marchi ha ben chiarito che non è necessario se non c'è un disturbo psicologico).
Sto valutando, a seguito delle vostre considerazioni, di trattare il problema con uno psicoterapeuta, anche se mi chiedo se sarà sufficiente, visto che i disturbi che io ho sono reali: contratture muscolari, irrigidimento dei nervi, colon irritabile, stanchezza continua, emicranie, ecc. e adesso che andiamo incontro al freddo sto gradatamente peggiorando.
Scusate la mia insistenza, vi prego, ma non so nemmeno da che parte cominciare per capire a che figure appoggiarmi: uno psicoterapeuta, un fisiatra, un personal trainer, un reumatologo?

[#4] dopo  
156628

Cancellato nel 2015
La prima parte del lavoro riguarda la valutazione medica, cioè l'inquadramento di fondo (anamnesi, esame obiettivo, alcuni esami di laboratorio e strumentali) che dovrebbe aver fatto con il reumatologo.
Una volta esclusa la presenza di malattie organiche può già essere prescritto un trattamento (in relazione a quanto emerso nell'inquadramento medico). L'uso di certi psicofarmaci nella fibromialgia è ammesso ma io personalmente non li utilizzo, come Le avevo già anticipato, se non è compresente un disturbo di area psichiatrica tale da indicarlo.
Con una familiarità e soprattutto una storia personale di depressione è opportuna anche la rivalutazione psichiatrica; anche in questo caso, non è detto che lo psichiatra prescriva farmaci, piuttosto che una psicoterapia.
L'attività fisica deve essere adeguata al problema - generalmente si consiglia la ginnastica dolce, oppure il nuoto: pertanto non è necessario ricorrere al fisiatra o al personal trainer.
In generale, si tratta di una questione così variegata da rendersi difficile da trattare (anche in senso terapeutico).
Saluti,

[#5] dopo  
Dr.ssa Valentina Bovio

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"Sto valutando, a seguito delle vostre considerazioni, di trattare il problema con uno psicoterapeuta, anche se mi chiedo se sarà sufficiente, visto che i disturbi che io ho sono reali"

Valutare l'idea di un percorso psicologico non significa mettere in dubbio il fatto che i disturbi siano reali, assolutamente. E da solo non sarebbe sufficiente. Infatti io ho parlato di "affiancarlo" alle valutazioni e cure mediche, che sono primarie, come ha detto il Dr. Marchi. Il percorso psicologico potrebbe aiutare ad alleviare i disturbi, nel caso ci fosse un aggravamento psicosomatico (vale a dire che anche nei disturbi organici spesso il fattore psicologico incide, sia in negativo che in positivo, aiutando il processo di cura), e comunque potrebbe sostenerla nell'affrontare emotivamente tutta la situazione.
E' una possibilità che può prendere in considerazione anche senza eccessive spese.

Saluti
Dr.ssa Valentina Bovio - Psicologa Psicoterapeuta